
giovedì, dicembre 03, 2009
martedì, dicembre 01, 2009
Il 5 dicembre è il NO Berlusconi Day

Decine di gruppi su facebook, siti internet e singoli individui si stanno mobilitando per il No B-Day previsto per il 5 dicembre a Roma. Un’iniziativa che partirà alle 14 da Piazza della Repubblica e che arriverà in Piazza del Popolo per ricongiungere (questa la previsione degli organizzatori) cinque milioni di persone stanche del clima delinquenziale che sta avvolgendo le istituzioni. Gli organizzatori la definiscono come la prima grande manifestazione autoconvocata e autorganizzata dalla Rete; una manifestazione che nei prossimi giorni farà sicuramente parlare di sé.
“A noi non interessa cosa accade se si dimette Berlusconi – afferma il team del comitato organizzatore tra le righe dell’appello lanciato - riteniamo che il finto "Fair Play" di alcuni settori dell'opposizione, costituisca un atto di omissione di soccorso alla nostra democrazia del quale risponderanno, eventualmente, davanti agli elettori. Quello che sappiamo è che Berlusconi costituisce una gravissima anomalia nel quadro delle democrazie occidentali -come ribadito in questi giorni dalla stampa estera che definisce la nostra "una dittatura" e che lì non dovrebbe starci, anzi lì non sarebbe nemmeno dovuto arrivarci: cosa che peraltro sa benissimo anche lui e infatti forza leggi e Costituzione come nel caso dell'ex Lodo Alfano e si appresta a compiere una ulteriore stretta autoritaria come dimostrano i suoi ultimi proclami di Benevento. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alle iniziative di un uomo che tiene il Paese in ostaggio da oltre 15 anni e la cui concezione proprietaria dello Stato lo rende ostile verso ogni forma di libera espressione come testimoniano gli attacchi selvaggi alla stampa libera, alla satira, alla Rete degli ultimi mesi. Non possiamo più rimanere inerti di fronte alla spregiudicatezza di un uomo su cui gravano le pesanti ombre di un recente passato legato alla ferocia mafiosa, dei suoi rapporti con mafiosi del calibro di Vittorio Mangano o di condannati per concorso esterno in associazione mafiosa come Marcello Dell'Utri. Deve dimettersi e difendersi, come ogni cittadino, davanti ai Tribunali della Repubblica per le accuse che gli vengono rivolte”.
In piazza, quindi, per la difesa della democrazia con un’organizzazione partita quasi interamente su Internet attraverso la pagina su facebook http://www.facebook.com/no.berlusconi.day e il sito web www.noberlusconiday.org. Ma la mobilitazione esce dal web grazie anche ad alcuni organi di informazione libera. Media partner del No B-Day sono anche Il Fatto Quotidiano, Micromega, L’Espresso,
Fabio Barbera
lunedì, novembre 30, 2009
Referendum consultivo per la scuola Buccellato?

Comitato plesso Buccellato
In perfetta coerenza con lo stile dell' amministrazione comunale di Castellammare del Golfo vengono riportate solo le notizie che ne decantano l'operosita' " oh che bello si possono segnalare on-line i guasti della rete elettrica " , ma l'addetto stampa del nostro amatissimo comune si guarda bene dal comunicare che per la prima volta nella storia democratica di questo paese e' stata attivata la procedura di consultazione referendaria e che e' in atto la raccolta delle firme necessarie per l'indizione del referendum.
Forse perche' e' piu' comodo tacere che solo dopo un anno dall'avvio dell'iter , da parte del comitato del plesso Buccellato e dopo aver tentato con tutti i mezzucci di far desistere i promotori dal perseverare nel tentativo di restituire una scuola ai leggittimi fruitori, cioe' i bambini, con atto ufficiale del 20/11/2009 e' stato notificato il verbale a mezzo del quale il difensore civico e gli altri due esponenti nominati hanno dichiarato l'ammissibilita' del quesito referendario e cioe':
Volete voi che la scuola Diego Galatioto Buccellato sita in via Canale Vecchio venga destinata ad Ufficio Tecnico Comunale ?
Evidentemente si deve far passare sotto silenzio l'impegno di un gruppo di mamme che con tenacia si sta battendo per far valere il diritto dei bambini di riavere la loro scuola,di cui evidentemente questo sindaco non conosce la storia ed il cui mantenimento e' necessario per il rispetto di un intero quartiere e della memoria di tutte quelle generazioni che tra quelle mura hanno trascorso sicuramente qualcuno degli anni piu' belli della vita.
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Leonardo Canzoneri
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leocanzoneri@tin.it
sabato, novembre 28, 2009
Grande Fratello? ma Vaff.. Parte 2 / 2

Vi spiego. Ieri o 2 giorni fa è successa questa lite nel GF. Io non guardo il GF ma chiunque e dico CHIUNQUE incontravo non parlava d'altro. Secondo me siamo all'apoteosi della stupidità umana. In un Italia dove c'è un semi regime al governo che ne combina una al giorno, nel giorno in cui il vostro Presidente del consiglio viene accusato per la seconda volta di AVER AVUTO UN RUOLO RILEVANTE NELLE STRAGI DI FALCONE E BORSELLINO tu mi parli di grande fratello?????? Ma va f..............
Sai a memoria cosa succede dentro quella casa maledetta e non sai che c'è un mafioso al governo??
Questa è l'Italia, questa è la tv, e questi sono i giovani, modellati dalla tv e cresciuti cercando di emulare più possibile un cretino seduto sul trono di uomini e scimmie, o uno scemo del grande bordello. Ma la cosa che più mi fa incaxxare è la considerazione che hanno i produttori dei format nei confronti degli spettatori. Ormai hanno capito che qualunque stupidagine gli propongono sarà un successone, qualunque SCANDALO sarà un successone, con lo scandalo si fa audience e si vince. Questa è la spiegazione dell'ennesima porcata, anzi PORCATA, di quella schifosissima trasmissione (GF). Il GF era in calo tremendo di ascolti, e guarda un pò è successo lo “scandalo” a quanto dicono i media. SCOMMETTO 50 EURO sul boom degli ascolti del Grande Fratello di lunedì. L'italiano medio non mancherà di sicuro a quest'appuntamento!
POVERA ITALIA, POVERI NOI.
Vito Faz
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P.s. = Per l'anonimo che ha commentato sotto: Hai visto che nn sono impazzito?? :-)
Dimenticavo dedico questa canzone a tutti i fan del Grande Fratello!!!
Che cosa è successo al Grande Fratello? PARTE 1 / 2
venerdì, novembre 27, 2009
Pensiero debole nella società dei media
Quanto c’è di vero in queste intuizioni popolari? Cosa sta effettivamente accadendo alla nostra società? Dove vanno ricercate le radici di questi pensieri?
Come diceva Mazzini, voce di popolo voce di Dio; una verità di fondo deve esserci.
Chi opera e lavora con i giovani ha certamente un osservatorio privilegiato, ha più elementi per poter dire il suo pensiero con maggiore documentazione storica, di vita vissuta, di chi non ha questo privilegio.
Se oggi ai giovani chiedessimo quali siano i valori in cui credere, sono certo che darebbero le stesse risposte che poteva dare mio nonno: famiglia, amore, patria, libertà, democrazia, fede ed altri.
Quindi il problema non è nel fatto che siano cambiati negli anni i valori è vero invece che questi si siano indeboliti e relativizzati.
La famiglia è un valore ma finché dura, e lo stesso per l’amore. La patria ma finché non mi viene chiesto di fare qualcosa senza essere adeguatamente retribuito.
La morale un valore non assoluto ma relativo ai limiti morali del soggetto. Limiti che negli anni si sono abbassati indebolendo il valore della morale. (dal femminismo al velinismo).
Le intuizioni popolari hanno quindi un fondamento che, a mio avviso, non è da ricercare nella mancanza di valori ma nella loro debolezza e fragilità.
La Filosofia si è già occupata di questo tema. Nel 1983 è stato pubblicato un volume collettivo, il cui titolo era appunto Il pensiero debole. Autori il filosofo Vattimo ed altri.
Anche Benedetto XVI quando usa il termine 'relativismo religioso' intenda riferirsi alla debolezza con cui difendiamo i valori della vita religiosa e sociale.
In che modo i media entrano in questa questione?
Per secoli l’educazione dei giovani è stata affidata a famiglia e chiesa, da almeno un secolo a scuola e famiglia, da un buon ventennio si sono indebolite le vecchie fonti educative e sono venute sviluppandosi le fonti dei media: TV e internet in particolare.
Le tesi filosofiche del “pensiero debole” sostengono che viviamo in una società trasparente, tanto per citare un titolo di Gianni Vattimo, una società della comunicazione in cui la molteplicità dei punti di vista ci convince sempre più che ogni nostra verità è mutabile (da qui la relatività dei pensieri), non definitiva e vale fino a prova contraria.
Una società uscita fuori dal tempo in cui era possibile un pensiero forte, discendente dalle ideologie. È finito il tempo del nazifascismo, è finito il tempo del socialismo e del cattolicesimo schierato, comincia a incrinarsi anche il regime tardocapitalista globalizzato e la crisi economica mondiale unita alla crescita di paesi come Cina, India ed altri ne sono, secondo me, le prime avvisaglie.
Il problema allora dove sta?
Apparentemente dovrebbe essere una società libera da vincoli culturali, storici ed ideologici. Quindi più pragmaticamente libera.
Il problema è nella genuinità della fonte di informazione. Il nostro sistema dei media televisivo purtroppo da anni è condizionato dalla presenza del primo editore Italiano, tal Berlusconi, anche alla guida del paese, ed in tale qualità con nomine appropriate di condizionare anche la TV pubblica.
La conseguenza è stata che in presenza della debolezza e relativismo del pensiero, della politica, dell’impegno cattolico in politica, dei valori morali fondanti una società, unita al possesso di risorse economiche ed editoriali è riuscito a far passare un “pensiero unico” finalizzato al potere ed alla risoluzione di problemi personali.
Oggi è debole il parlamento ed il ruolo dell’opposizione (sono tutti comunisti, Fini un traditore), si tenta di indebolire la costituzione (attacchi al presidente e alla corte costituzionale), è già indebolita la giustizia (accusa pretestuosa di toghe rosse). E’ stata indebolita la storia (revisione su fascismo e resistenza), e stata indebolita la responsabilità politica (caso Cosentino e non solo), sono state indeboliti i diritti sindacali (rottura dell’unità sindacale) e di contro si continua a martellare un unico concetto. “Il diritto a governare del presidente del consiglio in virtù di un consenso elettorale che lo metterebbe al riparo da tutto”, ma solo per il bene del paese. Un bel gioco di prestigio.
La trasparenza e la relatività positiva a cui doveva portare il pensiero debole, secondo Vattino, in realtà da Noi ha consentito ad una certa politica di istaurare un pensiero unico ed una prassi di comportamenti che sembra non hanno niente di trasparente.
In sintesi si sta tentando di sostituire alle ideologie del ‘900 la verità assoluta e forte, non discutibile, che tutto può essere messo in discussione tranne il presidente del consiglio in virtù del consenso elettorale.
Ai più è rimasta una sola finestra aperta sul mondo: internet.
Ma come su uno schermo, davanti a questa finestra, passa di tutto e di più, allora solo la consapevolezza, in ognuno di Noi, dei tempi che stiamo vivendo può farci capire quello che vale la pena di guardare e quello che deve passare inosservato.
Spero allora che la lettura di questo articolo e le conseguenti riflessioni possano migliorare la comprensione dei tempi che stiamo vivendo.
Prof Chiarenza Lorenzo
mercoledì, novembre 25, 2009
Voti sporchi e voti puliti
Ora, il fatto di avere "un sacco di voti", non implica per forza che vi sia qualcosa di negativo dietro e proprio per questo bisogna saper distinguere il politico che grazie al suo carisma e alle sue idee riesce ad avere un suo ampio seguito ( in verità ho difficoltà a trovarne di questa "razza" all'interno del panorama politico italiano e sicuramente, se ci sono, possono contarsi sulle dita di una mano), e il politico che crea attorno a se un sistema di potere fatto di ricatti sul piano occupazionale (facile quando si gestiscono cooperative o enti di varia natura) , o peggio ancora se si tratta di ricatti dovuti ad associazioni criminali.
a tal propositò riporto da wikipedia:
Il voto di scambio è il voto dato regolarmente da un elettore, ma non motivato da scelte politiche frutto di riflessioni sincere e disinteressate, bensì corrotto da qualche tornaconto ricevuto da parte di chi si candida o chi per lui.
In Italia il voto di scambio politico-mafioso è un reato ai sensi dell'art. 416-ter del codice penale.
il voto di scambio è legato a un ricatto occupazionale che permette, grazie alla disoccupazione, di acquisire grandi poteri sulla pelle, e grazie a volte alla complicità, di chi ha bisogno.Nel voto di scambio dovuto ad organizzazioni criminali, l'atto illegale e spregevole è l'abuso di potere teso a elargire favori, spesso illegali, in cambio del voto o anche la coercizione al voto da parte di chi ha, non un'influenza, bensì un potere sociale che gli permette il ricatto.
Trovandomi a riflettere su questo tema sono giunto alla mia personale conclusione che la politica italiana, a partire dall'alto, dalle direzioni dei partiti, fino a giungere alle segreterie comunali dei partiti stessi, dovrebbe uscire dall'ottica del " quello ha un sacco di voti" e puntare più sulle capacità e sulla preparazione del soggetto.
Certe vecchie facce della politica continuano a restare salde sulle loro poltrone pur non avendo meriti ma soltanto demeriti, collezionando avvisi di garanzia e condanne varie.
Purtroppo non riesco a trovare, ad oggi, soggetti politici che si sottraggano a queste logiche, a destra a sinistra, al nord al sud e al centro, ragione per cui sono sempre più convinto che l'Italia è destinata a regredire rispetto al resto dei paesi occidentali; per progredire una Nazione ha bisogno di essere guidata da gente capace e con le conoscenze (intendo culturali non certo le amiciczie) per affrontare i vari problemi (ad es. la crisi economica).
Pensate che persone che fino ad oggi hanno fallito in ogni campo possano essere in grado di trovare soluzioni ad esempio alla prossima crisi energetica (giusto per fare un esempio), chi ci penserà Berlusconi? la Prestigiacomo (attuale Ministro dell'ambiente)? D'alema?
Scusate la mia sfiducia...spero che voi siate più positivi di me.
Alessio Navarra
Invito alla presentazione SEDE LIBERA Castelvetrano (TP)
Un primo Momento dalle ore 9:30 alle 13:00 presso l’Aula Magna della scuola Ruggero Settimo un incontro con tutti gli studenti di ogni ordine e grado sul tema“Il Valore della Memoria e l’apertura al futuro“ Nella suddetta mattinata ci sarà la presentazione della targa che verrà affissa presso la sede e la sua motivazione. Infatti il Presidio di Libera Castelvetrano vuole onorare la Memoria di Giuseppe e Salvatore Asta uccisi dalla mano assassina della mafia.
Interverranno :
Don Luigi Ciotti Presidente di Libera associazioni,nomi e numeri contro le mafie
Margherita Asta Coordinatrice Provinciale di Libera Trapani
M.Teresa Nardozza Referente del Presidio di Libera Castelvetrano
Un Secondo Momento dalle ore 16:00 alle ore 19:30 con la cittadinanza presso l’Aula Magna del Liceo Classico in un incontro-dibattito sul tema “ No allo stravolgimento della Legge 109/96 e difficoltà operative e finanziarie della Polizia di stato e della Magistratura “
Interverranno:
Don Luigi Ciotti Presidente di Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Dott. Antonio Ingroia Procuratore aggiunto di Palermo
Dott Giuseppe Gualtieri Questore di Trapani
Dott. Giuseppe Linares Capo della Squadra Mobile di Trapani
Responsabili Sindacati Polizia
Coordinerà i lavori Rino Giacalone giornalista
Alla manifestazione presenzierà Sua Eccellenza il Prefetto Stefano Trotta
Per Libera Presidio Castelvetrano
Maria Teresa Nardozza
Per info contattatte anche noi a liberacastellammare@gmail.com
martedì, novembre 24, 2009
Tangente per la festa del patrono, arrestato il sindaco di Licata!!
e l'impresario che pagando seimila euro si aggiudicò il contratto per lo show musicale
di FABIO RUSSELLO
AGRIGENTO - Una tangente da seimila euro in cambio dell'appalto per l'organizzazione di uno spettacolo musicale a un prezzo maggiore rispetto ai concorrenti. Con l'accusa di corruzione aggravata in concorso per atto contrario ai doveri d'ufficio, i carabinieri del comando provinciale di Agrigento hanno notificato un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari al sindaco di Licata Angelo Graci (Pdl), all'assessore ai servizi sociali Tiziana Zirafi, al vice presidente del Consiglio comunale Nicolò Riccobene e all'impresario di spettacoli Carmelo Napolitano. I quattro sono accusati di corruzione aggravata in concorso.
Secondo l'accusa, i tre amministratori hanno ricevuto da Napolitano la somma complessiva di seimila euro in cambio di un contratto per uno spettacolo musicale organizzato in occasione della festività del santo patrono nell'agosto scorso per un totale di 31.500 euro.
Le indagini sono partite da una serie di esposti di altri impresari che avevano visto quell'appalto assegnato a Napolitano nonostante avesse presentato un'offerta sensibilmente più costosa. I provvedimenti cautelari sono stati firmati dal gip del Tribunale di Agrigento, Lisa Gatto su richiesta dai sostituti procuratori della Repubblica, Gemma Miliani e Santo Fornasier, del dipartimento reati contro la pubblica amministrazione della Procura della di Agrigento, coordinato dal procuratore aggiunto Ignazio Fonzo.
FONTE Repubblica.it
domenica, novembre 22, 2009
Grotte suggestive e splendide scenografie naturali: una galleria fotografica per raccontare le uscite speleologiche del C.A.I. di C/Mare!
Un reportage curioso – vissuto in prima persona - per raccontare le attività speleologiche del Club Alpino Italiano (CAI) in quel di Castellammare del Golfo e precisamente in alcune delle grotte più suggestive ed affascinanti della provincia di Trapani. Così il golfo riesce a coinugare ed amalgamare, in un mix armonico, mare e montagna, attività subacquee e passeggiate speleologiche.
L’obiettivo sono le due grotte più affascinanti e maestose del luogo: l’abbisso dei cocci e il ramo dei laghi! Quest’ultimo ha un che di magico e suggestivo, definito “ramo dei laghi” per la presenza al suo interno di laghi che di inverno si riempono d’acqua e una pavimentazione di antiche rocce calcaree, che a contatto con la luce dei caschi brillano come fossero d’oro. Arrivare a raggiungere questo “tesoro” non è facile: si cammina parecchio e per entrare poi nella grotta, che si sviluppa per orizzontale, bisogna scalare una parete; ma la sana fatica che occorre per raggiungere quel silenzio vero, rilfessivo, millenario e le conformazioni rocciose (nelle foto alcuni esempi) costruite goccia a goccia, con secolare pazienza, in un lento gioco-forza tra l’acqua che sa farsi strada e la pietra che si arrende alla goccia, ripaga della sudata!
Entrando nel lungo e buio tunnel, gli speleologi chiedono a noi neofiti di toccare le conformazioni rocciose il meno possibile e di camminare lungo un sentiero tracciato, per evitare di inquinare quel patrimonio naturale creato con tanta pazienza. Effettivamente guardando la scenografia che ci circonda viene da riflettere: mentre fuori accade e accadeva di tutto, passavano fasi storiche, monarchie, dittature, guerre e quant’altro, tra gioie e dolori, lì dentro il tutto si muoveva con un orologio tutto suo, lento e isolato! Un posto che è sopravvissuto alla storia e che per questo provoca rispetto!
“Parlare del CAI – ci dice Salvatore Giallo, uno dei soci del Club Alpino - significa fare riferimento ad una serie di valori che, se non sono esclusivi, certamente ci contraddistinguono e ci qualificano: parliamo del rispetto e della tutela della montagna e della natura in generale, dell’amore per le cose semplici e per il prossimo, dello spirito di solidarietà e di amicizia; non facciamo politica, non difendiamo interessi se non quelli riconducibili ai valori appena citati. Abbiamo forse un difetto: quello di voler contagiare anche i pigri con il nostro entusiasmo per la natura, che realizziamo attraverso varie attività ( escursionismo, speleologia, lunghe camminate)”. In Italia il C.A.I. conta un numero spropositato di iscritti: più di 300.000, oltre ai curiosi e ai simpatizzanti che prendono parte ad alcune uscite senza iscriversi e quindi non vengono contabilizzati, ma che spesso ritornano per riprovare quelle adrenaliniche emozioni. Adesso il Club mira a coinvolgere i più giovani, puntando soprattutto sulle istituzioni scolastiche. “Abbiamo l’obbligo – aggiunge Salvatore Giallo - di mantenere e divulgare il patrimonio di conoscenze e di esperienza che il CAI si è costruito in questi oltre 140 anni di vita e di tenere vivi gli ideali dei soci fondatori”.
Uscendo dalla grotta viene spontaneo chiedere come poter condividere tutto ciò, ci risponde Salvatore Giallo: “E’ possibile prendere parte alle uscite speleologiche, che sono quasi completamente gratuite (tranne un piccolo contributo per la manutenzione degli attrezzi e l’assicurazione, ndr). Alcuni consigli per chi vuole provare l’esperienza sono relativi all'abbigliamento, all'alimentazione e al comportamento per rendere sicure e piacevoli le passeggiate in montagna e l’ingresso nelle grotte. Attrezzatevi con scarpe da trekking, uno zaino possibilmente impermeabile, una tuta da mettere sotto l’imbracatura che è fornita dal Club. Occorre ricordare che durante un'escursione il consumo di calorie e la perdita di liquidi attraverso la sudorazione sono generalmente superiori alla media quotidiana. E' pertanto importante garantire all'organismo un adeguato apporto idrico. Durante l'escursione è preferibile anche consumare piccoli e frequenti spuntini a base di frutta fresca o secca, pane, fette biscottate, biscotti, rimandando alla fine dell'escursione o alla sera un pasto completo. Come bevande sono consigliabili acqua, tè o succhi di frutta, mentre sono sconsigliate bevande gassate o alcoliche. Per finire c’è da ribadire che uno degli scopi principali del CAI è la tutela dell'ambiente in tutte le sue forme: l'educazione ed il rispetto nei suoi confronti saranno quindi indispensabili. In particolare dovranno essere rispettati gli animali, le piante, le aree coltivate che si attraversano per raggiungere la grotta. I rifiuti non dovranno essere abbandonati ma riposti in appositi sacchetti, che ognuno dovrà portarsi dietro, ed essere depositati nel più vicino cassonetto al ritorno. Sarà inoltre indispensabile che ogni partecipante si attenga ai consigli e alle disposizioni degli accompagnatori”.
Per contattare la sottosezione di C/Mare del C.A.I. e saperne di più potete cliccare sul sito web http://www.blogger.com/www.caidelgolfo.ito scrivere all’e-mail info@caidelgolfo.it.
Fabio Barbera
venerdì, novembre 20, 2009
Il mistero delle targhe con l'accento

La più incredibile è la targa di "via Antònino Vivaldi" posta accanto alla "Sfoglia d'Oro" (Ma di fronte troverai anche la via "Giuséppe Verdi !). Un mio amico ha fornito la seguente spiegazione. Poichè in Sicilia il nome Antonino è molto più diffuso di Antonio, lo scalpellino ha deciso di testa sua di appioppare "Antonino" a Vivaldi, mantenendo però lo sciagurato accento che in un primo momento aveva deciso di mettere sulla "o" di Antonio. Ne è nato questo esilarante pasticcio. Cari saluti, Nino Insigna".
L'argomento in passato era stato trattato anche dal periodico "Grand Motel" che aveva pubblicato il seguente articolo segnalatoci da Fabio Barbera: (cliccate sull'immagine per ingrandirla)
giovedì, novembre 19, 2009
Info Parlamento: Alcuni temi caldi!
mercoledì, novembre 18, 2009
Quando la giustizia diventa ingiustizia

“Mio figlio, di ritorno da un concerto, camminava presso la zona dell'Ippodromo, a Ferrara! Tre poliziotti in divisa lo hanno accerchiato e picchiato fino ad ucciderlo. Il dolore è tanto e ancora oggi mi chiedo: perché quella violenza immotivata su un inerme diciottenne che passeggia per strada?” La mamma di Federico Aldrovandi, morto per un pestaggio da parte della polizia.
“È inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito”
Tutore dell’ordine verso un inviato di Striscia dopo averlo pestato
“Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare una notizia del genere”.
Una giornalista dopo il pestaggio di un cameraman da parte della polizia
Un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”.
Amico di Giuseppe Uva, ragazzo di Varese pestato a morte per una bravata
"Mio fratello era un ragazzo di 31 anni, un normalissimo ragazzo di 31 che la notte tra il 15 e il 16 ottobre è stato arrestato dai Carabinieri, perché trovato in possesso di una modica quantità di sostanze stupefacenti. L’abbiamo visto uscire di casa accompagnato dai Carabinieri, che precedentemente tra l’altro avevano perquisito la sua stanza non trovandovi nulla e accompagnato dai Carabinieri in ottime condizioni di salute, senza alcun segno sul viso e non lamentando alcun tipo di dolore. L’abbiamo rivisto morto il 22 ottobre all’obitorio: nel momento in cui l’abbiamo rivisto, mio fratello aveva il viso completamente tumefatto e pieno di segni, il corpo non l’abbiamo potuto vedere".
Ilaria Cucchi, la sorella del ragazzo morto di carcere
I virgolettati che avete letto qua su non sono opere di fantasia, ma fatti realmente accaduti nel nostro stivale e che vi presentano un quadro piuttosto inquietante di come, a volte, a sbagliare è il duro braccio della giustizia. Sia chiaro, la mia non vuole essere una generalizzazione ma vuole porre l’attenzione sui tanti, troppi casi spesso irrisolti o dimenticati dove l’uso del manganello è divenuto abuso. Quanti ne abbiamo visti e letti in questi anni? Federico Aldrovandi, Gabriele Sandri, Carlo Giuliani, Giuseppe Saladino, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi sono il risultato di un modo anomalo di gestire la sicurezza: come in guerra!
Poche ore fa i parenti di Stefano Cucchi hanno diramato le immagini del giovane morto di carcere. Ilaria Cucchi, la sorella, in un’intervista al blog di Grillo (www.beppegrillo.it) afferma: “mi giunge voce che la risposta all’interrogazione del Ministro Alfano è stata che Stefano è caduto: ora mi spieghino dove, come e perché è caduto e, soprattutto, come ha fatto a morire. Che mi spieghino, per una caduta, come poteva riportare tutti quei segni di traumi sul viso e sul corpo e che mi spieghino perché è stato lasciato morire”. Amara anche la replica del padre del giovane trovato con due vertebre rotte, il viso deformato, un occhio pesto, l’altro fuori dalle orbite, le ossa della mascella spostate. Giovanni Cucchi sempre al blog di Beppe Grillo dice: "quando è il momento in cui ho visto mio figlio all’obitorio mi è caduto il mondo, vedendolo così, in quelle condizioni veramente inimmaginabili. Ho provato un dolore enorme e un senso di frustrazione di fronte a quello che lo Stato ci può dare e, in effetti, mio figlio è entrato sano ed è uscito morto in quelle condizioni. Voglio dire, non è ammissibile che, per qualsiasi cosa uno possa aver fatto, sia ridotto sia dal punto di vista fisico che anche dal punto di vista morale in quel modo, perché mio figlio è morto solo. E’ una rabbia enorme per come può finire un figlio così, massacrato in quel modo..". Adesso tre agenti di polizia penitenziaria sono finiti sotto indagine per omicidio preterintenzionale e tre medici dell'ospedale Sandro Pertini per omicidio colposo, ma la strada per la verità e la giustizia è lenta e tortuosa.
Un ’altra vittima del sistema carcerario è stato Giuseppe Uva. Ne racconta un suo amico sempre sul sito www.beppegrillo.it: "Ero in compagnia di Giuseppe Uva, la notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 quando, un po’ euforici, abbiamo transennato una via di Varese deviando praticamente il traffico lì nel centro. Quando siamo stati fermati da una gazzella dei Carabinieri […] Uva è stato scaraventato per terra e poi, in un secondo tempo, è stato scaraventato dentro l’auto e preso a pugni, io sono stato scaraventato dentro una pattuglia della Polizia, dentro una volante della Polizia, siamo stati portati nella caserma di Via Saffi a Varese e questi due Carabinieri si sono.. un Carabiniere in particolar modo l’ha massacrato di botte in caserma insieme ai suoi colleghi e mi dicevano: “dopo arriva anche il tuo turno”. Al che, quando finalmente mi sono trovato da solo, ho chiamato il 118 implorandolo di venire in soccorso, perché un mio amico veniva massacrato, mi hanno detto che in caserma non potevano intervenire […]”. Giuseppe Uva ha trovato così la morte: per una bravata! Sotto i colpi dei "tutori dell’ordine"
Ennesima morte in carcere per Giuseppe Saladino. Un caso simile a Stefano Cucchi, una morte troppo istantanea. La Procura di Parma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti sulla morte di Giuseppe Saladino, un 32enne deceduto in carcere meno di 24 ore dopo il suo arresto. Saladino era stato condannato agli arresti domiciliari per aver rubato dai parchimetri, era stato sorpreso dalle forze dell’ordine lontano dal suo appartamento. Nel pomeriggio era perciò stato rinchiuso nella casa circondaria ma durante la notte avrebbe avvertito un malore, a cui è seguita la morte.
Triste caso è quello relativo a Riccardo Rasman, affetto da “sindrome schizofrenica paranoide”. Il 27 ottobre del 2006 muore nella propria casa di Trieste dopo l’intervento di due pattuglie della polizia, aveva 34 anni ed è morto per “asfissia da posizione” dopo aver subito lesioni e violenze da quattro poliziotti. La sindrome di Riccardo iniziò durante la leva militare, durante il quale subì numerosi episodi di quello che viene banalmente definito “nonnismo”, ma che invece è un misto di violenza e prepotenza. E’ da lì che Rasman inizia a vivere con la paura delle divise. La sera del 27 ottobre 2006 l’intervento delle pattuglie avvenne dopo la segnalazione di “spari” provenienti dalla casa di Riccardo, erano petardi per festeggiare il nuovo lavoro da netturbino. Arrivano gli agenti che gli intimano di aprire la porta, lui si rifiuta per paura rannicchiandosi sul letto. Gli urla contro. Loro sfondano la porta e nessuno li ferma. Riccardo è stato trovato con le manette e le mani dietro la schiena, filo di ferro alle caviglie, diverse ferite e con segni di “imbavagliamento con blocco totale o parziale della bocca, effettuato con un cordino o con qualcosa di simile. Questo imbavagliamento avrebbe causato una ulteriore restrizione, soprattutto della respirazione”. Anche se immobilizzato “esercitavano sul tronco, sia salendogli insieme o alternativamente sulla schiena, sia premendo con le ginocchia, un’eccessiva pressione che ne riduceva gravemente le capacità respiratorie”. Da lì la morte per asfissia.
Altri inquietanti casi riaffiorano alla mente: Gabriele Sandri, il giovane che si trovava in auto in un autogrill dove era scoppiata una rissa tra tifoserie e lì ha trovato la morte per mano di un poliziotto che, per sedare la rissa, ha pensato bene di sparare colpendolo mortalmente al collo. Triste epilogo, ma altrettanto triste è il caso di Federico Aldrovandi che non si trovava sulla scena di una rissa, né ha dato motivo agli agenti di pestarlo a morte! Il diciottenne era di ritorno verso casa, proveniva da un concerto e stava passeggiando, stanco e soddisfatto per la bella serata nella zona dell'Ippodromo, a Ferrara. Non si sa perché è successo ma è successo: alcuni poliziotti in divisa lo hanno raggiunto e picchiato a morte!
Anche la stampa si è trovata spesso dileggiata e bloccata dall'ordine costituito. Diversi aneddoti raccontano come alcuni tutori dell'ordine abbiano pestato uomini armati solo di telecamere, macchina fotografica o microfono. Un avvenimento che rimarrà sicuramente nella storia riguarda Stefano Salvi, l'ex vice Gabibbo di Striscia la notizia. Durante una sua visita a casa di D'Alema la polizia fece uscire “gentilmente” Salvi da una vetrata che si spaccò rompendogli la mano. In più gli sequestrarono la cassetta con il filmato che attestava la situazione. Ma il cameraman tenne la telecamera e il microfono di Salvi accesi, riuscendo a registrare una affermazione del poliziotto che lo aveva scaraventato fuori che ha del drammatico: “Non gridare, stai zitto. E’ inutile che fai così, ho dieci persone che possono testimoniare che io non ti ho colpito”. Peccato che quei dieci testimoni non erano presenti durante il fatto. “Insomma, state attenti – sentenziò l’allora conduttore di Striscia - se cadete in una colluttazione con un componente delle forze dell'ordine, c’è il rischio di avere dieci persone che potranno testimoniare contro di voi”.
Durante il G8 di Genova un giornalista ha voluto raccontare le giornate di protesta, dormendo come gli altri dove capita. Lo hanno massacrato! Indimenticabili anche gli scontri tra forze dell’ordine e i Cobas del latte, ricordate? I Cobas, stanchi delle costrittive quote latte, decisero di protestare spargendo sulle strade del letame! I nuclei anti sommossa decisero di sedare la situazione, assalendo anche fotografi e cameraman della Rai e spaccando una telecamera rea di stare documentando l’ondata di violenza, su quel caso allora ci fu un religioso silenzio da parte della stessa stampa, perché sarebbe stato considerato perlomeno “increscioso” che un servizio pubblico, quali sono le forze dell’ordine, attaccasse in modo del tutto gratuito un altro servizio pubblico, qual è la Rai.
Tempo fa, durante un incontro di Forza Nuova la tensione era alle stelle ma un paio di celerini pensarono bene di sferrare manganellate anche ad un operatore, che si ritrovò con cinque costole rotte, una ferita alla testa e una frattura alla mano. Il nervosismo degli agenti del reparto mobile era tanto e, visto lo stato in cui era ridotto il cameraman, i responsabili delle forze dell'ordine sembravano smarriti. Nella confusione qualcuno di loro diceva che il free lance era solo scivolato. L'inviata di un Tg urlava terrorizzata a qualcuno nel telefonino: “Ditegli che non si possono buttare così addosso alla gente, che poi non si può dire niente… Non posso nemmeno dare la notizia”. Già, perché dare una notizia del genere vuol dire creare un terremoto. Interverrebbero associazioni dei lavoratori, l'ordine dei giornalisti, sindacati. Sarebbe crisi. Ma noi, ormai da parecchio tempo, siamo diventati un Paese in controtendenza, un Paese dove ci si indigna solo per un plastico della villetta di Cogne!
Link1: così morì Federico Aldrovandi
http://www.agoravox.it/Video-choc-il-ragazzo-a-terra-e.html
Link2: Violenze e pestaggi al G8 di Genova
http://www.agoravox.it/Violenze-pestaggi-e-torture-al-G8.html
Link3: Beppe Grillo vuole fondare un comitato vittime dello stato! Ne parla nel video…
http://www.youtube.com/watch?v=GL6CXZvQ7ZU&fmt=8
Fabio Barbera
martedì, novembre 17, 2009
POPULISMO nella società Italiana
Troppo spesso sentiamo dire a politici, sociologi e commentatori il termine populismo.
Che cos’è il populismo? Dove nasce? Con quale intendi? Cosa è diventato nel mondo?
Come viene vissuto in Italia?
Tutte domande a cui ognuno di noi può tentare di dare risposta. E non è detto che le accezioni date al termine siano coincidenti. Infatti i significati dati al temine dipendono molto dalla storia del luogo, dal costume politico è sociale.
Negli USA il Populismo è stata una delle parole chiave della campagna elettorale di Barack Obama , ed è anche una delle armi meglio utilizzate dal partito democratico,.
La premessa è che il termine populismo, negli Stati uniti, non ha la stessa accezione negativa che lo caratterizza qui in Europa: autodefinirsi populista – come fanno alcuni rappresentanti del partito democratico - significa schierarsi col popolo, e quindi ha un suo valore intrinseco.
In America Latina il populismo ha dilagato tra gli anni trenta e sessanta (es: il Peronismo
Argentino, Getulio Vargas in Brasile e non solo) con conseguenze sociali devastanti.
Il populismo sud americano ha ribaltato il senso del termine: è l’imprenditore e la sua famiglia che è contro i burocrati (assumendo una declinazione conservatrice e anti-statalista). E quindi il popolo diventa la classe media, che nella sua accezione più larga sembra comprendere chiunque lavori o paghi le tasse (forse), una sorta di surrogato del termine popolo.
E in Italia?
Il nostro populismo somiglia molto a quello sud Americano.
In tutta Europa ha un significato negativo tanto da essere considerato un sinonimo di demagogia.
Quando nacque in Russia, come movimento politico-culturale nella seconda parte del XIX sec per avere fine con la rivoluzione bolscevica del 1927, sosteneva la necessità di appoggiarsi alle popolazioni rurali per favorire un tentativo rivoluzionario di rovesciamento del regime zarista; cosa che avvenne in seguito all'attentato del 1881 contro lo zar Alessandro II, nessuno immaginava i contorni che avesse assunto il Europa (Nazismo, Fascismo, Franchismo) e nella stessa Russia (Stalinismo)
Oggi in Italia la società, a me sembra, sia impregnata di populismo demagogico di tipo sud americano.
L’idea che l’impresa sia a centro della società e non il popolo delle famiglie, l’anti statalismo, l’idea che si ha della di giustizia. Le scelte di politica economica tendenti ad aiutare le imprese e non le famiglie (scudo fiscale, riduzione IRAP).L’idea che l’eletto sia al di sopra della legge. Tutti comportamenti populisti. Il termine berlusconismo non l’ho certo coniato io.
Purtroppo la cosa piu’ grave non è solo il populismo politico, che Berlusconi ed i suoi fedelissimi incarnano al meglio, ma quello sociale che è entrato nella vita di tutti noi indebolendo i valori fondanti della persona e della società.
Oggi conta essere popolari non importa come si arriva alla popolarità.
Mentre un fisico, un biologo fa il ricercatore nelle università per 900 Euro al mese il partecipante al reality di turno fa serate in discoteca a 2000 Euro a serata anche se non ha alcuna competenza e sa solo mangiare banane, o muove il culo o mostrare i muscoli da palestrato.
Mentre la casalinga amministra le poche risorse che il marito operaio .porta a casa la pubblicità paga fior di euro a personaggi popolari per convincerci della bontà e convenienza del prodotto. Personaggi non sempre popolari per meriti propri spesso per demeriti propri (es: Corona)
Mentre i giovani laureati faticano a trovare lavoro e quando lo trovano subiscono contratti capestro (a progetto, flessibili a termine) i personaggi popolari te li trovi a fare opinione in molte trasmissioni di intrattenimento con bei gettoni di partecipazione, spesso esprimono opinioni su argomenti su cui non hanno una preparazione adeguata.
Sposini, Pivetti, Parietti, Giurato ed tanti altri spaziano su questioni sanitarie, sociali, politiche, scientifiche, giuridiche ed altro, senza avere la dovuta competenza con messaggi che arrivano a tutti noi le cui conseguenze non sono prevedibili.
Il berlusconismo ha fatto scuola. Il berlusconismo non è solo in politica è la società italiana che e pervasa di populismo demagogico degenere e forse è proprio questa la chiave di lettura del successo elettorale degli ultimi anni del cavaliere.
Qualcosa sta cambiando, qualcuno comincia a capire che il consenso dato a questa maggioranza di governo ben poco viene usata per risolvere i problemi delle famiglie e dei giovani e troppo spesso quelli di imprese, imprenditori e del presidente del consiglio.
La speranza è che le prossime regionali diano una indicazione chiara che gli Italiano hanno capito il gioco di prestigio in cui sono incappati e comincino la fase di ripresa del proprio destino e di quello dei loro figli.
Prof Chiarenza Lorenzo