lunedì, febbraio 12, 2018

Potatura degli ulivi al bene confiscato alla mafia di Castellammare del Golfo

Sono stati potati questo pomeriggio i circa 40 ulivi presenti nel terreno confiscato alla mafia di Contrada Crociferi a Castellammare del Golfo. Il terreno in questione, che l’associazione Castello Libero Onlus gestisce in partenariato con l’Antiracket di Castellammare, “Libera. associazioni, nomi e numeri contro le mafie” presidio "Piersanti Mattarella" e gli scout AGESCI Castellammare 1, è stato assegnato in comodato d’uso nel 2012 dal comune di Castellammare del Golfo. 
Nel terreno di 2000 m2 sono presenti circa 40 alberi d’ulivo da cui ogni anno, grazie al lavoro dei  tanti volontari delle associazioni, si ricava un olio utilizzato per finalità sociali. 
L'olio ricavato lo scorso dicembre è stato infatti donato in buona parte all’associazione “l’Arca, banco di solidarietà” per le famiglie bisognose di Castellammare del Golfo. Una piccola parte invece sarà utilizzata per i campi estivi di Libera che ogni anno si tengono nei mesi estivi al bene confiscato. 













domenica, febbraio 04, 2018

Don Ciotti: ''La corruzione è come la mafia. È la più grave minaccia alla democrazia''


di Aaron Pettinari 
Così si conclude la tre giorni di “Contromafie e corruzione”



La corruzione. È il tema di fondo di questo Contromafiecorruzione e resta la più grave minaccia della democrazia. Una malattia dell’avere che corrode la radice dell’essere, della vita. Un’infezione che prepara il terreno alle mafie e che le mafie hanno fatto propria. Oggi il metodo corruttivo, la violenza in guanti bianchi basata sull’uso del denaro, è il loro metodo prevalente”. E' affidata a Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l'ultima analisi della tre giorni che a Roma ha visto la partecipazione di oltre 3000 persone, rappresentanti dei presidi sparsi in tutta Italia e non, per un rinnovato impegno per chiedere a gran voce la “liberazione” dalle mafie e dalla corruzione.
Un intervento appassionato e vibrante nel ricordo dei tanti che, sin dal 1994, hanno posto le fondamenta per un cambiamento culturale non fatto solo di parole. Don Ciotti ha ricordato proprio che dal 1994 l'associazione chiede l'estensione della confisca dei beni mafiosi a quelli dei corrotti, un'azione che nonostante le riforme della giustizia, ancora non trova la sua attuazione necessaria.
La nuova normativa, infatti, prevede l'applicazione delle misure di prevenzione ai delitti contro la pubblica amministrazione solo se c'è il vincolo associativo. “E' sempre più difficile fare distinzioni - ha detto il Presidente di Libera - È vero che non tutti i corrotti sono mafiosi, ma è anche vero che i parametri, i criteri che finora abbiamo usato per valutare ciò che è mafia, vanno rivisti, aggiornati, approfonditi. C’è allora una grande campagna culturale da fare, perché è ancora molto diffusa l’idea che la corruzione e le mafie siano mondi diversi e separati, e che il reato di corruzione sia molto meno grave di quello mafioso, per alcuni una bagattella scusabile con la sua diffusione o giustificabile con l’eccesso di burocrazia o di pressione fiscale”.

Fascismo, razzismo e i frutti velenosi
Nel suo intervento ha anche voluto fare cenno ai fatti di Macerata, dove un giovane di 28 anni, Luca Traini, ha sparato a bordo di un'auto contro alcuni immigrati per le strade. “Il declino, la devastazione culturale di questi anni sta portando alla luce i suoi frutti velenosi - ha affermato il presidente di Libera -Il riemergere di fascismi e razzismi nasce anche dall’ignoranza, che è innanzitutto ignoranza della storia. All’ignoranza si associa il disorientamento, la mancanza di punti di riferimento, la paura che ha bisogno di capri espiatori, di bersagli su cui scaricare le proprie ansie. Pensiamo al fotomontaggio shock su Laura Boldrini pubblicato ieri su Facebook, a tanta violenza e volgarità”. Insomma “rischiamo di diventare una società del sospetto, del rancore, dell’odio. Una società senza memoria e dunque senza coscienza di sé. L’episodio di ieri a Macerata nasce da questi veleni. Certa politica, invece di trovare gli antidoti, li sfrutta e li amplifica per bassi interessi di bottega. In questa difficile situazione dobbiamo allargare il campo della memoria”.
Quindi ha aggiunto: “Noi abbiamo la nostra memoria, le nostre vittime, che continueranno a essere la nostra anima, la spina dorsale del nostro impegno. Ma dobbiamo cominciare, nel nostro piccolo, a occuparci della memoria collettiva del Paese. Supportare la scuola in questa impresa ardua, difficilissima, perché tutto il sistema economico e tutte le logiche del consumo sembrano congegnate per renderci smemorati, renderci persone che non pensano, che non riflettono, che rispondono solo a stimoli esterni, a sollecitazioni. Persone senza una vita interiore, perciò senza una direzione di vita. È un impegno culturale e educativo di primaria importanza”.


Rivoluzione culturale
Una rivoluzione culturale che parte dall'assunzione di responsabilità di ognuno. “Ci vogliono fatti - ha proseguito Don Ciotti - Fatti costruiti con i nostri limiti ma anche con la nostra forza. Libera non è perfetta ma sicuramente è pulita e trasparente. Per raggiungere gli obiettivi serve il rigore, la passione, un impegno che sia personale ed associativo. Un impegno etico, anche mettendosi in discussione. Parole come giustizia, libertà, responsabilità e memoria si traducono in un'etica di vita con scelte di comportamenti e di fatti. E la trasmissione di questi valori deve avvenire con le relazioni, con il confronto”. Il pensiero dello storico fondatore di Libera è andato soprattutto ai giovani con una riflessione a ciò che sta accadendo con il proliferare delle baby gang, ma anche con la rivoluzione che si sta portando in atto con tante mamme e donne che rompono i codici millenari e che per amore viscerale verso i propri figli cercano un'altra strada per non farli crescere nella cultura mafiosa (nei giorni scorsi è stato firmato un protocollo d'intesa tra il Dipartimento Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il tribunale per i minorenni, la procura per i minorenni e la procura distrettuale di Reggio Calabria, e l'associazione Libera). Don Ciotti ha anche puntato il dito contro la “bancarotta delle politiche sociali” che generano fenomeni come la disoccupazione, la crisi della scuola, la “mancanza di stimoli e di passioni in tante persone e tanti ragazzi”. Una riflessione è stata anche posta sull'uso degli sceneggiati sulla mafia. “Non vogliamo censure - ha ricordato ancora -Ma dobbiamo chiederci quante opere del genere aiutino a conoscere cosa sono le mafie, al di là dell'immagine stereotipata e schiacciata dalle logiche dell'intrattenimento e della spettacolarità. Il rischio è quello di confondere”.

La lettura dei documenti
Un discorso che è stato affrontato anche all'interno dei seminari che ieri si sono svolti in vari luoghi della città. Per leggere le sintesi Libera si è avvalsa del contributo di attori come Claudio Gioé, Giulio Scarpati, Michela Cescon e Vanessa Scalera, chiamati proprio per l'impegno assunto nell'impersonare in recenti fiction, fatiche e speranze di persone che hanno sacrificato la propria vita divenendo anche esempio per tanti.
Anche il presidente onorario di LiberaNando dalla Chiesa, nella sua introduzione ha voluto ricordare gli elementi di riflessione sorti durante i vari gruppi di lavoro. Ed ancora una volta ha stimolato la riflessione sul traffico di stupefacenti, concentrandosi sul problema della “presenza di una 'domanda' che, nonostante la continua 'offerta', non viene saturata dalle stesse criminalità organizzate”, e sulla presenza sempre più critica di “Stati catturati, composti da soggetti criminali”.
Spunti su cui ragionare a livello nazionale ed internazionale.
Un impegno per tutti che verrà rinnovato il prossimo 21 marzo quando, come ha ricordato la vicepresidente di LiberaDaniela Marcone, a Foggia si terrà Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.


Articolo tratto da Antimafiaduemila

giovedì, dicembre 28, 2017

Campobello, i migranti nella baraccopoli bruciata «Senza contratto di lavoro, non posso avere affitto»

CRONACA – Thierno è stato uno dei tanti cittadini stranieri che da anni raccolgono le olive nel centro del Trapanese. La notte di Natale si trovava nel campo andato a fuoco, dopo un periodo in cui ha vissuto in una normale abitazione. Mentre il Comune spera di consegnare un'area più attrezzata, i volontari aiutano i braccianti. 

«Quando è scoppiato l’incendio ero a letto. Io sono disposto ad andare in un casa, ma purtroppo per ora non è possibile». A parlare è Thierno, 36enne senegalese che da sei anni vive a Campobello di Mazaradove la notte di Natale un incendio ha distrutto parte della baraccopoli in cui dormono i migranti stagionali impiegati per la raccolta di olive e agrumi. Al momento del rogo erano 70 i presenti, nessuno dei quali è rimasto ferito, anche grazie all'intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza alcune bombole di gas presenti nell'area. 
Nei mesi scorsi, nei cinquemila metri quadrati di terreno in contra Erbe Bianche, sono arrivati a soggiornare oltre 1500 persone. Tra loro anche Tiherno, che nel centro del Trapanese è ormai di casa. «Probabilmente l'incendio è nato per cause naturali - racconta -. Per due anni ho vissuto in affitto, ma con il contratto scaduto sono tornato qui a Erbe Bianche. Io vorrei andare in un casa, ma purtroppo ci vuole un garante e non ho sempre un contratto. Fino a un mese fa ho lavorato con un regolare contratto, adesso non più». I migranti che vivono a Campobello sono quasi tutti in regola con il permesso di soggiorno e provengono in larga parte dal Senegal e dal Gambia e sono impiegati in particolare per la raccolta della Nocellara del Belice. Molti di loro riescono a ottenere un regolare contratto di lavoro, altri lavorano in nero.
Tra chi ha prestato i primi aiuti dopo l'incendio ci sono i volontari di Libera. «Fortunatamente non ci sono stati feriti e tutti sono stati evacuati in tempo - commenta il referente Salvatore Inguì -. Sulle cause dell’incendio ancora non ci sono certezze, ma attualmente non abbiamo nessun elemento che faccia pensare al dolo. Anche se alcuni dicono che è stato appiccato da qualcuno che è poi fuggito, si presume sia stato causato da un fuoco acceso da qualcuno per riscaldarsi. Ieri - continua - ci siamo visti con l’assessore Lillo Dilluvio che ci ha dato tutta la disponibilità per permettere ai migranti di essere ospitati altrove». «Fortunatamente i danni sono stati contenuti e molte baracche possono essere ancora usate - spiega Leo Narciso, uno dei volontari -. Oggi insieme a Medici Senza Frontiere porteremo coperte e beni di prima necessità e poi, con la Caritas e altre associazioni, cercheremo di dare anche un pasto ai lavoratori ancora presenti nel campo di Erbe Bianche. Speriamo però di avere per tempo il campo in condizioni ottimali per il prossimo anno».
Il campo andato a fuoco sorge in prossimità di un area archeologica: «Ai margini sorge un sito totalmente abbandonato. Il terreno è privato e non si capisce come mai la Soprintendenza non abbia tutelato il sito», spiega a MeridioNewsl’assessore Lillo Dilluvio. Quest'anno il sito che dove essere predisposto all'accoglienza dei braccianti, che si trova in un ex oleificio confiscato alla mafia, è stato consegnato in ritardo. «A causa di tantissimi problemi burocratici non siamo riusciti per tempo ad aprirlo. Però attualmente i lavoratori possono usare i bagni. Questo campo - prosegue Dilluvio - ci è costato già oltre 50mila euro. Speriamo di poterlo avviare in tempo il prossimo anno. Ma da soli non si va da nessuna parte. Con il nuovo prefetto di Trapani, Darco Pellos, stiamo avviando un’importante collaborazione in tal senso. Da parte mia e del sindaco Castiglione c’è tutta la sensibilità per poter dare un’accoglienza dignitosa a questi lavoratori».
Ma oltre i problemi burocratici ci sono anche le risicate risorse della casse del Comune: «Noi già da tempo abbiamo cercando altre strade per poter gestire il flusso di lavoratori stagionali nella nostra città. Anche perché - sottolinea l'assessore - non abbiamo le risorse per gestire oltre 1500 persone nel nostro comune, sicuramente vanno divisi nelle città vicine come Castelvetrano e Partanna». Al momento, però, bisognerà lavorare al ripristino degli spazi danneggiati. «Per poter avviare la bonifica del terreno occorrono circa 60mila euro - conclude -. Contiamo di poterli trasferire presto nello spazio dell’ex oleificio. Certamente non parliamo di ospitalità ma di accoglienza, potranno usare i bagni e delle docce».
Articolo del 28 DICEMBRE 2017 tratto da MeridioNews

giovedì, dicembre 14, 2017

Ecco la Castellammare solidale: “Da oltre vent’anni un aiuto per le famiglie in difficoltà”

Ogni mese i volontari del banco alimentare assistono tante famiglie che chiedono aiuto. Tra le donazioni anche l’olio prodotto dai terreni confiscati alla mafia

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. C’è una Castellammare che si sbraccia e lavora per gli altri da oltre vent’anni. È una realtà che ogni mese garantisce un pasto a tante famiglie. Stiamo parlando dei volontari del banco alimentare di Castellammare che assistono le famiglie in difficoltà della città. “Ogni mese consegniamo dei “pacchi” di generi alimentari a chi in precedenza ci ha fatto richiesta.” – spiega Francantonio D’Angelo, Presidente dell’associazione “L’Arca, banco di solidarietà” che fa parte della Fondazione Banco Alimentare.
Ieri sera, in occasione della festa di Santa Lucia, tanti volontari di diverse associazioni, centri di solidarietà, gruppi parrocchiali  e liberi cittadini si sono dati appuntamento al centro “don Minozzi” di via Leonardo Da Vinci per “fare i pacchi”, ovvero per preparare gli scatoli con i generi alimentari raccolti anche durante la giornata del banco alimentare nei supermercati di Castellammare lo scorso 25 novembre. Ma non solo. “Raccogliamo prodotti tutto l’anno anche da altre associazioni locali e da aziende che ci donano pasta, passate di pomodoro, olio e molto altro. Tutto quello che viene raccolto – spiega Francantonio D’Angelo ad Alqamah.it - poi ogni mese viene distribuito alle tante famiglie che assistiamo”.
Ieri sera il clima era di festa, sembrava quasi una serata in famiglia, tra gioia, sorrisi e tanta solidarietà, i volontari si sono divisi i compiti: dagli scaffali ai carrelli, e dai carrelli agli scatoli pronti per partire. “Raccogliamo olio, pasta, passate di pomodoro, sale, zucchero, tonno, latte, biscotti, caramelle, anche qualcosa di fresco e molto altro. Una volta al mese ci riuniamo per fare gli scatoli da portare alle famiglie. La distribuzione – spiega Francantonio D’Angelo – avviene una volta al mese, e ogni “pacco” contiene prodotti che coprono, più o meno, il fabbisogno della famiglia per l’intero mese, in base all’età e al numero dei componenti della famiglia. Riceviamo quasi quotidianamente richiesta di aiuto da famiglie che hanno serie difficoltà economiche: dai padri che hanno perso il lavoro a chi non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Purtroppo però non riusciamo a coprire tutte le richieste”.
Al centro “don Minozzi”, durante lo sportello di ascolto, s’intrecciano realtà spesso difficili da immaginare in una città piccola come Castellammare, i volontari ci raccontano che sono davvero tante le richiesta di aiuto e, purtroppo, non tutte riescono ad essere accolte. “Attualmente – aggiunge D’Angelo - abbiamo in elenco 66 famiglie, alcune numerose.  Riceviamo anche le segnalazioni dal Comune e dal locale Commissariato di Polizia, quindi gestire tutto diventa molto complicato. Ma dal ’95 ad oggi, ogni mese, riusciamo a garantire a molte famiglie di Castellammare un piccolo aiuto".

Tra le tante donazioni c’è anche l’olio prodotto dalle olive raccolte nei giorni scorsi al bene confiscato alla mafia in contrada Crociferi. Raccolta avvenuta grazie ai volontari di “Libera”, di “Castello Libero Onlus” e degli scout del gruppo Agesci Castellammare 1. Presente il Presidente dell’associazione “Castello Libero Onlus” Antonino Maniaci e alcuni soci che nei giorni scorsi hanno donato gran parte dell’olio prodotto proprio all’associazione “L’Arca, banco di solidarietà”. L’olio sarà distribuito insieme agli altri prodotti nei prossimi giorni: “Per noi è qualcosa di molto importante, – sottolinea Antonino Maniaci ad Alqamah.it – ci teniamo che l’olio prodotto finisca nelle tavole dei nostri concittadini in difficoltà. Dalla realtà dei beni confiscati ne viene fuori qualcosa di concreto, e noi vogliamo essere utili per la comunità. È un modo per contribuire alla causa del banco alimentare ma nello stesso tempo per portare nelle tavole dei castellammaresi un olio buono, biologico ma soprattutto libero”. Quindi un modo per far tornare alla collettività i prodotti di un bene che di fatto appartiene alla città. Una pagina positiva di riutilizzo dei beni confiscati che si unisce alla solidarietà di chi ogni giorno, da oltre vent'anni, trasmette serenità e speranza.
Articolo tratto da Alqamah

lunedì, novembre 27, 2017

Castellammare, dai terreni confiscati alla mafia un olio dal sapore unico

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. È in corso la raccolta delle olive nel terreno del bene confiscato alla mafia di contrada Crociferi a Castellammare del Golfo. Si è svolta ieri infatti la prima giornata di raccolta da parte dei volontari delle associazioni "Castello Libero Onlus", del locale presidio di "Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” e del gruppo scout Agesci Castellammare 1. La prima giornata di lavoro ha prodotto oltre 500 chili di olive.
Come ogni anno la raccolta delle olive nel terreno strappato all’organizzazione mafiosa sarà utilizzata per finalità sociali: “Parte dell’olio ricavato – spiegano i volontari - sarà donato all’associazione “L’Arca, banco di solidarietà” presieduta da Francantonio D’Angelo, che fa parte della Fondazione Banco Alimentare (che sabato scorso ha effettuato la raccolta alimentare nei vari supermercati di Castellammare, ndr), che si occupa appunto di assistenza alimentare per le famiglie di Castellammare in grave stato di bisogno. Un’altra parte invece sarà utilizzato durante i campi estivi che “Libera” tiene ogni anno nel bene confiscato. Siamo qui insieme - concludono - per costruire un mondo corresponsabile partendo dalla cura del bene comune”.
Il bene in questione con annesso uliveto è stato affidato nel 2012 dall'ex amministrazione comunale guidata dall’ex Sindaco Marzio Bresciani all'associazione “Castellolibero Onlus” in partenariato con le altre associazione. Le associazioni hanno ottenuto il bene per trent'anni e nel 2014 con il progetto “da Cosa Nostra a Casa Nostra” sono risultati vincitori del bando pubblico “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” promossa dal Ministero per la Coesione Territoriale e dal Ministero per la Cooperazione Internazionale e l’Integrazione, ottenendo un finanziamento di circa 220 mila euro per la ristrutturazione del bene e per le attività al suo interno.
Dall’inaugurazi0ne avvenuta nel gennaio dello scorso anno sono passati tantissimi giovani: durante i laboratori del progetto destinato alle scuole, giovani immigrati per i corsi di lingue, tantissimi ragazzi venuti dal nord e dall’Europa per i campi estivi di "Libera", diverse associazioni locali e tanti giovani scout. Uno spazio verde e ricreativo ritornato alla collettività che vuole essere sempre di più uno spazio rivolto ai giovani per la diffusione della legalità e del bene comune.
Dalle olive raccolte sui terreni confiscati alla mafia si produce un olio dal sapore unico: quello della legalità.
Articolo tratto da Alqamah

domenica, giugno 18, 2017

Castellammare, intitolata la via a Gaspare Palmeri: “Un innocente ucciso dalla crudeltà mafiosa”


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Si è svolta questa mattina la cerimonia di intitolazione della via Gaspare Palmeri a Castellammare del Golfo. Presenti la moglie, i figli Filippo e Giovanni, il Sindaco Nicolò Coppola accompagnato dagli assessori Salvo Bologna e Lorena Di Gregorio, i ragazzi del presidio di Libera Castellammare, padre Michele Antonino Crociata oltre a tantissimi amici e colleghi della forestale.
Un giorno molto importante per la famiglia Palmeri. Nell’anniversario di quella terribile strage, a distanza di 26 anni, il castellammarese Gaspare Palmeri ha ricevuto il riconoscimento che merita. “Siamo qui – ha affermato il Sindaco Nicolò Coppola - per ricordare una persona semplice, umile e di sani valori. Un innocente ucciso dalla crudeltà mafiosa. Come comunità castellammarese ci abbiamo messo tanti anni, troppi, ma è arrivato il momento di ricordare il nostro concittadino vittima innocente di mafia, strappato all’affetto della sua famiglia. Come amministrazione – conclude Coppola - l’anno scorso abbiamo preso un impegno che quest’anno abbiamo voluto onorare. Un gesto simbolico, certo, ma che ritengo importante e doveroso nei confronti di Gaspare e della sua famiglia, per anni isolata e sotto ombre, dubbi”.
Vincenzo Desiderio, referente del presidio di Libera a Castellammare del Golfo, ha aggiunto: “è vero, siamo arrivati tardi anche noi. 26 anni sono troppi. Per questo dobbiamo farci un esame di coscienza come comunità castellammarese. Tre anni fa – sottolinea Desiderio - abbiamo conosciuto la famiglia Palmeri e abbiamo iniziato con loro un importante percorso di formazione e impegno quotidiano. Sono persone fantastiche che meritano tutto il nostro affetto. Oggi essere qui è davvero importante, vuol dire tanto anche per noi di Libera”.
Tanti i ricordi di amici e colleghi: “Non bisogna dimenticare “lu zu Asparinu”, un amico, un collega, un lavoratore come pochi. – ricordano i colleghi - Un uomo dai valori importanti e dal grande cuore. “Lu zu Asparinu” ha lasciato un bel ricordo, non dimentichiamolo.”
Tanta la commozione tra i presenti, tanti gli applausi per un momento che la comunità castellammarese ha aspettato per anni. Il figlio Filippo, che oggi vive a Bologna, molto commosso ha ricordato la figura del padre e ringraziato i presenti: “Di mio padre ho un ricordo indelebile che mi accompagna ogni giorno. Oggi,  - sottolinea Filippo - per me e per la mia famiglia è davvero un giorno importante, ricevere l’affetto della città in questo giorno particolare è davvero importante, dopo 26 anni di isolamento e sofferenze. Grazie davvero a tutti, per tutto quello che fate quotidianamente per ricordare mio padre e tutte le vittime innocenti di mafia.”
Giovanni ha infine aggiunto: “Se oggi voi siete qui vuol dire che mio padre ha lasciato qualcosa di buono. Grazie davvero.”
Presente anche il sopravvissuto all’agguato Antonino Mercadante che guidava la golf in cui persero la vita sotto il piombo di tre calibro 38 e di una mitraglietta, sulla strada per Ficuzza, Gaspare Palmeri, di 61 anni, Stefano Siracusa, 32 anni, e Domenico Parisi, 41 anni. Solo dopo molti anni la Corte d’Assise di Palermo ha riconosciuto tre dei presenti quel giorno vittime innocenti di mafia. Gaspare Palmeri si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, caduto sotto i colpi di arma da fuoco del commando guidato da Giovanni Brusca.
Oggi Antonino Mercadante non se la sente di parlare molto, ha difficoltà a ricordare quei terribili momenti: “Non ho molti ricordi, sono stati momenti davvero terribili. Quel giorno – racconta ad Alqamah.it - siamo andati a vedere una partita di calcio, era un momento diverso per passare una giornata, ricordo che quel giorno con noi dovevano venire anche Giovanni Palmeri, il figlio di Gaspare, e mia figlia …”  Antonino Mercadante, visibilmente commosso, si interrompe. Rievocare quei momenti è ancora doloroso. Una ferita ancora aperta.
A scoprire la targa in memoria di Gaspare Palmeri i nipoti, perché è soprattutto per loro che bisogna continuare a tenere vivo il ricordo del nonno che purtroppo non hanno conosciuto. La mafia, quel cancro che ancora avvelena la nostra terra, ha strappato Gaspare all’affetto dei proprio cari, e adesso la città, se pur in forma simbolica, cerca di rimediare con una strada che resterà per sempre via Gaspare Palmeri vittima della mafia.
Articolo tratto da Alqamah

venerdì, gennaio 06, 2017

Castellammare ricorda Piersanti Mattarella: “Qui per rinnovare l’impegno”

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Si è svolta questa mattina al cimitero comunale di Castellammare del Golfo la celebrazione in memoria di Piersanti Mattarella, castellammarese ed ex Presidente della Regione Siciliana, ucciso dalla mafia a Palermo 37 anni fa.
Piersanti, “l’uomo dalle carte in regola” è stato ricordato dal consueto corteo che dall’ingresso del Cimitero ha raggiunto la chiesetta in cui riposano Piersanti e il padre Bernardo. Quest’anno il fratello Sergio, attuale Presidente della Repubblica Italiana, non ha potuto far visita alla tomba del fratello come l’anno scorso.
Intorno alle 12:00 un gruppo di cittadini, i volontari delle associazioni “Libera” e Castello Libero Onlus, guidati dal Sindaco Nicolò Coppola, dagli assessori Giuseppe Fausto e Lorena Di Gregorio, da alcuni consiglieri comunali e da don Fabiano Castiglione hanno reso omaggio all'illustre concittadino deponendo una corona di fiori sulla sua tomba. Presenti, oltre alle forze dell’ordine, anche alcuni parenti della famiglia Mattarella.
Il Sindaco Coppola ha ricordato la sua grande figura politica: “Oggi siamo qui, come ogni anno, per rinnovare un impegno quotidiano e, soprattutto, per portare avanti il sogno di Piersanti. Oggi i tempi sono cambiati, ma le lotte di Piersanti, anche se oggi non è più con noi, sono ancora attuali. Il nostro non è un semplice rituale: ogni anno ci ritroviamo qui perché crediamo ancora nell'importanza del suo testamento politico e umano, perché ancora attuale ed esemplare".
 “Oggi – ha aggiunto don Fabiano Castiglione prima della preghiera - siamo ancora alla ricerca della verità, una verità che il fratello Piersanti ha cercato in vita.”
Il Presidente del Consiglio Domenico Bucca ha aggiunto: “L’insegnamento di Piersanti è quello di essere esempio di correttezza, efficienza e trasparenza. Un messaggio chiaro per chi ha un ruolo istituzionale, per tutti i cittadini ma soprattutto per i più giovani”.
“Ancora una volta – spiegano i ragazzi di Libera ad Alqamah.it - siamo qui presenti per ricordare la figura di Piersanti e per rinnovare il nostro impegno quotidiano contro le mafie”.
A Palermo questa mattina in via Liberà il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando e il Presidente del Senato Pietro Grasso hanno deposto una corona di fiori sul luogo dell’agguato.
Articolo tratto da Alqamah

martedì, agosto 09, 2016

Un vialetto in memoria di due vittime innocenti di mafia. A Castellammare un piccolo grande gesto


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Conclusi i Campi di Estate Liberi organizzati da Libera nel bene confiscato di Contrada Crociferi a Castellammare del Golfo. Come ultimo regalo alcuni campisti hanno deciso di intitolare uno dei vialetti realizzati da loro a due vittime innocenti di mafia.
Circa 60 ragazzi hanno “toccato con mano” la realtà dei beni confiscati alla mafia. Lavoro nei campi e formazione personale: Un binomio perfetto che sintetizza lo spirito dei campi estivi di Libera.
 “L'obiettivo principale dei campi sui beni confiscati alle mafie è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità democratica e sulla giustizia sociale, che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto” – spiegano gli organizzatori di Libera.
Nel bene confiscato gestito dall’associazione Castello Libero Onlus in partenariato con il presidio di Libera “Piersanti Mattarella”, gli scout e l’associazione Antiracket e antiusura, i ragazzi hanno coltivato l’orto e raccolto i suoi frutti, costruito vialetti e aiuole e ascoltato le storie di chi è morto per mano mafiosa e di chi ancora oggi in trincea la combatte. Storie di imprenditori coraggiosi che hanno denunciato, di familiari di vittime innocenti di mafia, di uomini delle istituzioni e di giornalisti che raccontano.
In quasi due mesi sono arrivati gruppi provenienti dalla Toscana, dalla Lombardia, dall’Emilia Romagna, dal Veneto, dal Piemonte, dalla Puglia, dal Trentino Alto Adige, dalla Campania, dal Lazio, ragazzi che hanno scelto di “sporcarsi le mani” sui terreni strappati alla mafia.
“Abbiamo fatto un’esperienza simile a Scampia e ci ha colpito molto. Così abbiamo deciso di provare di nuovo qui in Sicilia” ha raccontato Francesca, giovane ragazza emiliana che ha convinto le amiche a provare. “Per noi è la prima volta, si tratta di un esperienza nuova che ci farà crescere. Per noi, che viviamo in Emilia Romagna, la mafia spesso è un fatto distante; se ne parla poco.” Quella che descrivono le ragazze emiliane è l’Italia del nord che ancora in parte nega la mafia. Una mafia che si è infiltrata prepotentemente e si è ramificata esattamente come al sud. Una mafia silente, camaleontica, che non spara, ma non per questo meno pericolosa. Una mafia che si nasconde perfettamente alla luce del sole.
“Per me è la prima volta, sono sempre stata attiva nel sociale ma mai nei movimenti antimafia o in Libera. Nel mio territorio - spiega una giovane ragazza salentina – la  mafia è silenziosa e spesso non se ne parla, anzi si additano tutti gli episodi come “atti di criminalità comune”. Diversa è invece la posizione di un ragazzo di Latina che spiega chiaramente: “il fenomeno mafioso si sente eccome, i casalesi comandano su tutto. Libera e i campi estivi sintetizzano al massimo il mondo dell’antimafia responsabile: lavoro, impegno, conoscenza e dedizione.”
“Ho sentito la necessità di tornare al sud, per conoscere meglio il fenomeno mafioso e avvicinarmi a Libera. Questo campo è sicuramente solo l’inizio, diciamo pure che è il miglior modo per iniziare.” – spiega una ragazza di Rosarno trapiantata a Roma da diversi anni.
A raccontarci le attività che i ragazzi hanno svolto nel bene confiscato di Contrada Crociferi è Vincenzo Desiderio, referente di Libera a Castellammare del Golfo, che insieme agli altri soci si occupano di cittadinanza attiva e antimafia: “I Campi Estati Liberi sono campi di impegno e formazione perché da un lato si vuole coinvolgere le persone nell’impegno contro le mafie in particolare nella cura e nella manutenzione dei beni confiscati alle mafie; per quanto riguarda la formazione sono previsti tanti incontri formativi su temi come l’antimafia, la memoria, la cooperazione ecc. Le attività dei campi e in particolare del nostro, si concentrano su una parte della giornata sul lavoro nel bene confiscato come la cura dell’orto, la pulizie dei terreni, la costruzione di aiuole e vialetti e piccoli lavori di manutenzione. Nel pomeriggio invece si procede con la formazione, abbiamo incontrato familiari di vittime innocenti di mafia come Giovanni Palmeri, Antonella Borsellino, Antonio Zangara, forze dell’ordine, imprenditori coraggiosi come Gregory Bongiorno, giornalisti e soprattutto i referenti siciliani di Libera. Inoltre abbiamo trattato anche il tema dei beni comuni, recandoci presso la Riserva Naturale Orientata dello Zingaro, che ha una storia importante di impegno civile. Se vogliamo contrastare la mafia – sottolinea il referente di Libera Castellammare - dobbiamo essere in grado di comunicare bene, trasmettendo però la vera immagine della mafia e la vera immagine dell’antimafia, quella vera, reale e concreta. Tutti i gruppi sono andati via con una consapevolezze maggiore, non tanto sulla conoscenza del fenomeno mafioso, ma più che altro sul proprio ruolo nella società. Se si vogliono sconfiggere le mafie e produrre un cambiamento bisogna impegnarsi in prima persona. Questo è l’obiettivo principale dei campi di Estate Liberi.”
Qui dove il mare luccica, la sabbia scotta e il vento di scirocco soffia forte, si respira “quel fresco profumo di libertà” e i ragazzi  vanno via sorridenti, lasciando come ultimo ricordo un vialetto intitolato a due vittime innocenti di mafia: Gaspare Palmeri e Salvatore Zangara. Un piccolo grande gesto spontaneo che resterà nel cuore di tutti.
Articolo del 9 agosto 2016 tratto da Alqamah

sabato, agosto 06, 2016

Nei campi estivi di Libera, tra i ragazzi venuti dal Nord «Provenzano? Prima della morte, mai sentito parlarne»

CRONACA – A Castellammare del Golfo alcune associazioni hanno ristrutturato uno dei primi beni confiscati a Cosa Nostra, che adesso è diventato meta di molti giovani. Le giornate trascorrono tra lavori manuali, formazione e incontri con i famigliari delle vittime della mafia. 

L’alba è passata da poco e l’aria fresca lascia il posto al caldo estivo di luglio. Sole, caldo, sudore, lavoro e impegno. Sono queste le parole che fanno da contorno alle giornate dei ragazzi di Libera che dal Nord Italia sono scesi nel profondo Sud per toccare con mano la realtà dei beni confiscati alla mafia. Lavoro nei campi, coltivando le terre e raccogliendo i suoi frutti, e formazione personale, scoprendo le storie di chi è morto per mano mafiosa e di chi ancora oggi in trincea la combatte. Come quella di Gaspare Palmeri, vittima per anni dimenticata, la cui memoria rimane viva grazie al ricordo dei figli Filippo e Giovanni. Storie come quella di Gregory Bongiorno, imprenditore coraggioso che ha denunciato i mafiosi che gli chiedevano la messa a posto, cioè il pizzo. 
Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, sono tanti i campisti di Estate Liberi. Qui, nel Comune sciolto per mafia nel 2006 che nel tempo ha saputo riscattarsi, l’associazione Castello Libero Onlus gestisce - in partenariato con gli scout, con il locale presidio di Libera e con l’associazione Antiracket e Antiusura locale - un piccolo bene confiscato alla mafia, assegnato dal Comune nel 2012 tramite bando pubblico. Sequestrato negli anni '80 e poi successivamente confiscato all'ingegnere Salvatore Palazzolo, imprenditore colluso con Cosa Nostra con un ruolo centrale nella speculazione edilizia che ha sfregiato la costa di Castellammare del Golfo e Scopello negli anni '70.
Il progetto di riutilizzo prevede la realizzazione di un centro culturale per i giovani. Recentemente l’associazione ha ottenuto un finanziamento a valere sui fondi Pac con il quale ha provveduto a ristrutturare la casa (inagibile al momento dell'assegnazione) e ad avviare le attività di promozione sociale previste dal progetto di riutilizzo del bene. Tra giugno e luglio sono arrivati gruppi provenienti da Toscana, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Puglia, Trentino Alto Adige, Campania e Lazio. Per alcuni si tratta della prima esperienza, per altri invece è un appuntamento annuale. «Siamo stati a Scampia e ci ha colpito molto. Così abbiamo deciso di provare di nuovo qui in Sicilia», racconta Francesca, giovane emiliana che ha convinto le amiche a provare. «Per noi è la prima volta, viviamo in Emilia Romagna dove la mafia spesso è un fatto distante, se ne parla poco». Silenzio che accomuna Nord e Sud. «Nel mio territorio - spiega una ragazza salentina - la mafia è silenziosa e spesso non se ne parla, anzi si additano tutti gli episodi come atti di criminalità comune». Diversa è invece la posizione di un giovane di Latina che spiega: «Il fenomeno mafioso si sente eccome, i Casalesi comandano su tutto. Libera e i campi estivi sintetizzano al massimo il mondo dell’antimafia responsabile: lavoro, impegno, conoscenza e dedizione».
Spiazza rilevare che molti dei ragazzi impegnati a Castellammare non avevano mai sentito parlare di Provenzano prima della sua recente morte. «Ci hanno raccontato che per anni è stato a capo della mafia siciliana - raccontano alcune ragazze -. Prima del giorno della sua morte molte di noi non sapevamo neanche chi fosse Bernardo Provenzano». Su undici giovani intervistate, quasi tutte emiliane, sette non avevano mai sentito parlare dell'ex numero uno di Cosa Nostra. Soltanto nel momento della sua morte, visto che si trovavano in Sicilia, a pochi chilometri da Corleone, il paese del vecchio boss defunto a Milano, hanno potuto conoscere di più la ferocia di Binnu u tratturi.
I campi di Libera servono anche a questo, a fare memoria. «Le attività dei campi e in particolare del nostro - spiega Vincenzo Desiderio, referente di Libera a Castellammare del Golfo - si dividono tra la cura dell’orto, la pulizie dei terreni, la costruzione di aiuole e vialetti e piccoli lavori di manutenzione. Nel pomeriggio invece si procede con la formazione: abbiamo incontrato familiari di vittime di mafia come Giovanni Palmeri, Antonella Borsellino, Antonio Zangara, forze dell’ordine, imprenditori coraggiosi, giornalisti e soprattutto i referenti siciliani di Libera». Spazio anche al tema dei beni comuni con la visita alla Riserva dello Zingaro. «Se vogliamo contrastare la mafia - conclude Desiderio - dobbiamo essere in grado di comunicare bene, trasmettendo la vera immagine della mafia e la vera immagine dell’antimafia, quella reale e concreta».
6 AGOSTO 2016
Articolo del 6 agosto 2016 tratto da MeridioNews.it 

mercoledì, luglio 27, 2016

«Quel campo, inno alla vita Il nostro cuore è ancora lì»

L’esperienza in Sicilia di un gruppo di ragazzi del liceo classico Fermi di Cecina Ecco come raccontano la settimana trascorsa nelle terre confiscate alla mafia

27 luglio 2016

Che schifo la Sicilia, c'è solo la Mafia!" Quante volta ci capita di sentire frasi del genere? Quante volte uno stereotipo riesce perfino a sostituire la realtà? Eppure ogni tanto è necessario aprire gli occhi, aprirli davvero, toccare con mano, e non fermarsi semplicemente alle apparenze. Abbiamo deciso di scrivere questo articolo perché riteniamo che il campo estivo di impegno e formazione con l'associazione "Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie" al quale abbiamo partecipato dal 4 al 10 luglio presso Castellammare del Golfo (Trapani) abbia cambiato profondamente ciascuno di noi. Il campo si è svolto all'interno di un terreno confiscato alla mafia che noi ragazzi provenienti da varie regioni dell'Italia abbiamo contribuito a rendere migliore con attività che variavano da estirpare le erbacce a costruire muretti per le aiuole. Oltre all'impegno però è stata fondamentale la formazione: abbiamo avuto incontri toccanti come quello con Giovanni Palmieri, figlio di Gaspare Palmieri, vittima innocente di mafia, che ci ha raccontato la storia di suo padre e in pochi minuti è riuscito ad arrivare ai cuori di ognuno di noi. Abbiamo avuto altri incontri, forse meno toccanti dal punto di vista emotivo, ma che ci hanno permesso di comprendere meglio come la mafia agisce, quale ruolo hanno le donne, come si entra a farne parte, che cos'è il racket, la strategia del terrore che utilizza ecc... Ma soprattutto abbiamo avuto un grande esempio di impegno antimafia. Abbiamo avuto a che fare con persone, (siciliani s'intende!) che credono nella legalità e condannano l'indifferenza, che ci hanno trasmesso in così pochi giorni una grandissima voglia di fare, e di scegliere da che parte stare, perchè non sempre ci si può limitare ad osservare da lontano. Adesso potremmo concludere questo articolo nel modo più formale possibile, ma non lo faremo, lo concluderemo esprimendo cosa questa esperienza ha significato per noi ragazzi di 17 anni. A Castellammare del Golfo abbiamo lasciato un pezzetto di ognuno di noi, forse perché speriamo di tornare a riprendercelo, prima o poi, o forse è giusto che resti per sempre là, in una terra che non è solo mafia, ma è soprattutto mare, cannoli con la ricotta, sole che brucia la pelle, persone che ti trattano come un amico di famiglia nonostante tu non le abbia mai incontrate prima, è arancine col ragù, pomodori da cogliere, è 4 tende in un bene confiscato ad un mafioso, è imparare cosa vuol dire "cooperare", perché abbiamo capito che a lavare i piatti è meglio essere in 4 piuttosto che in 3, perché quando si fanno insieme le cose non sono solo più facili, ma anche più belle. Un'esperienza come questa non può in nessun modo scivolarti sulla pelle, no, un'esperienza così è un marchio a fuoco che nessuno potrà mai toglierci, e per questo vogliamo ringraziare coloro che ci hanno sopportato per una settimana, che ci hanno fatto sentire come a casa nostra, e che, come loro stessi hanno detto, non hanno
cercato di accudire bambini, ma di formare adulti. Un grazie ai responsabili del campo: Vincenzo Desiderio, Roberto Odisseo, Fabio Salerno e Pietro Ingoglia.
Alessia Landi
Virginia Bardelloni
Arianna Balestracci
Marco Ferrara
Anna Matteotti
Alessia Carpino
Articolo tratto da: iltirreno.it 

domenica, giugno 19, 2016

“Gaspare Palmeri non sarà dimenticato”

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Ieri, presso il cimitero di Castellammare del Golfo, si è svolta una piccola manifestazione in memoria di Gaspare Palmeri, vittima innocente della mafia.
Tanta gente, amici, parenti, semplici cittadini hanno raggiunto il cimitero per ricordare il concittadino ucciso barbaramente dalla crudeltà mafiosa. Presenti Il Sindaco di Castellammare Nicolò Coppola con gli assessori Barbara e Di Filippi, il Presidente del Consiglio Comunale Domenico Bucca, le autorità militari: polizia, carabinieri, gli uomini della forestale e i ragazzi di Castello Libero Onlus e del locale presidio di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.
“È un momento molto importante e toccante per tutti noi. – ha spiegato il referenti di Libera Castellammare Vincenzo Desiderio ad Alqamah.it – È un dovere civico di tutti ricordare tutte le vittime innocenti di mafia come Gaspare. Fare memoria non vuol dire essere qui solo nel momento della ricorrenza, ma deve essere sempre correlata all’impegno quotidiano nel contrasto alla mafia, per fare in modo che Gaspare e tutti gli altri, non siano morti invano.”
“Oggi – ha aggiunto Vincenzo Desiderio - siamo qui per ricordare il nostro concittadino, una persona per bene, una persona onesta. Vittima innocente della mafia. Siamo qui anche per colmare un vuoto, durato 25 anni.”
Il Sindaco di Castellammare Nicolò Coppola ha aggiunto: “Ero sindaco anche all’ora. Purtroppo non ho avuto il piacere di conoscerlo. Ma so che era un uomo normale, umile, ucciso 25 anni fa dalla mafia. In questi 25 anni non abbiamo fatto niente per ricordare il nostro concittadino Gaspare. Per questo ringrazio i ragazzi di Libera e la famiglia Palmeri.Era un lavoratore, semplice, umile e amava la famiglia, quindi era un esempio di vita e noi abbiamo il dovere di non dimenticarlo e di fare qualcosa in più anche in futuro.”
Il Presidente del Consiglio Comunale Domenico Bucca ha portato i saluti di tutto il consiglio comunale: “A nome di tutto il consiglio comunale rinnovo l’impegno a combattere tutte le forme di criminalità. Io ricordo quell’episodio, ma è grazie a Libera che oggi ricordiamo il concittadino Gaspare per troppo tempo dimenticato.”
I figli Giovanni e Filippo, entrambi parte della grande famiglia di “Libera”, hanno ricordato la figura del padre e ricordato quel maledetto 18 giugno 1991. Giovanni, molto commosso, ha letto la storia del padre accompagnata da un lungo applauso e da tanta commozione.
Filippo, che oggi vive e lavora a Bologna, invece ha ringraziato tutti i presenti e ha rievocato i suoi ricordi: “Oggi mio padre con la vostra presenza ha riacquistato dignità, per tanti anni persa. Per troppo tempo mio padre è stato dimenticato, una persona onesta, buona, dimenticata ed etichettata come un mafioso. La memoria deve diventare impegno per combattere non solo la mafia, ma soprattutto l’indifferenza. Perché per anni è stato additato come “uomo colluso con la mafia”. Oggi invece possiamo camminare a testa alta. Perché mio padre è stato un uomo buono, onesto, che amava la famiglia, vittima innocente della mafia e dell’indifferenza.”
Vittima dell’indifferenza perché in quegli anni si diceva che “i mafiosi si ammazzano tra di loro” e quindi Gaspare per tanti, troppi, anni è stato “bollato” come mafioso.
I fatti
Il castellammarese Gaspare Palmeri è stato ucciso durante la seconda guerra di mafia, nelle campagne di Corleone, sulla strada per Ficuzza. Gaspare, operaio della forestale, quel maledetto 18 giugno si trovava in macchina con alcuni colleghi, di ritorno da una partita di calcio. Un piccolo incendio sulla strada rallentò l’auto su cui viaggiavano. Un gruppo armato affiancò l’auto e in pochi secondi una scarica di proiettili uccisero Palmeri, altri due uomini che ne ferirono un quarto. Spararono con una mitraglietta e tre pistole calibro 38. Senza scrupoli. Ed infine bruciarono l'auto.
Il bersaglio di quell’agguato mortale era Domenico Parisi, cognato di Lorenzo Greco, vicino alla famiglia Rimi di Alcamo. Ma con lui morirono sotto i colpi della violenza mafiosa Gaspare Palmeri, di 61 anni, Stefano Siracusa di 32 e Domenico Parisi di 41. Ferito in modo grave invece Antonino Mercadante che guidava la golf.
Soltanto nel 2003 la corte d’assise di Palermo ha stabilito l’innocenza di tre dei presenti, così, dopo anni di sofferenza  e di isolamento per la famiglia Palmeri, è stata fatta luce su quel tragico 18 giugno 1991. Oggi i nomi di Palmeri e Siracusa sono entrati nell’elenco delle vittime innocenti delle mafie stilato da Libera e ogni 21 marzo vengono letti durante la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie.”
Oggi, l’eredità morale di Gaspere Palmeri cammina sulle gambe dei suoi eredi, della moglie, dei figli Filippo e Giovanni che si impegnano quotidianamente e, soprattutto, cammina sulle gambe dei nipoti, che finalmente dopo tanti anni, possono ricordare il nonno Gaspare come "vittima innocente della mafia", camminando sempre a testa alta.
Perchè è compito di ognuno di noi non dimenticare. E Gaspare Palmeri non sarà dimenticato.
Articolo tratto da Alqamah