IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)
A segnalarcelo è il giornalista Pietro Orsatti: il direttore dell’emittente di controinformazione TeleJato (www.telejato.it) ha ricevuto nuove pesanti minacce di morte. Si tratta di una busta contenente messaggi intimidatori diretti non solo al giornalista Pino Maniaci ma anche ai suoi familiari, l’ennesimo tentativo di imbavagliamento che ha coinvolto Pino e fa piombare Partinico sotto l’evidente ed ingombrante presenza mafiosa che insiste sul territorio.






21 settembre 1990 - 21 settembre 2010
Il giudice Rosario Livatino fu ucciso il 21 settembre del 1990 sulla SS 640 mentre si recava senza scorta in tribunale, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda agrigentina, organizzazione mafiosa in contrasto con Cosa Nostra.
Presi per i fondelli! Ma da quanto tempo? E per quanto ancora? Io stesso faccio parte del gruppo di Libera che già ai tempi dell’insediamento dell’Amministrazione Bresciani fece la prima richiesta per avere una sede dove riunirsi, discutere, programmare le proprie attività, incontrare la gente e confrontarsi con gli altri … un posto che potesse diventare anche un riferimento e materializzare l’associazione sul territorio. Ad oggi, dopo tanti “tranquilli che ve la troviamo una sistemazione”, “ stiamo lavorando per risolvere questo problema”, “ ma forse abbiamo trovato una stanza in quell’edificio” etc, etc, etc, il nostro gruppo è ancora senza una sede ed è costretto a riunirsi in stanze o garage che di volta in volta qualcuno dei ragazzi del gruppo mette a disposizione, come se si trattasse di una loggia massonica clandestina; ad oggi, evidentemente, non c’è ancora la volontà da parte di qualcuno di dare dignità e sostegno al lavoro di questo gruppo di ragazzi.
Per questo motivo si è deciso, in segno di protesta, di cominciare a contare quanto tempo è passato e quanto ancora ne passerà prima che Libera riuscirà ad avere un “ casa” a Castellammare.
P.S. Il timer è stato fatto partire dal primo giorno in cui si è insediata l’attuale Amministrazione Comunale.
Alessio Navarra

La Direzione investigativa Antimafia ha sequestrato beni per oltre un miliardo e mezzo di euro a un imprenditore trapanese. Vito Nicastri, 54 anni di Alcamo, gestisce in tutta Italia decine di aziende che producono energie rinnovabili. "Il signore del vento", come è conosciuto il capitano d'impresa, sarebbe un prestanome del boss di Trapani Matteo Messina Denaro, primo ricercato in Italia, che da tempo avrebbe deciso di dirottare glia affari di Cosa Nostra verso le energie rinnovabili.
"Ci sono una serie di attività in corso - ha detto Antonio Girone, direttore centrale della DIA - che potranno confermare ciò che per noi emerge: una contiguità con elementi che sono vicini al noto latitante. E gli ulteriori accertamenti porteranno a confermare l'ipotesi configurata cioè che l'imprenditore sia un prestanome del boss".
Nicastri è già stato al centro dello scenario giudiziario. Il 10 novembre del 2009 fu tra i destinatari diun'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Avellino che portò al sequestro, fra l'altro, di sette impianti eolici e dodici società nell'ambito di un'indagine per truffa organizzata. L'accusa è quella di aver percepito contributi pubblici per la realizzazione di parchi eolici. Nove delle societa' sequestrate avevano sede ad Avellino, le altre tre in Sicilia.
L'organizzazione avrebbe beneficiato di fondi pubblici producendo false attestazioni sulla titolarità dei terreni utilizzati per impiantare turbine e sulla disponibilità economica concessa da alcuni istituti di credito. Il sistema messo a punto dall'organizzazione era basato su una rete di societa' che detenevano la titolarità dei terreni e la disponibilità fittizia di capitali provenienti dall'estero, in particolare dall'Inghilterra. In realtà il patrimonio era pari all'importo del contributo ottenuto dall'impresa.
L'attività investigativa si è estesa anche in Olanda, Spagna e Inghilterra. Sotto sequestro furono posti alcuni parchi eolici realizzati dalle società indagate in Sicilia e in Sardegna per un valore di 153 milioni di euro.
Fonte: "rainews24.rai.it"
Castellammare del Golfo (Tp) – 13 settembre 2010
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Tutti trucidati sotto una tempesta di colpi di un kalashnikov già utilizzato per altri eccidi e imbracciato da Antonino Madonia a bordo della Bmw 518 con Calogero Ganci. La mattina dopo in via Isidoro Carini spuntò una scritta divenuta simbolo di quella strage e di quegli anni: "Qui è morta la speranza dei palermitani onesti"