martedì, febbraio 22, 2011

Anche la politica fa le bolle

di Fabrizio Pezzani, ordinario di amministrazione e controllo nelle pubbliche amministrazioni alla Bocconi
La crisi finanziaria ed economica ha contribuito a diffondere il termine di bolla finanziaria. In realtà questi eventi si sono sempre manifestati da quando è stato possibile l’investimento in valori mobiliari e immobiliari, ma l’estensione e il volume delle transazioni finanziarie, oggi, hanno aumentato enormemente il loro numero e la loro intensità. La formazione delle bolle finanziarie è legata a una componente più emozionale che razionale dell’animo umano, infatti quando vengono a formarsi condizioni economiche e finanziarie che alimentano aspettative di crescita dei valori mobiliari (azioni, obbligazioni) e immobiliari (prezzi degli immobili) i risparmiatori sono spinti ad approfittare del momento favorevole per comperare questi titoli e questi beni contribuendo così a farne aumentare il valore. In questo modo, si viene a formare un processo euforico che si autoalimenta illudendo tutti che questa condizione positiva non finirà mai e così il mercato comincia a vivere, sempre più, una sua vita indipendente dalla realtà, la bolla finanziaria. Fino a quando qualcuno comincia a vendere in modo da invertire la tendenza e così si precipita nella paura e nel caos delle perdite, che rendono quasi tutti perdenti.
Le bolle, però, per la loro natura emozionale, sono estensibili a tutti quei settori dove l’uomo viene condotto a decidere da fattori emozionali più che da quelli razionali; la sensibilità a questo tipo di messaggi ha ispirato, spesso, le campagne di marketing delle imprese orientandole verso un modello di consumismo diffuso. L’attenzione al consumo di beni e servizi, spesso voluttuari, non è dettato da un bisogno razionale ma dall’emozione che l’acquisto genera. Questa modalità emozionale dell’acquisto, promossa da una pubblicità che genera modelli di benessere illusorio, fa stare bene perché aiuta a identificarsi in un’immagine di se stessi che non corrisponde alla realtà ma ne anestetizza la possibile percezione dolorosa.

Tale modalità di comunicazione si è da tempo estesa alla comunicazione politica, indistintamente per partiti e per paesi; i politici hanno imparato a fare appello ai desideri degli elettori invece di proporre politiche in cui credevano. Gli elettori finiscono per scegliere quei candidati che dicono quello che loro desiderano, ma non necessariamente la verità, che può essere dolorosa e quindi da evitare. In questo modo, come nelle bolle finanziarie, il consenso va crescendo su aspettative illusorie ma non realistiche e i due fattori si alimentano a vicenda. Come nelle bolle finanziarie, però, si corre il rischio che le aspettative promesse possano essere sempre più lontane dalla realtà e la loro distanza può crescere fino a creare una bolla politica che, prima o poi, inesorabilmente scoppia, facendo aumentare la distanza tra paese ed istituzioni. Già Tocqueville rimarcava il rischio di un potere politico che penetrando insensibilmente nell’interiorità degli individui potesse dirigerne le azioni, orientarne le scelte e indebolirne le volontà.

Il rischio di un evento di questo genere in una fase di grande confusione e incertezza dovrebbe indurre tutti a una maggiore prudenza nei comportamenti e nelle dichiarazioni, al fine di favorire un dialogo e un confronto costruttivo. Le risposte a una crisi che ha un risvolto economico immediato ma un’origine più profonda e lontana, legata a un modello di società che è diventata sempre più individualista e antiegalitaria, vanno ricercate attuando comportamenti più collaborativi e condivisi al fine di ricomporre le diversità verso un bene comune non solo dichiarato ma anche realizzato.
Fonte: http://www.viasarfatti25.unibocconi.it/notizia.php?idArt=6891

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