venerdì, aprile 20, 2018

Libera commenta la sentenza del processo Trattativa Stato- Mafia

"Finalmente si scrive una pagina di verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica".

“Dopo cinque anni finalmente si scrive una pagina di verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica.La sentenza conferma che la trattativa c'è stata, un risultato importante nell' accertamento di primo grado. Il nostro pensiero va ai tanti familiari delle vittime innocenti delle mafie consapevoli che la sentenza certamente non ripaga le loro ferite e il loro dolore. Questa sentenza invita tutti a continuare ad impegnarci sempre di più con corresponsabilità e maggiore consapevolezza per liberare il nostro paese dalle mafie e dalla corruzione. Libera si è costituita parte civile del processo e ha seguito tutte le udienza per stare vicino ai magistrati, non li abbiamo lasciati soli perché non si costruisce giustizia senza la ricerca della verità.” In una nota Libera commenta la sentenza del processo Trattativa Stato- Mafia.

Tratto dal sito Libera.it

venerdì, marzo 30, 2018

La memoria ritrovata


Se un tempo la mafia era un tabù, oggi nelle scuole c’è maggiore consapevolezza


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. In questi giorni alcuni soci delle associazioni Libera e Castello Libero Onlus sono andati in giro per le scuole di Castellammare per incontrare gli studenti su temi che riguardano la legalità e le iniziative in occasione del 21 marzo scorso. Incontri importanti, che hanno permesso a studenti delle scuole medie e superiori di ascoltare le storie delle vittime innocenti delle mafie e le attività dell’associazione Libera. Incontri che negli anni sono stati sempre più frequenti perché, come affermano i ragazzi di Libera, è da lì, dalle aule scolastiche, che si costruiscono le nuove coscienze. Per poter sperare in un futuro migliore occorre cambiare il presente. Non è un luogo comune. I ragazzi non sono solo il futuro, sono soprattutto il presente.
La cosa che più ha colpito è la conoscenza, da parte di molti studenti, delle storie dei castellammaresi vittime innocenti delle mafie. In ogni scuola, il nome di Gaspare Palmeri, ucciso nel 1991, non è nuovo. “Si lo conosciamo, ne abbiamo parlato in classe” – ha dichiarato un ragazzo della scuola media. “Era amico di mio padre, gli hanno intitolato pure una via qui a Castellammare” – spiega un altro. E finiscono per spiazzare i relatori. Un tempo era impensabile, non si parlava di mafia, figuriamoci delle vittime innocenti delle mafie. Perché Gaspare Palmeri è una vittima innocente e, come ha giustamente sottolineato un socio di Libera, non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Erano i mafiosi nel posto sbagliato. E in realtà lo sono ancora.
Anche nelle scuole superiori il discorso non cambia: “Si, conosciamo la storia di Gaspare, abbiamo incontrato il figlio Giovanni qualche settimana fa”. È molto significativo. Sicuramente testimonia il gran lavoro che viene fatto nelle scuole da pare di insegnanti e dirigenti, sempre più attenti, negli ultimi anni, alla diffusione di certi valori. Ma di pari passo si registra anche l’interesse crescente di molti ragazzi per queste storie. E questo si ripete anche quando si fa il nome del capitano Paolo Ficalora, anche lui un castellammarese vittima innocente di mafia. I ragazzi annuiscono, lo conoscono. Oggi la famiglia Ficalora vive a Palermo, ma a Castellammare in molti si ricordano e i ragazzi conoscono la via a lui intitolata. “Si, sappiamo chi è, anche lui è stato un innocente ucciso dalla mafia” – spiega qualcuno. Paolo Ficalora era un Capitano di lungo corso che aveva iniziato la sua attività di affittacamere nei pressi di Scopello.  È stato ucciso nel 1992 davanti casa, a pochi passi da Guidaloca. Chi lo ha conosciuto descrive un uomo buono, gentile, sempre disponibile, in poche parole “un ottimo vicino di casa, ho davvero bei ricordi di lui” – spiega chi lo ha conosciuto da vicino. E i ragazzi conoscono queste storie, annuiscono. Sorridono.
mafia nel 1985 a Pizzolungo mentre andavano a scuola. I ragazzi conoscono anche questa storia. “A Castellammare la biblioteca comunale porta i loro nomi” – dice qualcuno. È vero. Castellammare gli ha dedicato la biblioteca. Un luogo di cultura in memoria dei gemellini Asta, 6 anni, e la madre Barbara, tragicamente spazzati via dalla ferocia stragista della mafia. Mutuando il concetto di prima, Giuseppe, Salvatore e Barbara non erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non hanno “accidentalmente” fatto da scudo all’auto su cui viaggiava il magistrato Carlo Palermo. No. Loro erano nel posto giusto, stavano andando a scuola come tutti.  Era la bomba ad essere fuori posto. Non doveva esserci proprio. Perché chi piazza una bomba in quel posto e a quell’ora conosce bene le potenziali vittime. I mafiosi non dovevano esserci proprio sul quel tratto di mare a pochi chilometri da Trapani.
Poi c’è Piersanti Mattarella, il castellammarese Presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia nel 1980. I ragazzi conoscono anche questa storia. In alcuni casi hanno anche la scuola intitolata a lui. “Era il Presidente gentiluomo dalla carte in regola” – dice qualcuno. La memoria, quindi, è stata ritrovata. A distanza di moltissimi anni, finalmente, sempre più si parla di queste storie. Sempre più se ne parla nelle scuole.
È segno di una generazione che sta cambiando in positivo. Non sono più fatti lontani oltre un quarto di secolo, sono attuali, e i ragazzi hanno acquisito consapevolezza. Lo dobbiamo a chi ha perso la vita. Lo dobbiamo a Barbara Rizzo, Salvatore e Giuseppe Asta, Piersanti Mattarella, Paolo Ficalora, Gaspare Palmeri e tutti gli altri.  Ma soprattutto lo dobbiamo a quelle persone, come Ficalora e Palmeri, per anni etichettati come “vittime di serie b”, quindi vittime una seconda volta del meccanismo diabolico della “diffidenza”, del “mascariamento”. “Sono stati uccisi? Beh, ci sarà stato un motivo, saranno stati vicini a qualcuno…”, si diceva un tempo. No. Non lo sono stati. Dopo tanti anni è stato dimostrato: sono vittime innocenti della mafia. Non avevano nulla a che fare con i mafiosi. Questa memoria ritrovata serve a restituire, in minima parte, l’affetto della società civile che per anni è mancato. Un affetto per troppi anni negato. Dalla mafia prima, dall’indifferenza poi. Lo dobbiamo a loro e ai loro familiari. Coltiviamo questa memoria, non perdiamola di nuovo.

Articolo tratto da Alqamah.it 

mercoledì, marzo 28, 2018

Gli studenti dell’Istituto Mattarella-Dolci incontrano Libera Castellammare


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Si è svolto questa mattina un incontro tra i ragazzi del presidio di Libera “Piersanti Mattarella” di Castellammare del Golfo, l’associazione Castello Libero Onlus e gli studenti dell’Istituto Mattarella-Dolci di Castellammare. 
L’incontro, all’interno di un’assemblea di istituto, ha permesso agli studenti di dialogare con i rappresentanti delle due associazioni sui temi che riguardano la memoria delle vittime innocenti delle mafie, la gestione dei beni confiscati e in particolare sul lavoro nei terreni strappati alla criminalità. Su quest’ultimo tema i ragazzi hanno dialogato con Vito Mazzara della Cooperativa “Rita Atria” Libera Terra che opera nei terreni confiscati alla mafia a Castelvetrano. Nella cooperativa si produce grano, olio, ceci, e molti altri prodotti biologici della terra, con il prezioso lavoro di cittadini in difficoltà nei terreni che furono di Totò Riina. Presenti, oltre a Vito Mazzara, i soci delle due associazioni Domenico Grassa, Roberto Odisseo e Emanuel Butticè che hanno spiegato come Libera promuove il riutilizzo sociale dei beni confiscati (come nel caso bene confiscato di Castellammare del Golfo in contrada Crociferi).

 Quello di oggi è solo l’ultimo di una serie di incontri in giro per le scuole del territorio, un modo per “seminare il seme” della legalità e diffondere i principi di giustizia sociale, memoria, rispetto per i beni comuni e, soprattutto, impegno quotidiano. Perché come dice don Luigi Ciotti: “è il NOI che vince”.







mercoledì, marzo 21, 2018

Castellammare, gli alunni del plesso “Crispi” ricordano le vittime innocenti delle mafie


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Questa mattina presso la scuola “Francesco Crispi” di Castellammare del Golfo gli alunni delle classi quinte e alcuni della prima media del plesso “Pitrè” hanno incontrato i referenti del locale presidio di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” intitolato a Piersanti Mattarella. I ragazzi, in occasione del 21 marzo, primo giorno di primavera ma anche la giornata nazionale in memoria delle vittime innocenti delle mafie, hanno organizzato un piccolo momento di ricordo. In particolare i referenti di Libera hanno puntato l’accento sulle iniziative portate avanti dall'associazione in questi anni e hanno ricordato le storie di alcune vittime innocenti, tra questi i castellammaresi Piersanti Mattarella, Gaspare Palmeri e Paolo Ficalora.  Gli studenti, guidati dalle insegnanti Anna Maria Varvaro, Rossella Barbara, Angela Poma e Vincenza Pirrello, hanno dialogato con i referenti del presidio di Libera Roberto Odisseo e Domenico Grassa. Ma è stato anche un momento per ricordare la storia di Barbara Rizzo e dei suoi due gemellini Giuseppe e Salvatore Asta. Storie che si uniscono a quel lungo elenco composto da oltre 950 vittime innocenti. Un momento di memoria e di impegno collettivo che oggi si svolge contemporaneamente in tutta Italia. Un cammino tracciato nel segno della legalità.









sabato, marzo 17, 2018

“La composizione della crisi da sovraindebitamento”, convegno al Castello Arabo Normanno di Castellammare


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Giovedì 22 marzo 2018 si terrà al Castello Arabo Normanno di Castellammare del Golfo un convegno dal titolo “La composizione della crisi da sovraindebitamento. Istituzione dello sportello di informazione sul sovraindebitamento presso il Comune di Castellammare del Golfo”.
L’evento è organizzato dall’Organismo di Composizione della Crisi da sovraindebitamento di Trapani istituito presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Trapani in collaborazione con l’Ordine degli Avvocati di Trapani.
L’incontro è un modo per inaugurare ufficialmente lo sportello distaccato dell’OCC attivato presso il Comune di Castellammare del Golfo, nonché per dare ampia diffusione alla disciplina della gestione della crisi.
La gestione della crisi da sovraindebitamento nasce con la legge n. 3/2012 con l’intento di consentire ai soggetti non fallibili di poter ripianare la propria situazione debitoria ed ottenere l’esdebitazione.
Dunque i soggetti coinvolti sono gli imprenditori non soggetti al fallimento ma anche e soprattutto i privati cittadini.
Il risultato finale della procedura è quello di consentire al soggetto sovraindebitato il cosiddetto “fresh start”, un nuovo inizio che gli possa consentire di riprendere in mano la propria vita in tutta serenità.
L’evento è patrocinato dal Comune di Castellammare del Golfo e dalle associazioni Castello Libero Onlus, Libero Futuro, Associazione Antiracket Antiusura Castellammare del Golfo.
L’evento è accreditato presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Trapani e presso l’Ordine degli Avvocati di Trapani per il riconoscimento dei crediti formativi obbligatori.

PROGRAMMA
 17:00
Registrazione partecipanti
17:30
Saluti di benvenuto Nicolò Coppola – Sindaco del Comune di Castellammare del Golfo
Antonio Mercadante – Assessore Comune di Castellammare del Golfo
Mario Sugameli – Presidente ODCEC di Trapani Pietro Bruno – Referente OCC di Trapani
Umberto Coppola – Presidente Ordine degli Avvocati di Trapani
Ornella Navarra – Presidente Associazione Castello Libero ONLUS
Enrico Colajanni – Referente Associazione Libero Futuro Castellammare del Golfo
Sebastiano Cruciata – Presidente Associazione Antiracket Antiusura Castellammare del Golfo
18:00 Inizio lavori
Moderatore Piero Rotolo
18:05 Pietro Bruno
Introduzione al tema del sovraindebitamento e approfondimento sul requisito della “meritevolezza”
18:15 Mirko Di Maria
I presupposti soggettivi per l’accesso alla procedura Le diverse procedure previste dalla legge n. 3/2012 e il ruolo dell’OCC
18:30 Giusy Bosco
Analisi di un caso concreto 18:45 Marinella Raneri Rapporto tra procedure esecutive e sovraindebitamento
19:00 S.E. Pietro Maria Fragnelli Vescovo di Trapani
Conclusioni

venerdì, marzo 02, 2018

Le Associazioni Castello Libero e Libera incontrano gli studenti dell’Istituto “Pitrè-Manzoni”


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Si è svolto questa mattina il primi di una serie di incontri promossi dall’Istituto “Pitrè-Manzoni” di Castellammare del Golfo sui temi “legalità e beni confiscati alle mafie”. Nel primo incontro gli studenti hanno incontrato alcuni rappresentanti dell’Associazione Castello Libero Onlus e del locale Presidio di Libera “Piersanti Mattarella”  per trattare l’argomento “Riutilizzo sociale dei beni confiscati”. I ragazzi nel corso dell’anno scolastico hanno studiato il tema e hanno rivolto tantissime domande ai ragazzi delle associazioni. In particolare si è parlato di come si è arrivato negli anni al sequestro e poi alla confisca dei beni dei mafiosi con la Legge n. 646/1982 (Rognoni – La Torre) e successivamente a quella promossa da Libera nel 1996, la legge 109, sul riutilizzo sociale di questi beni.
I ragazzi hanno dialogato con alcuni rappresentanti delle 2 associazioni Vincenzo Desiderio, Roberto Odisseo e Giuseppe Provenzano che hanno raccontato la loro esperienza con il bene confiscato alla mafia di Contrada Crociferi, ristrutturato con fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri nel 2014, gestito insieme al gruppo Scout AGESCI Castellammare 1 e l'associazione Antiracket e Antiusura locale, oltre alle due associazioni già citate. Nei prossimi giorni, oltre ad altri incontri promossi dalla scuola, gli studenti andranno a fare visita al bene, piantando simbolicamente alcuni fiori nella aiuole del terreno.

Alla fine del progetto i ragazzi realizzeranno un cortometraggio le cui scene saranno girate all'interno del bene confiscato di Contrada Crociferi.



giovedì, marzo 01, 2018

Le proposte "Libera Formazione" per le scuole verso il 21 marzo 2018

Libera propone alle scuole alcune tracce di lavoro e materiali di approfondimento per accompagnare studenti e docenti nell'approfondire il tema della terra, della giustizia e dei diritti.
A partire dalla parola chiave e dallo slogan della XXIII Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, "Terra, solchi di verità e giustizi", Libera propone alle scuole alcune tracce di lavoro e materiali di approfondimento per accompagnare studenti e docenti nell'approfondire il tema della terra, della giustizia e dei diritti verso il 21 marzo prossimo.
La proposta si articola in 4 aree tematiche, di seguito elencate con i possibili percorsi da sviluppare (n.b. i percorsi, qui elencati in maniera puntuale, presentano numerosi collegamenti che permetteranno anche di sviluppare un lavoro a cavallo delle aree).
1. DIRITTI E DIGNITA' DELLE PERSONE
- diritto al lavoro
- diritto alla mobilità
- diritto all'amore
- diritto alla conoscenza
- diritto al gioco
- diritto al futuro
2. MAFIE
- approfondimento e conoscenza dei fenomeni mafiosi in Puglia
- mafie, violenza mafiosa e controllo del territorio
- legami mafiosi vs legami civili e di comunità 
3. AMBIENTE
- ecomafie
- agromafie e filiera alimentare
- diritto alla salute e a un ambiente sano 
4. MEMORIA
La memoria rappresenta l'elemento comune e trasversale alle aree proposte. Come per l'anno passato utilizzeremo la formula di far adottare una storia alle classi aderenti che sia in qualche modo collegata al tema scelto e aiuti i ragazzi ad approfondirlo e a rielaborarlo partendo dall’incontro con la vita della vittima innocente.
IL SIMBOLO
Chiederemo agli studenti di realizzare un segno materiale che rappresenti il percorso di memoria intrapreso verso il 21 marzo, coerente con lo slogan. Abbiamo pensato di proporre la realizzazione di una pianta (vera e propria da coltivare/curare a scuola, in particolare per i più piccoli, oppure realizzata e rappresentata con altri materiali).
La scelta è dovuta a quanto di positivo questo simbolo evoca:
le radici, l'appartenenza a un territorio, le sue culture, le sue storie, l'identità, tra dimensione individuale e collettiva;
la vita, la crescita e la necessità di curare ciò che è prezioso, con un parallelo con l'idea di memoria che stiamo sempre più coltivando;
il legame e l'armonia tra le parti, la pianta come simbolo di una comunità nella quale tutti gli individui si sentano parte attiva di un unico NOI.

lunedì, febbraio 12, 2018

Potatura degli ulivi al bene confiscato alla mafia di Castellammare del Golfo

Sono stati potati questo pomeriggio i circa 40 ulivi presenti nel terreno confiscato alla mafia di Contrada Crociferi a Castellammare del Golfo. Il terreno in questione, che l’associazione Castello Libero Onlus gestisce in partenariato con l’Antiracket di Castellammare, “Libera. associazioni, nomi e numeri contro le mafie” presidio "Piersanti Mattarella" e gli scout AGESCI Castellammare 1, è stato assegnato in comodato d’uso nel 2012 dal comune di Castellammare del Golfo. 
Nel terreno di 2000 m2 sono presenti circa 40 alberi d’ulivo da cui ogni anno, grazie al lavoro dei  tanti volontari delle associazioni, si ricava un olio utilizzato per finalità sociali. 
L'olio ricavato lo scorso dicembre è stato infatti donato in buona parte all’associazione “l’Arca, banco di solidarietà” per le famiglie bisognose di Castellammare del Golfo. Una piccola parte invece sarà utilizzata per i campi estivi di Libera che ogni anno si tengono nei mesi estivi al bene confiscato. 













domenica, febbraio 04, 2018

Don Ciotti: ''La corruzione è come la mafia. È la più grave minaccia alla democrazia''


di Aaron Pettinari 
Così si conclude la tre giorni di “Contromafie e corruzione”



La corruzione. È il tema di fondo di questo Contromafiecorruzione e resta la più grave minaccia della democrazia. Una malattia dell’avere che corrode la radice dell’essere, della vita. Un’infezione che prepara il terreno alle mafie e che le mafie hanno fatto propria. Oggi il metodo corruttivo, la violenza in guanti bianchi basata sull’uso del denaro, è il loro metodo prevalente”. E' affidata a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l'ultima analisi della tre giorni che a Roma ha visto la partecipazione di oltre 3000 persone, rappresentanti dei presidi sparsi in tutta Italia e non, per un rinnovato impegno per chiedere a gran voce la “liberazione” dalle mafie e dalla corruzione.
Un intervento appassionato e vibrante nel ricordo dei tanti che, sin dal 1994, hanno posto le fondamenta per un cambiamento culturale non fatto solo di parole. Don Ciotti ha ricordato proprio che dal 1994 l'associazione chiede l'estensione della confisca dei beni mafiosi a quelli dei corrotti, un'azione che nonostante le riforme della giustizia, ancora non trova la sua attuazione necessaria.
La nuova normativa, infatti, prevede l'applicazione delle misure di prevenzione ai delitti contro la pubblica amministrazione solo se c'è il vincolo associativo. “E' sempre più difficile fare distinzioni - ha detto il Presidente di Libera - È vero che non tutti i corrotti sono mafiosi, ma è anche vero che i parametri, i criteri che finora abbiamo usato per valutare ciò che è mafia, vanno rivisti, aggiornati, approfonditi. C’è allora una grande campagna culturale da fare, perché è ancora molto diffusa l’idea che la corruzione e le mafie siano mondi diversi e separati, e che il reato di corruzione sia molto meno grave di quello mafioso, per alcuni una bagattella scusabile con la sua diffusione o giustificabile con l’eccesso di burocrazia o di pressione fiscale”.

Fascismo, razzismo e i frutti velenosi
Nel suo intervento ha anche voluto fare cenno ai fatti di Macerata, dove un giovane di 28 anni, Luca Traini, ha sparato a bordo di un'auto contro alcuni immigrati per le strade. “Il declino, la devastazione culturale di questi anni sta portando alla luce i suoi frutti velenosi - ha affermato il presidente di Libera -Il riemergere di fascismi e razzismi nasce anche dall’ignoranza, che è innanzitutto ignoranza della storia. All’ignoranza si associa il disorientamento, la mancanza di punti di riferimento, la paura che ha bisogno di capri espiatori, di bersagli su cui scaricare le proprie ansie. Pensiamo al fotomontaggio shock su Laura Boldrini pubblicato ieri su Facebook, a tanta violenza e volgarità”. Insomma “rischiamo di diventare una società del sospetto, del rancore, dell’odio. Una società senza memoria e dunque senza coscienza di sé. L’episodio di ieri a Macerata nasce da questi veleni. Certa politica, invece di trovare gli antidoti, li sfrutta e li amplifica per bassi interessi di bottega. In questa difficile situazione dobbiamo allargare il campo della memoria”.
Quindi ha aggiunto: “Noi abbiamo la nostra memoria, le nostre vittime, che continueranno a essere la nostra anima, la spina dorsale del nostro impegno. Ma dobbiamo cominciare, nel nostro piccolo, a occuparci della memoria collettiva del Paese. Supportare la scuola in questa impresa ardua, difficilissima, perché tutto il sistema economico e tutte le logiche del consumo sembrano congegnate per renderci smemorati, renderci persone che non pensano, che non riflettono, che rispondono solo a stimoli esterni, a sollecitazioni. Persone senza una vita interiore, perciò senza una direzione di vita. È un impegno culturale e educativo di primaria importanza”.


Rivoluzione culturale
Una rivoluzione culturale che parte dall'assunzione di responsabilità di ognuno. “Ci vogliono fatti - ha proseguito Don Ciotti - Fatti costruiti con i nostri limiti ma anche con la nostra forza. Libera non è perfetta ma sicuramente è pulita e trasparente. Per raggiungere gli obiettivi serve il rigore, la passione, un impegno che sia personale ed associativo. Un impegno etico, anche mettendosi in discussione. Parole come giustizia, libertà, responsabilità e memoria si traducono in un'etica di vita con scelte di comportamenti e di fatti. E la trasmissione di questi valori deve avvenire con le relazioni, con il confronto”. Il pensiero dello storico fondatore di Libera è andato soprattutto ai giovani con una riflessione a ciò che sta accadendo con il proliferare delle baby gang, ma anche con la rivoluzione che si sta portando in atto con tante mamme e donne che rompono i codici millenari e che per amore viscerale verso i propri figli cercano un'altra strada per non farli crescere nella cultura mafiosa (nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il tribunale per i minorenni, la procura per i minorenni e la procura distrettuale di Reggio Calabria, e l'associazione Libera). Don Ciotti ha anche puntato il dito contro la “bancarotta delle politiche sociali” che generano fenomeni come la disoccupazione, la crisi della scuola, la “mancanza di stimoli e di passioni in tante persone e tanti ragazzi”. Una riflessione è stata anche posta sull'uso degli sceneggiati sulla mafia. “Non vogliamo censure - ha ricordato ancora -Ma dobbiamo chiederci quante opere del genere aiutino a conoscere cosa sono le mafie, al di là dell'immagine stereotipata e schiacciata dalle logiche dell'intrattenimento e della spettacolarità. Il rischio è quello di confondere”.

La lettura dei documenti
Un discorso che è stato affrontato anche all'interno dei seminari che ieri si sono svolti in vari luoghi della città. Per leggere le sintesi Libera si è avvalsa del contributo di attori come Claudio Gioé, Giulio Scarpati, Michela Cescon e Vanessa Scalera, chiamati proprio per l'impegno assunto nell'impersonare in recenti fiction, fatiche e speranze di persone che hanno sacrificato la propria vita divenendo anche esempio per tanti.
Anche il presidente onorario di LiberaNando dalla Chiesa, nella sua introduzione ha voluto ricordare gli elementi di riflessione sorti durante i vari gruppi di lavoro. Ed ancora una volta ha stimolato la riflessione sul traffico di stupefacenti, concentrandosi sul problema della “presenza di una 'domanda' che, nonostante la continua 'offerta', non viene saturata dalle stesse criminalità organizzate”, e sulla presenza sempre più critica di “Stati catturati, composti da soggetti criminali”.
Spunti su cui ragionare a livello nazionale ed internazionale.
Un impegno per tutti che verrà rinnovato il prossimo 21 marzo quando, come ha ricordato la vicepresidente di LiberaDaniela Marcone, a Foggia si terrà Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.


Articolo tratto da Antimafiaduemila

giovedì, dicembre 28, 2017

Campobello, i migranti nella baraccopoli bruciata «Senza contratto di lavoro, non posso avere affitto»

CRONACA – Thierno è stato uno dei tanti cittadini stranieri che da anni raccolgono le olive nel centro del Trapanese. La notte di Natale si trovava nel campo andato a fuoco, dopo un periodo in cui ha vissuto in una normale abitazione. Mentre il Comune spera di consegnare un'area più attrezzata, i volontari aiutano i braccianti. 

«Quando è scoppiato l’incendio ero a letto. Io sono disposto ad andare in un casa, ma purtroppo per ora non è possibile». A parlare è Thierno, 36enne senegalese che da sei anni vive a Campobello di Mazaradove la notte di Natale un incendio ha distrutto parte della baraccopoli in cui dormono i migranti stagionali impiegati per la raccolta di olive e agrumi. Al momento del rogo erano 70 i presenti, nessuno dei quali è rimasto ferito, anche grazie all'intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza alcune bombole di gas presenti nell'area. 
Nei mesi scorsi, nei cinquemila metri quadrati di terreno in contra Erbe Bianche, sono arrivati a soggiornare oltre 1500 persone. Tra loro anche Tiherno, che nel centro del Trapanese è ormai di casa. «Probabilmente l'incendio è nato per cause naturali - racconta -. Per due anni ho vissuto in affitto, ma con il contratto scaduto sono tornato qui a Erbe Bianche. Io vorrei andare in un casa, ma purtroppo ci vuole un garante e non ho sempre un contratto. Fino a un mese fa ho lavorato con un regolare contratto, adesso non più». I migranti che vivono a Campobello sono quasi tutti in regola con il permesso di soggiorno e provengono in larga parte dal Senegal e dal Gambia e sono impiegati in particolare per la raccolta della Nocellara del Belice. Molti di loro riescono a ottenere un regolare contratto di lavoro, altri lavorano in nero.
Tra chi ha prestato i primi aiuti dopo l'incendio ci sono i volontari di Libera. «Fortunatamente non ci sono stati feriti e tutti sono stati evacuati in tempo - commenta il referente Salvatore Inguì -. Sulle cause dell’incendio ancora non ci sono certezze, ma attualmente non abbiamo nessun elemento che faccia pensare al dolo. Anche se alcuni dicono che è stato appiccato da qualcuno che è poi fuggito, si presume sia stato causato da un fuoco acceso da qualcuno per riscaldarsi. Ieri - continua - ci siamo visti con l’assessore Lillo Dilluvio che ci ha dato tutta la disponibilità per permettere ai migranti di essere ospitati altrove». «Fortunatamente i danni sono stati contenuti e molte baracche possono essere ancora usate - spiega Leo Narciso, uno dei volontari -. Oggi insieme a Medici Senza Frontiere porteremo coperte e beni di prima necessità e poi, con la Caritas e altre associazioni, cercheremo di dare anche un pasto ai lavoratori ancora presenti nel campo di Erbe Bianche. Speriamo però di avere per tempo il campo in condizioni ottimali per il prossimo anno».
Il campo andato a fuoco sorge in prossimità di un area archeologica: «Ai margini sorge un sito totalmente abbandonato. Il terreno è privato e non si capisce come mai la Soprintendenza non abbia tutelato il sito», spiega a MeridioNewsl’assessore Lillo Dilluvio. Quest'anno il sito che dove essere predisposto all'accoglienza dei braccianti, che si trova in un ex oleificio confiscato alla mafia, è stato consegnato in ritardo. «A causa di tantissimi problemi burocratici non siamo riusciti per tempo ad aprirlo. Però attualmente i lavoratori possono usare i bagni. Questo campo - prosegue Dilluvio - ci è costato già oltre 50mila euro. Speriamo di poterlo avviare in tempo il prossimo anno. Ma da soli non si va da nessuna parte. Con il nuovo prefetto di Trapani, Darco Pellos, stiamo avviando un’importante collaborazione in tal senso. Da parte mia e del sindaco Castiglione c’è tutta la sensibilità per poter dare un’accoglienza dignitosa a questi lavoratori».
Ma oltre i problemi burocratici ci sono anche le risicate risorse della casse del Comune: «Noi già da tempo abbiamo cercando altre strade per poter gestire il flusso di lavoratori stagionali nella nostra città. Anche perché - sottolinea l'assessore - non abbiamo le risorse per gestire oltre 1500 persone nel nostro comune, sicuramente vanno divisi nelle città vicine come Castelvetrano e Partanna». Al momento, però, bisognerà lavorare al ripristino degli spazi danneggiati. «Per poter avviare la bonifica del terreno occorrono circa 60mila euro - conclude -. Contiamo di poterli trasferire presto nello spazio dell’ex oleificio. Certamente non parliamo di ospitalità ma di accoglienza, potranno usare i bagni e delle docce».
Articolo del 28 DICEMBRE 2017 tratto da MeridioNews

giovedì, dicembre 14, 2017

Ecco la Castellammare solidale: “Da oltre vent’anni un aiuto per le famiglie in difficoltà”

Ogni mese i volontari del banco alimentare assistono tante famiglie che chiedono aiuto. Tra le donazioni anche l’olio prodotto dai terreni confiscati alla mafia

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. C’è una Castellammare che si sbraccia e lavora per gli altri da oltre vent’anni. È una realtà che ogni mese garantisce un pasto a tante famiglie. Stiamo parlando dei volontari del banco alimentare di Castellammare che assistono le famiglie in difficoltà della città. “Ogni mese consegniamo dei “pacchi” di generi alimentari a chi in precedenza ci ha fatto richiesta.” – spiega Francantonio D’Angelo, Presidente dell’associazione “L’Arca, banco di solidarietà” che fa parte della Fondazione Banco Alimentare.
Ieri sera, in occasione della festa di Santa Lucia, tanti volontari di diverse associazioni, centri di solidarietà, gruppi parrocchiali  e liberi cittadini si sono dati appuntamento al centro “don Minozzi” di via Leonardo Da Vinci per “fare i pacchi”, ovvero per preparare gli scatoli con i generi alimentari raccolti anche durante la giornata del banco alimentare nei supermercati di Castellammare lo scorso 25 novembre. Ma non solo. “Raccogliamo prodotti tutto l’anno anche da altre associazioni locali e da aziende che ci donano pasta, passate di pomodoro, olio e molto altro. Tutto quello che viene raccolto – spiega Francantonio D’Angelo ad Alqamah.it - poi ogni mese viene distribuito alle tante famiglie che assistiamo”.
Ieri sera il clima era di festa, sembrava quasi una serata in famiglia, tra gioia, sorrisi e tanta solidarietà, i volontari si sono divisi i compiti: dagli scaffali ai carrelli, e dai carrelli agli scatoli pronti per partire. “Raccogliamo olio, pasta, passate di pomodoro, sale, zucchero, tonno, latte, biscotti, caramelle, anche qualcosa di fresco e molto altro. Una volta al mese ci riuniamo per fare gli scatoli da portare alle famiglie. La distribuzione – spiega Francantonio D’Angelo – avviene una volta al mese, e ogni “pacco” contiene prodotti che coprono, più o meno, il fabbisogno della famiglia per l’intero mese, in base all’età e al numero dei componenti della famiglia. Riceviamo quasi quotidianamente richiesta di aiuto da famiglie che hanno serie difficoltà economiche: dai padri che hanno perso il lavoro a chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Purtroppo però non riusciamo a coprire tutte le richieste”.
Al centro “don Minozzi”, durante lo sportello di ascolto, s’intrecciano realtà spesso difficili da immaginare in una città piccola come Castellammare, i volontari ci raccontano che sono davvero tante le richiesta di aiuto e, purtroppo, non tutte riescono ad essere accolte. “Attualmente – aggiunge D’Angelo - abbiamo in elenco 66 famiglie, alcune numerose.  Riceviamo anche le segnalazioni dal Comune e dal locale Commissariato di Polizia, quindi gestire tutto diventa molto complicato. Ma dal ’95 ad oggi, ogni mese, riusciamo a garantire a molte famiglie di Castellammare un piccolo aiuto".

Tra le tante donazioni c’è anche l’olio prodotto dalle olive raccolte nei giorni scorsi al bene confiscato alla mafia in contrada Crociferi. Raccolta avvenuta grazie ai volontari di “Libera”, di “Castello Libero Onlus” e degli scout del gruppo Agesci Castellammare 1. Presente il Presidente dell’associazione “Castello Libero Onlus” Antonino Maniaci e alcuni soci che nei giorni scorsi hanno donato gran parte dell’olio prodotto proprio all’associazione “L’Arca, banco di solidarietà”. L’olio sarà distribuito insieme agli altri prodotti nei prossimi giorni: “Per noi è qualcosa di molto importante, – sottolinea Antonino Maniaci ad Alqamah.it – ci teniamo che l’olio prodotto finisca nelle tavole dei nostri concittadini in difficoltà. Dalla realtà dei beni confiscati ne viene fuori qualcosa di concreto, e noi vogliamo essere utili per la comunità. È un modo per contribuire alla causa del banco alimentare ma nello stesso tempo per portare nelle tavole dei castellammaresi un olio buono, biologico ma soprattutto libero”. Quindi un modo per far tornare alla collettività i prodotti di un bene che di fatto appartiene alla città. Una pagina positiva di riutilizzo dei beni confiscati che si unisce alla solidarietà di chi ogni giorno, da oltre vent'anni, trasmette serenità e speranza.
Articolo tratto da Alqamah