Memoria. Impegno. Formazione.
Ma anche mare, relax e divertimento.
Lottare contro le mafie non è roba da musoni!
mercoledì, luglio 15, 2015
giovedì, maggio 21, 2015
Rino Giacalone non è indagato. Libera Trapani: "alle volte le penne sparano peggio delle lupare"
Il Coordinamento Provinciale di Libera a Trapani fa il punto della situazione in merito alle false notizie che circolavano su una presunta indagine del giornalista Rino Giacalone.
Il 2 Maggio l’emittente televisiva trapanese “Telesud”, comunica nel suo notiziario delle ore 14.00, la notizia che il giornalista Rino Giacalone è indagato per tentata estorsione e millantato credito. Il fatto sarebbe che il giornalista si sia proposto a Davide Durante – che ha qualche problema con la Giustizia – per “sistemare” la sua situazione giudiziaria, grazie a conoscenze tra i magistrati, in cambio di un favore.
Secondo l’articolo, quindi, Rino Giacalone è indagato e il Durante ha consegnato alla Procura la registrazione della conversazione, oggetto del fatto reato. L’articolo è firmato da Luigi Todaro, e sul sito dell’emittente televisiva v’è pure un editoriale del sig. Massimo Marino, Presidente di Telesud.
Entrambi, giornalista ed editore, fanno riferimento al “segreto di Pulcinella”, per dire che da settimane la notizia era nota a Trapani, sia tra gli addetti ai lavori e sia tra la gente… specificando anzi, che a Trapani non si parlava d’altro.
Pare, inoltre, che la notizia dell’iscrizione nel Registro degli indagati di Rino Giacalone, fosse già stata abbondantemente anticipata tramite il tam tam di facebook, che pur non nominandolo mai direttamente ed esplicitamente, alludeva così evidentemente al Giacalone, che da più parti giungeva oramai la notizia di un terremoto prossimo ad irrompere nella tranquilla città di Trapani, con già l’anticipazione di ulteriori clamorosi sviluppi.
Inutile qui indugiare su come può essersi sentito, psicologicamente, Rino Giacalone, dinnanzi a tale notizia, soprattutto alla luce di dolorose vicende personali, tra le quali essere già imputato in un procedimento penale per avere insultato la memoria del boss Mariano Agate di Mazara del Vallo, definito in un articolo, “Pezzo di merda”, e portato in giudizio dalla vedova del boss, che chiede un risarcimento di 50mila euro.
Parliamo con Rino di questo nuovo fatto riportato dai media e dai Social-net. Rino ci dice che il fatto non esiste, né l’essere indagato e tanto meno l’avere cercato di sistemare le grane giudiziarie di chicchessia. E noi abbiamo creduto a Rino. E così abbiamo convenuto che egli stesso facesse richiesta formale alla Procura di Trapani, per sapere se fosse indagato per i fatti suddetti.
Oggi, 19 Maggio, la Procura ha risposto, senza alcuna sorpresa da parte nostra, smentendo quanto riportato dai media e dai social.
Adesso possiamo uscire dal silenzio che ci eravamo imposti, perchè a parlare, avevamo deciso, fossero i fatti e non le opinioni o i pre-giudizi (positivi o negativi).
Adesso Rino si regolerà di conseguenza, denunziando nelle sedi opportune, chi ha diffuso false informazioni sulla sua persona e sui fatti. A noi l’amara constatazione che di non tutta l’informazione locale c’è da fidarsi.
A noi il dubbio se i fatti, succintamente su narrati, sono il frutto di un equivoco o se c’è in atto una azione, con consapevole malafede, volta al discredito e all’annichilimento dell’impegno civile e sociale di taluni gruppi di persone?
A noi la domanda: come è possibile che una notizia possa essere inventata così di sana pianta e possa impunemente circolare?
Può un giornalista, sedicente in buona fede, prendere per buone le chiacchiere da bar (da facebook, in questo caso) e propagandarle come vere? Senza manco un tentativo di verificare la fonte e la fondatezza della notizia?
E se invece il giornalista è stato veramente in buona fede e qualcuno lo ha indotto nell’errore, non dovrebbe fare altro che scusarsi, pubblicamente, con il diretto interessato e correre in Procura a fare il nome di chi ha messo in giro voci così false e calunniose.
Alle volte le penne sparano peggio delle lupare.
LIBERA - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Coordinamento Provinciale – Trapani
sabato, marzo 21, 2015
21 marzo, anche Castellammare ricorda le vittime delle mafie
Il corteo, partito dal Viale Umberto I, sede del CAI, ha percorso la via Rosario Livatino, soprannominato il giudice bambino, ucciso dalla mafia nel 1990 a soli 38 anni. Dopo un breve momento di raccoglimento, il corteo ha percorso il viale Paolo Ficalora, fino ad arrivare al bene confiscato alla mafia in contrada Crociferi gestito dall’associazione Libera, Castello Libero, antiracket e dal gruppo scout Agesci Castellammare 1.
Presso il bene confiscato alcuni studenti hanno letto alcuni testi in memoria delle vittime delle mafie, seguiti da un piccolo momento musicale. Soddisfatti i ragazzi di Libera: “Ringraziamo tutti per essere venuti e soprattutto ringraziamo Tiziana Ficalora per essere stata presente in questa giornata.”
lunedì, febbraio 02, 2015
Chi riflette e chi no. Congratulazioni Presidente Mattarella.
Avremmo potuto - e forse dovuto - congratularci pubblicamente con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella già un paio di giorni fa, qualche minuto dopo la sua elezione. Anche e soprattutto perché abbiamo scelto qualche anno fa di intitolare il presidio di Libera a Castellammare del Golfo proprio a Piersanti Mattarella, per contribuire nel nostro piccolo a tenerne viva la memoria.Un nostro difetto - o virtù, dipende dai punti di vista - è quello di non parlare in pubblico solo per farci vedere, per riempirci la bocca di inutili parole che portano solo un po' di visibilità fine a se stessa. Ci sforziamo di parlare solo quando abbiamo davvero qualcosa da dire.
Sappiamo bene che, nonostante ciò, c'è chi ci annovera a pieno titolo in quell'indistinto calderone che è la famigerata "antimafia parolaia", quell'antimafia di facciata che si riempie di parole vuote al sol scopo di ottenere accesso al potere e di cui fanno parte tutti, tranne chi la nomina e la indica a ogni piè sospinto. Ma a noi non importa, perché le nostre parole e quelle di chi appiccica a chiunque il titolo di "antimafioso parolaio" saranno presto dimenticate. I frutti del nostro agire no. Quelli resteranno lì, viva e dinamica testimonianza del piccolo impegno di chi vuole costruire una società veramente libera in cui ci sia vera giustizia sociale.
Meno parole e più fatti, ci ripete spesso Don Luigi Ciotti. Ha ragione. E noi ci sforziamo di fare del nostro meglio, senza curarci troppo se lo vedono tutti o soltanto chi vuole davvero vedere.
In questi due giorni c'è stato un fiume in piena di commenti su Sergio Mattarella, tra chi ha cercato pagliuzze nei suoi occhi dimenticando le travi nei propri e chi ne ha decantato le doti sottolineando i propri rapporti, più o meno stretti, con il Presidente nel tentativo di brillare di luce riflessa almeno un po'.
Ci spiace deludervi, ma non troverete ombre nel passato e nel presente di Sergio Mattarella. Forse in quello del padre Bernardo, ma se questo dovesse essere sufficiente a far pagare a un figlio le colpe del padre, allora smettetela di sfilare in corteo a Cinisi per Peppino Impastato. Smettetela di andare a commemorare Rita Atria a Partanna sulla sua tomba. Perché anche loro hanno avuto padri di cui non esser del tutto fieri, ma hanno riscattato se stessi con il loro impegno in direzione opposta e contraria.
E non brillerete della luce riflessa di Sergio Mattarella, nè di quella di Piersanti, semplicemente perché non avete una "superficie riflettente". Neanche un po'.
Piersanti Mattarella e suo fratello Sergio hanno avuto il coraggio di guardare da vicino, negli occhi, la mafia e tutta l'area politica, burocratica e imprenditoriale collusa con essa; l'hanno studiata per riuscire ad individuare i punti deboli, per capire dove e come colpirla per indebolirne il potere fino alla completa distruzione; hanno atteso pazientemente il momento giusto per sferrare il loro attacco e, quando lo hanno sferrato, hanno fatto davvero male a Cosa Nostra e a tutta l'area grigia intorno.
Ma hanno avuto la forza e il rigore morale di non mescolarsi mai con quegli ambienti sporchi fino al midollo, seppur così vicini. Si sono distinti per non essere confusi con essi. E ne hanno pagato il prezzo più alto.
Voi che oggi vi fregiate della "vicinanza e amicizia" del Presidente Mattarella, invece no. Voi che tirate fuori dai cassetti vecchie fotografie che vi ritraggono con Sergio Mattarella o con Piersanti Mattarella, non avete appreso nulla da loro e non avete neppure un briciolo di quelle virtù che li contraddistinguono da tutto il resto, che li distingue da voi.
Voi che non avete mai avuto il coraggio e la forza, come li hanno sempre avuti Piersanti e Sergio Mattarella, di resistere alle sirene o alle minacce di Cosa Nostra e dei suoi alleati, non brillerete mai della loro luce riflessa.
Voi che siete scesi a patti e compromessi, per viltà o per interesse, con Cosa Nostra e i suoi alleati, non brillerete mai della luce riflessa del Presidente Mattarella.
Voi che avete accettato i voti di Cosa Nostra e dei suoi alleati - per non dire che li avete attivamente cercati - sarete sempre ben distinti e distinguibili da Piersanti Mattarella e da Sergio Mattarella e non sarete mai confusi con essi, perché non ne avete neppure mezza virtù. E si vede.
Noi non abbiamo conosciuto Piersanti Mattarella, perché siamo nati dopo il suo assassinio per mano mafiosa, né abbiamo mai avuto l'onore di incontrare Sergio Mattarella. Probabilmente nessuno della famiglia Mattarella sa che esistiamo.
Noi ci sforziamo con la nostra azione, invisibile ai più eppur presente e quotidiana, di onorare il sacrificio di Piersanti e di apprendere con l'esperienza quotidiana l'arte della cittadinanza responsabile e schierata chiaramente e nettamente dalla parte giusta - quella contro le mafie e i suoi alleati - che Piersanti e Sergio Mattarella possedevano e possiedono tutt'ora.
Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi non sono le parole né le manifestazioni con la parola "legalità" appiccicata a qualsiasi cosa - purché si veda bene chi l'ha scritta - e neppure le commemorazioni un tanto al chilo una volta l'anno.
Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi è la loro condotta morale limpida e incorruttibile; sono le azioni concrete, anche se invisibili ai più, che puntano al benessere sociale e alla giustizia sociale; è l'esercizio della Politica democratica, quella vera che mira al progresso di tutti e non all'arricchimento di pochi, esercitata da qualsiasi posizione sociale e da qualsiasi scranno pubblico o privato, ricoprendo ruoli di responsabilità istituzionale o semplicemente nel volontariato.
Il giorno in cui comincerete a sforzarvi di diventare Uomini, comincerete a brillare di luce propria. Guardate Mattarella e cercate di imitarlo, basterà questo più di qualsiasi foto o stretta di mano con lui.
C'è ancora tanto da fare, Presidente Mattarella. Buon lavoro a Lei e a tutti noi.
Il Presidio di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
"Piersanti Mattarella" a Castellammare del Golfo
venerdì, gennaio 30, 2015
DEPURATEVI DAI NERVOSISMI
"...E PORCA BUTTANA..." (cit.
il Sindaco a conclusione del suo intervento in C.C.)
Nella giornata di ieri 29.01.2015 si è
tenuto il Consiglio Comunale durante il quale, grazie all'assist del
consigliere Asaro, il Sig. Sindaco Nicolò Coppola ha avuto modo di
raccontare la Verità sulla situazione riguardante il nuovo impianto
di depurazione. Supportato da una dettagliata relazione fornita e
congiuntamente suggerita dal Resp. III Settore LL.PP. (come nei
migliori teatri), il Sindaco ha ripercorso il sofferto e tribolato
iter progettuale e amministrativo del depuratore, che ha consentito
al
la nostra cittadina di vedere, quantomeno sulla carta, ben tre
progetti:- progetto di manutenzione dell'esistente (scelta abbandonata dall'amministrazione Bresciani per ovvi motivi di decoro urbano, igiene pubblica e inadeguatezza del sito);
- progetto per la realizzazione dell'impianto in caverna (troppo lungimirante per le umili menti castellammaresi);
- progetto per la realizzazione dell'impianto in trincea poco distante dall'esistente (alla portata del modesto ingegno nostrano).
Cioè dopo quarant'anni di scagazzare
dietro il porto siamo stati capaci di elaborare in quattro anni ben
tre progetti senza realizzarne neanche uno.
Per intenderci speriamo e preghiamo che
almeno uno si faccia.
Il punto tre rappresenta la soluzione
ad oggi caldeggiata dall'attuale Amministrazione per cui tecnici
interni ed esterni stanno lavorando alacremente. Nonostante ciò si
registra un notevole nervosismo da parte del Sig. Sindaco, come se
la scelta fatta dall'amministrazione Coppola - e ci sarà sicuramente
un atto giuridicamente vincolante che ratifica tale scelta - non
fosse ritenuta la migliore possibile. "...io l'avrei rifatto
dov'è quello attuale..." disse il Sindaco.
Nervosismo che si taglia con il
coltello nell'aula consiliare, con pugni sbattuti sul tavolo,
sventolio di relazioni contenenti Verità assolute, linguaggio poco
consono al luogo e alla carica rappresentata. Perchè mai tutto
questo nervosismo se ha la Verità in mano?
Come dichiarato nella seduta di ieri a
dare fastidio sono state le parole dell'ex Sindaco Marzio Bresciani,
che in TV avrebbe dichiarato che, se ci fosse stato lui, i lavori per
la realizzazione del depuratore sarebbero già partiti e che comunque
non sarebbe entrato nel merito delle scelte compiute dall'attuale
amministrazione, ribadendo il concetto che ognuno è responsabile
delle proprie scelte.
D'altronde un Sindaco esperto (e
Coppola il Sindaco lo sa fare) non dovrebbe sapere di essere facile
bersaglio oggetto di molteplici critiche? Possiamo mai immaginare che
le poche parole di Bresciani lo abbiano ferito tanto da reagire così?
Non capiamo come mai un Sindaco che ha la Verità tra le mani non si
faccia scivolare addosso come acqua le critiche di chicchessia.
L'unica cosa che ci rende ancora
speranzosi sulla buona riuscita dell'impianto di depurazione è che
Nicolò Coppola, sempre nella stessa seduta di ieri ha dichiarato:
"...io su questo progetto mi ci gioco la testa..."
Tra toni alti e richiami del Presidente
del Consiglio crediamo di aver sentito che l'eventuale fallimento sul
depuratore provocherebbe le spontanee dimissioni del Sindaco.
Sappiamo adesso che la Verità è nelle
sue mani...per cui... per dirla alla Renzi #Nicolastaisereno.
giovedì, gennaio 08, 2015
Je suis Charlie. Io sono Charlie Hebdo. Lo sono e lo sarò sempre.
Quello di ieri non è stato un semplice attentato terroristico. Come per l' 11 settembre, ieri abbiamo assistito ad un cambiamento radicale del modo di pensare e di agire. Un evento come quello di ieri, paragonabile, se pur in parte, a quello delle torri gemelle, è in grado di segnare intere generazioni di giovani giornalisti e vignettisti. Quella di ieri è la condanna a morte della libertà d'informazione, della libertà di stampa, della libertà d'espressione. Da oggi siamo tutti un po' più soli.
Charlie Hebdo: la sottile linea che separa libertà d'espressione e violenza; violenza che genera morte e dolore in nome di (un) dio. Un dio che sicuramente non avrebbe voluto questo.
Come si può uccidere per una vignetta? Per della satira? La satira, da strumento per la pace, è stata trasformata in strumento per seminare morte per le vie di Parigi. Soltanto per delle vignette.
Mentre scrivo mi viene da pensare ai tanti giornalisti uccisi in Italia dalla criminalità organizzata e li elevo ad eroi. Oggi aggiungo nuovi eroi nel mio personale epitaffio di dolore. Eroi perchè credevano in un mondo diverso. Un mondo tutto da ridere, anche nel dolore della quotidianità. Eroi nella loro eccezionale semplicità ed ironia.
Questa mattina, oltre al dolore, mi sono svegliato con una consapevolezza: oggi siamo tutti un pò più soli e meno liberi di esprimere il nostro pensiero. Inevitabilmente verranno prese nuove misure di sicurezza e, purtroppo, verranno messe in atto nuove forme di autocensura. Una sorta di autobavaglio all'informazione libera per paura di nuovi atti terroristici. Questo attentato ha innescato una forma di censura indiretta per chi svolge il delicato lavoro di informare, anche con una vignetta. Oggi quindi siamo tutti un pò più soli ma uniti nel dolore.
Mi preme sottolineare un secondo aspetto di questa triste vicenda: La scia di odio e ignoranza che porta questo evento nel nostro paese. Matteo Salvini continua a ribadire che abbiamo "il male in casa" riferendosi ai continui sbarchi di immigrati sulle nostre coste. Salvini sta commettendo il più grosso degli errori: generalizzare. Non tutti gli immigrati sono terroristi come non tutti gli italiani sono mafiosi. Per intenderci, noi italiani di attentati ce ne intendiamo bene. Abbiamo commesso stragi in giro per l'Italia (Strage di Bologna, Capaci, Via D'Amelio, Firenze e tante altre non meno importanti in cui persero la vita uomini e donne servitori dello Stato e tanti innocenti). Ma non per questo siamo tutti mafiosi o terroristi. Quindi la generalizzazione di Matteo Salvini serve solo a seminare odio perchè, in questo momento di profonda crisi, il malcontento può degenerare in atti di violenza e razzismo (come già accaduto in passato).
Je suis Charlie. Io sono Charlie Hebdo. Lo sono e lo sarò sempre.
Emanuel Butticè
Charlie Hebdo: la sottile linea che separa libertà d'espressione e violenza; violenza che genera morte e dolore in nome di (un) dio. Un dio che sicuramente non avrebbe voluto questo.
Come si può uccidere per una vignetta? Per della satira? La satira, da strumento per la pace, è stata trasformata in strumento per seminare morte per le vie di Parigi. Soltanto per delle vignette.
Mentre scrivo mi viene da pensare ai tanti giornalisti uccisi in Italia dalla criminalità organizzata e li elevo ad eroi. Oggi aggiungo nuovi eroi nel mio personale epitaffio di dolore. Eroi perchè credevano in un mondo diverso. Un mondo tutto da ridere, anche nel dolore della quotidianità. Eroi nella loro eccezionale semplicità ed ironia.
Questa mattina, oltre al dolore, mi sono svegliato con una consapevolezza: oggi siamo tutti un pò più soli e meno liberi di esprimere il nostro pensiero. Inevitabilmente verranno prese nuove misure di sicurezza e, purtroppo, verranno messe in atto nuove forme di autocensura. Una sorta di autobavaglio all'informazione libera per paura di nuovi atti terroristici. Questo attentato ha innescato una forma di censura indiretta per chi svolge il delicato lavoro di informare, anche con una vignetta. Oggi quindi siamo tutti un pò più soli ma uniti nel dolore.
Mi preme sottolineare un secondo aspetto di questa triste vicenda: La scia di odio e ignoranza che porta questo evento nel nostro paese. Matteo Salvini continua a ribadire che abbiamo "il male in casa" riferendosi ai continui sbarchi di immigrati sulle nostre coste. Salvini sta commettendo il più grosso degli errori: generalizzare. Non tutti gli immigrati sono terroristi come non tutti gli italiani sono mafiosi. Per intenderci, noi italiani di attentati ce ne intendiamo bene. Abbiamo commesso stragi in giro per l'Italia (Strage di Bologna, Capaci, Via D'Amelio, Firenze e tante altre non meno importanti in cui persero la vita uomini e donne servitori dello Stato e tanti innocenti). Ma non per questo siamo tutti mafiosi o terroristi. Quindi la generalizzazione di Matteo Salvini serve solo a seminare odio perchè, in questo momento di profonda crisi, il malcontento può degenerare in atti di violenza e razzismo (come già accaduto in passato).
Je suis Charlie. Io sono Charlie Hebdo. Lo sono e lo sarò sempre.
Emanuel Butticè
mercoledì, dicembre 03, 2014
Condannato Diego "u nicu" Rugeri
“Condannato a 15 anni e 4 mesi
di reclusione il rampollo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo
Diego “u nicu” Rugeri arrestato nel 2012 durante l’operazione “Crimiso”.”
TRAPANI.
Il tribunale di Trapani presieduto dalla Dott. Alessandra Camassa e dai
magistrati Dott. Samuele Corso e dalla Dott. Chiara Balduccio ha emesso questo
pomeriggio la sentenza di condanna nei confronti di Diego Rugeri, arrestato nel
2012 durante l’operazione antimafia denominata “Crimiso” che mise in ginocchio
la famiglia mafiosa di Alcamo, ritenuto organico alla cosca mafiosa di
Castellammare del Golfo. Il tribunale di Trapani ha condannato quindi Diego
Rugeri per tutti i delitti ascrittigli e, unificati i suddetti delitti nel
vincolo di continuazione, alla condanna di 15 anni e 4 mesi di reclusione e
5350 euro di multa oltre al pagamento delle spese processuali e a quelle del
proprio mantenimento in carcere per il periodo della custodia cautelare, oltre
all’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
I Pubblici Ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia
di Palermo Carlo Marzella e Antonino Sgarrella avevano chiesto 18 anni di
reclusione e 18 mila euro di multa accessoria per tutti i capi di imputazione.
L’attività di intercettazione, i servizi di pedinamento, le
indagini della squadra mobile di Trapani e del Commissariato di Castellammare
del Golfo, e grazie anche alle testimonianze di alcuni degli imprenditori
taglieggiati, hanno evidenziato come Diego Rugeri si era gettato a capofitto
nell’attività di taglieggiamento nei confronti di diversi imprenditori e
commercianti. Dalle indagini erano emerse anche precise frizioni e contrasti
dentro la cosca, Rugeri infatti aveva deciso di scalzare il capo del clan,
Michele Sottile. In precedenza con riti alternativi erano stati condannati
Michele Sottile, 8 anni e 2 mesi, Vincenzo Campo e Nino Bonura, 8 anni, Nicolò
Pidone 6 anni e 6 mesi, Sebastiano Bussa e Rosario Tommaso Leo 6 anni, Giuseppe
Sanfilippo 5 anni e 2 mesi, 4 anni per Salvatore Mercadante e Vincenzo
Bosco.
Il tribunale di Trapani ha inoltre condannato Diego “u nicu”
Rugeri al risarcimento dei danni alle parti civili costituite: Buscemi
Salvatore, D’Angelo Gaspare, Blunda Giuseppe, Centro Studi e Iniziative
Culturali Pio La Torre Onlus di Palermo, Associazione Antiracket e Antiusura di
Alcamo e Castellammare del Golfo, F.A.I. (Federazione delle Associazioni
Antiracket e Antiusura Italiane), Associazione Antiracket Libero Futuro,
Associazione Castello Libero Onlus di Castellammare del Golfo, Associazione
Antimafie e Antiracket Paolo Borsellino Onlus, Confindustria Trapani,
Associazione Onlus “Comitato Addiopizzo”, Comune di Alcamo e Comune di
Castellammare del Golfo.
Fissato in novanta giorni il termine per la deposizione della
motivazione.
Emanuel Butticè
(www.alqamah.it)
martedì, dicembre 02, 2014
Intervista a Pino Maniaci: "L'auto incendiata?Una bravata, non mi fermo e le prossime inchieste toccheranno anche l’antimafia."
Telejato.
Auto incendiata a Pino Maniaci. Lui rassicura: E’ una bravata, non mi fermo e
le prossime inchieste toccheranno anche l’antimafia.
Accade a Partinico, terra spigolosa
dove prosegue il lavoro dell’emittente di controinformazione Telejato diretta
da Pino Maniaci e supportata da un team di giovani tra cui figurano anche i
figli di Pino. Non è la prima volta che la stessa auto viene vandalizzata per
fini intimidatori e, mentre i Carabinieri indagano analizzando le immagini di
videosorveglianza che potrebbero avere ripreso movimenti sospetti nella zona,
il combattivo direttore dell’emittente partinicese non si ferma e annuncia
nuove inchieste interessanti da poter seguire attraverso i suoi telegiornali.
Abbiamo raggiunto Pino al telefono per saperne di più..
Ciao Fabio, sempre a lavoro!
Quindi, l’ennesimo attacco incendiario ad un’auto di Telejato?
Diciamo che più che altro si tratta di un attacco di “scassapagghiaro”, così l’ho definito, visto che si tratta di una macchina già quasi demolita. Abbandonata sì, ma sempre una macchina storica di Telejato: quella automobile ha accompagnato in galera vari padrini, vari boss mafiosi, come i Lo Piccolo (padre e figlio), come Nicchi, come tanti altri che sono stati appunto accompagnati dalle telecamere con questa macchina all’interno del loro habitat naturale, cioè la galera. Quindi ci tenevo più che altro per questo, ma già era in disuso da qualche anno, messa nello spiazzale lì di fronte la sede di Telejato, dove l’avevano già danneggiata: a qualcuno che gli serviva qualche pezzo ha fatto spesa e se l’è pure portato, qualche altro che s’è divertito a rompere i fanali e adesso gli hanno fatto esalare l’ultimo respiro con l’accendino che ha messo fine a questa autovettura. Lo definisco più che altro un atto di vandalismo, più che un attacco alla mia persona!
Ecco, Pino, da quando è nata Telejato hai fatto tanta informazione, inchieste, indagini sul campo e questo viene ritenuto fastidioso soprattutto da chi non vuole far sapere le cose per agire indisturbato. Così di “atti di vandalismo” ne hai ricevuti parecchi, tanto da rendere necessaria una scorta per continuare a fare il tuo lavoro in modo sicuro. Facciamo un elenco, ricordi le ritorsioni più eclatanti che hai ricevuto da quando hai messo in piedi l’emittente ad oggi?
Beh fino ad oggi sono tre le macchine che sono andate in fiamme, tanto che ci stiamo attrezzando per qualche macchina ignifuga. Vediamo se la stanno costruendo. Poi ovviamente danneggiamenti, vetri spaccati, lettere anonime, i freni tagliati, il tentato omicidio attraverso il nodo della mia cravatta da parte del figlio del boss mafioso.. non ci siamo fatti mancare nulla. Abbiamo un buon curriculum!
Come prosegue l’attività dell’emittente, ci dai qualche anticipazione o qualche notizia in anteprima?
Partiamo dal fatto che per adesso ci stiamo occupando di un’inchiesta molto delicata, per cui qualcuno, anche qualche magistrato, ha detto che non mi ammazza la mafia ma l’antimafia: ci stiamo occupando di beni sequestrati e beni confiscati, di amministratori giudiziari, di giudici collusi e del perché una percentuale altissima di queste aziende vanno a finire in fallimento proprio perché queste persone, quasi parallelamente come una cosca mafiosa, ne succhiano le risorse e buttano in mezzo alla strada migliaia di persone, riconsegnando questi beni totalmente svuotati e falliti, mentre avvocati da quattro soldi si arricchiscono.
Sempre interessante, quindi conviene seguire Telejato anche attraverso il sito www.telejato.it. Un saluto a te, Pino, alla redazione e alla bella famiglia Maniaci!
Di Fabio Barbera
Libera Castellammare e Castello Libero sugli incendi dolosi:”Temiamo una crescente diffusione di una cultura violenta”
Comunicato stampa.
Il presidio “Piersanti Mattarella” di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie e l’associazione Castello Libero intendono esprimere grave preoccupazione per la crescente frequenza con cui si sono verificati atti incendiari negli ultimi tempi nel territorio di Castellammare del Golfo.
Tali attentati ai danni di automobili, case, attività commerciali, veicoli da lavoro e altro segnalano una propensione sempre più spinta di alcuni soggetti a “risolvere” questioni di vario tipo attraverso atti violenti e intimidatori; molti di questi atti, negli ultimi anni, sono stati messi in pratica da soggetti direttamente collegati con la locale cosca mafiosa – come è stato appurato nel corso del processo Crimiso – e per scopi funzionali agli interessi mafiosi. Altri casi, invece, sono ancora tutti da decifrare, così come sono ancora da individuare i responsabili.
L’aumento di episodi di questo tipo fa temere una crescente diffusione nella popolazione di una cultura della violenza, dell’arroganza e della prevaricazione – tipica delle organizzazioni mafiose – in cui prevale il più forte e soccombe il più debole. A questa cultura incivile e barbara, Libera e Castello Libero cercano di contrapporre la cultura della convivenza civile, della non violenza, della corresponsabilità sociale, cercando di condividere gli sforzi con tutte quelle persone, associazioni, istituzioni che sono quotidianamente impegnate nella medesima sfida di crescita culturale e sociale.
Alla luce degli ultimi episodi violenti, è nostro dovere di cittadini impegnarci ancora di più nella diffusione di valori sociali più sani e giusti di quelli veicolati da chi pensa di essere scaltro distruggendo un bene altrui.
Invitiamo pertanto i cittadini, le associazioni, le istituzioni locali e qualunque altro soggetto pubblico o privato a mobilitarsi per contrapporre alla cultura della distruzione e della morte la cultura della costruzione comune e della vita.
Presidio Piersanti Mattarella di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
Associazione Castello Libero
venerdì, novembre 07, 2014
Potatura degli ulivi al bene confiscato alla mafia a Castellammare
“Sono stati potati gli alberi di ulivo al bene confiscato alla mafia di Contrada Crociferi dalle associazioni che gestiscono il bene in collaborazione con l’associazione “Porte Aperte” di Palermo”.
CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Nei giorni scorsi si è svolta la potatura degli alberi di ulivo al bene confiscato alla mafia di contrada Crociferi. Le associazioni Castello Libero Onlus, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie presidio “Piersanti Mattarella” di Castellammare, Antiracket e Antiusura di Castellammare del Golfo, il gruppo scout Agesci Castellammare 1 hanno accolto l’associazione “Porte Aperte” di Palermo che ha provveduto alla potatura degli alberi di ulivo. Il mese scorso l’uliveto è stato protagonista della raccolta delle olive che ha portato a produrre circa 100 litri di ottimo olio che sarà utilizzato per finalità sociali.
L’associazione “Porte Aperte” ha recentemente ottenuto un finanziamento Europeo per la realizzazione di un progetto di inserimento lavorativo rivolto a persone con disagi psichici. Il progetto prevede 900 ore di formazione d'aula e 900 ore di work experience nel settore agricolo e vivaistico. Il progetto si chiama Te.M.la (Team di Mediazione al lavoro e sarà attuato dall’Associazione Porte Aperte in collaborazione con i seguenti enti partner: Centro Siciliano per la Formazione Professionale CE.SI.FO.P; Società Cooperativa Sociale "Immagine" Onlus; lstituzione Pubblica di Assistenza e Beneficenza Azienda Socio Sanitaria di Assistenza alle Persone A.S.S.A.P. "Istituto Principe di Castelnuovo e Villaermosa"; Fondazione per le Opere di Carità " Rosalia Gentile".
I partecipanti - disabili psichici che stanno facendo o hanno concluso percorsi terapeutici - hanno già preso in cura e rimesso in produzione alcuni orti e frutteti abbandonati a Palermo e svolto altre importanti attività pratiche sui terreni di varie aziende nella provincia di Palermo, sempre seguiti da tutor psicologi, agronomi ed esperti in agricoltura. Il loro sogno è creare una cooperativa agricola e coltivare la terra, magari anche confiscata alle mafie
In questi giorni sono in provincia di Trapani per continuare la loro esperienza di formazione al lavoro. Sono stati alla Riserva dello Zingaro per imparare a riconoscere le varie piante tipiche della macchia mediterranea e poi al bene confiscato alla mafia di Contrada Crociferi per sperimentare le tecniche di potatura degli ulivi che hanno appreso in aula.
Il bene e il rispettivo uliveto affidato alle associazioni castellammaresi dalla scorsa amministrazione comunale guidata dall’ex Sindaco Marzio Bresciani (sul quale le suddette associazioni hanno attenuto recentemente un finanziamento per la ristrutturazione e per lo svolgimento delle attività all’interno dello stesso, ndr), si è trasformato, anche se per un solo giorno, in un laboratorio di formazione rivolto a persone che hanno attraversato varie difficoltà nella vita e che, grazie al team del progetto Te.M.la, stanno provando a ricostruirsi una vita dignitosa attraverso il lavoro in campagna.
“È esattamente quello che volevamo che diventasse quando abbiamo scritto il progetto per l'assegnazione del bene – spiegano i ragazzi di Castello Libero - e che abbiamo poi specificato meglio anche nel progetto che ci ha finanziato il Dipartimento della Gioventù. Speriamo di realizzare altre attività del genere in futuro coinvolgendo anche le scuole locali. Alla fine della giornata, - sottolineano soddisfatti i ragazzi che gestiscono il bene - non possiamo far altro che ringraziare i partecipanti del progetto Te.M.la per l’ottimo lavoro svolto; per l’entusiasmo che ci hanno trasmesso tramite la forza e la voglia immensa che hanno di farcela e per la speranza che hanno alimentato in noi. Siamo loro grati per aver trasformato un bene sottratto alla mafia in un luogo di crescita collettiva, di dignità, di solidarietà e di speranza”.
Articolo del 7 novembre 2014 tratto da Alqamah
Potatura degli ulivi al bene confiscato alla mafia a Castellammare
“Sono stati potati gli
alberi di ulivo al bene confiscato alla mafia di Contrada Crociferi dalle
associazioni che gestiscono il bene in collaborazione con i ragazzi del
Progetto Te.M.La. Palermo”.
CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Nei giorni scorsi si è svolta la potatura
degli alberi di ulivo al bene confiscato alla mafia di contrada Crociferi. Le
associazioni Castello Libero Onlus, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro
le mafie presidio “Piersanti Mattarella” di Castellammare, Antiracket e
Antiusura di Castellammare del Golfo, il gruppo scout Agesci Castellammare 1con
i ragazzi del Progetto Te.M.La. di Palermo”. che
hanno provveduto alla potatura degli alberi di ulivo. Il mese scorso l’uliveto
è stato protagonista della raccolta delle olive che ha portato a produrre circa
100 litri di ottimo olio che sarà utilizzato per finalità sociali.
Il Progetto Te.M.La.- finanziato con fondi del Programma
Operativo Obiettivo Convergenza 2007-2013, Fondo Sociale Europeo, Regione
Siciliana, Avviso n. 1 del 2011 per la realizzazione di progetti volti
all’inclusione socio-lavorativa di soggetti in condizioni di disagio ed
esclusione sociale (Priorità A) - è stato attuato, grazie ad una sinergica
attività progettuale tra diversi Enti partner quali: l’Associazione Porte
Aperte, Centro Siciliano per la Formazione Professionale CE.SI.FO.P.; Società
Cooperativa Sociale "immagine" Onlus; Istituzione Pubblica di
Assistenza e Beneficenza " Istituto Principe di Castelnuovo e
Villaermosa"; Fondazione per le Opere di Carità" Rosalia
Gentile".
Il progetto si è sviluppato attraverso 900 ore di formazione
d'aula svolte dal CESIFOP dove si sono approfonditi, con professionisti
del settore, gli aspetti teorici delle varie discipline agronomiche e 900
ore di work experience svolte presso l’Istituzione Pubblica di Assistenza
e Beneficenza " Istituto Principe di Castelnuovo e Villaermosa, dove i
ragazzi hanno potuto realizzare un orto biologico seguendo le varie fasi dalla
semina alla raccolta dei prodotti, oltre che il ripristino di ampi superfici di
agrumeto in stato di abbandono riportandole allo status di produzione. Inoltre
presso la Società Cooperativa Sociale "Immagine" Onlus la work
experience si è incentrata sul settore della floricultura e del vivaismo in
coltura protetta, con la costruzione da parte dei ragazzi di una vera e propria
serra, senza tralasciare l’aspetto zootecnico con la possibilità di accudire ed
allevare alcuni tipi di animali da fattoria .
I partecipanti - disabili psichici che stanno facendo o hanno
concluso percorsi terapeutici - hanno già preso in cura e rimesso in produzione
alcuni orti e frutteti abbandonati a Palermo e svolto altre importanti attività
pratiche sui terreni di varie aziende nella provincia di Palermo, sempre
seguiti da tutor psicologi, agronomi ed esperti in agricoltura. Il loro
sogno è creare una cooperativa agricola e coltivare la terra, magari anche
confiscata alle mafie. La creazione di una cooperativa è parte integrante del
progetto e la Fondazione per le Opere di Carità" Rosalia Gentile"
seguirà i ragazzi nelle diverse fasi dell’avvio di impresa.
Il Progetto prevede delle visite didattiche presso Aziende
agricole per consentire ai ragazzi di sperimentare pratiche agronomiche
in prima persona ed apprendere tecniche di potatura, tecniche di coltivazione
biologica, produzione e raccolta dell’olive da olio e riconoscere specie
vegetali sia spontanee che coltivate.
In questi giorni sono in provincia di Trapani per continuare la
loro esperienza di formazione al lavoro. Sono stati alla Riserva dello Zingaro
per imparare a riconoscere le varie piante tipiche della macchia mediterranea e
poi al bene confiscato alla mafia di Contrada Crociferi per sperimentare le
tecniche di potatura degli ulivi che hanno appreso in aula.

Il bene e il rispettivo uliveto affidato alle associazioni
castellammaresi dalla scorsa amministrazione comunale guidata dall’ex Sindaco
Marzio Bresciani (sul quale le suddette associazioni hanno attenuto
recentemente un finanziamento per la ristrutturazione e per lo svolgimento
delle attività all’interno dello stesso, ndr), si è trasformato, anche se per
un solo giorno, in un laboratorio di formazione rivolto a persone che hanno
attraversato varie difficoltà nella vita e che, grazie al team del progetto Te.M.la, stanno
provando a ricostruirsi una vita dignitosa attraverso il lavoro in campagna.
“È esattamente quello che volevamo che diventasse quando abbiamo
scritto il progetto per l'assegnazione del bene – spiegano i ragazzi di
Castello Libero - e che abbiamo poi specificato meglio anche nel progetto che
ci ha finanziato il Dipartimento della Gioventù. Speriamo di realizzare altre
attività del genere in futuro coinvolgendo anche le scuole locali. Alla fine
della giornata, - sottolineano soddisfatti i ragazzi che gestiscono il bene -
non possiamo far altro che ringraziare i partecipanti del progetto
Te.M.la per l’ottimo lavoro svolto; per l’entusiasmo che ci hanno trasmesso
tramite la forza e la voglia immensa che hanno di farcela e per la speranza che
hanno alimentato in noi. Siamo loro grati per aver trasformato un bene
sottratto alla mafia in un luogo di crescita collettiva, di dignità, di
solidarietà e di speranza”.
Emanuel Butticè
giovedì, novembre 06, 2014
Chiesta condanna per Diego “u nicu” Rugeri arrestato durante l’operazione “Crimiso”
Interamente tratto dal sito www.alqamah.it di Emanuel Butticé
Chiesti 18 anni di reclusione e 18 mila euro di multa per il rampollo della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo.
TRAPANI. I Pubblici Ministeri della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo hanno chiesto la condanna per Diego “u nicu” Rugeri, arrestato nel giugno del 2012 durante l’operazione antimafia denominata “Crimiso” che mise in ginocchio la famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo e Alcamo. I P.M., Dott. Carlo Marzella e Dott. Antonio Sgarrella, durante la requisitoria hanno chiesto per il giovane rampollo della famiglia castellammarese 18 anni di reclusione, 18 mila euro di multa e pene accessorie. La condanna è stata chiesta per tutti i capi d’imputazione.
Le indagini
L’attività di intercettazione, i servizi di pedinamento, i controlli attraverso i sistemi satellitari installati sulle vetture dei suoi coimputati (tutti condannati lo scorso dicembre,ndr), condotte dalla DDA di Palermo, dalla squadra mobile di Trapani e dal Commissariato di P.S. di Castellammare del Golfo, e grazie anche alle testimonianze di alcuni degli imprenditori taglieggiati, hanno dimostrato che Diego “u nicu” Rugeri si è reso protagonista di una reiterata e capillare attività di estorsione ai danni di numerosi imprenditori e commercianti di Alcamo e Castellammare del Golfo.
In particolare i delitti contestati a Diego “u nicu” Rugeri emersi nel corso delle indagini sono di estorsione compiuta nel dicembre 2009, in concorso con Nicolò Pidone, a danno dei fratelli Michele e Salvatore Lombardo, gestori del ristorante “Egestamare” di Castellammare, costringendoli ad assumere la fidanzata dello stesso Rugeri; alla tentata estorsione commessa in concorso con Vincenzo Bosco nell’aprile del 2010 sempre ai danni dei gestori del ristorante “Egestamare”, collocando un copertone e una bottiglia contenente liquido infiammabile all’ingresso del ristorante e successivamente inviando un sms al gestore con cui gli intimavano di “mettersi apposto”; al tentativo di incendio e la connessa violazione di domicilio dell’abitazione di Salvatore Buscemi, consumati l’11 agosto 2010 in concorso con Giuseppe Sanfilippo; alla tentata estorsione commessa in concorso con Giuseppe Sanfilippo nell’aprile del 2010 a danno di Gaspare D’Angelo all’epoca titolare del bar “Vogue”, chiedendo a quest’ultimo diverse somme di denaro “sennò sarebbe successo qualcosa di grave”; al tentativo di incendio dell’abitazione di Salvatore Magaddino, consumato il 4 agosto 2010 in concorso con Giuseppe Sanfilippo; all’estorsione consumata in epoca precedente alla riunione del 16 ottobre 2010 in danno di Salvatore Scuderi, gestore del bar pasticcera “La Sorgente” di Castellammare del Golfo; alla tentata estorsione commessa il 27 gennaio 2009 a danno dell’imprenditore castellammarese Giuseppe Blunda; all’estorsione tentata il 13 gennaio 2012 a danno dei due fratelli Luigi e Giacomo Impastato di Montelepre.
Il summit e lo scontro con Michele Sottile
Lo scontro tra Diego “u nicu” e Michele Sottile è stato l’argomento principale del summit celebrato nella campagne di Castellammare del Golfo, in contrada Inici, il 16 ottobre 2010; riunione che aveva i contorni di un vero e proprio “processo” a carico di Diego Rugeri. Il summit, intercettato dagli inquirenti, ha permesso di evitare una faida interna che sembrava proprio dietro l’angolo. Proprio per evitare che si arrivasse ad uno scontro più acceso tra i due, Rosario Tommaso Leo è stato mandato a “mediare” e a mettere pace tra i due, che non condividevano i modi di operare all’interno della famiglia mafiosa.
Gli altri imputati
Con la sentenza del gup di Palermo dello scorso mese di dicembre sono state emesse le condanne per gli imputati che avevano scelto il rito abbreviato. Le condanne più pesanti sono state inflitte a Michele Sottile condannato a 8 anni e 2 mesi, a Vincenzo Campo 8 anni e ad Antonino Bonura (considerato il capo della famiglia mafiosa di Alcamo) 8 anni. Nicolò Pidone 6 anni e 6 mesi, Sebastiano Bussa e Rosario Tommaso Leo 6 anni, Giuseppe Sanfilippo 5 anni e 2 mesi, 4 anni per Salvatore Mercadante e Vincenzo Bosco. Quest’ultimo accusato di tentata estorsione (con l’aggravante di aver favorito Cosa nostra) invece tutti gli altri sono stati chiamati a rispondere di associazione mafiosa dai Pubblici Ministeri della Procura di Palermo, Carlo Marzella e Laura Vaccaro.
L’unico assolto è l’ergastolano Antonino Bosco. Il suo avvocato è riuscito a dimostrare che le intercettazioni con il cognato riguardavano dissidi interni e non c’entravano niente con la famiglia mafiosa di Alcamo.
Le parti civili
Oltre a due dei danneggiati si sono costituiti parte civile l’ associazione Castello Libero Onlus di Castellammare, il Comuni di Castellammare e di Alcamo, la Federazione antiracket italiana, Confindustria Trapani, Addio Pizzo, le associazioni antiracket di Alcamo, Castellammare e Marsala e il Centro Studi Pio La Torre.
L’associazione Castello Libero Onlus sottolinea che: “Siamo presenti come parte civile in questo processo per rappresentare la società civile organizzata di questo paese, quella società civile che ripudia il pensiero mafioso. Castello Libero tenta di costruire e comunicare un modello di vita senza la mafia, senza le oppressioni e la cultura dell’omertà che, di contro, i vertici mafiosi ed i gregari cercano di affermare quotidianamente, perché la loro forza è la stessa paura della gente siciliana. In questo scenario, il rafforzamento dei clan sul territorio, confermata dalle tante operazioni (che hanno avuto rilievo anche nazionale e non esclusivamente territoriale) lede il prestigio dell’associazione Castello Libero perché vanifica i risultati di una lotta complessa e costosa in termini di sforzi associativi e di vite umane coinvolte. Ci riteniamo parti danneggiate in quanto la presenza di cosa nostra ci impone di fare di più”.
La richiesta di condanna
Per tutti i capi di imputazione i Pubblici Ministeri della Procura della Repubblica di Palermo, dr. Carlo Marzella e il dr. Antonio Sgarrella hanno chiesto la pena di anni 18 di reclusione e 18 mila euro di multa. Si chiede inoltre la condanna dell’imputato alle pene accessorie dell’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
domenica, ottobre 05, 2014
Depuro si, depuro no...la terra dei cachi
Aggiornamenti nel campo lavori pubblici a Castellammare del Golfo. La travagliata avventura di due talpe rincorse da dieci escavatori e quattro betoniere sta forse compromettendo il naturale iter per l'appalto del tanto desiderato depuratore?
In questo articolo qualche delucidazione.
In questo articolo qualche delucidazione.
venerdì, settembre 26, 2014
Castello Libero e Libera escono dall'Osservatorio per la Legalità del Comune.
I rappresentanti delle
associazioni “Libera: associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, presidio
“Piersanti Mattarella” di C/mare del Golfo, e “Castellolibero Onlus”
all’interno dell’Osservatorio per la legalità, Pietro Ingoglia, Roberto Odisseo
(in qualità di rappresentanti effettivi), Domenico Grassa ed Elena Labita
(rappresentanti supplenti) hanno provveduto in data odierna a presentare le
proprie dimissioni dalla carica assunta all’interno del suddetto organismo.
Le motivazioni alla base di
questa scelta risalgono ad una riflessione riguardo l’inoperatività
dell’Osservatorio e la conseguente mancanza di condizioni per proseguire
nell’attività al suo interno. Infatti, l’Osservatorio, nato dalla volontà del
Comune di C/mare, in particolare nella persona dell’assessore alla legalità
avv.Rossana Agugliaro, nei mesi successivi alla data della propria costituzione
ufficiale, avvenuta nel mese di gennaio 2014, non ha effettivamente dato
seguito ai buoni propositi con i quali era stato costituito. Propositi che
hanno spinto non solo le presenti associazioni, ma anche altre realtà presenti
sul territorio (Associazione antiracket e antiusura, Ecologisti democratici,
Commissione pari opportunità, nonché tutte gli istituti scolastici del
territorio c/marese) ad entrare a far parte di questo istituto.
Ad oggi, infatti, l’Osservatorio,
cui il Comune aveva affidato, a norma dello statuto, compiti di controllo sulla
legittimità dell’azione amministrativa, nonché di proposta e sensibilizzazione
sui temi della legalità e dell’antimafia, non è stato messo nelle condizioni di
operare in maniera proficua, né di avere accesso ai documenti amministrativi,
né, in taluni casi, di avere un confronto diretto con la stessa Amministrazione
comunale, che spesso si è dimostrata insensibile alle istanze promosse
dall’Osservatorio.
Date queste condizioni,
nonostante in primis il presidente eletto, Nino Bonanno, che cogliamo
l’occasione di ringraziare per il suo operato, e anche altri rappresentanti
dello stesso, abbiano tentato di rilanciare l’azione dell’Osservatorio, in
maniera peraltro non fruttuosa, i rappresentanti di Libera e Castellolibero
ritengono che non sussistano più i presupposti per proseguire il proprio impegno
in tal senso.
Ad ogni modo, qualora gli
amministratori, rendendosi conto dell’effettivo abbandono dell’Osservatorio,
intendessero dare finalmente spinta all’azione dello stesso, le associazioni
Libera e Castellolibero, attraverso i loro rappresentanti, si riservano di fare
le proprie valutazioni in merito.
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domenica, agosto 31, 2014
Sulle minacce a Don Luigi Ciotti
Davanti alle minacce di morte di Riina nei confronti di don Luigi Ciotti c'è solo una risposta da dare: stringerci attorno al nostro presidente e rinnovare il nostro impegno quotidiano contro le mafie perché si affermino legalità democratica e giustizia sociale. Un impegno concreto che da vent'anni vede Libera e il suo fondatore promuovere la confisca e l'uso sociale dei beni confiscati alle mafie; difendere la memoria delle vittime innocenti delle mafie e il diritto alla verità dei loro familiari; diffondere nelle scuole e nelle università una cultura dell'antimafia ispirata ai principi della nostra Costituzione; sostenere nelle aule dei tribunali, costituendoci come parte civile, il lavoro dei magistrati impegnati perché si faccia davvero giustizia; contrastare nei territori, ogni giorno, il potere mafioso; denunciare le troppe collusioni che ancora oggi rendono forti le mafie; proporre le risposte possibili. Lo facciamo consapevoli dei nostri limiti e animati da quel senso di corresponsabilità che è il cuore del nostro impegno. Perché è sempre il noi che vince, anche davanti alle minacce di morte".
Ufficio di Presidenza
Ufficio di Presidenza
venerdì, luglio 11, 2014
Comunicato stampa Coordinamento Salviamo Monte Inici
Il coordinamento "Salviamo Monte Inici", composto dalle associazioni Circolo Metropolis, CastelloLibero, CAI, Libera, Volontari forestali, Sviluppo e Lavoro, CambiaMenti e da liberi cittadini, esprime soddisfazione per la decisione dell'amministrazione comunale di presentare denuncia contro ignoti, dichiarandosi parte lesa per gli incendi che hanno distrutto Monte Inici nei giorni scorsi. Questa è stata una delle richieste che il nostro coordinamento aveva presentato all'amministrazione durante il consiglio comunale aperto che si è svolto giorno 8 Luglio presso l'aula consiliare. Riteniamo che tutta la popolazione castellammarese abbia subito un grave danno a causa degli incendi e quindi siamo soddisfatti che il sindaco abbia accettato questa nostra proposta. Auspichiamo che l'amministrazione comunale possa farsi portavoce delle altre nostre proposte che mirano alla salvaguardia delle NOSTRE montagne; tra queste vogliamo ricordarne alcune che possono essere già applicate nell'immediato quali: l'attuazione dell'ordinanza per la pulizia dei terreni privati, l'istituzione di una sorveglianza nei punti di accesso alla montagna con registrazione del documento di identità ed il controllo tramite videosorveglianza.
Riteniamo inoltre che la NOSTRA montagna debba essere gestita in maniera diversa da come è stato fatto fino a questo momento e quindi speriamo che l'amministrazione Coppola possa, con lungimiranza, attuare delle politiche che mirino a valorizzarla e preservarla. Il Coordinamento "Salviamo Monte Inici" è disponibile a collaborare col sindaco e con l'amministrazione per raggiungere quest'importante obiettivo, nel caso in cui ci dovesse essere la volontà politica di raggiungerlo.
Coordinamento Salviamo Monte Inici
martedì, luglio 01, 2014
I Castellammaresi a difesa della LORO Montagna
Vista la forte emergenza incendi che ha colpito il nostro territorio, consapevoli che si tratta di una vera e propria strategia criminale e non di fatti casuali, le associazioni: Volontari Forestali, Circolo Metropolis, CambiaMenti, CastelloLibero, Libera, Cai, e Sviluppo e Lavoro, insieme ad alcuni cittadini, a seguito della riunione svoltasi oggi 1/7/2014 presso i locali dell'aula consiliare, hanno creato un coordinamento per presidiare i punti sensibili di tutte le aree boschive del comprensorio. Il coordinamento, convinto che il bosco è un bene comune del territorio da tutelare collettivamente, lancia una campagna di vigilanza e controllo per prevenire gli incendi.
Tutti i cittadini sono i invitati ad unirsi ai gruppi che presidieranno i punti sensibili della zona a partire da giovedì 3 luglio, in previsione dell’ondata di scirocco che investirà l’isola.
Il punto di coordinamento sarà la sede del CAI, circonvallazione di fronte il Bar Tropical. Per le adesioni volontarie recarsi lì mercoledì 2 luglio dalle 18 alle 20 o contattare le singole associazioni.
Per info: 3389214485, 3282756832
La famosa questione della strada che non c'è a Scopello
Non esiste asse viario,
né alcuna strada attorno al Baglio di Scopello. Lo ha ribadito il
Tribunale di Trapani, Sezione Civile che ha, ancora una volta,
respinto tutte le richieste avanzate dal Comune di Castellammare del
Golfo secondo cui sarebbe esistita una strada attorno all’edificio
che fu residenza di caccia di Ferdinando II di Borbone.
La vicenda ebbe inizio nel 2010
allorquando il Comune - al fine di consentire un uso pubblico su una
strada che ben due diversi organi di giustizia poi hanno affermato
essere inesistente - rimosse una catena istallata, da oltre 50 anni,
su un fondo privato.
Le proprietarie del fondo,
sig.re Plaia, a tutela dei propri diritti intrapresero una azione
giudiziaria per reintegra in possesso dinanzi alla sezione Distaccata
di Alcamo del Tribunale di Trapani che accolse il ricorso condannando
il Comune al ripristino dello stato dei luoghi mediante reinstallazione della catena e dei paletti di sostegno nella medesima
posizione in cui si trovavano al momento dello “spoglio” operato
dal Comune.
Il Comune, insistendo nella propria
pretesa, propose giudizio di merito che a distanza di quattro anni ha
visto ancora soccombente l’Ente pubblico.
Anche in questo secondo giudizio –
scrive in sentenza il Giudice Cicorella – il Comune non è stato in
grado di dimostrare alcun intervento sul fondo privato idoneo a farne
ritenere la demanialità, né il Comune ha dimostrato la concreta
idoneità della presunta strada a soddisfare esigenze di transito
della comunità territoriale.
Soddisfazione per l’esito del
giudizio ha espresso l’avv. Giuseppe Novara, procuratore in
giudizio delle proprietarie del fondo, il quale ha visto accolte
tutte le proprie deduzioni in particolare quella secondo cui non è
sufficiente il solo inserimento di un’area nell’elenco delle
pubbliche vie a provare l’automatica ed irreversibile
trasformazione e destinazione all’uso pubblico con conseguente
acquisizione al demanio comunale.
A questo punto – prosegue l’Avv.
Giuseppe Novara – sarebbe opportuno individuare quali reconditi
motivi hanno indotto l’Ente Comune a porre in essere degli atti che
due diversi Giudici hanno ritenuto lesivi del diritto di proprietà.
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domenica, giugno 29, 2014
Libera e CastelloLibero si esprimono sugli incendi
Il presidio Piersanti Mattarella di Libera,
associazioni nomi e numeri contro le mafie e l'associazione di volontariato
Castello Libero esprimono solidarietà alle persone che hanno subito danni a
causa degli incendi di questi giorni e profonda indignazione per l'ennesimo atto
di devastazione del nostro territorio.
Da diversi giorni questi incendi distruggono non solo le nostre montagne con ingenti danni alla flora e alla fauna, ma anche i centri abitati mettendo in pericolo la vita dei castellammaresi e dei nostri operatori anti-incendio.
Chiediamo a sua Eccellenza il Prefetto, sempre attento alle istanze provenienti dal territorio, che si faccia portavoce della richiesta di aiuto dei castellammaresi che chiedono maggiori risorse per garantire una efficace azione di prevenzione e repressione di tale fatti che, senza alcun dubbio, producono effetti devastanti anche per l'economia del territorio.
Il referente di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie
Nicolò Prosa
Il presidente dell'associazione CastelloLibero
Antonino Maniaci
Da diversi giorni questi incendi distruggono non solo le nostre montagne con ingenti danni alla flora e alla fauna, ma anche i centri abitati mettendo in pericolo la vita dei castellammaresi e dei nostri operatori anti-incendio.
Chiediamo a sua Eccellenza il Prefetto, sempre attento alle istanze provenienti dal territorio, che si faccia portavoce della richiesta di aiuto dei castellammaresi che chiedono maggiori risorse per garantire una efficace azione di prevenzione e repressione di tale fatti che, senza alcun dubbio, producono effetti devastanti anche per l'economia del territorio.
Il referente di Libera, associazioni nomi e numeri contro le mafie
Nicolò Prosa
Il presidente dell'associazione CastelloLibero
Antonino Maniaci
venerdì, giugno 27, 2014
Colpi di scena... in un consiglio comunale vuoto
Come in molti non sapranno mercoledì sera c'è stato un altro
consiglio comunale, e ancora una volta l'aula consiliare era vuota, o quasi,
c'erano i soliti 3 - 4 spettatori, anche se effettivamente verso le 20 si è
raggiunto il picco di 5 spettatori contando pure l'usciere...
A parte le
solite liti tra alcuni consiglieri d'opposizione e il presidente che non
applica alla lettera il regolamento, e a parte le urla, mercoledì sera è successa
una cosa importante, un atto di indirizzo proposto dai consiglieri di Lavoro e Sviluppo
non è passato, cioè la maggioranza non ha avuto i numeri in consiglio per
vincere. L'atto di indirizzo è uno strumento dei consiglieri per dare
un'indicazione politica all'amministrazione, nello specifico quest'atto diceva
all'amministrazione che i grossi appalti era meglio "suddividerli" in
opere più piccole da affidare alle imprese locali per permettere ai
castellammaresi di guadagnarsi questi soldi, le opposizioni erano contrarie
perché questo tipo di atto non sarebbe in linea con la normativa nazionale.
Fino a quel momento l'atto sarebbe passato perché i consiglieri di maggioranza
erano di più di quelli di opposizione, purtroppo al momento del voto i
consiglieri Ancona e Di Bartolo hanno avuto un urgente impegno alla Cantina
Aurelia e sono dovuti scappare, comunque nulla di grave perché alla fine della
votazione sono rientrati, ma questo piccolo intoppo ha fatto si che ci fossero
8 voti favorevoli e 8 (dell'opposizione) contrari quindi l'atto d'indirizzo non
è passato. Giusto per completare il quadro i consiglieri Ancona e Di Bartolo
ieri sera hanno presentato due interpellanze all'amministrazione e si sono
dichiarati insoddisfatti delle risposte. Non sarà mica che nella maggioranza
c'è qualche malumore? Non sarà che c'è qualche mossa che non è completamente
condivisa?
Noi restiamo
con questi dubbi, ma vedremo cosa accadrà nella prossima puntata che sarà
mercoledì prossimo alle 18.
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