Ore 17:30, la squadra mobile di Palermo e la Catturandi mettono a segno un altro decisivo colpo nella lotta a Cosa Nostra. Domenico Raccuglia, u veterinario, viene arrestato a Calatafimi, nel trapanese. Si conclude così dopo 15 anni, la latitanza del boss, considerato fino ad oggi il numero 2, davanti a lui solo il pluriergastolano ricercato Matteo Messina Denaro.Il boss Domenico Raccuglia Il boss Domenico RaccugliaQuando le forze dellordine hanno fatto irruzione, Raccuglia era da solo ed evidentemente non si aspettava la visita improvvisa diospiti dato che ha subito tentato una fuga maldestra conclusasi quasi subito. Ledificio infatti era già stato circondato dalla Polizia e dunque, ha capito che il suo proposito di fuga non sarebbe potuto andare a buon fine. Prima di abbandonare la casa in cui viveva, pare non da molto, il latitante ha cercato di sbarazzarsi di un sacco che conteneva armi, pizzini e altra roba, lanciandolo dalla finestra. Il tutto ovviamente è stato recuperato sarà oggetto di esame da parte degli inquirenti. Allinterno dellappartamento sono state ritrovate ingenti quantità di denaro che avrebbero potuto garantire al Raccuglia una certa autonomia.Accusati di favoreggiamento aggravato Benedetto Calamusa 65 anni e Antonia Soresi 38 anni che avrebbero messo a disposizione del boss la casa in cui è stato arrestato.
lunedì, novembre 16, 2009
domenica, novembre 15, 2009
Mafia, arrestato boss Raccuglia uno degli eredi di Provenzano
Era latitante da quindici anni. Domenico, “Mimmo”, Raccuglia era uno degli eredi di Bernardo Provenzano, uno dei componenti del nuovo gotha della mafia siciliana. E’ stato arrestato oggi pomeriggio, poco dopo le 17,30, dai poliziotti della sezione Catturandi della squadra mobile di Palermo e dai colleghi del Servizio centrale operativo. Si nascondeva in una palazzina del centro storico di Calatafimi (provincia di Trapani) che si trova in via Cabbasino.
Da una quindicina di giorni gli investigatori erano sulle tracce del latitante: oggi pomeriggio, di concerto con i magistrati della Direzione disttrettuale antimafia di Palermo, è stata decisa l’i rruzione. Raccuglia, che era armato con due pistole, ha tentato una fuga sui tetti, ma è stato bloccato poco dopo.
Nel suo covo sono stati trovati documenti e pizzini, adesso al vaglio del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che ha curato le indagini assieme ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene.
“Abbiamo fermato un capomafia in piena operatività”, dice il pm Buzzolani. “Raccuglia, che ha 43 anni, era cresciuto all’ombra di padrini di rilievo come Giovanni Brusca, con loro aveva compiuto efferati crimini, come l’assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Mario Santo. Oggi, forte di quella esperienza, Raccuglia era uno dei protagonisti della riorganizzazione mafiosa”.
Probabilmente, non era un caso che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. I magistrati sospettato un’alleanza forte con il superlatitante Matteo Messina Denaro, ritenuto ormai al vertice di Cosa nostra siciliana.
Raccuglia deve scontare tre ergastoli. Da Altofonte, il centro della provincia palermitana dove ha vissuto prima della latitanza, aveva esteso il suo potere in tutto il territorio della provincia, questo dicono le indagini. Fra i suoi affari, la gestione delle estorsioni e degli appalti “aggiustati”.
(15 novembre 2009)
Stefania Petyx, l’inviata siciliana col bassotto, alla conduzione di Striscia la domenica


Parliamo di informazione, controinformazione e satira. Esiste un tg che continua da 22 anni a raccontarci l’Italia anche attraverso uno stuolo di inviati che da quest’anno, ogni domenica, si avvicenderanno alla conduzione. Noi abbiamo incontrato un’amica, gradito ritorno è l’inviata col fedele Bassotto, dalla redazione di Palermo e nuovamente con noi Stefania Petyx. Ciao Stefania…
Eh eh eh…Fabio devo dirlo, mi fa ridere troppo come parli in radio, non riuscirò ad essere seria. Sarà dura finire quest’intervista te lo dico!
Eh eh..è così Stefania, meno male che in radio, come nel patinato mondo del web, riusciamo a non farci vedere perché anche a me scappa da ridere. Ma facciamoci coraggio e parliamo di Striscia la Notizia, quanti servizi hai già realizzato, li hai contati?
No, devo dire che non mi è capitato di contarli, non riuscirei a mettermi lì a fare catalogazione però li registro e a volte li rivedo sul sito www.striscialanotizia.it dove ce ne sono parecchi. Ma la cosa dei numeri proprio no, se no si finisce col cercare di farne di più e fare anche cavolate e a me non interessa farne tanti per fare male, meglio pochi ma buoni.
L’ultima tua fatica, ricordiamolo ai lettori, ha creato un terremoto al Comune di Palermo: c’è chi ha chiesto le dimissioni del Sindaco Cammarata!
C’è chi le ha chieste e c’è chi non le ha ottenute, pensa un po’.
Eh si, non si smuove da quella poltrona nemmanco se gliela togliamo da sotto, eh?
Proprio così!
Rifacciamo il punto raccontando un po’ come è andata?
Si, è accaduto che in una società comunale lavorava per finta una persona, nel senso che quella persona lì non ha mai lavorato pur percependo uno stipendio, perché il suo lavoro reale era fare lo skipper, sulla barca, anzi, sullo yacht del Sindaco Cammarata.
La redazione di Palermo è andata con le telecamere nascoste a controllare e siete incappati in un ulteriore scoop: non solo il Sindaco usava un dipendente pubblico per scopi personali ma addirittura affittava quella barca. E senza fattura!
Si, è capitato. Il bello che la storia è una cosa filmata, dimostrata. Ognuno poi agisce con la propria coscienza, vedendo che il Sindaco è ancora lì mi viene da pensare che Cammarata non la ritiene una cosa grave! Intanto però il caso è passato alla magistratura e non ti nego che potrebbero nascere altri nuovi servizi in merito.
Ti accompagni alla dolce e curiosa Carolina, il bassotto che annusa e scova le magagne.
La curiosità è un vizio che ci riguarda entrambe. Come il gusto per le verifiche.
Approposito, il gusto per le verifiche ti ha qualche volta creato problemi, come con Emanuela Foliero. C’hai litigato?
Ma quanto sei fango tu, ma guarda che pettegolo. Io a te non racconterò mai più nulla, al massimo che ore sono saprai da me. Lo racconto, dovevo intervistarla per un calendario in cui era apparsa e durante l’intervista, visto che purtroppo sulle donne c’è sempre la storia del “rifatto” o “non rifatto”, le ho toccato le tette. Devo dire quindi che la colpa del litigio è stata mia!
Si, ma tu volevi solo tastare la situazione, no? Appurare la veridicità del contenuto…
Si, non ha amato per niente l’idea, secondo me non mi ha picchiata per miracolo. Io come dicevo vivo per verificare anche in quel caso…ho verificato! Però in questo periodo strano di politici che fanno curiosi incontri, non vorrei che il fatto che ho toccato le tette ad una donna mi creasse problemi.
Eh eh, si qui nel Lazio ci siamo abituati! Ma siamo sicuri che non sarà l’ultimo aneddoto curioso che ti riguarda.
Diciamo che non sarà l’ultima cazzata che farò!
Intanto però hai condotto Striscia la Domenica, la rubrica che raccoglie il meglio degli scoop fatti in ventidue anni di trasmissione. Con chi eri?
Eh si, sono stata dietro al bancone con Gimmy Ghione. Terrorizzante la cosa, perché Gimmy è completamente pazzo, non sai mai cosa farà cosa fara o cosa dirà, ma mi sono divertita tantissimo e presto tornerò dietro quel bancone.
Ne vedremo sicuramente delle belle, allora naturalmente nella striscia serale di Canale 5.
Ciao a tutti, alla prossima!
LINK:
Si parla di Striscia la Notizia e Stefania Petyx anche ai link:
http://www.agoravox.it/Ipse-Dixit-l-inviata-in-giallo-di.html
http://www.fascioemartello.it/2009/09/21/petyx-colpo-da-ko-a-diego-cammarata/
http://www.agoravox.it/Striscia-vs-Cammarata-2a-puntata.html
http://www.agoravox.it/Striscia-la-notizia,4608
I video con tutti i servizi di Stefania Petyx sono, invece, su
http://www.striscialanotizia.mediaset.it/videogallery/videogallery_petyx.shtml
sabato, novembre 14, 2009
Finanziaria, don Ciotti: "L'emendamento della finanziaria tradisce lo spirito della legge sui beni confiscati alle mafie"

«Con l’emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l’obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal “Fondo unico giustizia” alimentato con i soldi “liquidi” sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all’influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore “regalo” alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
Luigi Ciotti, Presidente di Libera
venerdì, novembre 13, 2009
Vauro for president
giovedì, novembre 12, 2009
Un gruppo su Facebook per fare prendere provvedimenti a Bersani dopo ciò che è succeso ad Alcamo
p. c. alla direzione nazionale del PD,
p. c. al segretario regionale Giuseppe Lupo,
p. c. ai deputati regionali del PD,
p. c. al segretario provinciale Baldo Gucciardi,
Ci rivolgiamo al segretario del nostro partito per manifestare tutto il disagio che sentiamo, come iscritti al partito democratico e cittadini siciliani che lottano per la legalità, a causa dei fatti di cronaca che, nell'ambito della operazione "Dioscuri" compiuta dalle forze dell'ordine sul territorio di Alcamo, hanno portato alla luce il rapporto tra il sen. Antonino Papania e il suo collaboratore Filippo di Maria, appartenente alla cosca dei Melodia, sottoposta al controllo del capo di "cosa nostra" Matteo Messina Denaro, scoperto a fare campagna elettorale per le primarie del PD.
Sono fatti che, certamente, non saranno sfuggiti alla tua attenzione, anche perchè la destra non ha perso tempo a "lucrare" per diffondere , nell'opinione pubblica, l'immagine di un partito democratico anch'esso afflitto dalla questione morale.
Tuttavia, quello che ci colpisce non è la propaganda che, strumentalmente, altri possono utilizzare per fare pagare un prezzo al partito, quanto il sentimento di ripulsa da noi avvertito verso frequentazioni così devastanti per la limpidezza delle nostre idee e del nostro agire.
La vicenda, pur non avendo, al momento, risvolti giudiziari per l'esponente del nostro partito, non può essere derubricata a semplice incidente di percorso ma deve, di necessità, essere attentamente valutata per le implicazioni etiche che da essa scaturiscono, poichè il paramentro giudiziario appare insufficente a qualificare quanto accaduto.
Noi, infatti, siamo daccordo con quanto hai dichiarato, nel corso del tuo intervento all'assemblea nazionale, sulla nostra responsabilità di assicurare dignità alla funzione pubblica che la Costituzione richiede, attraverso comportamenti coerenti con i principi enunciati. Nella martoriata terra di Sicilia, appare quanto mai necessario ed urgente dare concretezza a scelte etiche essenziali, che danno senso al nostro essere democratici.
Caro segretario, forse è davvero arrivato il momento di attivare "strumenti operativi efficaci per dissociare il Partito e il suo buon nome dalle deviazioni dei singoli" che hai invocato per intervenire, con saggezza e determinazione, a tutela della credibilità e della integrità del partito democratico.
Noi ti saremo vicini , per sostenere, con la nostra convinta partecipazione, il percorso di un partito libero da perniciose pratiche che distruggono la nostra identità e i nostri valori.
Auguri di buon lavoro!
(fateci sapere, ciao)
Antonio Gandolfo, Sabrina Rocca, Giovanni Burgarella, Filippo Salerno, Andrea Genna, Maria Lo Pinto, Emanuele Maccotta, Lidia Milazzo, Gianni Di Malta, ed altri ……………………
lunedì, novembre 09, 2009
Santanchè show!!
Perchè le persone capiscono tutto al contrario?? Forse perchè gli conviene così!! Non sono stati i musulmani a chiedere che venisse tolto il CROCEFISSO dalle classi. Non capisco questo astio che si sta creando nei loro confronti. Spiegatemelo
domenica, novembre 08, 2009
La vicenda Dioscuri oggi ne "Il Giornale"! Figura di merda dell'intero PD Nazionale
Lo «stalliere» di Alcamo factotum del senatore e braccio destro del boss
Leggendo intercettazioni e informative sull’uomo che curava gli interessi domestici del senatore Papania e quelli criminali del boss Melodia - detto «il macellaio» o «il riccio» - salta agli occhi la sua meticolosa professionalità nel gestire il complesso business delle estorsioni con relativa elargizione, ai componenti del clan, degli utili per migliaia di euro. Ma a forza si spulciare le carte della polizia si scopre che Di Maria, quando non prestava servizio a Cosa nostra, intratteneva «legami con alcuni uomini politici locali e con alcuni collaboratori dell’allora deputato regionale, oggi senatore (del Pd, ndr) Papania Antonino. In particolare - annota la Mobile di Trapani - emergeva dall’ascolto di numerose conversazioni che Filippo Di Maria svolgeva attività di factotum presso la villa di Scopello del predetto Papania, muovendosi incessantemente per procurare posti di lavoro a propri amici e conoscenti grazie anche al diretto interessamento di collaboratori e personale di segreteria del senatore», che non ne sapeva niente. Fra le telefonate «politiche» intercettate a Di Maria vi è il riscontro all’iperattivismo del factotum del parlamentare «in occasione di alcune competizioni elettorali e referendarie». Quali? «Nelle “primarie” dell’ottobre 2005 per la individuazione del candidato premier per la coalizione del centrosinistra». Oppure «nella raccolta delle firme a sostegno del referendum per la modifica della legge elettorale». Per non dire «delle primarie del 4 dicembre del 2005 per la individuazione del candidato alla presidenza della Regione Sicilia», ovviamente per il centrosinistra. «In tale contesto - chiosa il gip - emergeva chiaramente che lo staff del senatore Papania ed altri uomini politici locali contattavano ripetutamente, e in diverse occasioni, il Di Maria al fine di indurlo a sostenere le iniziative politiche sopra indicate e invitandolo a fare altrettanto con tutte le persone di sua conoscenza». Tanto basta per sollevare un caso politico? Macché. Per i magistrati «nonostante l’esistenza, certamente notoria in una piccola comunità quale quella alcamese, di uno stretto legame tra Di Maria una famiglia storicamente mafiosa quale quella dei Melodia, da nessuna delle conversazioni intercettate emergeva che gli uomini politici o i loro diretti collaboratori avessero consapevolezza del ruolo mafioso rivestito da Di Maria e che quindi sfruttassero la comprovata capacità dell’associazione mafiosa di condizionare i risultati del voto e delle competizioni elettorali». Solo per la cronaca, in un’intercettazione il fiduciario dei Melodia sprona i suoi per l’imminente battaglia: «Lui mi ha detto, muovetevi, perché siamo in mezzo a una strada», diceva al telefono. Quel «lui», secondo gli inquirenti, potrebbe essere proprio Papania. Che ovviamente smentisce e si dice all’oscuro delle trame del suo «stalliere».
sabato, novembre 07, 2009
Evasione fiscale: protocollo d’intesa tra il Comune di Castellammare e l’Agenzia delle Entrate.

venerdì, novembre 06, 2009
Il papello della legalità: 11 punti per battere la mafia

Don Ciotti: "I pozzi della politica sono avvelenati"
Don Luigi Ciotti
Poche ma concrete ed efficaci azioni sul piano normativo e culturale -si legge in una nota- per una nuova stagione di impegno nella lotta alle mafie: "approvare un testo unico della legislazione antimafia e garantire una più efficace azione di contrasto; istituire un'agenzia nazionale per la gestione dei beni sottratti alle mafie; colpire i legami tra mafia e politica attraverso la revisione del reato di voto di scambio e della normativa sui comuni sciolti per mafia e adottare un codice etico che impedisca la presenza nelle istituzioni di persone condannate o rinviate a giudizio per gravi reati; istituire un'authority indipendente contro la corruzione, dotata di poteri ispettivi e di controllo; dedicare, con un provvedimento legislativo, la giornata del 21 marzo di ogni anno alla memoria di tutte le vittime di mafia; estendere a livello europeo la normativa che prevede l'utilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie; abolire tutte le discriminazioni a danno dei familiari di vittime innocenti; armonizzare le norme esistenti e garantire un effettivo riconoscimento, in sede civile, del danno biologico, di relazione e morale; affermare la centralità della scuola, dell'università e delle altre agenzie formative, nella definizione di nuove politiche sociali; difendere, in ogni sede, il diritto all'informazione garantito dall'articolo 21 della Costituzione".
Undici punti che l'associazione Libera chiede che siano attuati con urgenza dal mondo politico. Il manifesto sarà consegnato al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato e alle istituzioni europee.
"Oggi", ha detto don Luigi Ciotti, "sono avvelenati i 'pozzi' della politica. Bisogna cambiare falda trovare acqua pulita, acqua nuova. Una politica che sia veramente per il 'bene comune'. Si sente un gran parlare in questi giorni di un papello che sarebbe la prova documentata di una trattativa tra mafia e Stato.
Non vogliamo sottovalutare la gravità dei fatti su cui sono in corso le indagini, ma non esiste forse oggi un papello che è sotto gli occhi di tutti ed è fatto di scelte incoerenti come i provvedimenti che riducono l'efficacia dell'azioni di contrasto -vedi l'uso delle intercettazioni- o quando assistiamo al mancato scioglimento di amministrazioni comunali utilizzando scorciatoie che creano pericolosi precedenti, come nel caso del comune di Fondi, o il provvedimento dello scudo fiscale e il tentativo gravissimo di limitare l'autonomia della magistratura. Queste sono scelte incoerenti", ha concluso don Ciotti, "che fanno esultare le mafie. Non possiamo 'lottare' contro le mafie senza politiche sociali a tutela delle persone, dei piu deboli, senza interventi economici mirati e tutela e diffusione dell'area dei diritti".
martedì, novembre 03, 2009
Esattore del pizzo e factotum del senatore
Il senatore non risulta indagato, anche perché fino a ieri Di Maria era un pefetto incensurato. E pure lui si dedicava alla politica: le intercettazioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo l'hanno sorpreso mentre fa campagna elettorale per Papania e procura a un collaboratore del senatore (l'assessore comunale di Alcamo Giuseppe Scibilia) elenchi di nomi da inserire come votanti alle primarie in cui il Pd sceglieva nel 2005 il candidato alla presidenza della Regione. Tutti voti che finirono sul candidato Ferdinando Latteri.
Ma poi, a spuntarla fu Rita Borsellino. Restò il successo personale di Papania, che in provincia di Trapani fece ottenere a Latteri il record regionale del 45,3 per cento delle preferenze.
Di Maria era un gran procacciatore di voti, ma anche di posti di lavoro. Ancora le intercettazioni della squadra mobile di Trapani l'hanno sorpreso mentre organizza con la segreteria politica di Papania incontri finalizzati ad alcune assunzioni nelle cooperative sociali di Alcamo.
L'ultima indagine dei pm Paolo Guido e Carlo Marzella offre uno spaccato inquietante delle infiltrazioni di Cosa nostra all'interno della politica. I boss di Alcamo, quelli più vicini al superlatitante Matteo Messina Denaro, sarebbero stati mobilitati anche per il referendum elettorale che nel 2005 vide impegnati diversi esponenti del centrosinistra e del centrodestra contro il quorum del 5 per cento. Di Maria e il suo serbatoio di voti si muoveva dove c'era bisogno, dove veniva chiesto: "Lui mi ha detto, muovetevi, perché siamo in mezzo a una strada", così il boss redarguiva per telefono i suoi. "Lui", secondo la Procura, era Antonino Papania.
Adesso, dopo gli arresti, i magistrati vogliono approfondire le relazioni pericolose della politica trapanese, presto potrebbe partire una sfilata di audizioni.
lunedì, novembre 02, 2009
Aldo, Federico e gli altri
Stefano Cucchi , il ragazzo arrestato a Roma il 15 ottobre per il possesso di stupefacenti e trascinato come una cosa tra la camera di sicurezza della Stazione “Tor Sapienza” dei carabinieri e il reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini, non è uscito vivo dall’impatto con il sistema repressivo. Ora è sulle pagine dei giornali e fissa i lettori con i 37 chili del suo corpo martoriato. Cosa gli è successo? Davvero ha ragione chi ha avuto il coraggio di scrivere che la sua triste fine è da attribuirsi a “presunta morte naturale”?
In realtà, negli ultimi anni, sull’altare della sicurezza sono state sacrificate decine di persone. Si è cominciato, per contare le vittime a partire dal 2005, con il diciottenne Federico Aldrovandi, massacrato da quattro agenti di polizia a Ferrara, il 25 settembre di quell'anno. Di lui, i responsabili della sua morte hanno prima detto “che sembrava un albanese”, poi che si era ammazzato da solo prendendo a testate un muro. In gergo viene definita “crisi psicomotoria”: la stessa che è stata affibbiata anche a Giuseppe Casu, sessantenne di Quartu (Cagliari), trascinato via dalla piazza dove vendeva fichi d’india e rinchiuso per un Trattamento Sanitario Obbligatorio nell’ospedale di Is Mirrionis. Nel nosocomio nessuno fa domande. L'ambulante viene sedato e legato al letto. Lo stesso letto dove, il 9 ottobre del 2006, Giuseppe Casu muore.
UNA COSA simile succede a Riccardo Raisman, 34 anni, di Trieste. Si tratta di un ragazzo affetto da una sindrome schizofrenica contratta nel corso del servizio militare, a causa di ripetuti atti di nonnismo: un problema che gli ha lasciato in eredità una fobia nei confronti di chi indossa la divisa. Ebbene, il 27 ottobre del 2006 Riccardo Raisman è felice. Il giorno dopo avrebbe dovuto iniziare a lavorare e festeggia l’avvenimento facendo un po’ di baccano. Qualcuno chiama la polizia ma Raisman si guarda bene dall’aprire. Intervengono i vigili del fuoco, che sfondano la porta mentre gli agenti irrompono nella casa. Quando Raisman diventa cianotico è troppo tardi. Alcuni vicini di casa riferiranno di aver sentito dei rantoli, poi più nulla: Riccardo è morto.
ANCHE PER il falegname Aldo Bianzino, 44 anni, di Pietralunga (Perugia), i familiari e gli amici invocano verità e giustizia. Come il romano Stefano Cucchi, Bianzino era stato arrestato per il possesso di stupefacenti e portato nel carcere Capanne. Qui, il 14 ottobre del 2007, Bianzino muore in circostanze quantomeno misteriose viste le lesioni agli organi interni accertate dall’autopsia.
Nella macabra lista delle vittime dell’ordine pubblico troviamo poi Giuseppe Torrisi , 58 anni, un clochard di Milano ucciso a botte da due agenti di polizia ferroviaria alla stazione Centrale, il 6 settembre del 2008. Dopo aver compiuto il misfatto, i tutori dell'ordine hanno pensato di compilare un falso verbale accusando Torrisi di averli aggrediti con un taglierino.
Non è la prima volta che accade. Per lo stesso Gabriele Sandri, classe 1981, ucciso da una pallottola esplosa dall’agente Luigi Spaccarotella l’11 novembre del 2007, si è parlato di mistificazione, anche se il responsabile di quell'assurda morte è stato processato e condannato a una pena da molti ritenuta troppo lieve. Per contro c'è anche chi non riesce neppure a sottoporre attraverso un processo il suo caso all’attenzione dell’opinione pubblica. Il discorso vale per il ventiduenne Manuel Eliantonio, un ragazzo di Pinerolo che, la mattina del 23 dicembre del 2007, viene sorpreso dalla polizia alla guida di un auto rubata. Tradotto nel carcere di Marassi, Manuel va incontro a un calvario allucinante. Visitato in prigione, ostenta evidenti segni di maltrattamenti, eppure nessuno riesce a fare nulla finché, il 25 luglio del 2008, la signora Maria non viene messa a conoscenza dell’avvenuto decesso del figlio.
A VOLTE, PER incontrare la morte, non è neppure necessario commettere un reato. Il senegalese Chehari Behari Diouf, 42 anni, residente a Civitavecchia (Roma), non ha fatto null’altro di diverso dallo starsene seduto nel giardino di casa sua. L’ispettore di polizia Paolo Morra ha avuto da ridire e, accusando Diouf di schiamazzi, gli ha scaricato addosso il fucile, uccidendolo il 31 gennaio del 2009.
Più fortunato di lui è stato un altro ragazzino di nome Rumesh Rajgama Achrige , un writer diciottenne di Como che, il 29 marzo del 2006, nel corso di un banale controllo, si è ritrovato ridotto in fin di vita da un colpo di pistola sparato contro di lui da uno dei vigili urbani che, negli ultimi anni, la giunta comunale del comune lombardo ha ritenuto di dover armare.
Dalla tragedia di Achrige alla fine di Stefano Cucchi, le similitudini si colgono quantomeno nella difficoltà con cui gli organi preposti diffondono informazioni attendibili sui casi di morti da ordine pubblico. Stefano Cucchi, in attesa di ulteriori accertamenti, potrebbe essere l’ennesimo anello di questa catena. Ma ora che le orbite tumefatte del ragazzo gridano vendetta al cospetto di ogni residuo di coscienza collettiva sarà possibile dare un senso a quegli slogan di “verità e giustizia” che comitati sparsi in tutto il Paese chiedono per le numerose vittime delle forze dell’ordine?
da Il Fatto Quotidiano n°35 del 1 novembre 2009
domenica, novembre 01, 2009
La crisi è finita?
Ma nessuno spiega per chi è finita.
Certamente non è finita per tanti lavoratori che sono stati buttati fuori dal sistema produttivo, non è finita per circa 1000 lavoratori precari della scuola che in provincia di Trapani non hanno avuto riconfermato l’incarico, (basta fare le dovute proporzioni per capire quanti sono in Italia.). Non è finita per i tanti artigiani che non vedono arrivare commesse nuove e non è finita per un sistema produttivo primario come l’agricoltura in cui la crisi dei ricavi (causa il basso prezzo del prodotto alla fonte) sta mettendo in ginocchio anche i più parsimoniosi e volenterosi.
Se il lettore ricorda un mio precedente intervento su questo tema nell’articolo “ Le vere ragioni della crisi” certamente ricorderà che la tesi che veniva sostenuta era che i subprime erano stati il fattore scatenante della crisi ma il vero motivo era da ricercare nell’elevato grado di concentrazione del reddito nei paesi sviluppati ed in via di sviluppo.
Ricorderà inoltre che l’articolo si chiudeva con l’auspicio che la classe dirigente comprendesse le vere ragioni della crisi e agisse di conseguenza altrimenti il rischio era quello di appesantire il debito pubblico con interventi assolutamente temporanei che non intaccano la causa madre della crisi.
Oggi purtroppo dobbiamo dire che la via imboccata in particolare in Italia non è delle migliori.
Il debito ed il deficit galoppato mentre la diminuzione del PIL porta automaticamente all’aumento della pressione fiscale (pressione fiscale=Entrate/PIL) quindi diminuendo il denominatore a parità di entrate aumenta la pressione fiscale.
Gli interventi fatti dal governo non vanno verso una migliore distribuzione del reddito, anzi i licenziamenti nel pubblico impiego, il mancato vero sostegno alle famiglie, il mancato controllo della politica dei prezzi, aliquota bassa per il rientro dei capitali dall’estero (5%) mentre nel resto del mondo occidentale si va dal 35% al 50%. Ipotesi di riduzione dell’IRAP, tutti interventi di segno opposto.
La crisi è probabilmente finita per qualche finanziere o banca oculata che comprò prodotti finanziare ai prezzi bassissimi di inizio anno e oggi può segnare guadagni anche del 200 e 300%.
Ma questo non comporta nessuna ricaduta sul sistema produttivo poiché questi guadagni non alimentano i consumi delle famiglie ma servono solo ad alimentare la concentrazione del reddito da plusvalenza finanziaria per altro tassata solo al 12,50% molto meno di una ora di lavoro (circa 40%).
“ Calati iunco che passa la china” il detto siciliano appare esplicativo del comportamento del governo, stringiamo la cinta in attesa che passi la crisi senza fare grandi interventi, immobilismo giustificato dal debito. Tale comportamento potrebbe essere opportuno in una situazione di crisi ordinaria e ciclica una crisi naturale dopo un ciclo economico di forte sviluppo.
L’attuale crisi è strutturale causata dal fatto che i capitali non sono più come avveniva fino agli anni settanta in mano alle famiglie, piccole, medie imprese e grande imprese tutti soggetti economici che rimettevano quei capitali nel circuito produttivo, costruire prima e seconda casa (famiglie), ampliare l’attività (piccole e medie imprese), ottimizzare, modernizzare ed internazionalizzare l’attività (grande imprese).
Gli ultimi dati indicano invece una forte diminuzione del risparmio delle famiglie, un forte indebitamento delle piccole e medie imprese con serie difficoltà di accesso al credito e una frequente necessità delle grandi imprese di ristrutturazione del debito (allungamento dei tempi di rimborso) e di acceso al capitale di rischio tramite aumenti di capitale.
Dove sono i capitali?
La forte concentrazione del reddito degli ultimi anni ha spostato i capitali dalla produzione alla finanza i capitali sono quindi in titoli di stato, obbligazioni, azioni e derivati vari. E non può essere diversamente finché gli utili da capitale sono scarsamente tassati rispetto agli utili da lavoro.
Non è solo un fatto di tassazione. Sarebbe troppo riduttivo pensarlo.
I concentratori di reddito chi sono oggi?
Oggi concentrano reddito finanzieri, super manager, grossi professionisti, divi dello spettacolo e dello sport, grossi intermediari. Tutta gente che non ha una sua struttura produttiva su cui investire e quindi esclusa la quota di reddito spesa che va nel circuito produttivo, il resto va in investimenti finanziari.
A questo punto la risposta alla domanda “la crisi è finita?” è NO.
Ma la cosa preoccupante è che se il governo non capirà le vere ragioni ed interverrà di conseguenza la crisi può essere duratura e devastante.
Forse il “burbero” Tremonti è quello che più ha chiare le vere cause della crisi ed alcune sue uscite che a molti sono sembrate battute in realtà a mio avviso sono una possibile soluzione.
La battuta del posto fisso (da intendete tempo indeterminato) in realtà non è una battuta è un vero strumento di distribuzione, il no al taglio delle pensioni (il sistema è in equilibrio sostiene) la limitazione al taglio dell’IRAP, la necessità di aumentare il potere di spesa delle famiglie vanno tutti nella direzione giusta.
Avrà il coraggio e la forza di frenare le spinte interne alla sua maggioranza e del suo premier per imboccare la via giusta? Finora no (esempio: solo il 5% di tassazione sullo scudo fiscale).
Avrà la forza ed il coraggio di recuperare risorse adeguate dall’evasione fiscale, da una tassazione più pesante per i concentratori di reddito e cominciare una fase di ridistribuzione alle famiglie le quali tornando a disporre di risorse possono tornare a dare commesse alle piccole e medie imprese e ad alimentare i consumi in genere?
Se deciderà di battere il giusto sentiero penso avrà l’aiuto di UDC e PD.
Vedremo.
Prof Chiarenza Lorenzo
martedì, ottobre 27, 2009
Riceviamo e pubblichiamo

"Dio, patria, famiglia: onore e fedeltà al duce. Credere, obbedire, combattere. Abbasso i comunisti". Queste le frasi apparse su una delle porte dei bagni del nostro liceo, l'istituto Vito Fazio Allmayer di Alcamo, probabilmente fomentate dal pesante clima d'intolleranza che grava sulla nostra tormentata nazione. Proliferano, infatti, gli scontri causati dai gruppi neofascisti di "Casa Pound" e "Forza Nuova", che i telegiornali nazionali, o meglio governativi, sono soliti definire "movimenti di destra", non concedendo la stessa generosa edulcorazione a quei movimenti che amano etichettare come "disobbedienti di estrema sinistra", ovvero, coloro i quali, appellandosi alla nostra tanto deturpata costituzione, si dichiarano fieramente antifascisti. E così muore la memoria della resistenza, e con lei viene vanificato il sacrificio dei nostri nonni e dei loro padri, ed il rosso vivo del sangue da loro versato, viene divorato dalla nera putrefazione dell'avvizzita coscienza comune, generando la più profonda delle Ignoranze, che, più dell'AIDS, più dei tumori, costituisce la vera malattia del secolo. "Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione." Queste le parole di Piero Calamandrei, uno dei pochissimi professori dell'epoca che non richiesero mai la tessera d'adesione al partito che nell'arco del ventennio fascista, ha mietuto milioni di vittime tra gli 80.000 libici sdradicati dal Gebel, i 700.000 abissini assassinati durante l'impresa in Etiopia, i 600.000 prigionieri di guerra italiani che perirono nei campi di sterminio di tutto il mondo, i 110.000 caduti nella Lotta di Liberazione...
Ha dunque l'infimo morbo dell'incultura provocato metastasi anche all'interno del nostro liceo? Possono dunque le radici di questo annichilimento collettivo, attecchire perfino in un contesto che dovrebbe provvedere alla formazione del nostro senso morale, come quello scolastico?
Margherita Bruno
venerdì, ottobre 23, 2009
Tutto da copione! I politici contro internet!

CastelloLibero
Cuffaro contro la rete: vuole denunciare tutti quelli che hanno commentato il video dove attacca Falcone!
La notizia è sul Fatto Quotidiano di oggi: Salvatore “Totò” Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia (poi dimesso per la condanna per favoreggiamento ad alcuni mafiosi che gli è costata anche l’interdizione dai pubblici uffici) ha denunciato tutti coloro che avevano commentato un video su YouTube. Il video, che ad oggi è uno dei più visti in lingua italiana con i suoi 1.000.346 contatti, sempre in costante crescita, è intitolato “Totò Cuffaro aggredisce Giovanni Falcone” e mostra l’allora democristiano Cuffaro replicare polemicamente e violentemente contro gli ospiti presenti sul palco della staffetta televisiva dedicata alla mafia tra Maurizio Costanzo e Michele Santoro. In studio era presente anche Giovanni Falcone contro cui Cuffaro si scagliò duramente. Ora Cuffaro dice che in quella puntata rivolse solo una critica verso l’operato di un singolo magistrato che non era però Falcone. Di tutt’altro avviso è il milione di cittadini che ha visto il video su You Tube e il popolo del web che ha lasciato più di quattromila commenti e ancora ne continua a lasciare nonostate l’azione legale da parte dell’ex presidente della regione Sicilia. Al fianco del popolo del web c’è però il gruppo di Antonio Di Pietro che dal suo blog (www.antoniodipietro.it) mette a disposizione dei commentatori denunciati da Cuffaro un team di avvocati: “sarà una class action” dichiara il leader dell’Italia dei Valori.
Il periodo sembra davvero pesante per la rete: proprio ieri – si legge nella rubrica di Federico Mello sul Fatto - Gabriella Carlucci, già autrice di una legge che intende vietare contenuti e commenti anonimi sul web, è tornata a farsi sentire richiedendo nuovamente e a gran voce una legge per mettere sotto controllo Internet. Non solo, dall’UDC è intervenuto anche D’Alia che ieri ha rilanciato la sua proposta di equiparare le pubblicazioni su Internet a delle testate giornaliastiche. Sfoderano le armi a destra e a sinistra per mettere un bavaglio al web. Così mentre tutti fanno cerchio attorno al premier per il gruppo su facebook intitolato “Uccidiamo Berlusconi”, Marco Travaglio (che è protagonista di tre gruppi intitolati “a morte Travaglio”) fa sentire finalmente una voce fuori dal mucchio e dichiara: “Mi appello alla magistratura romana e al Ministro della Giustizia affinché non facciano assolutamente nulla contro il gruppo ‘A morte Travaglio’. Il diritto all’idiozia è sacro e va garantito a tutti!”, difatti in queste ore si ha notizia di gruppi che vogliono uccidere tutto e tutti: Bassolino, Capezzone, Gelmini, Moccia, Mughini, il Papa, Arisa, la Tatangelo, Bretney Spears, gli emo, topo gigio e molti, moltissimi altri. Chi potrebbe considerare, quindi, seriamente pericolose le minacce su facebook? Forse la risposta è: “chi vuole alimentare il clima di diffidenza e finalmente riuscire a mettere le mani sulla rete che non vuole star zitta!”.
LINK: Il video dell’intervento di Cuffaro
mercoledì, ottobre 21, 2009
Navi di scorie nel mare di Trapani.

La «River» affondò davanti alle coste trapanesi. L'inchiesta archiviata ora potrebbe essere riaperta
Le navi cariche di scorie non venivano fatte affondare solo nel Tirreno, ma anche davanti al porto di Trapani. C’è un nome che viene fuori, ed è quello della nave «River». Una naufragio che non risulta da nessuna parte, e figurarsi come poteva accadere il contrario, ma che secondo un teste, il faccendiere per anni in contatto con servizi segreti e criminalità organizzata mafiosa, Francesco Elmo, c’è stato. Un racconto archiviato ma che adesso potrebbe tornare d’attualità dopo quello che va scoprendo la magistratura calabrese a proposito di navi fatte naufragare con i loro carichi mortali.
È uno filone d’inchiesta quello del traffico di scorie che è rimasto non approfondito perchè la magistratura trapanese che se ne occupava si è vista fare «terra bruciata» attorno. Sono venuti a mancare i testi. Ci sono stati tentativi di depistaggio. Ma non significa che l’indagine sia infondata. È una ipotesi, quella di questo traffico, che è poi rimasta sullo sfondo di due inchieste che nel tempo si sono avvicinate fino quasi a toccarsi, per poi tornare a dividersi e a continuare a correre su binari paralleli.
Scenario è quello di Trapani e le sue commistioni, i crocevia tra la mafia e i settori «deviati» dello Stato, la massoneria. In mezzo rifiuti tossici finiti anche sepolti nelle cave abbandonate della provincia di Trapani. Quali sono le inchieste tanto vicine? Una è quella (archiviata dalla procura di Trapani) sulla presenza di una cellula di Gladio in città. L’altra indagine è quella sul delitto (settembre 1988) del sociologo e giornalista Mauro Rostagno, che ha ripreso vigore e lì una firma si è trovata, quella della cupola mafiosa locale. Elmo ha parlato del traffico di scorie nell’ambito dell’indagine su Gladio. Potrebbe trattarsi degli stessi traffici che forse Rostagno ebbe modo di vedere spiando di nascosto un aereo che atterrava nell’aeroporto chiuso di Kinisia. Ma non solo.
Potrebbe essere la stessa indagine sulla quale si è rovata ad indagare la giornalista Ilaria Alpi. Uccisa in Somalia nel marzo 1994. Lei andando a Bosaso avrebbe trovato traccia di quei traffici. Un incrociarsi di piste da battere dal quale emerge un altro nome, quello del maresciallo del Sismi Vincenzo Li Causi anche lui morto amnmazzato non siè mai saputo molto bene da chi, mentre era in missione in Somalia. Li Causi era il capo della cellula di Gladio a Trapani. Ma non solo era uno degli uomini più fidati del premier socialista Bettino Craxi. E una parte del traffico di scorie e di armi viene ricondotto all'uso di mezzi di una società internazionale, la Scifco, indicata come vicina ad esponenti del partito socialista.
Francesco Elmo per tanto tempo ha lavorato in uno studio svizzero da dove sarebbe passata la gestione di traffici di armi e scorie. Lui incontrava i personaggi con i quali faceva i relativi affari. E c’erano anche siciliani di mezzo. Lui ha indicato anche in che maniera le scorie giungevano a Trapani, dentro camion che ufficialmente trasportavano oli esausti. Ha indicato anche il periodo, dalla metà degli anni ’80 fino al 1993.
Rino Giacalone
Fonte: http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=8981
martedì, ottobre 20, 2009
Enzo Di Pasquale racconta la magia di un’isola con un personaggio unico e curioso: “Ignazia”.
“Ignazia” è il nuovo romanzo di Enzo di Pasquale, suggestivo, assolutamente godibile, da leggere tutto d’un fiato. Ambientato sull’isola di Marettimo, l’ultima delle Egadi, con le sue notti avvolte nel silenzio rotto solo dalle onde che schiaffeggiano la costa. In una comunità che vive della pesca del tonno con la magia di un’isola dal nome odoroso di mare e il paesaggio pittorico e fiabesco di un racconto incentrato su un unico personaggio femminile: Ignazia, per l’appunto.
LA STORIA: La storia di Ignazia parte dal padre che, dopo pochi anni s’imbarca per l’America in cerca di fortuna, si risposa e si arricchisce. La bambina intanto cresce e con innata vitalità e misteriosa saggezza anima la vita dell’isola. Osservando le iscrizioni sulle lapidi impara a scrivere, divora i libri con estrema curiosità, calcola direzione e velocità delle correnti marine. Tiene la corrispondenza con i mariti oltreoceano, istruisce i bambini e con fare quasi magico risolve contrasti familiari. Fin quando dall’America arriva l’eredità del padre e con essa, finalmente, una scuola per i marettimari. E un bel giorno, sull’isola, approda anche un maestro che escogita per i suoi quattro alunni un nuovo gioco: lanciare una bottiglia in mare con un messaggio per i bambini di un’isola sconosciuta che ritorna sempre indietro con una risposta. È la scoperta di un mondo oltre Marettimo. Come un folletto benevolo Ignazia continua a tessere trame incantate per il suo piccolo regno, finché il destino la riconsegna, secondo un’usanza del luogo, alle acque dell’isola. Scandita dalla vita del mare, dall’eco degli eventi del continente e del nuovo mondo – il passaggio della cometa di Halley, la guerra, lo sbarco sulla luna – questa storia intreccia personaggi fiabeschi e reali, ancorati a una terra aspra che evoca la nostalgia propria delle cose lontane, perdute. “Ignazia – scrive federico Ligotti sul Corriere di Roma - va letta sorseggiando Bianco d’Alcamo. Se c’era del marcio in Danimarca, c’è del pesce in Sicilia e ci sarà del successo, assicurato, per Enzo Di Pasquale”.
Fabio Barbera
lunedì, ottobre 19, 2009
Niente saccio!
sabato, ottobre 17, 2009
Notiziona: Il PRC di castellammare e il Comune per una volta in sintonia!

La politica comunale a mio avviso non deve essere un eterno scrontro tra partiti e ideologie politiche. In un piccolo paese come il nostro la politica è fatta di piccoli e grandi problemi specifici, che ben poco, forse niente, hanno in comune con le ideologie politiche dei partiti. Per fare progredire il nostro paese non bisogna continuare a scontrarsi sulle ideologie o sui partiti che fanno schifo, ma bisogna essere pronti ad affrontare ogni problema che si viene a creare, o che esiste da svariati anni come in questo caso, prescindendo da stupide e banali lotte politiche che spesso prortano i partiti ad essere in disaccordo tra di loro solo per presa di posizione. Mi spiego meglio. Sembra quasi che quando uno schieramento esprime la propria opinione su un determinato argomento, lo schieramento opposto è obbligato ad assumere la posizione opposta! Secondo me è una cosa irrazionale che non fa altro che far andare sempre indietro il nostro paese. Un'altra cosa che mi fa incazzare è il funzionamento interno dei partiti! Ma dove sta scritto che se il capogruppo di un partito si esprime, tutti gli aderenti dello stesso devono "calari li corna" ed adeguarsi alle linee guida del partito a cui hanno aderito? A mio avviso una persona che entra in un partito lo fa perchè quel partito è più vicino alle sue idee. Ma ciò non vuol dire che deve essere sempre d'accordo con tutte le scelte di partito. Il modo giusto di interagire all'interno di un partito dovrebbe essere: pensare sempre con la propria testa e cercare di contrastare le scelte sbagliate del proprio partito. Purtroppo non è così. Sia il fatto di essere sempre contro i propri avversari politici, sia il "calari sempre i corna" alle scelte dei partiti in cui si sta o a cui si è più vicini hanno distrutto la politica a livello nazionale e ridotto le potenzialità di crescita a Castellammare. Si deve stare dalla parte di castellammare e non sempre dalla parte del proprio partito. L'invito è rivolto a tutti i cittadini castellammaresi di tutti i colori politici.
Vito Fazzino
Tutto ciò è una premessa al fatto che Camillo Navarra ci ha mandato un comunicato fatto da rifondazione nel 2007 dove appunto denunciava fra le altre cose, anche il problema della tutela dell'ambiente marino. Come potete vedere dal comunicato pubblicato ieri anche il comune finalmente si sta muovendo in questa direzione. Per una volta il PRC el'amministrazione sembrano dalla stessa parte. Speriamo che cominci una nuova stagione politica castellammarese dove si giudichino le mosse dell'amministrazione, presente e futura, in un modo obiettivo: elogiare le cose giuste e criticare le mosse sbagliate. Il discorso vale anche al contrario, perchè Rifondazione ha proposto e realizzato tante bellissime iniziative, spesso da molti criticate appunto perchè proposte da Rifondazione. Ci vorrebbe un clima politico più sereno, dove giudicare ognuno per quello che fa, non per il partito che rappresenta! Di seguito il comunicato:
Analisi e proposte per un diverso sfruttamento della risorsa pesca.
Castellammare del Golfo si affaccia sul mare e con esso ha logicamente un forte rapporto si dai tempi più, remoti quando l’attracco castellammarese era il porto della antica Segesta. La vocazione marinara del paese è indiscutibile e per molto tempo, l’economia locale si è basata sulla pesca e sulla agricoltura. Il paese si affaccia sul golfo a cui da il nome che è compreso tra Capo S. Vito, ad Ovest, e Capo Rama, ad Est e si estende per circa 45 km di coste. Col passare degli anni la popolazione marinara del posto è andata progressivamente diminuendo a causa, oltre che per la durezza implicita del lavoro, anche per la concomitanza della forte diminuzione del pescato unita ad un contemporaneo e progressivo aumento dei costi gestionali.
Tali fatti hanno contribuito al disarmo delle imbarcazioni più grandi di cui ad oggi non esiste alcuna rappresentanza con perdita di posti di lavoro e di sviluppo di attività legate all’indotto.
La pesca da reddito oggi è esercitata spesso da singoli marinai, proprietari della loro barca, che escono giornalmente in mare a calare le reti per “ritirarle” nell’arco della stessa giornata.
Il frutto di tale pesca basta appena a sostentare le famiglie dei suddetti marinai attraverso la vendita al dettaglio del poco pescato.
Proprio sulle problematiche relative alla quantità di pescato si basa uno dei punti della presente relazione.
Nel tempo, per diversi motivi, la quantità di pesce issata a bordo dai marinai è infatti andata progressivamente sempre più diminuendo.
E’ indubbio che il comparto pesca locale, così come quello regionale, attraversa una grave crisi alla quale occorre trovare rimedio.
Diverse sono le cause tra cui molte sono riscontrabili anche in altri luoghi della Sicilia mentre alcuni hanno carattere prettamente locale tra queste:
Il progressivo inquinamento delle acque.
Il sovrasfruttamento delle risorse naturali.
La pesca di frodo.
La mancata vigilanza delle aree protette.
L’inquinamento.
Il Golfo di Castellammare ha subito negli ultimi anni un progressivo processo di generale deterioramento ambientale e di inquinamento delle acque costiere.
Tutto il golfo e interessato da processi di eutrofizzazione, persistente torbidità delle acque costiere, alti indici di inquinamento dovuti agli scarichi abusivi delle villette delle località di villeggiatura ed ai carichi inquinanti degli scarichi civili e industriali veicolati dai vari torrenti, dal Nocella al S. Bartolomeo, al Canalotto, al Pinto.
Una urbanizzazione irrazionale delle fasce costiere e la mancanza di funzionali sistemi di depurazione delle acque di scarico, sia civili che industriali (le distillerie) sono tra le cause di questo degrado.
Proprio su quest’ultimo punto va considerata la forte incidenza, in termini di inquinamento, esercitata dalla distilleria Bertolino alla quale solo da pochissimo tempo si sta cercando di porre rimedio
Tutto ciò ha fatto si che nel piano regionale delle acque il golfo di Castellammare venisse indicato come area a rischio da attenzionare che, successivamente un pronunciamento della Commissione UE ha individuato come “area sensibile” sulla quale intervenire con tecnologie spinte.
Si vada ad aggiungere alle problematiche di “ordine generale” quelle per così dire locali.
Infatti, proprio a Castellammare del Golfo è stato impiantato un allevamento da reddito di tonni che, pescati già adulti, vengono introdotti e tenuti in grosse gabbie dove vengono nutriti intensivamente affinché possano accumulare uno strato di grasso che li rende appetibili e ricercati dai giapponesi.
Questo impianto ha prodotto e produce un forte impatto ambientale in quanto l’alta concentrazione di tonni in poco spazio genera una grossa quantità di nutrienti nella zona limitrofa che altera l’ambiente sottostante.
Le defecazione degli stessi ha prodotto nel tempo una sorta di fango putrescente che, a seconda dell’andamento delle correnti, si sparge per le zone vicine con tutte le conseguenze che ne derivano.
Il nutrimento dei tonni, oltre ad attrarre i pesci autoctoni stanziali che hanno ormai ben imparato come avere da mangiare senza fatica alcuna, crea in essi un innaturale assorbenza di antibiotici sicuramente usati mescolati agli alimenti, per la prevenzione di eventuali malattie degli stessi tonni.
Si consideri che tale impianto era stato proposto a diversi paesi limitrofi e da questi rifiutato.
A tutto ciò deve aggiungersi la completa assenza di un impianto di depurazione per le acque fognarie della cittadina che in estate raddoppia le presenze e scarica a mare i liquami attraverso un pennello sotterraneo che, oltretutto risulta essere spesso otturato.
Il comune ha inoltre fatto si che, dalle vasche di accumulo liquami ubicate nella cala marina, quando queste sono piene e le pompe di sollevamento non riescono a smaltire verso mare, fuoriescano liquami eccedenti che vanno a finire nello specchio di mare chiuso della cala trasformandola in una cloaca a cielo aperto.
Sovrasfruttamento delle risorse naturali.
A seguito dell’incremento del numero delle giornate autorizzate di pesca del novellame si assiste alla pesca dei piccoli di sardina (Bianchetto) e di Luvaro (Rossetto) la quale garantisce, per la prelibatezza e la ricercatezza del pescato, ai marinai una buona porzione del reddito annuo.
Il problema però esiste e consiste nel depauperamento della quantità delle summenzionate tipologie di piccoli che, non divenendo mai grandi, non costituiranno naturale nutrimento per pesci più grandi di transito che, nel loro andare da levante verso ponente, “non entrano” per mancanza di nutrimento.
Si spiega così la diminuzione di pescato quali totani, seppie, tunnidi, merluzzi, aguglie, ricciola.
Ed è plausibile che tale situazione abbia favorito la progressiva chiusure delle sei tonnare che operavano sul territorio di Castellammare.
Pesca di frodo
Le bellezza naturali dei luoghi e la variegata struttura dei fondali attirano da tempo diverse tipologie di pescatori che con l’uso di piccole imbarcazioni d’appoggio, bombole e attrezzature finalizzate ai rapidi spostamenti subacquei pescano polpi, cernie e altre specie anche di piccola taglia o raccolgono grandi quantità di ricci.
Tali attività vengono svolte anche in prossimità o dentro le aree protette come la riserva dello Zingaro.
La mancata vigilanza delle aree protette
In relazione a quanto appena detto non può non essere rilevata una carente sorveglianza sulle aree di riserva e protette.
Durante la stagione balneare sono fatte oggetto di invasioni di diportisti della domenica che
non si curano minimamente della tutela dello stato dei luoghi mirando solo alla piena e spesso indiscriminata fruizione del mare sotto l’aspetto ricreativo.
Proposte:
Quanto fin qui esposto è sicuramente riduttivo rispetto alle problematiche che riguardano il mare e l’attività della pesca.
Inoltre sappiamo bene come tali problematiche riguardano anche organismi sopraregionali e sopranazionali.
Un dato è però certo il nostro mare è sicuramente malato e l’attività primaria ad esso collegata così come pure il suo indotto, soffre per tale malattia.
Il tutto si ripercuote su ampi settori che dal mare traggono di che vivere.
Occorre iniziare a proporre drastiche soluzioni che possono riequilibrare il rapporto tra sfruttamento e offerta delle risorse.
La riduzione di quello che costituisce fonte d’inquinamento con la costruzione di un depuratore che risponda ai più recenti standard di efficienza sia per ciò che riguarda la depurazione in se stessa sia per quanto riguarda il recupero delle acque di scarto per uso
Irriguo nonché gli aspetti prettamente legati alla sua ubicazione risulta ormai improcrastinabile.
L’allontanamento delle gabbie dei tonni contrastando gli interessi forti che hanno spinto affinché l’impianto venisse realizzato presentando il tutto come fonte integrativa occupazionale per la marineria del luogo che di fatto non c’è stata.
La programmazione mirata al recupero quantitativo della fauna marina con l’uso di dispositivi finalizzatiti alla dissuasione della pesca abusiva operata nei periodi di fermo. Tali disposizioni devono avere valenza per tutti e devono essere fatti rigidamente osservare.
Inoltre favorire l’impiego alternativo della flotta peschereccia e del personale della marineria locale in attività alternative che mirano alla fruizione del mare senza il suo esasperato sfruttamento (attività di visita dei luoghi, turismo ecc.).
Pesca del novellame e pesca a strascico

Il problema della pesca del novellame e quello della pesca a strascico nel Golfo di Castellammare. In seguito ad alcuni incontri con la marineria, l’amministrazione comunale di Castellammare del Golfo, si è attivata per chiedere alla Regione degli interventi risolutivi. Per quanto riguarda la pesca del novellame, infatti, la marineria chiede di regolamentarla, poiché fino ad oggi praticata in maniera incontrollata, con il rischio di danneggiare l'ecosistema del Golfo causando anche gravi disagi ai pescatori. «Un altro problema, non certo minore, affiorato dal confronto con la marineria, è quello della pesca a strascico -spiega il vicesindaco, assessore al Turismo ed Attività Produttive, Carlo Navarra, che ha promosso gli incontri con la marineria di Castellammare-. Nonostante il divieto vigente nel tratto compreso tra Capo Rama e Torre dell'Uzzo, la pesca a strascico continua ad essere praticata, violando il divieto e soprattutto causando seri danni al settore della pesca. Ho già sottoposto questi problemi al dirigente regionale del Dipartimento Pesca, Calogero Giammaria Sparma, chiedendo degli interventi risolutivi, e proprio perché l’Amministrazione è sensibile a questi problemi, abbiamo invitato il dirigente del Dipartimento regionale Pesca a trovare delle soluzioni -continua il vicesindaco Carlo Navarra- che possano regolamentare la pesca del novellame, vietandola, come previsto dal Regolamento della C.E., o limitandola solo ai pescatori del compartimento di Trapani. Inoltre abbiamo chiesto maggiori controlli da parte delle autorità competenti, al fine di salvaguardare l'ambiente marino della flora e della fauna, fortemente danneggiato dalla pesca a strascico incontrollata. Insomma chiediamo delle precise misure di prevenzione e tutela della costa del Golfo di Castellammare, poiché si rischia di mettere in serio pericolo il futuro della marineria locale. Vigileremo affinchè queste misure vengano adottate e promuoveremo altri incontri con la marineria e le associazioni di categoria». L'impoverimento delle risorse ittiche, infatti, e' causato soprattutto dalla pesca della ''neonata'' mentre, da quando vige il divieto di pesca a strascico, nonostante sia rispettato in maniera solo parziale, si è già registrato un buon incremento di alcune specie ittiche. Nel Golfo di Castellammare operano 172 imbarcazioni, per un tonnellaggio complessivo di 1776,6 tonnellate di stazza lorda ed una potenza motore di 10.658,4 kw. La flotta del Golfo di Castellammare rappresenta il 3,74 per cento di tutti i battelli operanti a livello regionale ed il 2,44 per cento del tonnellaggio totale impiegato nell’attività di pesca. Il 20,3 per cento per cento delle imbarcazioni da pesca appartengono alla marineria di Castellammare del Golfo. La produzione ittica del Golfo ammonta a 173409 kg. Le specie catturate in maggiore quantità sono quelle caratteristiche della piccola pesca, esercitata con gli attrezzi da posta fissa, come gli scorfani, le boghe, i triglidi, i merluzzi, i polpi e le seppie.