Rifiuti sia pericolosi che speciali, oltre alle carcasse di ben cinque autovetture sono stati rinvenuti all’interno di un’area estesa circa 900 mq, e sottoposta a vincolo paesaggistico, in contrada “Petrazzi” del comune di Castellammare del Golfo
L’esistenza della discarica abusiva è stata rilevata, durante un normale servizio di controllo del territorio, dagli uomini del Corpo Forestale di Trapani, in servizio presso il Distaccamento di Castellammare del Golfo.
Dalle indagini effettuate, si è accertato che l’area adibita a discarica, era già stata utilizzata per l’esposizione di materiale lapideo da un esponente della mafia castellammarese, attualmente detenuto, che è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria, insieme alla propria moglie, per discarica abusiva, abbandono di rifiuti e violazione del vincolo paesaggistico.
Infine, i Forestali, oltre a provvedere al sequestro penale preventivo dell’area utilizzata come discarica, hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria i proprietari delle carcasse delle autovetture abbandonate.
Niente primarie e dentro il partito Democratico di Castellammare del Golfo scoppia la guerra. Sfociata questa mattina con l’annuncio delle dimissioni di Giuseppe D’Angelo, esponente di spicco della segreteria locale nonché uno dei papabili candidati a sindaco per le prossime amministrative in paese. La decisione di D’Angelo scaturisce essenzialmente dall’ultima decisione dei vertici cittadini del Pd di non indire le primarie: in sostanza la segreteria ha fatto retromarcia quando invece sembrava che un paio di mesi fa la decisione era proprio quella di indire le primarie per scegliere il proprio candidato sindaco. E tra questi vi era proprio D’Angelo che quindi lascia sbattendo la porta: “Non è accettabile – si legge nel documento - che i componenti dell’attuale segreteria locale non abbiano voluto indire le primarie, come orami avviene in tutto il resto d’Italia, per la scelta del candidato sindaco del Pd o della eventuale coalizione, nelle imminenti elezioni amministrative, pur avendo, oltre alla mia disponibilità, diverse persone disponibili ad assumersi la leadership. Ricordo che questo metodo democratico è attuabile sia all’interno del partito in caso di più candidature, sia all’interno di una coalizione di partiti che vogliano esprimere ciascuno la propria candidatura”. D’Angelo era tra i candidati alle primarie del partito insieme al capogruppo in consiglio comunale Salvatore Galante e a Camillo Coppola. La segreteria locale oltretutto, proprio a causa dei conflitti interni, aveva tentato la mediazione tanto da dare vita ad un esecutivo ristretto formato dal coordinatore Salvo Bologna, da Camillo Coppola e Salvatore Bonghi, nonché dagli attuali due consiglieri comunali Salvatore Galante e Giovanni Portuesi. D’Angelo però ci tiene a precisare che le sue dimissioni non sono esclusivamente dettate dalla scelta del partito di non indire le primarie. A suo dire tutta una serie di scelte definite antidemocratiche hanno contribuito a fargli prendere questa sofferta decisione: “In questo paese il Pd ha continuato e continua con grave responsabilità a difettare in democrazia – si legge ancora nella nota -, come 5 anni fa anche oggi che l’esigenza di cambiamento a Castellammare non è più rimandabile. Si soffoca e si spegne l’energia e l’entusiasmo di chi vorrebbe una politica che si fa tra la gente e per la gente, coinvolgendola attivamente, che ascolta le istanze del territorio e soprattutto che si mette al servizio, proponendosi e accogliendo proposte e prendendo decisioni nelle sedi assembleari, aperte, e non nel privato di piccoli ristretti gruppi di gestione”. Fonte: www.alpauno.com
CASTELLAMMARE DEL GOLFO- Ieri circa 1800 persone hanno
riempito lo stadio “G. Matranga” per assistere al big match tra Castellammare
Calcio 94 e Favignana, rispettivamente prima e seconda, in palio il passaggio
diretto alla Promozione. Al termine di una emozionante partita il
Castellammare, grazie alla rete di Vitale, batte il Favignana, seconda in
classifica con soli 2 punti di distacco, per 1 a 0 ottenendo l’accesso diretto
in Promozione senza ricorrere ai play-off. Il Favignana invece dovrà ricorrere
ai play-off per tentare l’accesso il Promozione.
Grande soddisfazione per i ragazzi del Castellammare e per
il presidente Antonio Como che hanno sicuramente meritato questo risultato.
Trasparenza. Oggi dovrebbe essere la prima cosa da
ottemperare. Dovrebbe essere il vero motivo che spinge un partito o un
movimento a buttarsi nella mischia. Trasparenza che in certi momenti sembra
vacillare. A Castellammare è tempo di elezioni, e quando si parla di candidati
la trasparenza è sulla bocca di tutti. Fuori dalle liste chi è condannato,
indagato per fatti gravi, fuori. Il messaggio è chiaro ma non tutti hanno
scelto di seguire questa strada. Bisogna solo aspettare le chiusura delle
liste, ma è questo il momento di filtrare e eliminare le impurità.
In questo periodo storico dove la crisi occupa un posto
centrale nella quotidianità di ognuno di noi, la mafia ottiene più consenso. Riesce
come nessun altro ad avere liquidità, forza, influenza, tutto più velocemente e
in modo più efficiente. Riesce più di chiunque altro ad accaparrarsi appalti,
finanziamenti, forniture e soprattutto, ci tengo a sottolinearlo, liquidità.
Oggi sono molti che non riescono ad accedere a mutui e prestiti della banche,
ma trovano sempre la mafia dietro la porta pronta a concedere qualunque cifra in
cambio di qualcosa, ovviamente.
Gli incendi e gli altri atti criminosi che hanno interessato
Castellammare nei mesi scorsi, non sono da sottovalutare. Le elezioni
amministrative sono un terreno fertile per la mafia, per trovare consenso e
soprattutto per trovare accordi importanti. La mafia durante le elezioni è
sempre pronta a bussare alla porta di tutti. È questo il momento in cui cerca
di rafforzare i suoi rapporti con la politica. È questo il momento in cui si
deve chiudere la porta in faccia a Cosa nostra.
La trasparenza dovrebbe essere sinonimo di politica, ma per
far in modo che ciò avvenga, occorre la collaborazione di tutti. Politici,
attivisti, simpatizzanti, cittadini, commercianti. Tutti. Bisogna negare il
consenso e negare accordi. I castellammaresi non meritano questo, non meritano
accordi sottobanco, come non meritano un porto in queste condizioni. Non lo
vogliono.
Le recenti operazioni antimafia che hanno portato
all’arresto di 37 persone nel palermitano, tra cui il sindaco di Montelepre,
hanno evidenziato ancora una volta come il rapporto tra mafia e politica sia
forte e frequente. Anche i sequestri che nei giorni scorsi hanno interessato
l’impero di Nicastri, Morici, Coppola e soprattutto Matteo Messina Denaro hanno
sicuramente inflitto un duro colpo alla criminalità organizzata. Ma non è
abbastanza.
Chiudere la porta in faccia alla mafia, negarle in consenso,
questo è il vero contrasto. Rimuoverla dalle origini, dove nasce, dove si
ramifica e dove cerca appoggio. Bisogna istallare un “filtro” concreto per
evitare contatti con questa gente.
Per una volta facciamo realmente il bene di Castellammare del
Golfo e dei suoi abitanti. Ne abbiamo bisogno.
Il coordinamento provinciale di Libera a Trapani esprime plauso alla Questura di Trapani e al Comando Provinciale della Guardia di Finanza per l’esito che hanno avuto le loro indagini che nella giornata di ieri hanno condotto all’esecuzione di un provvedimento di sequestro di beni che è eclatante certamente non soltanto per la entità dei beni sequestrati ma perché, si capisce, conoscendo bene il territorio, colpisce quella che comunemente viene chiamata “l’area grigia” della società che ha scelto da tempo la connivenza
con la mafia e con quella parte di politica che ha anche come ruolo il sapere essere intermediaria tra imprese e mafia o comunque consenziente a consentire aspetti di corruttela e turbativa .
Comportamenti sia da parte di certa imprenditoria che da parte di certa politica che ad oggi riteniamo siano perfettamente aderenti ai modelli della “nuova” Cosa nostra per come l’ha voluta il latitante Matteo Messina Denaro.
Il lavoro che hanno già svolto i giudici del Tribunale – sezione misure di prevenzione – è stato importante e per questa ragione il plauso per gli investigatori lo estendiamo anche a loro, con l’augurio di un sentito
buon lavoro, assicuriamo che Libera, le associazioni che vi aderiscono, saranno presenti a sostegno del lavoro della magistratura e dei giudici, auspichiamo che con noi possano esserci i cittadini e quella società civile che crede nella necessità del riscatto dal giogo mafioso.
Il coordinamento provinciale di Libera a Trapani
Trapani 11 aprile 2013
Polizia e Finanza da poco hanno appena finito di eseguire tra Trapani, Roma, Milano, Gorizia e Pordenone un sequestro “preventivo” di beni per 30 milioni di euro. Gli agenti di Polizia della Divisione Anticrimine della Questura e Finanzieri del Nucleo di P.T. della Guardia di Finanza di Trapani hanno notificato il provvedimento agli imprenditori edili Francesco e Vincenzo Morici, 79 e 50 anni, padre e figlio, una ordinanza emessa dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta del questore della città, Carmine Esposito, a conclusione di una attività investigativa coordinata dalla divisione anticrimine della questura, diretta dal dott. Giuseppe Linares. Un decreto emesso sulla base della normativa antimafia. Tra il 2001 e il periodo odierno gli imprenditori colpiti dal sequestro secondo le conclusioni cui sono pervenuti gli investigatori di Polizia e Finanza hanno fatto incetta di appalti, grandi appalti, grazie al connubio tra mafia, politica e impresa. I loro nomi da circa 10 anni sono citati in diversi rapporti giudiziari presso le procure di Palermo e Trapani, da una parte le ipotesi di connessione con la mafia dall’altra parte le ipotesi di corruttela e frode. In un passaggio del provvedimento i giudici del Tribunale di Trapani inquadrano la figura dei due imprenditori, tra i maggiori e più famosi nell’ambito dell’imprenditoria edile siciliana, nell’ambito della cosidetta “borghesia mafiosa”, quella alla quale appartengono soggetti non per forza “punciuti” ma la cui aggressività “imprenditoriale” non sarebbe seconda a quella vera e propria di un appartenente ritualmente affiliato alla mafia. “Buongiorno, accomodatevi, vi presentiamo cos’è la mafia di questi anni quella nelle mani insanguinate del capo mafia latitante Matteo Messina Denaro”, ricercato oramai da 20 anni, uccel di bosco dal giugno del 1993.
I due imprenditori edili a Trapani hanno costruito di tutto: dai quartieri popolari Iacp, ai complessi residenziali abitativi, rioni dove si sono insediati uffici e abitazioni, urbanizzazioni e servizi, grandi opere, le nuove banchine del porto, la Funivia tra Trapani ed Erice, si sono occupati del risanamento del litorale della città, con il recupero di antiche mura, ma i loro interessi sono stati esercitati anche nella cantieristica navale o ancora, addirittura, nell’editoria e nell’informazione televisiva. Ad un certo punto alla classica omonima impresa di famiglia ne sono subentrate altre, con nomi non di immediata facile riconduzione, società e imprese che risultavano avere sedi in città lontane da Trapani, come a Roma, ma tutto sarebbe stato finalizzato a distrarre l’attenzione da quello che soprattutto nei primi anni del 2000 ha preso forma secondo il Tribunale di Trapani e cioè la nascita di uno strutturato cartello di imprese che fatto con nomi societari e nomi di imprenditori per così dire insospettabili sono servite alla mafia di Matteo Messina Denaro di conquistare grandi fette di appalti pubblici. Mafia e corruzione dentro questo sequestro e non a caso l’operazione è stata denominata “Corrupti mores”, comportamenti, usi, “corrotti”. Appalti che sarebbero stati condotti non rispettando i capitolati in ogni loro parte così da ricavare ingente denaro servito a corrompere pubblici funzionari, a pagare i politici, a sostenere le necessità dell’associazione mafiosa.
L’aspetto più inquietante è proprio questo: vi sarebbero grandi opere costruite a Trapani che fra qualche anno potrebbero presentare aspetti di decadenza strutturale improvvisa, e si parla delle banchine del porto come per esempio della Funivia, perché nella fase realizzativa non sarebbero stati impiegati i materiali giusti o nelle giuste quantità. Sono aspetti che sono stati raccontati da alcuni degli stessi imprenditori, diversi dai Morici, che hanno partecipato ai lavori, fornito i materiali, come il ferro o il cemento. Alcune di queste opere per la verità già hanno presentato difetti di costruzione, come nel caso delle antiche mura della città, le cosidette mura di tramontana: in questo caso la Coling (romana) dei Morici, in associazione di impresa con altre società, incaricata anche della rimozione di vecchie barriere foranee e della creazione di nuove barriere di soffolta, avrebbe operato in difformità al capitolato tanto che nella stessa fase di esecuzione dei lavori le mura che per decenni e decenni avevano resistito alle mareggiate di colpo hanno rischiato di venire giù. Proprio in questo caso, una intesa tra imprese e funzionari pubblici ha “salvato” i Morici e i loro soci da guai seri, tutto è stato fatto figurare come colpa del maltempo, e l’impresa che era sfuggita nel caso in questione, per esempio, all’utilizzo, previsto come obbligatorio dal capitolato, di pontoni in mare che avrebbero dovuto garantire la contemporanea e corretta rimozione delle vecchie barriere e la collocazione delle nuove, così da preservare le mareggiate, che in quella zona c’erano sempre state, invece di ricevere contestazioni e ammende, avrebbe ritagliato quasi 500 mila euro di netto ricavo, avendo risparmiato sul pontone entrato in scena solo all’ultimo momento “per salvare le apparenze”, e nelle intercettazioni si sente commentare con soddisfazione dell’accaduto, “abbiamo fatto trenta adesso facciamo trentuno”. Lavori questi appaltati dal Comune di Trapani, e ancora in altre intercettazioni gli investigatori hanno ascoltato Vincenzo Morici fare fretta, “perché il sindaco dell’epoca, l’avv. Girolamo Fazio, Pdl, oggi deputato regionale, era prossimo alla ricandidatura”.
C’entra la politica che conta in questa indagine. Agli atti dell’inchiesta compare più volte il nome dell’ex sottosegretario all’Interno, sen. Antonio D’Alì, Pdl anche lui, berlusconiano della prima ora. D’Alì è sotto processo a Palermo (rito abbreviato chiesto dallo stesso politico) per concorso esterno in associazione mafiosa, l’accusa è anche quella di avere fatto da garante agli appalti pilotati della mafia, anche, quindi, agli appalti conquistati dalla holding imprenditoriale dei Morici. “D’Alì ha garantito per noi” avrebbero detto in diverse occasioni i Morici che in qualche caso proprio grazie a questo appoggio politico sarebbero stati in condizioni di influenzare la stesura di bandi di gara e capitolati o di conoscere in tempo i requisiti chiesti per alcuni lavori, così da aggiudicarseli ancora più facilmente.
Fiumi e fiumi di intercettazioni. Spesso Morici senior è stato ascoltato a discutere di appalti e di rapporti con la politica con un imprenditore valdericino, Tommaso Coppola, nel frattempo condannato per essere stato il deus ex machina dell’aggiudicazione pilotata di molti appalti per conto della mafia. Coppola è stato il “regista” di tante opere per conto dei capi mafia Vincenzo Virga e Francesco Pace, i boss nel tempo più vicini a Matteo Messina Denaro. E se Coppola e Morici non decidevano gli appalti da “auto aggiudicarsi” decidevano il cartello delle forniture. Addirittura dal carcere Coppola continuava ad interessarsi a questi aspetti e discutendo con un suo nipote, Onofrio Fiordimondo, che andava puntualmente a trovarlo, gli intimava di cercare del senatore D’Alì, attraverso un altro politico, Camillo Iovino (nel frattempo diventato sindaco di Valderice e che sindaco è rimasto anche dopo la condanna per questi fatti), per ricordare una serie di impegni che erano stati presi, e inoltre diceva allo stesso nipote di cercare proprio di Morici senior per ricordare a questi che “si stava facendo la galera anche per lui”.
Le imprese del “giro” dei Morici quelle più note sono la Coling, la Eumede, la Trapani infrastrutture portuali. A descrivere le strategie imprenditoriali occulte alcuni degli indagti in diverse indagini di mafia e di corruzione come l’ex patron del Trapani calcio, Nino Birrittella, o gli ex funzionari della Provincia regionale Giovan Battista Grillo, Vito Giacalone, e non a caso in questi giorni proprio nei confronti dell’amministrazione provinciale di Trapani è stata avviata una ispezione prefettizia per il sospetto di infiltrazione mafiosa, anche legata all’arresto e alle condanne di alcuni politici che sono stati seduti nei consessi istituzionali.
Ma ad essere toccato dall’indagine, per l’ennesima volta, è stato il cosidetto “grande evento” che la città di Trapani ha conosciuto nel settembre del 2005 e cioè le gare preliminari della Coppa America, la Louis Vuitton Cup. Gli imprenditori politici contando sul sostegno politico da una parte e quello mafioso dall’altra parte hanno garantito ad una associazione di imprese apposta costituita l’aggiudicazione di ingenti commesse per oltre 40 milioni di euro, lavori in parte ancora in corso, e già colpiti da altri sequestri per il mancato rispetto di capitolati, mancato rispetto che emerge ancora meglio oggi.
E’ lungo l’elenco delle opere controllate con questo sistema in mano a Cosa nostra: la galleria Scindo Passo realizzata sull’isola di Favignana, la Funivia Trapani Erice, lavori nell’area aeroportuale, ingentoi le tangenti pagate. Questo l’elenco degli appalti finito sotto esame:
ANNO 2001 – Comune Di Erice – Appalto per i lavori di completamento della rete fognante, importo complessivo di £. 9.362.610.201. Successivamente la società accetta il pagamento dell’equo compenso nella misura di £. 507.700.000 corrispondenti alle spese per la riduzione dei tempi contrattuali (da mesi 22 a mesi 11).
ANNO 2000/2001 – Provincia Regionale di Trapani – Appalto per i lavori di completamento della galleria e i suoi raccordi nel tratto “Scindo Passo” della S.P. di Favignana (TP) per un importo di £. 4.430.735.307 .
ANNO 2001 – Comune Di Erice – Appalto per i lavori di completamento della rete fognante, importo complessivo di £. 9.362.610.201. Successivamente la società accetta il pagamento dell’equo compenso nella misura di £. 507.700.000 corrispondenti alle spese per la riduzione dei tempi contrattuali (da mesi 22 a mesi 11).
ANNO 2000/2001 – Provincia Regionale di Trapani – Appalto per i lavori di completamento della galleria e i suoi raccordi nel tratto “Scindo Passo” della S.P. di Favignana (TP) per un importo di £. 4.430.735.307 .
ANNO 1999/2001 – Comune Di Catania – Appalto per i lavori di ammodernamento dell’intero complesso acquedottistico per un importo di £. 8.893.271.290. Successivamente perizie di variante e suppletiva hanno comportato un incremento contrattuale a £. 9.752.184.030. Aggiudicato in A.T.I. dalla COLING s.p.a e Coppola Tommaso.
ANNO 2002 – Consorzio Ecologia e Risorse di MASSA CARRARA S.P.A – Appalto della progettazione e dell’esecuzione dei lavori di ammodernamento dell’impianto di compostaggio per €. 3.049.512,91.Aggiudicato da Consorzio Ravennate nonché delle imprese mandanti COLING S.P.A. (capogruppo) e TEC.A s.r.l.;
ANNO 2002 – Consorzio ecologia e risorse di MASSA CARRARA S.P.A – Appalto del servizio di bonifica e messa in sicurezza impianto in località Gotara per un importo di €. 490.000,00.
ANNO 2003 –Ufficio Genio Civile Trapani – Cottimo fiduciario per i lavori di pronto intervento nella C/da Difali di Erice per la riduzione dello stato di rischio a seguito caduta massi per un importo di €.258.190,38
ANNO 2004 – Autorita’ Portuale della Spezia – Appalto ampliamento aree di sosta in località Stagnoni, La Spezia, per un importo di €. 1.917.445,15
ANNO 2004 – Comune Di Massa – Appalto per completamento interventi per depurazione con realizzazione collegamento fognario Querce a depuratore Cersam 1° lotto per un importo di €. 767.360,68
ANNO 2004/2005 – Autorita’ Portuale Di Trapani, ai sensi Disposizione nr. 1 del 08.10.2004 del Capo Dipartimento Protezione Civile (Ordinanza del Consiglio dei Ministri nr. 3377 del 22.09.2004, per la realizzazione opere infrastrutturali per lo svolgimento pre-regata della XXXII Coppa America) – completamento delle opere foranee, I° stralcio funzionale e di costruzione delle banchine a ponente dello sporgente Ronciglio, importo €. 41.847.412.03, aggiudicato all’A.T.I. “Società Italiana Dragaggi S.p.a.” con la qualifica di “capogruppo” e imprese, qualificate “mandanti” “I.R.A. Costruzioni Generali S.r.l.” – “COLING S.p.a.” – “Cooperativa San Martino” – “Dredging International NV” – “I.C.E.L. S.a.s”. In data 24.11.2005 vengono affidati all’A.T.I. i lavori di realizzazione di un campo boe e sistemi di ormeggio alle banchine settentrionali, ripristino del basolato e ringhiere lungo la banchina del viale Regina Elena in Trapani, manutenzione straordinaria della banchina Colombaia con importo di €.1.049.714,70, avvalendosi delle deroghe di somma urgenza di cui all’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ;
ANNO 2005/2010 – Comune Di Erice – Appalto per i lavori di completamento della rete fognante (3° stralcio) per un importo di €. 5.903.545,34, aumentato con successiva perizia di variante a €. 6.197.934,82.
ANNO 2005 –Comune Di Erice – Appalto per i lavori di ripristino della FUNIVIA Trapani – Erice per un importo di €. 7.706.248,83. Successiva perizia di variante ha comportato un incremento dell’importo definitivo a €. 8.773.243,87.
ANNO 2005 – Comune Di Custonaci – Appalto per i lavori di sistemazione idraulica nella c.da Sperone e smaltimento acque con il canale che adduce alla c.da Cornino per un importo di €. 1.241.187,60,portato a seguito di perizia di variante a €. 1.300.339,55. Aggiudicato in a.t.i. dalla S.E.T. s.p.a. e dalla Coling s.p.a.
ANNO 2005 – Comune Di Trapani – Appalto per i lavori di ripristino del basolato Corso Vittorio Emanuele, Viale Delle Sirene, Carosio, Argentieri, S. Agostino in Trapani per un importo di €. 1.282.774,64
ANNO 2006 – AUTOSTRADE PER L’ITALIA – Appalto per lavori di manutenzione interventi di risanamento della galleria Coronata al Km 1+176 in Genova per un importo di €. 726.595,20
ANNO 2006/2008 – Comune Di Trapani – Appalto per i lavori per l’ammodernamento della rete di distribuzione dell’acqua potabile, zona Fontanelle sud – 1° stralcio, importo di €. 1.798.694,96.,incrementato a €. 1.836.281,65
ANNO 2007 – AIRGEST s.p.a. – Appalto per i lavori di ristrutturazione dell’aereostazione e degli impianti dell’aeroporto civile “V. Florio” di Trapani per €. 5.752.183,94., aggiudicato dal R.to Temporaneo di Imprese costituito dalla COLING s.p.a. (capogruppo), dalla Novaimpianti s.n.c di Antonio Nicastro & C. e dalla Edilcentro Servizi s.r.l.
ANNO 2007/2008 – Comune Di Trapani – Appalto per i lavori di collegamento della stazione di pompaggio di via Marsala con la fognatura di via Campobello per un importo complessivo di €. 368.699,74 .
ANNO 2007 – Comune di Trapani Appalto per i lavori di riqualificazione della litoranea nord di Trapani – 1° stralcio, importo di €. 1.728.761,09., in ATI alla Morici Francesco e C. s.a.s e SocietàItaliana Dragaggi S.p.a ;
ANNO 2010 – AIRGEST s.p.a. – Appalto per i lavori di manutenzione straordinaria per il livellamento pavimentazione del piazzale aeromobili dell’aeroporto civile “V. Florio” di Trapani per un importo di €. 36.835,00
ANNO 2011 – Provincia regionale di Trapani – Appalto per i lavori di manutenzione straordinaria per la messa in sicurezza della strada S.P. 39 di Favignana (TP) per un importo di €. 719.133.13
ANNO 2011 – Azienda sanitaria di Trapani – Appalto per i lavori di abbattimento delle barriere architettoniche dell’ospedale S. Antonio Abate di Trapani per un importo di €. 958.757,86.
Il sequestro odierno riguarda patrimonio immobiliare e mobiliare (case, terreni, ville, autovetture, conti correnti, barche a vela) nella disponibilità di MORICI Francesco e MORICI Vincenzo, interi complessi aziendali – beni mobili, immobili, mobili registrati, conti correnti - e tutte le quote sociali delle seguenti società/imprese: MORICI FRANCESCO & C. Sas; MORICI IMMOBILIARE di MORICI Francesco & C. Sas; COLING S.p.a. Con sede in Roma, in via Ruffini nr. 2/A; Impresa Individuale MORICI Francesco; Impresa Individuale MORICI Vincenzo; Quota intestata alla COLING S.P.A. della TRAPANI INFRASTRUTTURE PORTUALI S.C.A.R.L . con sede in Roma, via Carlo Zucchi nr. 25, presso la “Soc. Italiana Dragaggi S.p.A.”; Quota intestata alla MORICI FRANCESCO & C. S.A.S. della LITORANEA NORD S.C.A.R.L; Quota intestata alla COLING S.P.A. della LA FUNIVIA S.C.A.R.L.; Quota intestata alla COLING S.P.A. della SPERONE S.C.A.R.L.; Quota intestata alla COLING S.P.A. della TORRE ASCENSORI S.C.A.R.L.; Quota intestata a MORICI VINCENZO della EUMEDE S.R.L. con sede in Roma, Largo Gaetano La Loggia nr. 33; Quota intestata a MORICI VINCENZO della PORT SERVICE S.R.L. ; Quota intestata a MORICI FRANCESCO della TRAGHETTI DELLE ISOLE S.P.A. ; Quota intestata a COLUCCIA LORENA dellaTOURING SERVICE & CONSULTING S.R.L. . Con il medesimo decreto, accogliendo l’urgente proposta patrimoniale, il Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione ha altresì ordinato, per il periodo di sei mesi, la sospensione degli organi amministrativi delle seguenti società, disponendone l’amministrazione giudiziaria: TRAPANI INFRASTRUTTURE PORTUALI S.C.A.R.L. con sede in Roma, via Carlo Zucchi nr. 25, presso la “Soc. Italiana Dragaggi S.p.A.”1; LITORANEA NORD S.C.A.R.L.; LA FUNIVIA S.C.A.R.L. e relativi cantieri; SPERONE S.C.A.R.L.; TORRE ASCENSORI S.C.A.R.L.; EUMEDE S.R.L. con sede in Roma, Largo Gaetano La Loggia nr. 33. In totale, sono stati sequestrati: 142 beni immobili (di cui nr. 104 intestati alle società); 37 beni mobili registrati (di cui nr. 26 intestati alle società); 36 conti correnti/rapporti bancari (di cui nr. 21 intestati alle società); 5 società/imprese (interi complessi aziendali); 9 partecipazioni societarie e sottoposte ad amministrazione giudiziaria 6 società, per un valore complessivo dei beni sequestrati/sottoposti ad amministrazione giudiziaria – stimato in atti – pari a oltre 30 milioni di euro.
Articolo di Rino Giacalone
Interamente tratto da www.liberainformazione.it
Questa mattina un blitz dei carabinieri ha portato all'arresto di 37 persone tra Partinico, San Giuseppe Jato e Montelepre. Facevano affari e intrattenevano rapporti con la politica locale, guidati da un "saggio" o come lo definiscono alcuni un "tecnico". Si tratta di Antonino Sciortino, 51 anni, allevatore di Camporeale, tornato in libertà nel 2011 dopo 12 anni di carcere. Ritenuto dagli investigatori l'uomo scelto per riorganizzare la cosca mafiosa.
Le microspie hanno ascoltato uno dei presunti assassini di Giuseppe
Billitteri mentre si prepara: "Pigliami due, tre lacci... Due tre lacci
puliti prendimi". Solo qualche ora dopo si è capito a cosa servivano
quelle corde. A strangolare un uomo.
I rapposti con la politica sono più forti che mai: Il caso più emblematico è accaduto a Giardinello: due candidati su tre alla
poltrona di sindaco si sono rivolti al capomafia locale, Giuseppe
Abbate, per avere il suo sostegno. Naturalmente, il boss si schierò con
il più forte, Giovanni Geloso. Il giorno della sua elezione, il padrino
telefonò soddisfatto all'amante: "Vedi che noialtri abbiamo fatto un
figurone. Il botto noialtri lo abbiamo fatto, no loro".
Tra gli arrestati anche il Sindaco di Montelepre, Giacomo Tinervia, eletto in una lista civica di centrodestra, accusato di essersi accordato con un boss.
Ecco i nomi degli arrestati:
Antonino Sciortino, Salvatore Mulè,
Giuseppe Speciale, Giuseppe Libranti, Francesco Lo Cascio, Giuseppe Lo
Voi, Giuseppe Lombardo, Giuseppe Marfia, Francesco Matranga, Giuseppe
Micalizzi, Francesco Vassallo, Giuseppe Antonio Vassallo, Salvatore
Tocco, Vincenzo Madonia, Christian Madonia, Antonio Badagliacca, Davide
Buffa, Francesco Sorrentino, Salvatore Romano, Santo Porpora, Domenico
Billeci, Carmelo La Ciura, Onofrio Buzzatta, Vincenzo La Corte,
Ignazio Grimaudo, Giovanni Rusticano, Salvatore Lombardo classe 1922,
Giuseppe Abbate, Antonino Giambrone, Angelo Cangialosi, Giacomo
Tinervia, Sergio Damiani, Calogero Caruso, Salvatore Prestigiacomo,
Valica Buzila, Giovanni Longo e Sebastiano Bussa.
Questa mattina presso la chiesa di Santa Rita si è svolta la messa per
ricordare Barbara Rizzo, Giuseppe e Salvatore Asta, vittime della strage di
Pizzolungo nel lontano, ma non troppo, 1985. Dopo la messa un lungo corteo ha
percorso le vie del paese fino alla vicina biblioteca comunale intitolata alle
vittime di questo vile attentato. Hanno partecipato tutte le forze dell’ordine,
giornalisti, il presidio di Libera “Piersanti Mattarella” di Castellammare,
Castello Libero, l’Antiracket di Castellammare, l’amministrazione comunale, il
Consiglio Comunale, le scuole e Margherita Asta figlia e sorella delle vittime.
Tanta partecipazione e anche tanta commozione. Parole importante pronunciate dal
sindaco Marzio Bresciani che spera di trasformare questa giornata in un
incontro fisso per ricordare ma soprattutto per cambiare le coscienze dei
castellammaresi.“La memoria non deve rimanere fine a se stessa, ma deve
diventare uno strumento per cambiare”.
Castellammare ha avuto un ruolo importante, purtroppo, in
questa dura e vile strage. La bomba, destinata al sostituto procuratore Carlo
Palermo, veniva da Castellammare. L'esplosione si udì a chilometri di distanza.
Margherita Asta parla di quella tragica giornata e di come la sua
vita sia cambiata, di come ha trasformato il suo dolore in impegno costante. Al
termine della manifestazione Baldo Sabella, responsabile della biblioteca
comunale, e l’amministrazione comunale hanno piantato una palma nana e tre rose
in ricordo delle vittime, un gesto simbolico che diventa un impegno per il
futuro.
Ieri nella sua abitazione di Mazara del Vallo è morto a 74 anni il boss Mariano Agate, braccio destro di Totò Riina. Da tempo combatteva contro il cancro, per cui circa dieci giorni fa era
stata disposta la scarcerazione dal Tribunale di Sorveglianza di
Viterbo, dopo l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. La sua è stata una morte naturale, in puro stile mafioso, ma non è stato così per le tante vittime di cui si è macchiato.
Da sempre punto di riferimento della mafia trapanese, ha gestito i traffici di droga con in collaborazione con i narcotrafficanti colombiani e con la 'ndrangheta. Iscritto alla loggia massonica Iside 2 di Trapani e condannato per 7 omicidi, tra cui, nel 1985, quello del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto e del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari. Per quest'ultimo assolto in Cassazione nel 1993.
Le stragi dove furono uccisi Falcone, Borsellino, quelle di Roma, Milano e Firenze, portano la sua firma, così come le guerre di mafia più violente tra Trapani e Palermo. Per queste stragi è stato condannato all'ergastolo. Oggi il questore di Trapani, Carmine Esposito, ha vietato i funerali pubblici per il boss Mariano Agate.
Per dirla con le parole usate dal giornalista Rino Giacalone su malitalia.it, che voglio fare mie: "Oggi bisogna dire che la sua morte toglie alla Sicilia la presenza di “un gran bel pezzo di merda".
Emanuel Butticè
Sigilli all'impero di Vito Nicastri, formato da 43 società che
operano nel settore dell'energia pulita. L'imprenditore trapanese è
accusato di essere stato vicino all'ultimo grande latitante della mafia
siciliana
di SALVO PALAZZOLO
Qualche anno
fa, il Finacial Times lo definì il "signore del vento". Vito Nicastri,
il re degli impianti eolici da Roma in giù, si vantava di essere un self
made man, e soprattutto un imprenditore che avrebbe ridato speranza al
Mezzogiorno d'Italia attraverso l'energia pulita. In realtà, dicono le
indagini della Direzione investigativa antimafia, Nicastri sarebbe stato
solo uno spregiudicato manager al servizio dell'ultimo grande latitante
di Cosa nostra siciliana, Matteo Messina Denaro. Così, il tribunale
misure di prevenzione di Trapani ha disposto una confisca senza
precedenti per il signore del vento: ammonta a un miliardo e 300 milioni
di euro, tanto valgono le 43 società di capitali che Nicastri
utilizzava per gestire i suoi affari nel settore dell'eolico e del
fotovoltaico. E' stata una proposta della Dia, diretta da Arturo De
Felice, a far scattare il provvedimento, firmato la settimana scorsa dal
collegio presieduto da Piero Grillo.
Nicastri era quello che in
gergo si chiama lo "sviluppatore": realizzava e vendeva, chiavi in mano,
parchi eolici, con ricavi milionari. Da Trapani a Messina, da Enna a
Catania, il cinquantaseienne imprenditore originario di Alcamo (Trapani)
non aveva rivali nel campo dell'energia pulita. E oggi si scopre
perché. Le indagini del centro operativo Dia di Palermo, coordinato dal
colonnello Giuseppe D'Agata, svelano che Nicastri avrebbe potuto contare
sulla protezione di Cosa nostra. Gli investigatori parlano di
"contiguità", che si sarebbe tradotta in:
"Comunanza di interessi, una lunga attività di fiancheggiamento e di
scambio di reciproci favori, una rapporto fondato sulla fiducia e sui
vicendevoli vantaggi che ne possono derivare". In ogni piazza
d'investimento Nicastri avrebbe trovato un partner criminale: da Matteo
Messina Denaro, nella provincia di Trapani; a Salvatore Lo Piccolo nel
Palermitano; agli 'ndranghetisti di Platì, Africo e San Luca. Non è mai
emerso nulla di decisivo che potesse far scattare un arresto per
l'imprenditore. Adesso, però, tanti piccoli tasselli di molte indagini
hanno portato alla confisca di un impero economico.
Uno di
questi tasselli è in un pizzino ritrovato nel covo di Giardinello
(Palermo) dove vennero arrestati dalla polizia Salvatore e Sandro Lo
Piccolo, il 5 novembre 2007: "Nicastro di Alcamo - era scritto -
continuare con Scinardo. Escludere i fratelli Severino. Ok". Il
messinese Mario Giuseppe Scinardo è un altro imprenditore col pallino
dell'eolico, anche lui avrebbe intrattenuto rapporti equivoci con
esponenti della criminalità organizzata. I fratelli Severino citati nel
pizzino sono invece imprenditori della provincia di Catania, che
evidentemente i boss dovevano tenere fuori da un affare per la
realizzazione dell'ennesimo parco eolico. In quelle poche righe scritte
dai Lo Piccolo c'è l'essenza dei rapporti fra boss e imprenditori, per
orientare il mercato.
Proprio per questi rapporti, il tribunale
di Trapani ha inflitto a Nicastri anche la sorveglianza speciale per tre
anni: l'imprenditore avrà l'obbligo di soggiorno nel comune di
residenza.
L'INDAGINE"Con questo
provvedimento continuiamo a fare terra bruciata attorno agli esponenti
di spicco della criminalità organizzata - dice il direttore della Dia,
Arturo De Felice - aggredendo i patrimoni, tarpiamo le ali ai grandi
latitanti. Non è un lavoro facile, ma la Dia lo fa con tanta
professionalità: oggi abbiamo la soddisfazione di aver restituito allo
Stato e alla collettività un patrimonio senza precedenti".
I
sigilli sono scattati non solo per 43 tra società e partecipazioni
legate al settore della produzione alternativa dell’energia elettrica
(le aziende sono fra la Sicilia, il Lazio e la Calabria), ma anche per
98 beni immobili fra ville e palazzine, terreni e magazzini, per 7 fra
autovetture, motocicli e imbarcazioni. Nella confisca ci sono pure 66
"disponibilità finanziarie" fra conti correnti, depositi titoli e fondi
di investimento.
"Parliamo di aziende produttive, che adesso
passano allo Stato - prosegue De Felice - in questo particolare contesto
economico che viviamo non è cosa da poco. Noi continuiamo a cercare i
grandi patrimoni delle mafie, per individuare gli altri insospettabili
prestanome dei padrini e così mettere all'angolo Matteo Messina Denaro.
Oggi sarebbe stato contento il capo della polizia Antonio Manganelli,
che ci ha lasciato qualche giorno fa, lui che per tutta la vita ha
lottato per fronteggiare la mafia".
Camminando per le strade di ogni paese, ci rendiamo sempre più conto di quanto siamo diventati multietnici. L’Italia da anni è diventata “rifugio” per molti immigrati che giungono nel nostro Paese per trovare fortuna, o meglio per cercare di avere una vita migliore di quella che il loro Paese non puo' più garantire. Molti sono rifugiati politici provenienti prevalentemente dal nord Africa, quindi dai paesi del Maghreb. Tunisini, marocchini, libici… tutti in cerca di lavoro o qualcosa di simile per sopravvivere. Ma non sono solo loro a giungere in Italia, ci sono anche cinesi, indiani, bengalesi, rumeni, tutti con storie diverse ma nello stesso tempo molto simili.
Spesso incrociamo per strada il loro sguardo ma non ci interessa affatto quello che hanno da dirci, specialmente se vogliono lavarci il vetro della macchina, oppure cercano di venderci fazzoletti, accendini, ombrelli, li trattiamo con indifferenza. Per molti sono solo clandestini che non vogliono lavorare onestamente. È proprio questa la frase che sentiamo dire spesso a chi parla di loro in giro per le città; ma nessuno, o meglio quasi nessuno, ha mai provato a chiedere loro qualcosa, o semplicemente il proprio nome. Sicuramente a qualcuno non interesserà leggere queste righe che cercano di raccontare delle storie molto vicine alle nostre ma che per abitudine ormai ci negano e vengono ignorate. Storie di uomini e donne, storie di bambini, ragazzi, studenti e non, fuggiti dalla propria casa in cerca di un cambiamento. Molte ragazze, come abbiamo potuto apprendere dalle cronache più recenti, finiscono per entrare in giri di prostituzione, altre schiave. Come finiscono schiavi gli uomini e i giovani che lavorano nei campi di agricoltori italiani e anche siciliani, per la racconta di arance, limoni, pomodori, tutti costretti in schiavitù.
Per noi molti di questi che incrociamo per strada sono solo clandestini che non meritano la nostra attenzione. Ma pensando ciò tralasciamo un importante fattore. Questa forte immigrazione verso l’Italia, o comunque verso l’Europa, è la stessa che ci ha colpito negli ultimi anni del 800 e poi nei primi del 900 quando una gran numero di uomini e donne si spostarono dall’Europa verso l’America in cerca di fortuna.
Fortuna condivisa con chi restava nel paese d’origine. Questo ha permesso la diffusione dell’alfabetismo e della cultura. Oggi sta accadendo la stessa cosa. Chi fugge dal proprio paese per raggiungere il nostro, lo fa per disperazione e per garantire una vita dignitosa a figli e nipoti rimasti nel paese d’origine e che vivono in situazioni di assoluta povertà. Per molti aspetti questo succede anche in Italia, visto che la povertà è cresciuta a dismisura in questi ultimi anni (e continua a crescere). Spesso chi giunge nel nostro Paese si accontenta dei lavori più umili, per alcuni addirittura considerati sporchi. Badanti, muratori stranieri, si accontentano di poco, quello che per noi è diventato poco. Ecco anche spiegato “l’odio” verso molti di essi, accusati, a dire di molti, di rubare il lavoro agli italiani. Spesso non ci rendiamo conto che quando additiamo
queste persone nello stesso tempo, indirettamente, accusiamo i nostri nonni, bisnonni, parenti lontani e recenti, che in passato hanno lasciato il Paese per cercare fortuna altrove. I grandi processi di emigrazione che hanno interessato l’Europa il secolo scorso, hanno portato anche alla meridionalizzazione del nord.
Oggi invece viviamo nel paradosso, i meridionali del nord disprezzano il sud, considerandolo una palla al piede, ripudiando così la propria terra d’origine.
I flussi di migrazione, oggi, spostano milioni di persone dai paesi più disagiati verso i paesi europei, soprattutto Italia, Francia, Spagna, Germania e Inghilterra. Questi enormi flussi portano, oltre alle famiglie disperate, anche le organizzazione criminali del luogo che spesso entrano in conflitto o in collaborazione con le organizzazioni criminali locali come la camorra, la mafia e la ‘ndrangheta. Oggi infatti la mafia cinese in Italia è fortissima.
Tornando a parlare dalle tante storie che ci scorrono veloci ogni giorno davanti agli occhi, vorrei cominciare con quella di M. A. B. giovane ventunenne che vive a Palermo da circa 2 anni. Giunto dal Bangladesh da solo, trascorre le sue giornate alla stazione centrale di Palermo vendendo oggetti di vario genere. La sua è sicuramente una storia molto particolare. Infatti racconta di aver iniziato gli studi di Scienze Politiche presso la National University in Dhaka, ma a causa di una grave crisi che ha colpito la sua famiglia è stato costretto a emigrare in cerca di fortuna. Lui avrebbe voluto tanto proseguire gli studi, ma la famiglia non poteva più permettergli la retta universitaria, così costretto ad abbandonare comincia la sua avventura nelle città italiane. Oggi guadagna circa 10/20 euro al giorno, appena sufficienti per garantirgli un vita più o meno dignitosa. Suo padre pensionato, sua madre non ha trovato lavoro e suo fratello si arrangia in qualche modo lavorando in Bangladesh. Quando racconta la sua storia, si vede chiaramente la sofferenza con cui parla della sua terra e della sua famiglia, triste di essere così distante. Non era questa la vita che sognava. Mi confida che avrebbe tanto voluto continuare l’Università e continuare la sua vita bangladese.
Poi c’è S. D. giovane camerunense che gira per i vari supermercati di Palermo aiutando a spingere i carrelli carichi di borse per la spesa fino alle auto e porta anche le borse dei clienti fino a casa in cambio di qualche moneta. Anche lui è partito da casa giovane perché il padre non riusciva più a sfamare la sua famiglia.
A Milano tra Piazza Duomo e il Castello Sforzesco, vende braccialetti Said, giovane malese che ha girato quasi tutte le città italiane: Napoli, Trapani, Palermo, Roma e tante altre. Ha tanti fratelli, tutti divisi tra Italia e Francia. Da quando è partito dal Mali non è mai riuscito a tornarci.
Altrettanto simile è la storia di A.B. ragazzo di 29 anni che da poco più di un anno vive a Palermo dopo aver trascorso qualche tempo a Torino, Grosseto, Salerno e altri centri italiani, vendendo, come molti altri, oggetti di vario genere. Anche lui vorrebbe tornare nel suo paese, il Bangladesh, ma non ha la possibilità economica. Ha cercato un lavoro più o meno fisso a Palermo, ma non è riuscito a trovarlo.
Adesso è costretto a vendere ombrelli e accendini alla stazione centrale, ogni giorno dalla mattina alla sera, riuscendo a racimolare il minimo per sopravvivere (circa 10/20 € al giorno). Racconta delle sue giornate, tutte uguali fin dalle prime luci del mattino. Dopo la colazione e la preghiera si reca in Stazione, a pranzo mangia riso con altri suoi connazionali e dopo nuovamente in Stazione fino a sera. Cena nuovamente a base di riso e dopo la preghiera dorme qualche ora prima di tornare in Stazione. Non ha saputo spiegarmi dove dormisse, non c’è riuscito, o forse non l’ho capito io. Sarà stato davvero troppo complicato da spiegare. Emanuel Butticè
Il gruppo giovani dell'Associazione culturale Cambiamenti, nuovo soggetto politico che intende partecipare alle prossime elezioni amministrative, ha aperto la prima web radio denominata Radio Cambiamenti.
Tale canale radio si basa sull'idea di dare un libero spazio ove i giovani del paese possano esprimere le proprie idee, la propria creatività e le proprie esigenze, sempre più nell'ottica che oggi più che mai i giovani hanno la responsabilità di rendersi protagonisti della vita politica.
Le esigenze dei giovani di cambiamenti rimbombano come un eco nel paese, sempre più nella convinzione che non bisogna considerarli il futuro del paese, ma come il presente.
Si dicono di loro che sono giovani, ma essi precisano che essere giovani non significa essere sprovveduti, e di fatto lo stanno dimostrando realizzando una vera e propria rivoluzione culturale e politica nel nostro paese, una ventata di novità che sta facendo risvegliare tante coscienze assopite.
L'idea di aprire una radio mi fa ricordare chi lo ha già fatto in passato, in particolare mi fa ricordare un giovane di Cinisi che aveva il coraggio di parlare, di comunicare con i propri cittadini e che utilizzava quel mezzo come strumento di libertà..... si.... era lui.....Peppino Impastato.....capisco che il paragone è enorme e fa spaventare.....ma non posso fare a meno di farlo.... sperando che questa volta la cittadinanza dimostri di stare vicino a questo gruppo di giovani che esprimendosi liberamente stanno realizzando un vero e proprio cambiamento.
CASTELLAMMARE
- Domani alle ore 9:30 presso l’aula magna dell’Istituto Piersanti Mattarella –
Danilo Dolci sarà presentato il progetto “Fai la differenza – Contrasta il
pizzo e promuovi la legalità con il consumo critico,” organizzato
dall’associazione AddioPizzo e Libero futuro impegnate nell’assistenza agli
imprenditori vittime di richieste di estorsione e di usura. Il progetto rientra
nel Pon Sicurezza per lo sviluppo obiettivo convergenza 2007 – 2013 rete di
consumo critico “Pago chi non paga”. Con l’occasione sarà inaugurato a
Castellammare il percorso che identificherà la “PRIMAVERA ANTIRACKET” che si
concluderà a maggio con la settimana della legalità.
“L'idea
è quella di intraprendere un percorso culturale con le scuole dove i ragazzi
saranno protagonisti attivi nello sviluppo della consapevolezza che siamo tutti
artefici della nostra libertà di cittadini e consumatori.
Se un
cittadino acquista presso un commerciante che paga il pizzo indirettamente
finanzia l'organizzazione mafiosa rendendosi di fatto complice di condotte
criminose. Il consumo critico dunque mira ad orientare gli acquisti presso i
negozi che hanno detto NO al pizzo per sostenerli e promuovere un' economia
sana e legale. Solo un cittadino responsabile, unito ad azioni collettive
sostenute dalle istituzioni, acquisterà la forza per togliere il controllo del
territorio alle organizzazioni mafiose costruendo un futuro di legalità e
progresso. E se anche non si paga il pizzo o non ancora, l’adesione alla
campagna rappresenta una denuncia preventiva che comunque identifica gli
intendimenti del soggetto che aderisce. Il consumo critico è dunque un forte
strumento di lotta.”
Interverranno,
in qualità di relatori:
·
Ing. M. Bresciani Sindaco di Castellammare del Golfo
·
Enrico Colajanni Presidente di Libero Futuro
·
Nicola Clemenza Referente provinciale di Libero Futuro
·
Sebastiano Cruciata Presidente Associazione Antiracket Castellammare
CASTELLAMMARE – Sappiamo tutti quali sono le condizioni dei trasporti
siciliani, disperate può sembrare riduttivo. I siciliani sono sempre
gli ultimi. Ultimi che non saranno mai primi, se si continua su questa
strada.
Per chi viaggia ogni giorno dalla stazione di Castellammare del
Golfo, il treno non è solo un miraggio, ma piuttosto, troppo spesso, può
essere definito un vero e proprio incubo. I pendolari castellammaresi
sicuramente non sono soddisfatti di come vengono trattati da Trenitalia
che ogni giorno riserva per loro sorprese sempre più assurde.
Sono tante le storie di chi ogni giorno cerca disperatamente di
prendere il treno da Castellammare per raggiungere la vicina Palermo.
Studenti, lavoratori, tutti lamentano gli stessi disagi. Le segnalazioni
e i racconti, a volte simili alle più fantasiose leggende
metropolitane, sono davvero inverosimili.
Treni che scompaiono come fantasmi, treni che dovrebbero fare la
fermata ma che inspiegabilmente passano dritto incuranti delle tante
persone in attesa del treno che sbraitano nervosamente. Tutto questo già
dalle cinque del mattino. Se il buon giorno si vede dal mattino…
Un classico è il treno soppresso all’ultimo minuto, anticipato dal
nulla. Nessuna comunicazione, nessuna indicazione. Spesso Trenitalia
manda un autobus per “rimediare” al danno; ma la cosa più assurda è che
nessuno si preoccupa di comunicarlo ai viaggiatori. Nessuna
comunicazione. Addirittura è capitato una volta che l’autobus mandato da
Trenitalia restasse vuoto nonostante la stazione fosse piena di
persone. Paradossalmente i passeggeri non sapevano che poco distante ci
fosse un autobus che li avrebbe condotti alla stazione più vicina per
prendere il treno. Quindi totale mancanza di comunicazione. Ma a questo
punto ci si chiede: ma non c’è il capostazione? Certamente, ma non
sempre è presente o più semplicemente non ha ricevuto nessuna
informazione da Trenitalia. Alcuni ci dicono che vedere il capostazione è
diventata una rarità. Uno studente ci racconta che in una delle sua
rare apparizioni, il capostazione si sia addirittura infastidito per le
continua domande sui treni soppressi all’ultimo minuto, rispondendo di
non esserne informato e di non avere indicazioni dalla direzione. In
poche parole, sbrigatela da solo.
È chiaro che non si può sopportare tutto questo. Com’è possibile che a
Castellammare il capostazione non sia informato e disponibile a dare
chiarimenti? O meglio, perché è così difficile trovarlo? E in sua
assenza, non si dovrebbe annunciare qualcosa dai dispositivi acustici
presenti in stazione? Domande che difficilmente avranno risposta.
Oggi sembra che ci siano delle interruzioni vicino alla stazione di
Alcamo diramazione e quindi molti treni sono stati cancellati o
sostituiti con autobus (dopo qualche giorno sono comparsi gli avvisi
anche a Castellammare). Ovviamente non bisogna limitarsi soltanto a
questa comunicazione, occorre informare di più i passeggeri su quello
che succede e soprattutto sulle condizioni dei treni.
Molti pendolari, oggi, sono costretti a prendere l’autobus per
Palermo da Alcamo (da Castellammare gli orari degli autobus per alcuni
studenti sono davvero scomodi).
Siamo davvero la periferia d’Italia e purtroppo veniamo ancora
trattati come cittadini di serie b, senza rispetto e senza garantire la
minima assistenza. Siamo alle solite.
Emanuel Butticè (Pubblicato su alqamah.it)