mercoledì, ottobre 31, 2012

Chi sono i nove deputati della Provincia di Trapani

La Provincia di Trapani ha espresso i suoi 9 deputati eletti all’Assemblea Regionale Siciliana:

BALDO GUCCIARDI(PD): nato a Salemi, in passato è stato dirigente all’USL, risulta il più votato della provincia di Trapani con ben 7982 voti di preferenza. Questa sarà per lui la terza legislatura. Vicino alle posizioni del Senatore Papania, ottiene il maggior numero dei consensi nel Comune di Mazara del Vallo (1605 voti), grazie all’aiuto di Vito Torrente (candidato nelle scorse elezioni con Raffaele Lombardo). Gucciardi ricopre da diversi anni la carica di segretario provinciale di Trapani del PD.
ANTONELLA MILAZZO (PD): vive a Marsala ed è laureata in legge. Eletta nel listino del Presidente Rosario Crocetta con ben 182 voti di preferenza. Il neo-onorevole è vicesegretario del PD in Provincia di Trapani e vicina alle posizioni del Senatore Papania e di Baldo Gucciardi.
NINO ODDO (PSI): nato a Erice, è stato eletto nel listino del candidato presidente Rosario Crocetta con un numero di poco inferiore rispetto alla sua collega di “listino”, Antonella Milazzo; il suo traguardo è di 50 voti nel collegio di Palermo. E’ stato già deputato nella XV legislatura con “uniti per la sicilia”. Alle regionali del 2008 si è candidato, nel collegio di Trapani, raggiungendo circa 1.900 voti preferenza.
MIMMO TURANO(UDC): alcamese, laureato in legge, figlio di Vito Turano (ex Sindaco di Alcamo), ha ottenuto 6.106 voti di preferenza. Mimmo Turano, Presidente uscente della Provincia di Trapani, è già stato tre volte deputato regionale con il CDU e poi con l’UDC.
GIROLAMO FAZIO (PDL): cresciuto nel quartiere di Fulgatore, è stato 10 anni sindaco di Trapani con Forza Italia prima e PDL dopo. Con 6.283 voti approda per la prima volta all’Ars. Fazio è  stato, in passato, vicino alle posizioni del Sen. D’Alì, ma negli ultimi anni pare che questo rapporto si sia raffreddato.
PAOLO RUGGIRELLO (LISTA MUSUMECI): nato a Trapani, già con due legislature alle spalle nelle file del MPA, è stato eletto con 6.693 voti di preferenza. Ruggirello è un dirigente d’azienda.
GIOVANNI LO SCIUTO (MPA): nato a Castelvetrano, medico, è stato eletto con 6.119 voti di preferenza. In passato è stato Consigliere Provinciale e Assessore Provinciale, alle ultime competizioni è stato lo sfidante di Felice Errante (attuale sindaco di Castelvetrano).
VALENTINA PALMERI (M5S): nata ad Alcamo, lavora nell’azienda di famiglia, è stata la seconda più votata in Provincia di Trapani con 6.852 voti di preferenza. Per lei, la prima esperienza in politica.
SERGIO TROISI (M5S): è nato ad Erice, ingegnere elettronico; con 2.901 voti di preferenza ha conquistato il secondo seggio dei grillini in Provincia di Trapani. Anche lui alla prima esperienza politica.

interamente tratto da Alqamah.it

domenica, ottobre 28, 2012

Libera contro il gioco d' azzardo

Libera rilancia la proposta della campagna nazionale "Mettiamoci in gioco" e invita a mandare la comunicazione, che segue, all'indirizzo email segreteriadelportavoce@governo.it. 
L'indirizzo email a cui inviarle è: segreteriadelportavoce@governo.it
QUESTO IL TESTO DELL'EMAIL:
All'attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti 
Egr. Presidente, sono molto preoccupato per le dimensioni e le caratteristiche che il gioco d'azzardo sta assumendo nel nostro paese. I costi sociali e sanitari che comporta sono di gran lunga superiori ai vantaggi che lo Stato ne ricava: problemi di abuso e dipendenza e relativi oneri per il servizio sanitario nazionale, difficoltà economiche e indebitamento per chi sperpera quantità eccessive di denaro nei giochi, separazioni, oneri per le spese legali, riciclaggio e infiltrazioni della criminalità organizzata... Per questo trovo inadeguate le misure previste nel decreto Sanità varato dal Suo Governo. Ho apprezzato l'inserimento del gioco d'azzardo patologico nei Lea, voluto dal Ministro Balduzzi. Ma da un Governo tecnico di così alto profilo mi attendevo una ben maggiore tutela del diritto alla salute dei cittadini, anche di fronte a lobby potenti e agguerrite. Personalmente, condivido quanto espresso in merito da Mettiamoci in gioco, campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo, di cui trova qui sotto la presa di posizione. 

Distinti saluti 
FIRMA

COMUNICATO STAMPA 
Gioco d'azzardo, il Governo fa cilecca
 Presa di posizione della campagna Mettiamoci in gioco, promossa da Istituzioni, terzo settore e sindacati (Roma, 6 settembre 2012)
 Deludente e inadeguato. "Mettiamoci in gioco", campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo boccia il decreto Sanità approvato ieri in Consiglio dei ministri per la parte riguardante proprio l'azzardo. 
La campagna - promossa da ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, UISP - valuta positivamente il fatto che, dopo anni di immobilismo, si sia finalmente deciso di legiferare in merito ai costi sociali, economici e psicologici provocati dalla diffusione incontrollata dei più diversi giochi d'azzardo. Ed esprime il proprio apprezzamento per il fatto che il gioco d'azzardo patologico sia stato inserito nei Livelli essenziali di assistenza (Lea), permettendo così alle persone dipendenti di ricevere cure e assistenza dal servizio sanitario nazionale. Tuttavia, le criticità restano notevoli: 1. L'inserimento del gioco d'azzardo patologico nei Lea non è accompagnato da una copertura finanziaria: come faranno i servizi sanitari e socio-sanitari a far fronte a queste nuove dipendenze con delle risorse già oggi gravemente insufficienti? Ci attendiamo che nella definizione del nuovo Patto per la salute e dei Lea la questione venga sciolta positivamente. 2. I limiti alla pubblicità sono poco incisivi perché calibrati esclusivamente sui minorenni, quando è noto che il gioco d'azzardo è diffuso tra tutte le età. Inoltre, rimane il problema di un controllo più stringente sui messaggi pubblicitari lanciati dai concessionari, che finiscono spesso per illudere con l'idea di una vincita "a portata di mano". 3. Non viene dato alcun reale potere ai sindaci rispetto alla regolamentazione di concessioni, luoghi e orari di gioco sui propri territori. La possibilità di segnalare le sale da chiudere è ben poca cosa. 4. Non viene posto alcun limite all'introduzione di nuovi giochi, la cui continua proliferazione costituisce una strategia fondamentale per conquistare nuovi giocatori o conservare quelli già attivi. 5. Rimane, infine, il limite di distanza per i nuovi giochi da scuole, ospedali e chiese, per quanto abbassato a 200 metri. Una misura meno che simbolica. 
Di fatto, si è persa l'occasione di ridurre lo spazio disponibile, su un territorio, per il gioco d'azzardo. Il Governo, insomma, ha fatto cilecca. Mettiamoci in gioco chiede perciò ai parlamentari e alle forze politiche di migliorare il testo del decreto, privilegiando la tutela della salute dei cittadini alla pressione delle lobby.

martedì, ottobre 23, 2012

Finanziato il recupero di Scopello, finestra aperta sull’infinito

Adesso è ufficiale: è stato interamente finanziato il progetto da ottocentocinquemila euro per lo sviluppo culturale ed economico dell’antico borgo di Scopello e della sua torre d’avvistamento. Un incentivo finalizzato a ridare lustro ad un territorio che rappresenta (e potrà rappresentare a lavori ultimati) un fiore all’occhiello del patrimonio storico di Castellammare del Golfo.

Un’antica torre del XV secolo osserva imponente il borgo sottostante, vigila sul mare, sulle coste, sulla Riserva dello Zingaro e sul bosco che si trova alle sue spalle: è torre Bennistra che adesso si appresta a tornare all’antico splendore grazie ad un progetto di recupero da 805.000 euro avviato dal Comune di Castellammare del Golfo con il supporto dell’assessorato regionale delle Risorse Agricole ed Alimentari (dipartimento Interventi Infrastrutturali per l’Agricoltura). Torre Bennistra è stata costruita nel XV secolo su un cocuzzolo a sud del baglio ad una altitudine di 202 metri sul livello del mare e domina l’intero Golfo di Castellammare dal suo eccezionale punto di osservazione. Il suggestivo borgo di Scopello è circondato, infatti, da torri saracene che facevano parte di un sistema che permetteva di trasmettere, in pochissimo tempo, qualsiasi notizia di carattere militare: le torri comunicavano di notte per mezzo di fuochi e di giorno con il fumo.  Ne abbiamo parlato con la giornalista e portavoce del primo cittadino, Annalisa Ferrante che ci ha messo in contatto proprio con il Sindaco Marzio Bresciani che, ai microfoni di Radio Alcamo Centrale per la trasmissione Liberamente Radio, ha affermato: «E’ un momento importante per il nostro paese poiché ottenere l’intero finanziamento per il recupero di un immobile di interesse storico. Il borgo di Scopello si inserisce in un contesto territoriale di pregio e di notevole valore storico-monumentale per la presenza di beni architettonici simbolo del territorio trapanese». A gennaio l’amministrazione comunale, tramite l’ufficio Tecnico e lo sportello Europa, aveva presentato il progetto con una richiesta proprio di ottocentocinquemila euro, adesso finanziati nell’ambito del PSR Sicilia 2007/2013 per lo “sviluppo e rinnovamento dei villaggi”, risultando al sesto posto della graduatoria regionale. Il progetto prevede anche la sistemazione delle strade, della fontana sita in Piazza Nettuno, dei locali delle Poste e della guardia medica e altri interventi di interesse collettivo.  

Uno sguardo alla storia del territorio: Scopello!

Un borgo con un nome che rispecchia perfettamente la sua identità: Scopello (dal greco Skopelos, che vuol dire scoglio, o dal latino Scopulus, con il significato più generico di rupe)  fu l’antica Cetarea, un borgo marinaro chiamato così per l’abbondanza di tonni e costruito dai Fenici che, a cavallo tra l’undicesimo e il decimo secolo, occuparono tutti i promontori e le isolette siciliane utili agli scali commerciali, mentre le zone interne erano abitate dagli indigeni (Sicani) che vivevano sparsi nelle campagne e si riunivano in gruppi nei monti solo in caso di guerre. A circa 2 km da Cetarea, risalendo il canalone dove scorre il torrente di Guidaloca, si trovano grotte che riportano al loro interno i segni degli antichi insediamenti e accanto una necropoli scavata nella roccia marmosa. Si pensa che nelle grotte sottostanti si praticavano sacrifici, infatti gli aspetti più caratteristici del culto erano la prostituzione sacra e il sacrificio dei bambini in connessione con la religiosità sacra e l’uso funebre della cremazione, negli anni seguenti talvolta la vittima era sostituita da un agnello. La Cetarea in seguito venne distrutta da un fortissimo maremoto che la fece sprofondare. Nel IX secolo D.C. gli Arabi ristrutturarono la tonnara fatta dai Fenici e chiamarono Scopello Iscubul Iakut. Furono questi ultimi a dare il nome di Baglio (Bahal) ai cortili a forma quadrata circondata da magazzini, stalle e alte mura. Nel 1200 i Normanni costruirono una torre in cima ad un faraglione e guardia della tonnara per difenderla dalle ciurme corsare; mentre torre Bennistra e la torre di Guidaloca si pensa che siano state costruite nel XVI secolo per difendere la costa dai pirati. Una parte importante della storia di Scopello è del 1500, quando lo stato africano inizia ad avere successo sugli spagnoli allora dominanti in Sicilia. Anche la minaccia della Turchia appoggiata dalla Francia diventa un pericolo per i territori spagnoli nel Mediterraneo, così nel 1531 gli spagnoli cominciano a provvedere alla fortificazione delle coste con una serie di torri che, vedendosi l’una con l’altra, potevano comunicare e controllare il territorio.


Fabio Barbera

sabato, ottobre 20, 2012

Elezioni Regionali Sicilia: Imparare dagli errori

Tra poco più di una settimana (giorno 28 Ottobre) si svolgeranno le elezioni regionali, per la nomina del presidente della Regione Sicilia e dei membri dell'Assemblea Regionale Siciliana (ARS). La campagna elettorale al momento sembra avere due facce: quella chiassosa e forse anche eccessiva delle città siciliane tappezzate di manifesti, riportanti sempre gli stessi volti da decenni, che è quella che abbiamo sotto gli occhi soltanto noi siciliani; ma vi è anche un'altra faccia che è quella silenziosa dei media nazionali. Già, perchè queste elezioni si stanno avvicinando nel totale disinteresse da parte delle TV e dei giornali nazionali, se non fosse per qualche servizio su Grillo che attraversa lo stretto a nuoto.
Eppure la Sicilia ha sempre avuto un ruolo importante nella definizione degli equilibri politici nazionali, tanto che non mi sembra eccessiva la frase che è circolata negli ultimi tempi: "Cambiare la Sicilia per cambiare l'Italia".

La Sicilia attraversa uno dei periodi più bui della sua storia tanto a livello economico quanto culturale. Da un lato infatti si è spenta ogni speranza da parte di noi giovani di trovare un lavoro nella nostra terra. Io per primo sono tra quelli che stanno cercando fortuna fuori, e non potete immaginare (o forse si) quanto mi faccia incazzare questa classe politica che mi ha privato del diritto di vivere nella mia terra.
Poi per quanto riguarda l'aspetto culturale, è sotto gli occhi di tutti la difficoltà di sconfiggere fenomeni come il clientelismo o l'idea che bisogna cercare una raccomandazione per lavorare, "tanto lo fanno tutti, io chi sugnu cchiù minchia?".

Mi piacerebbe che i miei conterranei, prendessero coscienza di questi problemi e si ponessero alcune domande: perchè ci troviamo in questa situazione? chi l'ha creata? chi l'ha cavalcata? chi l'ha peggiorata nel tempo? come possiamo porvi rimedio?
Penso che soltanto in seguito ad una presa di coscienza di questo tipo sia possibile svegliarsi dal torpore e cambiare lo stato attuale dei fatti.

Quando andrete a votare, fatelo col cervello. Pensate alle conseguenze che si avrebbero scegliendo ancora una volta i governanti sbagliati. Non voglio con questo post dare indicazioni di voto, ma piuttosto dare un consiglio: votate per qualcuno dopo aver valutato bene qual'è il suo passato, qual'è il suo curriculum (cosa ha fatto di buono fino adesso), quali sono le sue proposte e soprattutto se ha fatto parte della classe politica che ci ha portato dove siamo adesso.

Sono convinto che quante più persone esprimeranno un voto ponderato, tanto maggiore sarà la possibilità di vivere "domani" in una Sicilia migliore.

In bocca al lupo Sicilia...

Alessio Navarra

domenica, ottobre 07, 2012

Il coraggio di chi scrive.



“… la guerra in Cecenia continua. È quello di cui hanno bisogno le autorità. Il paese vive una volta di più secondo i modelli imposti dai servizi segreti, che ancora una volta sono al di sopra della legge. Noi continuiamo a seminare Putin per raccogliere Stalin. Non è una sensazione piacevole. Mi chiedo spesso se sia possibile abituarsi all’idea che ci siano assassini al soldo dello stato.” Anna Politkovskaja tratto da: “Cecenia. Il disonore russo.”


La morte è arrivata troppo presto, troppo velocemente. In un piccolo quartiere di Mosca 6 anni fa, esattamente il  7 ottobre 2006 moriva Anna Politkovskaja, uccisa nell’ascensore del suo palazzo.  Anna muore, tra le buste della sua ultima spesa, dentro un ascensore, da sola, senza un grido, senza una parola. Giornalista coraggiosa che ha sfidato il governo russo riuscendo a raccontare gli orrori della “guerra” in Cecenia , che senza di lei non avrebbero avuto voce.  

Raccontando meticolosamente i retroscena della cruda realtà cecena è andata contro il sistema che imponeva il silenzio, la bugia ed è riuscita a rendere di tutti delle storie crude, di odio, di terrore, di torture e di menzogne. Senza esitazione, ha denunciato le barbarie compiute dal governo di Putin, senza arrendersi mai, neanche davanti alle tante minacce di morte ricevute. “A volte la gente paga con la propria vita per dire ad alta voce ciò che pensa”, e questo Anna lo sapeva bene, sapeva che era solo questione di tempo. Però il destino a volte è davvero strano, Anna è stata uccisa il 7 ottobre, lo stesso giorno il presidente Putin festeggia il suo compleanno; c’è chi vede questo come un regalo verso il presidente, lo stesso presidente che Anna denunciava e accusava, lo stesso di sempre. Ancora oggi il colpevole dell’omicidio rimane sconosciuto, come spesso, purtroppo, accade in Russia. Sono passati 6 anni dalla sua scomparsa ed io voglio ricordarla con semplicità e rendere universale il suo messaggio. Un messaggio di speranza e soprattutto di pace. 

Come un pugno nello stomaco ho letto molti scritti di Anna, li ho trovati crudi, freddi, spesso anche difficili da digerire ma proprio per questo li ritengo essenziali. Nel suo libro “Cecenia. Il disonore russo” possiamo carpire quella voglia di raccontare la verità che ormai sembra diventata una rarità nel sistema intrinseco di corruzione e di soggezioni che certi sistemi impongono alla stampa e all’informazione in generale. Il suo raccontare, storia dopo storia, verità dopo verità, ha alimentato le voci, ormai strazianti, delle migliaia di donne, uomini e bambini costretti alle peggiori torture nella propria terra, nella propria casa, nel proprio letto. Ogni pezzo doveva aiutare qualcuno, contrastare un’ingiustizia o semplicemente raccontare come stavano le cose. La sua attività non era solo giornalistica, ma umanitaria. Aveva deciso di smascherare le menzogne del suo paese, guardando negli occhi i responsabili, partecipando ai processi per cercare di dare giustizia a donne violentate, uomini torturati, bambini orfani… 

 Anna lavorava in condizioni economiche non proprio favorevoli ma nonostante tutto non si è arresa, è andata sul campo a raccontare le sue storie e renderle alla portata di tutti. È proprio questo che ha ucciso Anna Politkovskja, l’aver trasformato delle storie di guerra da dimenticare in storie aperte a tutti, e hanno suscitato non poca rabbia verso un governo che per anni ha mentito e taciuto. Le parole di Anna sono diventate scomode e per questo ha pagato con la vita. Per non dimenticare e per tenere vivo il ricordo di tutte quelle persone che ancora oggi si battono per i diritti degli uomini e per salvaguardare la libera informazioni, mi sento di tenere vivo il ricordo, di una giornalista coraggiosa che non ha mai smesso di vivere.



Oggi, il coraggio dei suoi scritti e il suo sacrificio estremo fanno di Anna Politkovskaja un simbolo della libertà di pensiero e di parola.


“Contrariamente a quanto affermano medici, neurologi e psichiatri sulle nostre infinite possibilità, ogni uomo dispone di una resistenza morale limitata al di là della quale si apre il suo abisso personale. Non è necessariamente la morte. Ci possono essere situazioni peggiori, ad esempio la perdita totale della propria umanità, come unica risposta alle innumerevoli nefandezze della vita. Nessuno può sapere ciò di cui sarebbe capace in guerra.” - Anna Politkovskaja


“… come si fermano le guerre? Le guerre finiscono precisamente quando i nostri sentimenti di odio cedono il passo. Altrimenti, come tanti condannati a morte, aspettiamo il nostro turno, perché abbiamo affidato il nostro paese a persone che non hanno paura di sterminare i loro simili, innocenti.” - Anna Politkovskaja


Fonti: “Cecenia. Il disonore russo” e “Proibito parlare”.
 A questo link l’ultimo articolo di Anna “Ti chiamiamo terrorista”: http://it.peacereporter.net/articolo/6479/

Emanuel Butticè

venerdì, ottobre 05, 2012

Processo D'Alì: Il pentito Ingrasciotta spiega i rapporti tra D'alì e Matteo Messina Denaro

Interamente tratto da antimafiaduemila.it
Alla prima udienza depositato nuovo verbale di un pentito. Libera parte civile ma le difese chiedono la vidimazione notarile su Ciotti di Rino Giacalone - 5 ottobre 2012. Aperta e rinviata al 30 novembre prossimo l’udienza contro l’ex sottosegretario all’Interno Antonio D’Alì, parlamentare di Forza Italia della prima ora, ininterrottamente eletto al Senato dal 1994, e che ha seguito Berlusconi nel Pdl e ora presiede la commissione Ambiente di Palazzo Madama. Il processo è iniziato oggi a Palermo dinanzi al gup Giovanni Francolini con un colpo di scena: il deposito da parte del pm Andrea Tarondo di un nuovo verbale che si va ad aggiungere alla mole delle carte già prodotte dall’accusa e che proverebbero gli “intimi” rapporti tra D’Alì e i potenti mafiosi Messina Denaro, Francesco e Matteo, già suoi campieri. Il collaboratore di giustizia è Giovanni Ingrasciotta, un personaggio che nel 1996 sfuggì ad un agguato ordinato dai Messina Denaro: fu attirato in un tranello dal consuocero di don Ciccio, Vito Panicola, consigliere provinciale della Dc, ma questi sparando invece di colpire lui ferì a morte il figlio, Giuseppe Panicola. Ingrasciotta riuscì a fuggire e nel gennaio del 1997 cominciò a collaborare. La sua collaborazione però fu presa in considerazione solo per l’agguato, la sua figura andò scemando, fino a quando qualche mese addietro ha riconquistato notorietà per una presunta estorsione che lui avrebbe tentato nel nord Italia dove nel frattempo si è trasferito. Più passa il tempo e più sembra che l’episodio sia stato posto in essere proprio per dare discredito alla sua collaborazione, mentre Ingrasciotta cominciava a deporre in importanti procedimenti a proposito di sequestri e confische di beni ai mafiosi. L’ultima sua deposizione, un mese addietro, davanti al pm Andrea Tarondo che rappresenta l’accusa nel processo contro D’Alì. Il verbale oggi ha fatto ingresso nel dibattimento ed è esplosivo. C’è il racconto del sostegno elettorale garantito dai Messina Denaro a D’Alì nel 1994, ma c’è anche il racconto di una truffa che Matteo Messina Denaro avrebbe rischiato di subire dai titolari di una finanziaria trapanese, la Fimepo, fallita a fine anni ’80. Di quest’ultima si interessò anche il procuratore Borsellino che fece arrestare i titolari, Salvatore e Lucio D’Ambra, padre e figlio, dopo che questi avevano fatto sparire i risparmi di tanta gente e quasi reso povere molte famiglie di Pantelleria dove era avvenuto il grosso della raccolta di denaro. Ingrasciotta ha detto che Messina Denaro aveva versato soldi propri in quelle casse e quando cominciò a percepire, prima ancora della magistratura, che le cose si stavano mettendo male, si mosse per recuperare i soldi e far sentire quanto violenta poteva essere la sua reazione. Non accadde nulla di grave, perché a garantire per i D’Ambra sarebbe stato proprio il senatore D’Alì. Ingrasciotta ha raccontato l’esito di una riunione che si sarebbe svolta nella sede della Fimepo dove lui accompagnò Matteo Messina Denaro, presente per l’appunto Antonio D’Alì che ancora non era stato eletto senatore. Il verbale è composto da una decina di pagine, racconto molto dettagliato, il particolare che Ingrasciotta dimostra di ricordare benissimo è quello di quando l’incontro finì e Matteo Messina Denaro diede una pacca sulla spalla di D’Ambra senior per dire che l’aveva scampata bella. Il pm Tarondo ha chiesto al giudice di potere sentire Ingrasciotta in aula, le difese si sono riservate e l’udienza è slittata a fine novembre. Ad avvio del dibattimento il giudice ha affrontato la questione della costituzione come parte civile dell’associazione Libera, rappresentata in aula dall’avv. Enza Rando. Nell’udienza nella quale si è deciso il rito abbreviato, le difese del senatore, avvocati Bosco e Pellegrino, avevano eccepito che non si evinceva la titolarità di don Luigi Ciotti quale presidente dell’associazione Libera, avendo firmato don Ciotti l’istanza di costituzione. Circostanza arcinota e che però hanno chiesto venisse provata da documenti. L’avv. Rando ha prodotto gli atti relativi, ma ancora oggi è stata sollevata altra eccezione, i legali hanno lamentato l’assenza sui documenti presentati della vidimazione notarile, insomma don Ciotti può qualificarsi presidente di Libera solo se affianco alla nomina c’è la firma di un notaio. “Come Libera – ha detto l’avv. Enza Rando – ci siamo costituiti in diversi processi, ma il bollo notarile non ce lo ha mai chiesto nessuno”. Il gup deciderà il prossimo 30 novembre anche su questo. Contro il senatore D’Alì’ c’è una articolata accusa che parla di mafia, appalti, politica: “Non è un processo qualsiasi – continua l’avv. Enza Rando – è un processo che punta a difendere la dignità dello Stato, la credibilità dello Stato, per questo c’è Libera perché è noto il suo impegno a difesa dei cittadini, che sono il vero Stato, “noi” cittadini”. L’attenzione di Libera è puntata sulla gestione dei beni confiscati. Tra le accuse al senatore D’Alì ci sarebbe quella di non avere gradito l’azione del prefetto di Trapani Fulvio Sodano a favore di uno dei beni confiscati alla mafia più importante della provincia di Trapani, la Calcestruzzi Ericina. E Sodano nel luglio 2003 dopo uno scontro con D’Alì che era sottosegretario agli Interni, fu trasferito improvvisamente ad Agrigento. “Libera – ricorda l’avv. Rando - ha conosciuto l’impegno e il sacrificio del prefetto Fulvio Sodano che è stato a Trapani vero primo rappresentante dello Stato che vuole combattere la mafia”. 
“Il lavoro di Libera – dice don Luigi Ciotti - è innanzitutto quello di cogliere e portare in mezzo alla gente, anche nelle aule dei Tribunali, l'addolorato grido di dolore dei familiari delle vittime delle mafie che pretendono il rispetto del "bisogno" di giustizia e verità che appartiene anche a tutti "Noi". In un processo dove emerge il presunto tentativo di un indagato, il senatore Antonio D'Alì, di rendere vana la legge sui beni confiscati alle mafie, Libera, che ha raccolto 1 milione di firme per la tutela e l'applicazione di una legge importante e fondamentale, nell'unico interesse della società civile responsabile, non potevamo non costituirsi parte civile per potere meglio conoscere la storia della mafia nella terra del latitante Matteo Messina Denaro, le cui mani, sporche del sangue di tanti morti ammazzati, oggi muovono i fili di una parte dell'economia, di imprese e sono capaci di intaccare il consenso elettorale per le connessioni coltivate da quella che in provincia di Trapani, e non solo, si chiama mafia borghese”.

mercoledì, settembre 26, 2012

Castellammare del Golfo ricorda il Capitano Paolo Ficalora.


Il Capitano Paolo Ficalora, una vittima della mafia a lungo dimenticata e, peggio, infangata dalle solite "voci" messe in giro ad arte. Per anni si è detto in giro che Paolo Ficalora fosse colluso con una certa fazione mafiosa e che fosse rimasto vittima della guerra tra i Corleonesi e gli altri; tutte balle! Ha, invece, contrastato apertamente l'arroganza mafiosa, come dovrebbe fare qualsiasi Cittadino; è grazie all'impegno e alla tenacia dei familiari di Paolo Ficalora che oggi ne possiamo ricordare l'alto valore morale. E l'Amministrazione Comunale vuole rendere omaggio ad un concittadino dal quale abbiamo tutti moltissimo da imparare.
A seguire il comunicato stampa dell'Amministrazione. 


COMUNE DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO
Provincia Regionale di Trapani
Gabinetto del Sindaco
Comunicato Stampa n° 89, 25 settembre 2012


In ricordo di Paolo Ficalora: nel ventennale della morte l’amministrazione ricorda il capitano di lungo corso ucciso dalla mafia.
Commemorazione al cimitero ed all’aula consiliare.

Nel ventennale della morte, l’amministrazione comunale ricorda Paolo Ficalora il capitano di lungo corso ucciso dalla mafia il 28 settembre del 1992. Paolo Fiacalora, capitano di mercantili in pensione, aveva 59 anni quando i sicari lo uccisero sotto gli occhi della moglie, davanti il villaggio turistico che gestiva a Guidaloca. Per anni aveva resistito alle pressioni della mafia che avrebbe voluto sottrargli il residence. Paolo Ficalora è stato riconosciuto vittima di mafia solo circa 10 anni dopo la sua morte, e nel 2004 il Comune ha deciso di intitolargli una via nei pressi del bevaio Merla. Nel ventesimo anniversario dell’omicidio di Paolo Ficalora,venerdì 28 settembre 2012, alle ore 9,30, l’amministrazione comunale deporrà una corona di fiori sulla tomba del capitano, all’interno della cappella costruita dai familiari nel terreno ceduto dal Comune. Alle ore 10,30 nell’aula consiliare di corso Bernardo Mattarella, il capitano Paolo Ficalora sarà ricordato dal sindaco Marzio Bresciani, dalla moglie Vita D’angelo, dai figli e dalle testimonianze di quanti lo hanno conosciuto. Nel corso dell’incontro sarà proiettato il video “Paolo Ficalora. Un eroe per caso”, realizzato dagli studenti dell’istituto “Ignazio e Vincenzo Florio” di Erice. «A vent’anni dalla morte ricordiamo il nostro cittadino ucciso dalla mafia poiché Paolo Ficalora, così come altri nostri concittadini illustri, ha pagato con la vita il suo impegno in difesa della legalità  -afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Paolo Ficalora è un esempio di integrità morale e di attaccamento al dovere che deve essere preso ad esempio e conosciuto dalle nuove generazioni perché il suo sacrificio e il dolore della famiglia, non siano vani. Per questo motivo abbiamo coinvolto le scuole nella giornata commemorativa: per noi si tratta di non dimenticare e di avere coraggio, per gli studenti si tratta di conoscere e capire qual è la giusta via da seguire per un cammino di vita libero, senza violenza e imposizioni della criminalità organizzata».

IL PORTAVOCE DEL SINDACO(Annalisa Ferrante)

lunedì, settembre 24, 2012

Roba da record

Un record davvero niente male ha interessato il Comune di Castellammare del Golfo: la tela colorata più lunga del mondo realizzata proprio nel golfo è entrato nel libro dei Guinness! L’iniziativa è stata organizzata dall’associazione “Arte & Cultura- Art in Progress”, in collaborazione con il Comune e realizzata grazie al supporto e l’aiuto di più di seicento persone. Un record che rimarrà nella storia e che è stato verificato nella giornata di domenica 23 settembre da un giudice del Guinness world record. “L’obiettivo principale dell’evento è quello di presentare e di raccontare la Sicilia, ed in particolare le peculiarità di Castellammare del Golfo, in un’unica tela di 390 metri quadri. Il Records management team controlla e garantisce ogni singolo guinness con assoluta imparzialità e grande impegno al serviziodell’autenticità - spiegano gli organizzatori - per questo il primato riconosciuto da Guinness world record non è un compito facile. Occorrono molta preparazione, organizzazione e cura di ogni particolare”. Professionisti del settore, artisti e locali maestri, ma anche gente comune, si sono cimentati in questa gara singolare che ha coinvolto 373 persone tra le quali anche numerosi ragazzi appartenenti a diverse scuole della Sicilia che, con l’ausilio di pennelli e colori, sono riusciti a far conoscere al mondo il golfo di Castellammare e la Sicilia. A fine evento la tela è stata tagliata e venduta, il ricavato sarà devoluto in beneficenza e le immagini della vicenda, con la storia che racconta la sua realizzazione, saranno inserite all’interno del libro dei record: una pubblicazione colossale con oltre 100 milioni di copie vendute in 100 paesi diversi e tradotta in ben 37 lingue, il Guinness World Records è di fatto il libro soggetto a copyright più venduto al mondo! Si ringrazia Annalisa Ferrante per la segnalazione. L’articolo completo, con le foto e le immagini realizzate da Salvatore Giallo, lo trovate sul prossimo numero di RAC Notizie e Affari, la rivista di Radio Alcamo Centrale.
Fabio Barbera

venerdì, settembre 21, 2012

“Obiettivo Castellammare”: concorso fotografico per valorizzare e conoscere il territorio cittadino

“Obiettivo Castellammare”: è il concorso fotografico promosso dall’assessorato alla Cultura guidato da Rosanna Fasulo. Il concorso mira “alla conoscenza e valorizzazione del territorio di Castellammare del Golfo, dai piccoli scorci ai grandi panorami, dagli angoli nascosti ai luoghi pubblici, dalle architetture ed opere d’arte alle attività artigianali e folkloristiche”. L’iscrizione al concorso è gratuita ed ogni autore può partecipare con un massimo di due fotografie per categoria, che dovranno essere inedite e contenute in Cd- rom. Il cd con le fotografie e il modulo d’iscrizione devono essere consegnati all’ufficio della Proloco di Castellammare del Golfo, in Corso Bernardo Mattarella n. 31, aperto tutte le mattine dal martedì alla domenica 9-13), e i pomeriggi del giovedì e sabato (ore 16-19). Premi in denaro per i primi classificati di ogni categoria ( 1° premio: € 250 – 2° premio: € 150 – 3° premio: € 100). La giuria è composta dal sindaco, dall’assessore alla Cultura e da tre esperti in ambito fotografico. “I criteri di valutazione -si legge nel bando- terranno conto del soggetto, dell’ impatto emotivo, della creatività, della qualità e della tecnica fotografica”. Sul sito internet del Comune, all’indirizzo http://www.castellammaredelgolfo.org/ , è possibile scaricare il modulo d’iscrizione al concorso e visionare il regolamento.

I termini per l'iscrizione al concorso sono stati prorogati, come ci segnala Stefano Donatuti. La nuova scadenza è prevista per il 30 Novembre. La premiazione avrà luogo invece il 9 Dicembre.

IL PORTAVOCE DEL SINDACO
(Annalisa Ferrante)

venerdì, settembre 14, 2012

Ars, "Liste pulite" addio si ricandidano anche gli arrestati

Consiglio di leggere questo articolo scritto da Emanuele Lauria per La Repubblica. A mio parere, più di un semplice articolo, una vera e propria mappa della situazione politica siciliana e non solo. Stiamo parlando delle elezioni regionali del dopo Lombardo, del cambiamento, della politica che cambia e che si rinnova. Ma dove? Tutto questo non esiste, in Sicilia tutto sembra essere tale e quale. Il 28 Ottobre spetta a noi decidere, intanto invito tutti a leggere l'articolo.
Emanuel Butticè

Cateno De Luca
Quattro dei sei deputati uscenti che, durante la legislatura appena conclusa, erano finiti in cella, riprovano a conquistare il seggio. Tentati dal ritorno a Sala d'Ercole anche condannati eccellenti come l'ex presidente della Regione Giuseppe Drago. Ecco, partito per partito, i casi che imbarazzano gli aspiranti governatori.

di Emanuele Lauria
 
Un mantra della campagna elettorale già calpestato dai partiti: "Liste pulite", hanno urlato a turno aspiranti governatori e leader delle forze politiche in corsa per le Regionali. Ma gli elenchi dei candidati che si vanno definendo in queste ore tradiscono quelle promesse. Non mancano condannati, rinviati a giudizio e indagati, fra i partecipanti alla gara per un seggio a Palazzo dei Normanni: uno scenario che si presenta in netta continuità con la legislatura appena conclusa, che ha visto quasi un parlamentare su tre finire sotto inchiesta. Quattro dei sei onorevoli finiti agli arresti negli ultimi anni ritentano la strada dell'elezione. Cateno De Luca, "Scateno" per autodefinizione e leader della Rivoluzione siciliana, arrestato (ingiustamente, secondo la Cassazione) nel giugno del 2011 e ancora indagato per tentata concussione e abuso d'ufficio, prova addirittura a candidarsi alla presidenza della Regione. "L'unico giudizio che conta, per me, è quello che a fine ottobre daranno gli elettori", ha urlato di recente "Scateno" nel corso della sua convention palermitana.
Così sia. Chissà cosa penseranno gli elettori, invece, del ritorno in campo di Roberto Corona e Fabio Mancuso. Il primo, esponente messinese del Pdl, era stato arrestato a dicembre nell'ambito di un'inchiesta su polizze fideiussorie false condotta dalla Procura di Roma. Corona, cui solo tre mesi fa è stato revocato l'obbligo di dimora, si accinge ad affrontare un processo che comincerà il 15 ottobre, tredici giorni

prima delle elezioni. Lui si ricandida per l'Ars nella lista del Pdl. E nei manifesti già comparsi in provincia chiede il voto in nome di "una buona politica". Mancuso, invece, ha subito un provvedimento di custodia cautelare per bancarotta. Ha lasciato il Pdl e si appresta a candidarsi per il Partito dei siciliani di Lombardo. E nel Pds, alla corte di Lombardo, dovrebbe riproporsi anche Riccardo Minardo, altro deputato finito agli arresti nella legislatura appena chiusa (è stato rinviato a giudizio per truffa).
La lista degli aspiranti deputati alle prese con guai giudiziari è lunga e mette in imbarazzo i candidati alla presidenza. Nello Musumeci, che ha messo nel suo slogan elettorale la parola "onestà", dovrà spiegare non solo il caso-Corona. A Messina, per dire, nella sua coalizione ci riprova Giuseppe Buzzanca, prima sindaco, poi deputato, poi entrambe le cose, rimasto aggrappato al doppio ruolo grazie a una leggina ad personam dell'Ars e, in passato, condannato a sei mesi per peculato. Dall'altra parte della Sicilia, a Trapani, un altro ex sindaco, Girolamo Fazio, corre per l'Assemblea con alle spalle una condanna a 4 mesi per violenza privata (commutata in una multa). A Palermo riecco Salvino Caputo, iperproduttivo deputato uscente che ha avuto la "sfortuna" di imbattersi - quand'era sindaco di Monreale - in una condanna a due anni (pena sospesa) per abuso d'ufficio e falso: Caputo nel 2004 avrebbe dispensato dal pagamento di multe automobilistiche un assessore e l'autista del vescovo. E nella Catania di Musumeci si riaffaccia nella competizione elettorale, nel Pdl o nella lista Forza Sicilia, l'ex assessore regionale Domenico Rotella, condannato a due anni e tre mesi per falso in bilancio. Peccati gravi o veniali, a volte.
Ma la situazione non cambia spostandosi nel Pid. Innocenzo Leontini, che proprio ieri ha lasciato il Pdl per il movimento di Saverio Romano, porta con sé anche i sospetti legati a un'inchiesta su falsi attestati di invalidità che lo vedrebbe fra gli indagati, malgrado lui smentisca con forza qualsiasi coinvolgimento. La notizia più rilevante, nel Ragusano, è quella del possibile ritorno in campo di Giuseppe Drago, ex presidente della Regione condannato in via definitiva a tre anni per l'utilizzo improprio dei fondi riservati di Palazzo d'Orleans. L'interdizione dai pubblici uffici è scaduta e Drago ha confidato ai suoi amici l'intenzione di ricandidarsi per il Pid. Il cui capogruppo, Rudy Maira, è indagato a Caltanissetta per associazione a delinquere finalizzata alla gestione degli appalti pubblici.
La questione morale sta per irrompere anche nello schieramento di Micciché, dove Fli tenta di imporre un codice etico che farebbe a pugni con alcune candidature degli alleati. Grande Sud è alle prese con la volontà di Franco Mineo di ricandidarsi, malgrado un processo a suo carico per intestazione fittizia dei beni di un boss. E malgrado le già accennate candidature, nelle liste del Pds, di deputati indagati o inquisiti. "Vedremo alla fine chi, fra me e Crocetta, avrà le liste più pulite", aveva detto Micciché. Scommessa difficile da vincere, quella lanciata dall'ex forzista al candidato di Udc e Pd. Che qualche grana, però, l'ha già: come l'inchiesta per voto di scambio che a Marsala coinvolge l'ex eurodeputata Eleonora Lo Curto, passata dall'Mpa all'Udc. Una macchia lieve, forse, ma che anche nel centrosinistra pone il tema della limpidezza delle candidature.
(13 settembre 2012) La Repubblica

venerdì, settembre 07, 2012

Ingroia, la memoria si sa non è il forte di questo paese

Vi consiglio questo interessantissimo articolo che ho appena letto. E' scritto da Corrado Fortuna, l'attore siciliano che ricorderete nel film "My name is Tanino", di Paolo Virzì, girato proprio a Castellammare.

Bene, bravi bis. Ci siete riusciti, grazie ad anni di interventi velenosi, di penne affilatissime, e di arte oratoria da novelli Ciceroni, con quel sorriso ammiccante stampato sulla faccia, pronti a farvi difensori del politicamente scorretto, esperti nel giudicare Retorica ogni rimando al passato e alla storia di questo paese, la quale, che vi piaccia o no, è una storia di mafia, la storia di un paese dove la mafia l’ha sempre fatta da padrona e continua a farlo nonostante certi proclami deliranti. (Sgarbi che sostiene che la mafia siciliana non esiste più, tanto per fare un esempio). Ci siete riusciti: insultare gratuitamente oggi Antonio Ingroia, è diventata una moda. Attaccare Saviano è ormai prassi diffusa in ambienti e salotti sopratutto inclinati verso una certa Sinistra un po’ sinistra. Sui social network vince chi spara il veleno più acido sul pool di Palermo. Bene, bravi, bis. Continuiamo a farci del male.
Ingroia ha fatto il red carpet a Venezia! Scandalo! Magistratura da avanspettacolo!
Dovreste essere più attenti, voi che avete le penne affilate, attenti perchè non siete soli e il veleno nel vostro inchiostro rischia di danneggiare molta gente, specie i più giovani, specie quelli che non ricordano. Attaccare i magistrati che cercano di uscire dal buio e dal silenzio vischioso che li rende più deboli e più soli, è stupido, se non una cattiveria in mala fede. Attenti, perchè attaccare Ingroia denuncia memoria corta, non coraggio da giovane reporter ambizioso. Attenti, perchè prima di fare un errore grosso e grossolano come quello di Sciascia sui professionisti dell’antimafia, dovete prima essere Sciascia, dovete dare prova che il vostro non è un errore in malafede e dovete farlo con una vita di impegno.
Io mi ricordo. Mi ricordo per esempio della famosa puntata del Maurizio Costanzo show da Palermo. E a parte i celeberrimi deliri del giovane Totò Cuffaro mi ricordo quello che ne seguì. Insulti a Falcone come se piovesse. Accuse di cercare la popolarità in televisione. Di essere prossimo alla politica. Mi ricordo gli attacchi per le sue interviste, per il suo libro intervista scritto a quattro mani con Marcelle Padovani “cose di cosa nostra” che oggi è per tutti una bibbia dell’antimafia. Mi ricordo di un magistrato (Carnevale) che di Falcone appena morto diceva “io i morti li rispetto, ma certi morti no” dopo che da vivo si era distinto per “ammazzare” in cassazione le sentenze del pool di Palermo. Quel magistrato (che è rimasto al suo posto fino alla fine della carriera) ha fatto scuola, sia sul piano mediatico che su quello giuridico, (è stato un suo “allievo” a rimandare dalla cassazione al secondo grado di giudizio la sentenza Dell’Utri per un vizio di forma).
Ingroia va in Guatemala! Scandalo!
In quella stessa puntata del Costanzo Show, mi ricordo con non poco dolore gli interventi di Alfredo Galasso, un uomo per il quale nutro stima; si è distinto tutta la vita per le sue battaglie antimafia, ed è anche stato il mio professore di diritto privato all’università di Palermo. Il professor Galasso, non aveva ancora capito perchè Falcone avesse deciso di andare a Roma, accettando quell’incarico grazie al quale oggi esiste una procura nazionale antimafia. Non lo aveva capito e da quel palcoscenico si arrabbiava molto con l’amico Falcone dicendogli ad un certo punto qualcosa che suonava più o meno così: “Giovà, a me questa cosa che te ne vai a Roma non mi piace, mettiamola così!”
Se certe cose le poteva dire un amico come Galasso, o altri “amici” come Leoluca Orlando, che pure lui ebbe più volte da ridire sull’operato di Falcone, figuriamoci gli altri, quelli che amici non erano. In tv e sui giornali si parlava solo di Falcone, ma non del suo operato, dei suoi geniali ed innovativi metodi investigativi, per i quali è osannato oggi in tutto il mondo, ma per attaccarlo, per ridurne lo spessore intellettuale ed umano davanti ad un’opinione pubblica che in quegli anni brancolava nel buio e non sapeva niente, proprio come oggi, di quello che in realtà stava accadendo in Italia.
Ma la memoria, si sa, non è il forte di questo paese. E parlo della memoria vera, non quella memoria di plastica per cui oggi, tutti, a destra e sinistra, inneggiano a Falcone e Borsellino. Tutti, soprattutto quelli che ai tempi li attaccavano. E allora, giù ad infangare un uomo come Ingroia, che oltre ad essere stato un “allievo prediletto” di Borsellino, ha come il suo maestro dedicato interamente la sua vita per riportare un briciolo di dignità alle istituzioni di questo paese.
Mi sembra che in Italia tutti vogliano la verità a patto che questa non tocchi i poteri forti. Quindi tutti a difendere Napolitano, chè il presidente della Repubblica non si tocca. Tutti a scrivere in sua difesa e a riempire i giornali di inchiostro velenoso. Non entro nemmeno nel merito della questione, perchè non è compito mio giudicare l’operato di un magistrato o di un’istituzione che pare proprio avere qualcosa da nascondere viste le reazioni. Non entro nel merito perchè secondo me chi ha dimostrato facendo il suo lavoro e rischiando la propria vita di essere un uomo dello Stato, merita rispetto e applausi. Pure sul red carpet, dove secondo me Ingroia aveva sulle spalle le mani leggere dei suoi maestri. 

Corrado Fortuna

Fonte: ilfattoquotidiano.it

mercoledì, settembre 05, 2012

GIOVANI, TERRITORIO, INNOVAZIONE, IMPRENDITORIALITÀ... CONTRO LE MAFIE E PER LO SVILUPPO

Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie e l'Università di Palermo in collaborazione con la Prefettura, l'Agenzia Nazionale per i beni sequestrati e confiscati, il Consorzio Agrigentino per la legalità e lo sviluppo, la Diocesi di Agrigento, il progetto Policoro, la Camera di Commercio di Agrigento, il Consorzio Arca, il dipartimento DEMS e l'agenzia Cooperare con Libera Terra, organizzano dal 17 al 21 Settembre presso la base scout "Saetta" bene confiscato di Robadao - Naro (AG) la Summer School "GIA - Giovani Imprenditoria ed Innovazione - Innovare il territorio e diffondere l'imprenditorialità tra i giovani. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati quale opportunità di sviluppo". ******* Liberare le potenzialità legate alla cultura, all'ambiente, alle tradizioni di un territorio significa contribuire al suo sviluppo ed alla sua crescita civile edeconomica, alla sua educazione nel senso etimologico del termine. Se vogliamo far sviluppare i territori dell'interno della nostra Regione è necessario creare le condizioni per accrescere il loro dinamismo imprenditoriale. E' però impossibile realizzare ciò senza un pieno coinvolgimento dei giovani e, in particolare, di quelli più preparati. Il progressivo depauperamento delle aree interne della creatività e delle energie dei giovani le condanna ad una progressiva emarginazione (il fenomeno, a dire il vero, già investe anche tuttal'Isola). Molti giovani sono rassegnati al fatto che il loro futuro debba essere lontano dai luoghi dove sono nati e cresciuti o, peggio, vengono meno in loro ragioni di fiducia e di speranza nel futuro. Il crescente disagio giovanile che percepiamo è infatti in prevalenza legato allamancanza di prospettive per il futuro. E invece la chiave di volta per la costruzione del futuro dei giovani e dei territori più emarginati dell'Isola è proprio nell'affidare le potenzialità del territorio alle energie e creatività imprenditoriali dei suoi giovani migliori. E' per questo che l'educazione dei territori passa attraverso l'educazione all'imprenditorialità dei giovani. Ed è bene convincersi di ciò. La linfa vitale di qualunque programma di sviluppo territoriale si genera con il pieno coinvolgimento di ampie fasce di giovani mobilitando intelligenza, passione e volontà per il cambiamento. (Umberto La Commare - Università di Palermo). Questi processi consentono anche di stimolare quell'impegno pubblico per la legalità che si traduce in processi di governance partecipata a contrasto dei poteri criminali. E'il caso di quelle forme di gestione di beni confiscati, ai sensi della legge d'iniziativa popolare 109/96, che è stata voluta all'indomani del periodo di sangue che ha visto nei primi anni '90 "Cosa Nostra" siciliana dichiarare guerra aperta allo Stato attraverso una serie di attentati sanguinari, in cui persero la vita, tra gli altri, numerosi magistrati, giornalisti ed uomini delleforze dell'ordine. Forme d'impresa, queste, dove l'attivismo antimafia converge verso la responsabilità sociale. Tali prassi consentonodi attivare forme d'imprenditorialità creativa ed innovativa in netto contrasto con le pratiche assistenzialistiche che hanno caratterizzato le politiche pubbliche, per il Mezzogiorno d'Italia, dei decenni trascorsi e riescono, tramite l'indotto economico generato e grazie al lavoro sinergico svolto dagli enti locali, dalla magistratura, dall'associazionismo e dalla cooperazione, adottenere un forte consenso che genera fiducia in un futuro migliore. (Umberto Di Maggio - Libera Sicilia) Domanda di ammissione Le domande devono pervenire entro il 10/09/2012 presso la segreteria organizzativa (info@liberasicilia.org) e vanno corredate da un unico file allegato, contenente: 1. una lettera di motivazione, in cui si spiegano le ragioni della candidatura; 2. un curriculum vitae aggiornato. La comunicazione del giudizio della commissione avverrà via posta elettronica entro il 14/09/2012. Profilo del candidato Studenti, laureati, ricercatori in materie in aree di interesse afferenti la gestione d'impresa, l'innovazione e lo sviluppo locale partecipato come strumento di contrasto alla criminalità organizzata con profili professionali legati a discipline diversificate (es. dall'economia alla sociologia, dall'ingegneria alla psicologia) Quadri di aziende private, di amministrazioni pubbliche o di organizzazioni del terzo settore interessati a progetti di formazione imprenditoriale e di sviluppo economico Insegnanti impegnati in percorsi avanzati di docenza e formazione Esponenti delle forze dell'ordine e della polizia municipale Personale dell'amministrazione della giustizia Giornalisti e operatori dell'informazione Amministratori e consiglieri di enti locali Liberi professionisti specificamente interessati al tema Membri di associazioni di volontariato attive nella promozione della legalità e dell'innovazione sociale ed economica Posti disponibili La partecipazione è gratuita. Saranno riservati 15 Posti agli allievi dell'Università di Palermo di cui al punto 1 ed altri 10 posti alle categorie di cui ai punti 2-3-4-5-6-7-8-9. Calendario e frequenza Il corso si terrà tutti i giorni dalle 9.30 alle 20.00 dal 17 al 21 Settembre presso la Base Saetta sita in contrada Robadao a Naro (AG) (coordinate GPS - 37.289901 / 13.749728) Segreteria didattica ed organizzativa info@liberasicilia.org / +39.328.0039292 Crediti formativi Il corso rilascia un attestato di partecipazione. Per gli studenti dell'Università di Palermo la partecipazione alla Summer School comporta l'acquisizione di massimo tre crediti formativi per chi sosterrà l'esame di valutazione finale Coordinamento scientifico Phd. Umberto Di Maggio - Associazione Libera - umberto.dimaggio@libera.it Prof. Umberto La Commare - Università di Palermo - umberto.lacommare@unipa.it

venerdì, agosto 31, 2012

Passo Carrabile a Castellammare del Golfo... che fare?

Come è noto a tutti i cittadini di Castellammare del Golfo l'amministrazione ha emanato un avviso dove si invitava la cittadinanza a regolarizzare la propria posizione tributaria con specifico riferimento alle aperture dei passi carrabili. Più volte ci è stato chiesto quando sia dovuto il tributo, pertanto proverò a chiarire alcuni punti di tale argomento. Ai sensi dell'art. 44 del decreto legislativo n. 507/1993 e del regolamento comunale, per passi carrabili devono intendersi
quei manufatti costituiti generalmente da listoni di pietra o altro materiale o da appositi intervalli lasciati nei marciapiedi o, comunque, da una modifica del piano stradale intesa a facilitare l’accesso dei veicoli alla proprietà privata.
A sua volta il passo carrabile deve distinguersi dal passo a raso e cioè quello senza taglio di marciapiede, listoni delimitativi o altre opere che non determina alcuna occupazione visibile del suolo pubblico in quanto caratterizzato dall'assenza di interruzioni sul marciapiede o modifiche del piano stradale che permettano, al proprietario dell’accesso, una posizione ed un uso diverso del marciapiede da quello di cui può fruire tutta la collettività. Fatte queste premesse è bene precisare che sono soggette a tassazione solo i passi carrabili e non i passo (carrabili) a raso in quanto soltanto nei primi viene integrato il presupposto del tributo, e cioè l'occupazione del suolo e dell'area pubblica (In tal senso Cass.n. 16733/2007). Quindi è bene dire che sia in quelli a raso che in quelli non a raso il privato realizza una apertura sulla strada pubblica, ma il tributo è dovuto soltanto nell'ipotesi di costruzioni di manufatti atti ad accedere al fondo privato dalla strada pubblica in quanto soltanto in questa ipotesi si determina una effettiva occupazione del suolo pubblico (spesso l'interruzione del marciapiede), condizione che realizza il presupposto del tributo.

lunedì, agosto 20, 2012

Consigliere Genna, che ne pensa di dimettersi?

Nell'ambito della recente operazione antimafia denominata "Crimiso", in cui sono stati arrestati vari esponenti di Cosa Nostra castellammarese, il consigliere comunale Girolamo Genna è stato raggiunto da un avviso di garanzia per via di sue dubbie frequentazioni con alcuni degli arrestati; secondo la Procura, avrebbe messo a disposizione della cosca castellammarese alcuni locali di sua proprietà, nei quali si sarebbero svolti summit e riunioni di mafia.
Senza tirare in ballo il solito fuorviante discorso su garantismo e giustizialismo, parole ormai completamente travisate, crediamo fortemente che il rispetto per un'istituzione pubblica che rappresenta gli interessi di tutti i cittadini, quale è il Consiglio Comunale, venga prima di qualsiasi altra considerazione politica o, peggio, personale; questo rispetto verso l'Istituzione deve considerarsi doveroso per qualsiasi cittadino, ma in misura ancora maggiore per chi ricopre un ruolo istituzionale.
Un rappresentante delle istituzioni elettive che viene raggiunto da pesanti sospetti di vicinanza a Cosa Nostra rischia di danneggiare l'immagine dell'intera istituzione di cui fa parte.
Pertanto, l'Associazione Castellolibero ONLUS e il Presidio di Libera "P. Mattarella" di Castellammare del Golfo chiedono al consigliere comunale Girolamo Genna di dimostrare il suo senso dello Stato e il rispetto per il Consiglio Comunale e per tutti i cittadini da esso rappresentati, rassegnando le dimissioni da componente del Consiglio Comunale.
Invitiamo tutti i cittadini che condividono questa iniziativa ad aderire al gruppo Faccebook "Consigliere Genna, che ne pensa di dimettersi?". L'iniziativa sta riscuotendo un certo consenso, tanto che ad oggi gli iscritti al gruppo hanno superato quota 100 attirando l'attenzione del Giornale di Sicilia che ha pubblicato un articolo al riguardo (V. foto)


"L'equivoco su cui spesso si gioca è questo. Si dice: "Quel politico era vicino a un mafioso, quel politico è stato accusato di avere interessi convergenti con le organizzazioni mafiose, però la magistratura non lo ha condannato, quindi quel politico è un uomo onesto". E no! Questo discorso non va, perché la magistratura può fare soltanto un accertamento di carattere giudiziale, può dire: "Beh! Ci sono sospetti, ci sono sospetti anche gravi, ma io non ho la certezza giuridica, giudiziaria, che mi consente di dire quest'uomo è mafioso". Però, siccome dalle indagini sono emersi tanti fatti del genere, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, i consigli comunali o quello che sia, dovevano trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze tra politici e mafiosi che non costituivano reato, ma rendevano comunque il politico inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Questi giudizi non sono stati tratti perché ci si è nascosti dietro lo schermo della sentenza, si è detto: "Ah, questo tizio non è stato mai condannato, quindi è un uomo onesto". Ma dimmi un poco: ma tu non ne conosci gente che è disonesta, che non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla, però c'è il grosso sospetto che dovrebbe, quantomeno, indurre, soprattutto i partiti politici, a fare grossa pulizia, a non soltanto essere onesti, ma apparire onesti, facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi o da fatti inquietanti, anche se non costituenti reati". (Paolo Borsellino)

mercoledì, agosto 08, 2012

“L’assassinio del nostro patrimonio naturale”.


Dopo i violenti incendi che hanno devastato diverse aree del territorio castellammarese, il sindaco Marzio Bresciani parla di “Ecosistema in pericolo”.
L’assassinio del nostro patrimonio boschivo dal valore inestimabile e l’ecosistema in gravissimo pericolo. Violentate e sfigurate la riserva dello Zingaro, in particolare dal lato di San Vito, il bosco di Scopello, la zona di contrada Intavolata nei pressi della spiaggia Plaja, piano Vignazzi”. Queste le parole del sindaco dopo giorni di incendi. Scene da “fine del mondo” quelle viste a Scopello che hanno portato alla distruzione di gran parte della riserva dello Zingaro. A Monte Inici si sono distrutti ettari e ettari di vegetazione e molte aziende agricole sono totalmente scomparse. Il sindaco, recatosi nei luoghi che hanno devastato il nostro territorio continua ringraziando tutti gli uomini ed i volontari della Protezione Civile, del Corpo Forestale e dei Vigili del Fuoco che ogni giorno lavorano senza tregua per lo spegnimento degli incendi.
Chiediamo agli inquirenti di andare fino in fondo ed assicurare alla Giustizia gli autori di questo scempio” conclude il sindaco Bresciani.

Emanuel Butticè

lunedì, agosto 06, 2012

CASTELLAMMARE BRUCIA!


E ancora una volta Castellammare brucia! Sta volta è toccato al Monte Sparacio arrivando a interessare la Riserva dello Zingaro, colpiti da un incendio che è durato per più di due giorni.
L'ennesimo atto IGNOBILE ad opera di gente ignorante che non ha nessun amore per la propria terra.
Purtroppo io, come tanti altri, non ho nessuna prova per lanciare delle accuse precise, ma è chiaro che se questi atti si ripetono puntualmente ogni estate, ogni qualvolta le condizioni climatiche siano favorevoli, e senza che nessuno faccia niente per impedirli....beh allora mi sembra ovvio pensare che ci siano delle colpe da parte di chi è addetto alla tutela e alla salvaguardia del nostro territorio.
Con questo post chiedo a chiunque si trovi a conoscenza di informazioni riguardo a questi incendi (quest'ultimo, o i futuri... perché ce ne saranno altri di sicuro), di denunciare alle autorità competenti, perché nessuno può permettersi di bruciare quello che ci appartiene e che appartiene soltanto a chi ama questa terra e si ribella a questi atti meschini.

Purtroppo più vedo ste cose, più mi convinco che noi siciliani non meritiamo di vivere in questo paradiso che è la SICILIA!

Alessio Navarra

sabato, luglio 28, 2012

DIARIO DI UN'AVVENTURA MALGASCIA

PARTE SETTIMA:
Se non ho descritto la città, l’unico motivo è la consapevolezza di non poter fornire nulla di preciso, neanche se fossi lo scrittore più bravo della storia, neanche in quel caso riuscirei a proiettare nella vostra mente questi luoghi per come essi sono veramente. Tuttavia credo in fondo di dover tentare, giusto per darvi un’idea.

 La nostra casa non si trova nel centro città; il nostro quartiere, Amboaloboka, è infatti in periferia, caratterizzato da tante villette costruite in perfetto stile malgascio; uno stile che non saprei descrivere con esattezza, posso solo dire che per le mura di una casa vengono utilizzati dei mattoni rossi che puoi trovare ammucchiati un po’ qua un po’ là ai bordi delle strade più campagnole. 
Casa nostra domina una collina, perciò dalla veranda al primo piano possiamo godere di una piacevole vista sulla città, notare che essa è circondata e protetta da basse montagne tutt’intorno, in lontananza spiccano la pista di atterraggio e l’università, le costruzioni più imponenti sono scuole, prevalentemente dirette da confraternite di suore e in generale associazioni religiose, perché bisogna sottolineare il fatto che qui in Madagascar, come d'altronde per il resto dei paesi africani e del terzo mondo, la religione gioca un ruolo molto importante, e ciò sia nel bene che nel male. Perché v’è quell’organizzazione impegnata seriamente nel sociale, col reale intento di voler aiutare e v’è quell’altra organizzazione che, mascherata da opera pia, persegue i propri interessi e non solo per un dovere di evangelizzazione del contadino ignorante. Alla fine è l’uomo, individuo, che attraverso il suo operato quotidiano, che sia prete o impiegato di banca, soldato o artigiano, deve dimostrare da che parte sta. È una questione di priorità. La religione comunque risulta essenziale per la maggior parte dei malgasci, la loro fede è grande, la speranza è un sentimento fortemente radicato in essi. 

Dopo questa poco chiara digressione filosofica necessaria, ritorno alla descrizione paesaggistica: man mano che ci si avvicina al centro cittadino, attraversati i campi di riso che occupano ogni spazio libero da costruzioni a scopo abitativo, le case semplici si moltiplicano e così le persone che camminano per strada, ognuna intenta nello svolgimento dei propri affari quotidiani, c’è chi spinge un carretto, chi trasporta generi alimentari sulle spalle o in testa, i ragazzi ciascuno col suo grembiule solitamente sull’azzurro in marcia verso o di ritorno da scuola, e le botteghe cadenti o decadenti sparse in ogni angolo che offrono varie fritture dolci o salate, biscotti, bevande (Coca Cola, Dynamic), sigarette, ricariche (Orange e Telma soprattutto) e altri generi alimentari. 
Lungo le strade principali i “bus di linea” passano in continuazione da mattino a sera, stracolmi di gente, si tratta di piccoli furgoncini che arrivano a contenere fino a una trentina di persone o più; spesso e volentieri li vedi arrancare semi-scassati lungo la via con i passeggeri schiacciati l’uno contro l’altro, tranquilli come se niente fosse. Io prendo spesso il bus costa poco (300 ariary, ovvero meno di 10 centesimi) e ti porta dove vuoi fermandosi alle varie fermate; una volta sono stato costretto a sedermi sul finestrino col busto all’esterno della vettura pronto a schivare cartelloni e segnali stradali, un’altra volta mi sono ritrovato tra il controllore che mi tossiva addosso, una bambina piccola che piangeva in braccio alla sua mamma e altri passeggeri mi circondavano silenziosi mentre ogni tanto mi gettavano sguardi incuriositi bisbigliando qualcosa tra loro del tipo: “Chissà come si sente il vasaha intrappolato qui dentro, in piedi, con la testa piegata verso il basso perché il tettuccio è troppo basso”. Non proprio un toccasana per una persona che soffrisse di claustrofobia.

Le strade sono piene di buche e sono sporche ai bordi, ma niente di diverso da molti marciapiedi palermitani; non ci sono i cassonetti dell’immondizia come da noi ma piuttosto vi sono dei punti dove accumulare i rifiuti che per la maggior parte sono biodegradabili, le bottiglie di plastica per esempio non si buttano, tutto ciò che può essere riutilizzato si riutilizza. V’è una grande quantità di storpi e mendicanti che vedi aggirarsi ed elemosinare in giro e anche lì a rovistare tra i rifiuti insieme ai pulcini al seguito di strane galline spennacchiate tipiche di questi luoghi. Essi rappresentano l’ultima ruota di quel carro chiamato “Povertà”. 

La vita è dura qui in Madagascar per la maggior parte, questo era scontato, ma è duro anche capacitarsene ogni giorno e affrontare la realtà ogni giorno. È dura e nessuno vuole pensarci troppo.

Luca Pennisi