giovedì, marzo 01, 2012

Processo D'Alì, il senatore contrario alla costituzione delle parti civili,il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa



C’è anche l’associazione nazionale "Libera. Nomi e numeri contro le mafie", nel processo in corso di istruzione contro il senatore trapanese del Pdl, Antonino D’Alì, presidente della Commissione Ambiente del Senato e tra il 2001 e il 2006 sottosegretario al ministero degli Interni. Libera si è costituita oggi parte civile con l’avv. Enza Rando. Si è aggiunta ad altre parti civili che già nelle scorse udienze avevano avanzato richiesta di costituzione e cioè le associazioni antiracket di Marsala, Mazara e Alcamo e del centro Pio La Torre di Palermo, con gli avvocati Giuseppe Gandolfo e Davide Bambina. E nel corso dell’udienza preliminare di stamane, davanti al gup Giovanni Francolini, presente l’indagato, il senatore D’Alì, contro il quale la Dda di Palermo ha ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, si è discusso sostanzialmente dell’ammissione delle parti civili.

Dura opposizione della difesa, avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, altrettanta ferma la posizione dei legali delle parti civili secondo i quali un processo così come istruito contro il senatore D’Alì, per i contenuti dell’accusa, non può assolutamente vedere estranea la società civile. Affermazione che dovrebbe anche “suonare” alle orecchie che dovrebbero sentire anche fuori dall’aula del gup di Palermo, considerato che per l’udienza preliminare contro il senatore D’Alì si deve registrare il “deserto” delle parti civili rispetto ai più recenti processi di mafia svoltisi nel trapanese, dove dopo un periodo di disattenzione e o sottovalutazione si sono fatti avanti in più dibattimenti gli enti locali, le amministrazioni comunali e provinciale, gli organi di categoria, assente, “clamorosamente” l’associazione antiracket di Trapani, anche se di recente alcuni pronunciamenti di Tribunali ne hanno escluso la partecipazione ad alcuni dibattimenti considerata la sua pure recente costituzione. Ma tentare forse non nuoceva.

C’è comunque tempo perché le costituzioni di parte civile possono essere proposte sino alla prima udienza dibattimentale in caso di rinvio a giudizio o ammissione al rito abbreviato. La difesa del senatore D’Alì infatti, peraltro, ha anticipato nel corso dell’udienza di oggi che alla prossima chiederà il processo col rito abbreviato, sulla base cioè degli atti che ad oggi fanno parte del fascicolo del dibattimento. Per sciogliere ogni riserva, sia sull’ammissione delle parti civili, sia sulla copiosa produzione documentale di accusa, pm Paolo Guido e Andrea Tarondo, e difesa, avvocati Stefano Pellegrino e Gino Bosco, il giudice Francolini ha rinviato l’udienza all’11 maggio.

D’Alì tra le accuse ha avuto contestata quella di una fittizia vendita di un terreno con i potenti mafiosi belicini Messina Denaro, fatto più antico, rispetto alle contestazioni temporalmente più vicine e che sono relative alle vicende relative all’aggiudicazione pilotata di appalti a imprese “raccomandante” dalla politica quanto dalla mafia. L’accusa di concorso esterno sostanzialmente si riferisce a tutta una serie di episodi che avrebbero visto qualche “manina” muovere le carte di uffici pubblici, o anche di uffici istituzionali e della politica, a favore di Cosa Nostra, come quando si trattò di trasferire, nel 2003, “con troppa e ingiustificata fretta” l’allora prefetto Fulvio Sodano, da Trapani ad Agrigento.

Rino Giacalone

Interamente tratto da www.liberainformazione.it

martedì, febbraio 28, 2012

Rinnovata la fiducia al sindaco Bresciani


Si è svolto ieri il consiglio comunale per discutere la mozionedi sfiducia presentata dai gruppi consiliari di Fli e Pd. Il documento è stato firmatoda otto consiglieri: Antonio Mercadante, Sebastiano Cusenza, VincenzoPalazzolo, Simone Scaraglino, Girolamo Genna e Piero Colomba (tutti di Fli),Salvatore Galante e Giovanni Portuesi (Pd). Tante le motivazioni che hannoportato alla sfiducia, tra queste si solleva il problema dei collaboratoriesterni chiedendosi “ma veramente a Castellammare non sappiamo fare niente?”,si è sollevato il problema della “vergognosa” istallazione degli alberi di ulivo lungo il Corso Garibaldi, ma soprattutto a Castellammare si è sconsigliato di morireperché non ci sono più posti al cimitero.

Il Sindaco Marzio Bresciani ieri si è difeso con un lungo intervento elencando tutte le attività che la sua amministrazione ha svolto da quando si è insediata. Sottolineando le condizioni in cui versava il paese prima del suo insediamento e le difficoltà riscontrate durante gli anni. Si è soffermato a parlare di come la sua amministrazione si è adoperata per bonificare terreni trasformati in discariche abusive soprattutto per quanto riguarda l’amianto. Innumerevoli sono state anche le attività nel campo dei lavori pubblici che hanno permesso il completamento di molte opere già cominciate e il rinnovamento di numerose strutture in stato di abbandono. Al lungo intervento del sindaco sono seguiti gli interventi dei consiglieri firmatari della sfiducia, sottolineando come l’intervento del sindaco sia stato lungo e, soprattutto, arrivato ormai tardi, visto che da molto tempo si sarebbe estraniato dal consiglio comunale, tanto da non ricordare un suo recente intervento.
Dopo gli interventi e le molte critiche, intorno alle due si è concluso il consiglio che ha portato al rinnovo della fiducia al sindaco.
Il risultato della votazione è di 10 favorevoli, 9 contrari ed un astenuto, quindi la mozione non ha efficacia.

Emanuel Butticè

lunedì, febbraio 27, 2012

Fermato presunto autore dell'omicidio del pensionato castellammarese

Novità sull'omicidio di Giuseppe Buongiorno, 73 anni trovato morto nella sua abitazione lo scorso 21 Febbraio. Si tratterebbe di un giovane rumeno addirittura minorenne. Il giovane è stato arrestato a Reggio Calabria dagli agenti della squadra Mobile di Trapani e del commissariato di Castellammare del Golfo in collaborazione con la squadra Mobile di Reggio Calabria. L’arresto è stato possibile grazie al sistema di videosorveglianza di un negozio proprio accanto l’abitazione dell’uomo.
Si pensa che il giovane rumeno sia soltanto uno degli autori del tremendo omicidio. Fin da subito gli agenti hanno concentrato le indagini sulle frequentazioni dell'ex agente dell'Asp. Secondo l'autopsia pare proprio che l'uomo sia stato ucciso, legato e rapinato dopo aver intrattenuto un rapporto sessuale.

Emanuel Butticè

sabato, febbraio 25, 2012

Il sistema di video-sorveglianza di Castellammare? Tutto un film!

Siamo alle solite. Come saprete tutti, una mattina di Novembre, la bellissima Castellammare del Golfo si è svegliata con una sorpresina: “il Grande Fratello”. No non si tratta del reality di Canale 5 (per fortuna aggiungerei) ma di un impianto di video-sorveglianza. Si, proprio così. Si tratta di circa 35 telecamere posizionate in punti strategici per monitorare alcune zone e alcuni incroci. Questo progetto prevede una spesa di circa 500mila euro per appunto video-sorvegliare alcune zone urbane, in modo da prevenire la microcriminalità, tutelare beni comunali e controllare zone periferiche che spesso sono utilizzate come discariche. La ditta incaricata dal Ministero degli Interni per i lavori in tutta la Sicilia è la Selex di Napoli. In provincia di Trapani, l’unico progetto approvato dal Ministero dell’interno è proprio quello di Castellammare e rientrerà nell’ambito del Pon Sicurezza 2007-2013 "Sicurezza per lo sviluppo". Quindi tranquilli, il comune non ha speso neanche un euro, sono fondi Europei. Ma sono comunque soldi pubblici, quindi di tutti. L’istallazione di questi “occhi digitali” ha sollevato non poche polemiche e molte questioni. Molti cittadini sono d’accordo con la decisione del comune, ma altri si sentono turbati o vedono violata la propria privacy da questi “occhi”. Una critica sollevata al comune da molte persone (anche da me), riguarda la mancata presentazione del progetto alla cittadinanza. I cittadini erano completamente al buio, una mattina si sono svegliati e con grande stupore si sono trovati nel “Grande Fratello”. Nessuna conferenza, nessuna presentazione del progetto alla popolazione, niente. I cittadini ne sono venuti a conoscenza soltanto dopo l’istallazione. È proprio qui che volevo arrivare. Posso rassicurare tutti quelli che ancora ci “credevano”, gli “occhi digitali” non funzionano! Si proprio così, abbiamo speso più di 500mila euro di soldi pubblici per niente. E io pago! Come direbbe il grande Totò. Questo posso confermarlo personalmente. Qualche tempo fa, sono stato vittima di un furto proprio sotto la “visione” di 2 delle telecamere in questione. Ho chiesto alla Polizia se era possibile visionare i filmati e la loro risposta è stata “tu guardi troppi film”. Ovviamente ho rassicurato l’ispettore che non guardo più certa televisione. Un’altra sua frase è stata “tu sei sicuro che funzionano?”, cioè dovevo essere io a rispondere, infine mi ha fatto intendere che non c’è trippa per gatti! Ma io per capire un po’ meglio la situazione sono andato al comando dei Vigili Urbani che non hanno perso tempo a scaricare la gestione alla Polizia. Ma non contento di ciò ho chiesto chiarimenti ad una persona che fa parte del consiglio comunale, la sua riposta è stata un po’ diversa “si aspetta il collaudo”. Quindi dopo quasi cinque mesi stiamo ancora aspettando il collaudo. Ancora non contento, sono andato a cercare il sindaco. Ma dopo giorni di ricerche e dopo ore di attesa non mi ha potuto ricevere per motivi istituzionali, quindi alla prima occasione non esiterò a chiedere qualche altra informazione e soprattutto cercherò qualche risposta.
Infine la mia speranza è che questo sistema di video-sorveglianza non sia stato istallato soltanto per “distinguerci” dalle altre province e soprattutto non sia stata un’altra occasione per buttar via soldi pubblici. Quindi alla fine della storia ci ritroviamo con una trentina di telecamere spente sparse per il paese, che ci vogliamo fare, siamo fatti così. Morale della favola: a Castellammare, guardiamo troppi film, ma purtroppo la realtà è ben diversa.

Emanuel Butticè

giovedì, febbraio 23, 2012

Solidarietà alla Ditta Celso


L'Associazione Castello Libero e il presidio di Libera "P. Mattarella" di Castellammare del Golfo esprimono piena solidarietà ai lavoratori della Ditta Celso s.r.l. e ai loro amministratori, vittime della lentezza della burocrazia che non ha permesso una rapida applicazione delle misure previste dalla legislazione vigente in materia di sostegno e aiuto alle vittime della mafia.
Nello specifico è accaduto che la lentezza della Prefettura nell'esaminare la pratica di rinnovo dell'art. 20 della legge 44/1999, articolo di legge che prevede la sospensione di tutte le procedure esecutive nei confronti degli imprenditori che denunciano richieste estorsive, ha determinato lo stato di insolvenza ai fini della dichiarazione di fallimento.
Attualmente l'azienda è stata acquisita al patrimonio fallimentare e il relativo patrimonio viene custodito dal curatore fallimentare.
Non è possibile che nella nostra terra, che si è da sempre contraddistinta per la forte presenza della criminalità mafiosa, lo stato si permetta di fare errori del genere che consentono di far trasparire il messaggio che denunciare non conviene.
Auspichiamo l'intervento del Ministero degli Interni che, avocando il procedimento alla Prefettura, ponga una soluzione definitiva a tale spiacevole vicenda.

Ass. Castello Libero
Il Presidente
Antonino Maniaci

Presidio di Libera P. Mattarella
Lorena Vivona

Bomba carta esplosa davanti la segreteria del Senatore Papania

Una bomba carta e' esplosa ieri sera, intorno alle 23, ad Alcamo, davanti al portone d'ingresso della segreteria politica del senatore Antonino Papania (Pd), in via Roma. L'esplosione ha provocato danni limitati al portone e ad un'auto parcheggiata. Il boato e' stato avvertito in tutto il centro storico cittadino. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Alcamo che stanno conducendo le indagini.

Fonte: ANSA

mercoledì, febbraio 22, 2012

Uomo legato ed ucciso a Castellammare


Nella mattinata di ieri è stato trovato morto a Castellammare del Golfo Giuseppe Buongiorno, pensionato di 73 anni (nella foto la casa di Corso Garibaldi) . L’uomo è stato trovato a terra in una pozza di sangue causata dalle contusioni sul viso, nudo e con una sciarpa e un cavo elettrico stretti intorno al collo. Inoltre la posizione del corpo (mani e gambe legate) fa pensare ad un incaprettamento. Gli è stata rubata l’auto e la casa è stata messa a soqquadro e per questo motivo la procura sta accertando se il pensionato è stato ucciso durante una rapina o durante una pratica sessuale e il resto sia stato architettato per alterare la scena del crimine. Il medico legale dovrà quindi stabilire se la morte è avvenuta per asfissia o per le ferite sul viso. Sull'omicidio indagano gli investigatori della Squadra mobile di Trapani e del Commissariato di Castellammare del Golfo, impegnati da ieri mattina sul luogo del delitto assieme alla polizia scientifica. Gli agenti inoltre stanno cercando tra le amicizie dell’uomo.

L’uomo, ex dipendente dell’Azienda Sanitaria Locale, viveva da solo in casa ma era assistito da alcuni badanti extracomunitari. In paese era conosciuto come una persona per bene, noto anche per la sua bravura nel suonare l’organo in chiesa.

Emanuel Butticè

lunedì, febbraio 20, 2012

Rossella Urru e i Marò Italiani: Due i Pesi e Due le Misure


La vita umana? Non sia più un tabù
Forse domani si alzerà qualcuno di quelli che non hanno vergogna, e davanti a un microfono decreteranno la caduta di un altro tabù: la vita umana.
La notte del 22 Ottobre scorso, Rossella Urru, cooperante italiana (sarda) è stata sequestrata nel sudest dell’Algeria da un commando armato. Dopo la rivendicazione del gesto da parte del gruppo che la tiene in ostaggio, avvenuta a Dicembre, della giovane donna, ufficialmente, non si è più parlato. Ufficialmente significa sui giornali o sui telegiornali, perché tranne che nell’immediatezza del fatto, la Farnesina ha sempre taciuto, fedele al vuoto politico e istituzionale che ci circonda.
C’è da dire, o è bene ricordare, che la ragazza in Algeria si occupava della distribuzione del cibo in un campo profughi che trabocca miserabili vite umane. Era andata là in pace, a portare il suo tangibile contributo pacifico.
L’altro giorno, nello svolgimento del loro dovere di guerra in tempo di pace, due militari italiani, pacificamente addetti alla scorta del Dio Petrolio a bordo di una nave battente bandiera italiana, hanno sparato uccidendo due pescatori indiani. Arrestati dalle autorità indiane per omicidio, è scoppiato subito il caso diplomatico, con ben due ministeri impegnati strenuamente giorno e notte per riportare a casa i due eroi. A detta della politica istituzionale italiana, i due militari avevano l’immunità, ed essendo a bordo di una nave italiana, la competenza delle indagini sarebbe della nostra nazione. Ufficialmente se ne parla, sui giornali e sui telegiornali spuntano le foto dei due militari con le loro barbe, la diplomazia fibrilla, e non si lascerà nulla di intentato. Certo rischiano la morte i due, ed è grave.
I due ci erano stati mandati a scortare il petrolio, questo bene così prezioso che ci dà vita. Rossella Urru, invece c’era andata di sua spontanea volontà a dar da mangiare a chi, senza, la vita l’avrebbe persa. Questo probabilmente è il limite che segna il peso e il valore delle vite umane, che non sono tutte uguali – non più – nemmeno rispetto alla morte, che per inciso è il rischio uguale che accomuna i due episodi così diversamente pesanti in questo nostro piccolo e mostruoso paese.
Ed oggi, a guardar bene, altre tre vite se ne sono andate per nulla. Sui social network e sui giornali, rimbalza la morte di tre militari italiani in Afghanistan, anche loro diversi da Rossella Urru, anche loro impegnati in questa strana e inutile operazione di pacificazione attraverso i blindati, le armi e le bombe. Morti per un incidente stradale non saranno fatti eroi, solo disgraziati morti di lavoro. Come tanti di cui presto non si ricorderà né un nome né un volto, che saranno sui giornali solo mezz’ora, per essere poi ingoiati da altre notizie da altri fatti.
So che sono facili parallelismi, che sembra retorica demagogica, ma in fondo è con questo nulla che da molto controllano le menti deboli di chi non ha più voglia di guardarsi intorno. Sui giornali, ancora oggi scrivono parole sulla farfallina inguinale di Belen a Sanremo, che per far vedere le sue mutande invisibili (che vanno a ruba su Internet) ha preso più soldi di quelli che ce ne stanno nel bilancio di un piccolo paese africano. Ma pare che fosse una mossa studiata, per provocare. Che bella provocazione sarebbe stata, quella di mostrare, invece, la foto di una ragazza che la sua vita la rischia in pace. La foto di una donna italiana, che evidentemente non merita l’interesse delle istituzioni perché anziché uccidere dava vita.
La storia di Rossella è quella dell’Italia migliore, dei tanti italiani che lasciano il nostro Paese e decidono di dedicarsi agli altri in ogni parte del mondo. Senza guadagnarci nulla: per amore, per passione nei confronti dell’altro e lontani da ogni clamore mediatico.
Con questo appello chiediamo ai media di dedicare spazio alla storia di Rossella, di renderla nota all’opinione pubblica. Chiediamo al governo e al mondo politico di attivarsi per la sua liberazione.  Rossella libera.
di Massimo Malerba

giovedì, febbraio 16, 2012

Sfiducia all'amministrazione Bresciani


Il gruppo consiliare di FLI e del PD hanno presentato una mozione di sfiducia nei confronti del Sindaco Marzio Bresciani. Il documento è firmato da i seguenti consiglieri: Antonio Mercadante, Sebastiano Cusenza, Vincenzo Palazzolo, Simone Scaraglino, Girolamo Genna e Piero Colomba (gruppo FLI), Salvatore Galante e Giovanni Portuesi (Pd). Tra le firme manca solo quella di Giuseppe Cruciata in quanto Presidente del Consiglio Comunale. La mozione sarà discussa lunedì 27 Febbraio. Un documento atteso da tempo, visti i contrasti tra il gruppo di Fli (che in passato componenva la maggioranza) e le posizioni del Sindaco di Castellammare del Golfo.

Interamente tratto da: http://www.alqamah.it/

giovedì, febbraio 09, 2012

DIARIO DI UNA AVVENTURA MALGASCIA


Da ormai tre settimane è cominciata l’avventura del nostro amico Luca Pennisi in Madagascar, è partito per affrontare un’esperienza unica, 10 mesi di servizio civile internazionale in un Paese dove ogni cosa è diversa rispetto a ciò che siamo abituati a vedere dalle nostre parti, ma questo sarà lui a raccontarcelo, infatti prima di partire gli ho chiesto di inviarci periodicamente un resoconto delle sue avventure, una sorta di diario di viaggio… ed ecco le sue prime impressioni all’arrivo nel continente africano:

Salve a tutti, scusate il ritardo, ma qui, per quanto riguarda le comunicazioni è un pò difficile trovare il modo e il tempo. Mi è stata data l'opportunità di testimoniare questo mio viaggio qui nell'isola dei lemuri e ben volentieri colgo l'occasione. Testimoniare è un compito importante, poiché significa riportare una realtà per come si è vissuta. La testimonianza sincera elimina i pregiudizi e avvicina le culture. Spero che la mia sia utile allo scopo. Si tratterà perlopiù di una realtà da prendere comunque con le pinze, poichè filtrata attraverso i miei occhi e la mia mente. Probabilmente quello che leggerete qui di seguito non sarà proprio quello che vi aspettate: non vi parlerò dei soliti luoghi comuni, non vi parlerò di povertà, bensì di ricchezza, almeno per quella che finora ho sperimentato e che sono sicuro continuerò a sperimentare. Racconterò le mie esperienze (d'altronde ho solo quelle) augurandomi che possano servire e aprire gli occhi di molti.
Adesso, tanto vale partire dall'inizio..................Un lungo viaggio, da Palermo a Roma, da Roma a Parigi, fin qui niente di eccezionale, il classico viaggio Alitalia con l’aggiunta di un pizzico di frenesia dovuta alla conoscenza della meta finale, dovuta al fatto che un viaggio è sempre un viaggio, è una novità, e poi l’aria dell’aeroporto mi mette sempre di buonumore. In più, la conoscenza dell’equipe, il confronto, lo scambio e il rendersi conto che si è tutti elettrizzati dall’avventura in cui ci stiamo immergendo. Paris ci accoglie con un vento freddo, non proprio un toccasana per il mio raffreddore. Viene spontaneo approfittare del momento per girare il centro città, in attesa di ritornare l’indomani in aeroporto. Un saluto veloce a Notre Dame, Tour Eiffel, Arc de Triomphe e Louvre.
Prendiamo le valigie e via…di nuovo verso l’aeroporto, ma stavolta la rotta è un’altra: Madagascar. È la prima volta che viaggio a bordo di un aereo così grosso, per la prima volta mi ritrovo a passeggiare all’interno di un aereo. Sono state 10 ore di volo e sono letteralmente volate via in un batter d’occhio. Antananarivo (per gli amici Tanà) ci accoglie con un aria calda e umida, più calda che umida. Recuperate le valigie e scambiati i primi 100 euro (280.000 ariary), un nugolo di premurosi facchini ci da il benvenuto e ci conduce quasi fosse una scorta fino al pulmino e da lì ad un nuovo hotel per un nuovo pernottamento. È tutto troppo surreale per trovare la forza di andarsene a letto, così ci raduniamo fuori nel simpatico ingresso e ci godiamo qualche birra seduti su sedie di plastica. L’aria si è rinfrescata ed è proprio un piacere starsene lì. Riesco persino ad adoperarmi non male col mio francese e il mio neonato malgascio. In tarda nottata ripieghiamo nelle nostre camere e dopo una doccia calda e confortevole mi corico per qualche oretta. A colazione: pane e marmellata, poi c’è da scegliere tra tè e caffè; io prendo il caffè e, ben sapendo che si tratta di caffè americano, chiedo se è possibile avere un po’ di ronono (latte) così da renderlo bevibile. Purtroppo il cameriere mi porta qualcosa simile a formaggio fuso…avrei dovuto prendere il tè. Appena finito vado in camera a prendere i bagagli perché fuori è arrivato il taxi brousse che ci condurrà fino a Fianarantsoa; Sasà è il ragazzo malgascio che si occupa di stipare le nostre valigie sopra la vettura, le copre con un telo impermeabile e infine le assicura con delle corde all’autovettura. Tutto è pronto, si parte! Appena fuori dal cancello incrociamo circa cinque camionette stracolme di militari; stanno andando all’aeroporto per prepararsi a ricevere l’ex presidente del Madagascar che arriverà quel pomeriggio. A giudicare dall’artiglieria e dall’ingente numero di soldati, la gente non ha ancora esaurito la rabbia nei suoi confronti dopo la rivolta del 2009. Per strada i miei occhi come quelli di tutti gli altri vengono catturati dal posto. È Africa, non si può descrivere e se ci provi non rende l’idea. L’Africa va vissuta. La città ci da il suo benvenuto: sui muri che costeggiano la strada maestra uno sconosciuto artista ha scritto a intervalli regolari: “Tonga soa”. Il nostro autista è un tipo taciturno, l’ho visto parlare solo con i poliziotti che ogni tanto ci fermavano per un controllo, o meglio, per qualche soldo. Non si è presentato, era Sasà a mantenere i contatti con la clientela, ma presto gli abbiamo appioppato un soprannome molto appropriato, approvato all’unanimità: Nicky Lauda. Non avrei voluto staccare lo sguardo da quel mondo che scorreva fuori dal finestrino, avevo dormito poco ma pur di vedere il paesaggio sarei resistito, tuttavia, non appena le curve e gli sballottamenti sono divenuti più frequenti, sono stato costretto a volgere lo sguardo verso il cielo e chiudere gli occhi per combattere il mal d’auto. Stretti come sardine in scatola, abbiamo percorso altre 10 ore di viaggio per giungere finalmente a destinazione, doloranti ma contenti. To be continued...
Luca Pennisi


(di Mauro Navarra)


mercoledì, febbraio 08, 2012

Bloccati i fondi dell’Unione Europea per il porto di Castellammare


Ecco, ci risiamo, si ritorna ha parlare del porto di Castellammare. Stavamo tutti aspettando notizie per quanto riguarda la questione del porto, e sono arrivate. Dopo la nostra intervista al sindaco Marzio Bresciani eravamo in attesa di risposte positive, ma invece oggi è arrivata la notizia che l’Unione Europea ha bloccato i fondi (nello specifico sono stati bloccati dei finanzianti per 220 milioni) per il completamento dei lavori. Le motivazioni riguarderebbero delle presunte irregolarità e violazioni di legge commesse dal dipartimento per la programmazione della Regione siciliana. La Regione adesso ha due mesi di tempo per rimediare alle irregolarità, oppure i fondi verranno tagliati definitivamente. Qui di seguito pubblico una dichiarazione rilasciata dal dirigente del dipartimento per la Programmazione della Regione siciliana, Felice Bonanno: “Non ci sono state violazioni di legge o irregolarità e l’Unione europea non ha bloccato i fondi alla Regione siciliana, ma ha soltanto interrotto i termini di pagamento in attesa di nostre contro-osservazioni alla relazione degli ispettori”. Non resta che aspettare ulteriori notizie, speriamo positive. Per ora possiamo solo dire che la lunga storia del porto continua…

Emanuel Butticè

lunedì, febbraio 06, 2012

Vittorio Sgarbi si dimette da Sindaco di Salemi.


Dopo le polemiche sulla proposta di scioglimento del comune di Salemi per infiltrazione mafiosa contenuta nella relazione degli ispettori nominati dall'ex ministro Roberto Maroni, Vittorio Sgarbi ha annullato il concorso per la nomina del vice sindaco proponendo il nome dell’ex onorevole Pino Giammarinaro a cui sono stati sequestrati beni per 35 milioni nell’operazione denominata “Salus Iniqua”. Il Sindaco aveva dichiarato che in caso di rifiuto da parte dell’onorevole si sarebbe dimesso. E proprio in queste ore è arrivata la notizia delle dimissioni del Sindaco Vittorio Sgarbi che ha dichiarato all’ANSA che si è dimesso da sindaco grazie agli ispettori del ministero che hanno scoperto cose di cui "non si era accorto". Mercoledì l’ormai ex Sindaco di Salemi, incontrerà il Ministro Cancellieri e domani alle 12 terrà una conferenza stampa nei saloni del castello in Piazza Alicia a Salemi.

Emanuel Butticè

mercoledì, febbraio 01, 2012

Il centro commerciale di Zamparini allo Zen, le assunzioni? Le decidono i politici.

Un' inchiesta di Livesicilia sulla nuova struttura che sta per aprire a Palermo. Il mega centro commerciale di proprietà del presidente del Palermo Calcio Maurizio Zamparini, sorgerà nel famoso quartiere dello Zen. La caccia al posto di lavoro si è già scatenata. Le testimonianze della gente del posto:



Ancora una volta l'Articolo 1 della nostra Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro", sembra essere un optional. Come purtroppo spesso accade da noi, il lavoro viene concesso in cambia di qualcosa, il voto. Non è una novità. Il voto di scambio esiste da parecchio tempo e ormai, come dire, è diventata una cosa normale e doverosa in tempo di elezioni. In questo modo, a mio parere, la democrazia viene calpestata e soprattutto viene violata la dignità di ognuno di noi. L' inchiesta qui presentata come tante altre ancora una volta ci mostra una realtà che spesso si dimentica di raccontare.
Emanuel Butticè

lunedì, gennaio 30, 2012

Impianto a biomasse a Castellammare del Golfo, dubbi e perplessità


In data 9.12.2011 il comune di Castellammare del Golfo ha partecipato ad una Conferenza di servizi, convocata presso "l'Assessorato Regione Sicilia- Dipartimento dell’Energia-Servizio 3 – Autorizzazioni e Concessioni", per dare un parere circa la collocazione nel proprio territorio di un Impianto per la produzione di Energia Elettrica alimentata da Biomasse con potenza nominale di 998 KW.
La notizia è importante in quanto altri comuni, a cui era stata fatta la stessa richiesta, hanno dato parere negativo per una serie di motivazioni che riteniamo alquanto condivisibili e che in seguito vi illustrerò.
Per capire cosa sono le biomasse potete cliccare questo link che vi porterà alla definizione data da wikipedia.
Come potete leggere lo sfruttamento di energia da biomassa ha dei vantaggi ma anche dei svantaggi da non sottovalutare, ma su tale tema non mi sento di svolgere particolari riflessioni in quanto non ho molte competenze.
Tuttavia non mi sento di non dare particolare importanza ai vantaggi positivi di questi impianti, ma attenzione vantaggi che vi possono essere solo nel momento in cui l'installazione dello stesso avvenga nell'ottica di un piano energetico quantomeno di carattere regionale.
Con ciò voglio dire che se ne facciamo uno in un posto a caso non risolviamo il problema energetico ne tantomeno il problema dello smaltimento delle biomasse.
Come già detto, altri comuni sono stati interpellati e tra questi figura il comune di Calatafimi-Segesta che non soltanto ha dato parere negativo ma ha anche trasmesso tutti gli atti alla Procura della Repubblica di Trapani.
Ma vediamo un pò quali sono stati i punti, per lo meno quelli più critici, evidenziati dalla amministrazione di Calatafimi e che ci fanno sorgene qualche dubbio anche a noi:
1) che in fase di esercizio non vengono valutate opportune campagne di monitoraggio, sia
iniziali che scanditi duranti l’attività dell’impianto, dei dati di immissione nell’atmosfera di
sostanze eventualmente dannose come nanoparticelle e/o similari attraverso apparecchiature
tecnologicamente adatte alla rilevazione degli stessi o dei dati inerenti all’inquinamento acustico .

Con questa critica l'amministrazione evidenzia che il progetto non è supportato da studi che individuano il livello di inquinamento che può produrre questo impianto sia inizialmente che in fase di esercizio con specifico riferimento alle nano-particelle che, per le loro peculiari caratteristiche, vengono assorbite dal corpo umano con estrema facilità.
2)non si ha conoscenza del piano di smaltimento dei residui: ceneri con/senza carbone.
Ed infatti dove vanno a finire i rifiuti? Chi ha visto il progetto ci ha riferito che la società proponente non ha previsto in alcun modo le modalità di smaltimento delle ceneri.
3)dalla visura camerale in allegato, la società proponente
la realizzazione dell’impianto ha un capitale sociale esiguo ( € 10.000,00) a garantire la copertura
finanziaria di eventuali danni ambientali o ripristino dei luoghi alla dismissione della stessa
.
Orbene, questa è una delle critiche che ci fa allarmare di più.
Ed infatti per costruire tale impianto ci vorranno milioni di euro e noi ci dobbiamo fidare di un'azienda con un capitale sociale di soli 10.000 euro?
Ed ancora in altri punti si evidenzia come manchino provvedimenti regionali necessari a consentire l'installazione di impianti di questo tipo.
Insomma tale progetto non pare realizzato con la dovuta cautela e attenzione del caso, tra l'altro nella nostra intervista il sindaco sembra già aver individuato la zona dove potrebbe essere installata e cioè Balata di Baida.
A tal riguardo anche tale mossa mi sembra azzardata visto e considerato che già in quella zona la percentuale dei tumori è abbastanza alta (per qualche strano motivo) e non vorremmo ulteriormente innalzarla con scelte che una volta prese difficilmente possono consentire di tornare indietro.
anche l'Associazione Rifiuti Zero si è espressa in maniera contraria all'installazione di questo impianto, infatti potete leggere il loro comunicato in questo link
Voi che ne pensate?
P.S. Castello Libero insieme a Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie ha già fatto istanza di accesso agli atti per saperne ancora di più, quindi vi daremo ulteriori delucidazioni.

La satira delle vignette di Allegra tra Sicilia e attualità

Per anni – attraverso le pagine de La Reppublica - ha disegnato una classe politica siciliana raffigurandola con le fattezze di topi e un sindaco (quello di Palermo, Diego Cammarata da poco dimessosi) completamente invisibile, di cui si nota la presenza solo attraverso una racchetta sospesa nel vuoto. Lui è Gianni Allegra - pittore, illustratore e autore satirico – oggi ospite virtuale nelle pagine di RAC Notizie e Affari.
Salve Allegra, onorati di ospitare un maestro della satira. Lei ha lavorato per anni per redazioni come Comix, Linus, L'Unità, Avvenimenti, Cuore e poi Tango e Smemoranda. Adesso le sue caustiche vignette possono essere assaporate nelle pagine di Repubblica Palermo. Quale rivista ricorda con più affetto?
Ho un ricordo bello di tutte le collaborazioni. Quella per I Siciliani è legata a Pippo Fava, al suo sacrificio, alle sue idee. E anche ad una sua frase che mi colpì moltissimo. Appena ricevuti i miei disegni, era l'aprile o il maggio del 1983, mi chiamò e mi disse: Mai visti mafiosi disegnati così. Nacque una collaborazione istantanea! Ma ricordo con affetto il compianto quotidiano del pomeriggio L'Ora, che pubblicò per otto anni tutti i giorni le mie vignette antimafia. E come non ricordare Linus che nel 1985 mi lanciò come nuovo autore del sud?
Le dimissioni di Diego Cammarata da sindaco di Palermo hanno offerto nuovi spunti?
Ho imparato a fare satira anche in condizioni non propizie: lavorando con i quotidiani devi trovare un'idea anche quando non accade nulla di particolarmente interessante. Certo, la perdita della racchetta sospesa del sindaco, mi mancherà, ma vedrete che ci saranno altri spunti che cattureranno la mia attenzione.


Chi fa satira ha un occhio più attento ai cambiamenti, perciò lo chiediamo a lei (che sicuramente attraverso le sue vignette si appresta già a raccontarlo) cosa ci si aspetta nel futuro di Palermo e della Sicilia?
Nell'immediato non mi aspetto nulla di particolarmente significativo. La mia parte, la sinistra, boccheggia ed è frantumata più che divisa: mi costringe a farle fare da bersaglio per i miei strali satirici. Un bersaglio immobile, direi. Poi, a destra, non si finisce mai di trovare appigli piccoli e grandi per fare satira anche piuttosto facile. Preferisco le situazioni più ambigue, più torbide. Non che mi piacciano nella vita: anzi. Nella satira, per quanto mi riguarda, il guizzo scatta nelle situazioni "paludose".


La sua vasta produzione satirica è raccolta in sei libri (“I gattopardi”; “La prima repubblica non si scorda mai”; “Centonove vignette”; “Poveri ma brutti”; “Lo statuto dei disoccupati”; “L’isola di Cuffaro”; “Contro la mafia a vignette”, con il quale ha vinto il premio per la satira politica “Pino Zac” a Forte dei Marmi. La sua matita non si ferma mai… sta pensando già a nuove produzioni editoriali?
No, non mi fermo: almeno fino a che avrò idee che mi consentano di realizzare nuovi progetti. Per adesso langue la pittura. Ma presto, spero, di ripropormi con altre mostre in Italia e all'estero. Sto lavorando alle ultime tavole di un graphic novel scritto da Marcello Benfante, "Diario della pioggia", che uscirà in primavera.
Con la caduta di Berlusconi sembra chiudersi la seconda repubblica, quella più mediatica, fors’anche urticante e grottesca. Qual è stato il personaggio politico che l’ha più intrigata (nel bene o nel male) in queste due tormentate repubbliche?
Senza dubbio Andreotti, Cuffaro e Berlusconi.
Dove trovarla sul web?
Facebook è un ottimo veicolo. Ma adopero un blog a cui tengo molto che si chiama Il Sole e le Nuvole che si trova al sito www.gianniallegra.blogspot.com.
Prossimi appuntamenti che la coinvolgono e che vuole condividere con i nostri lettori?
Venerdì 20 aprile alla Feltrinelli di Palermo presenterò con Benfante, "Diario della pioggia". Non mancate!

Fabio Barbera

sabato, gennaio 28, 2012

Un'autonomia dimenticata


In queste ultime settimane, si è molto parlato (più sui social network che sui media nazionali, in verità) del “Movimento dei Forconi”, una sorta di associazione spontanea di agricoltori, allevatori, pescatori e altre categorie lavorative come gli autotrasportatori, che ha messo in atto una protesta contro il rincaro del costo del lavoro causato dalle manovre finanziarie del Governo. Protesta che ha portato, come noi siciliani ben sappiamo, al blocco delle principali industrie della nostra regione, del trasporto di merci e carburanti, il che ha provocato notevoli disagi.
Non voglio entrare nel merito delle motivazioni, più o meno condivisibili e/o giustificabili, che stanno alla base di tale protesta, né dire la mia sulle polemiche riguardo il presunto colore politico del movimento. Vorrei invece prendere spunto da alcuni temi mossi durante questa settimana di protesta per parlare di un argomento del quale mai si è parlato, colpevolmente, e che invece riveste la sua importanza: l’autonomia finanziaria della Regione Siciliana.
La Sicilia, come tutti sanno, è una Regione a Statuto Speciale; questo significa che la nostra regione gode, o meglio, dovrebbe godere di un’ampia autonomia politica, amministrativa e finanziaria. La Regione, infatti, ha competenza legislativa esclusiva in alcuni ambiti molto importanti (agricoltura, pesca, turismo), nonché in materia fiscale. Come si evince leggendo l’articolo 37 dello Statuto della Regione Siciliana (approvato con Regio Decreto nel 1946, quindi prima che l’Italia divenisse una Repubblica Costituzionale), “Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell'accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi. L'imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.”
In parole povere, i tributi dovuti dalle imprese allo Stato, nel caso in cui la produzione delle stesse abbia luogo negli stabilimenti siti nel territorio regionale, sono trattenuti e riscossi dalla Regione. Per fare un esempio, le raffinerie di petrolio che operano fra Siracusa ed Augusta, che producono quasi il 60% del carburante distribuito e utilizzato in tutta Italia, dovrebbero versare i loro contributi nelle casse regionali, non in quelle statali. Fin qui tutto bene; c’è solo un “piccolo” problema. Infatti, questa disposizione statutaria, in realtà, non è stato mai attuata; con la conseguenza che tali aziende, che prevalentemente hanno sede legale in altre regioni italiane, finiscono col pagare i tributi direttamente allo Stato, o comunque li versano nelle casse di regioni nelle quali non avviene la produzione. Tutto ciò ha comportato, e comporta tutt’ora, un’ingente sottrazione di risorse che legalmente spetterebbero alla nostra regione; e badate bene, qui non si tratta di bruscolini, ma di milioni di euro all’anno; il che, moltiplicato per gli anni in cui questa norma è rimasta disattesa, corrisponde ad un’ingente danno per le casse regionali. Alla faccia dei leghisti che sostengono che la Sicilia sottrae risorse allo Stato…
Ma, a questo punto, qualcuno potrebbe dire che comunque lo Stato finanzia la Regione attraverso altri canali, quindi in un modo o nell’altro, questi soldi tornano alla base; leggiamo quindi l’articolo 38 dello Statuto. “Lo Stato verserà annualmente alla Regione, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi, in base ad un piano economico, nella esecuzione di lavori pubblici. Questa somma tenderà a bilanciare il minore ammontare dei redditi di lavoro nella Regione in confronto della media nazionale. Si procederà ad una revisione quinquennale della detta assegnazione con riferimento alle variazioni dei dati assunti per il precedente computo.”
Questo “fondo di solidarietà nazionale”, chiamato anche “fondo perequativo”, era destinato a finanziare le spese in conto capitale sostenute dal Governo regionale, quindi aveva l’importante funzione di sostenere ed incrementare il PIL, notoriamente molto basso nel nostro territorio. Ma pensate che questa disposizione sia stata e sia ancora rispettata? Secondo i dati, tale fondo ammontava a circa 1800 milioni di euro annuali fino alla fine degli anni ’80; successivamente, tale somma è stata progressivamente decurtata, fino a giungere ad un minimo di 400 mila euro nell’anno 1998. Una notevole riduzione, ma c’è di più; nel periodo compreso fra il 1999 e il 2002, la Regione non ha più ricevuto questo fondo da parte dello Stato! Nel 2003 poi è stata ripresa la normale erogazione, ma sempre in quantità minore; l’ultimo dato risale al 2010, in cui l’ammontare del fondo è pari a 20 milioni di euro.
A dire la verità, per ben due volte la Regione ha presentato ricorso contro lo Stato, davanti la Corte Costituzionale, per i tagli al fondo di solidarietà nazionale; ma in entrambi i casi, prima nel 1987, poi 5 anni dopo, nel 1992, la pronuncia dei giudici costituzionali è stata negativa, ritenendo che il contributo “per quanto costituisca un obbligo costituzionale, non è vincolato sia per quanto riguarda l’ammontare che le modalità di erogazione, ad alcuna garanzia costituzionale” e che “l’ulteriore riduzione degli accantonamenti per il contributo di solidarietà è frutto di una valutazione non irragionevole del legislatore statale, in quanto riflette l’urgenza di arginare l’espansione del deficit pubblico senza alterare la complessiva rispondenza tra bisogni fondamentali della Regione e mezzi finanziari per farvi fronte” (cito testualmente dalle due sentenze emesse dalla Corte).

Un’autonomia concessa sulla carta, ma mai veramente attuata; una violazione di norme di rango costituzionale, grave, ma mai punita in quanto tale. Con questo, non voglio dire che la colpa della crisi (che dalle nostre parti è iniziata ben prima del crollo della Lehmann Brothers) sia da addossare interamente allo Stato; anzi, purtroppo per noi, i nostri amministratori regionali si sono sempre distinti per lo spreco del denaro pubblico. Ma allo stesso tempo, credo che sia doveroso denunciare la mancata attuazione di questa parte del nostro Statuto, la quale ha tolto e continua a togliere moltissime risorse alla Regione, e quindi pregiudica gli investimenti, i finanziamenti, e inoltre tradisce l’essenza stessa dell’autonomia, che dovrebbe rappresentare una marcia in più, e non un handicap.

Roberto Odisseo

Castelli insultato da un operaio e lascia lo studio di Servizio Pubblico

Un acceso dibattito tra Roberto Castelli e un gruppo di operai sardi, nella puntata di Servizio Pubblico. Il parlamentare prima di lamenta con Michele Santoro per “il pubblico schierato” in studio, che lo contesta, poi parla delle “aziende del Nord che chiudono”, mentre uno degli operai gli dice: “Castelli tu a me non mi devi rompere i coglioni”. Poi l’ex viceministro ai Trasporti lascia lo studio. L'operaio sardo si concede uno sfogo che, a mio avviso, sembra fare eco ai milioni di italiani che si trovano nelle stesse condizioni.


Emanuel Butticè

mercoledì, gennaio 25, 2012

Intervista al Sindaco di Castellammare

1. Sindaco Bresciani, come sicuramente ricorderà, in un’intervista che le facemmo noi di Castellolibero più di un anno fa, le fu chiesto come (e se) la sua amministrazione intendeva risolvere il problema del depuratore (inattivo). Lei ci rispose che essendo nel suo programma elettorale, si trattava assolutamente di una priorità per la sua amministrazione. Ci parlò delle intenzione di realizzare un nuovo impianto “in galleria” alla radice della diga foranea e che, (sue testuali parole) “fra la gara e l’inizio dei lavori dovrebbe passare ancora un anno”. Tutto ciò avvenne più di un’ anno fa…. e oggi…?

Allora, abbiamo percorso tutto l’iter che è necessario per cambiare il sito, lei sa che noi facciamo parte dell’ATO idrico quindi si è dovuto anche, all’interno dell’ATO, muoversi per far conoscere le nostre nuove intenzioni e valutazioni e poi ci siamo mossi con l’Assessorato, prima in maniera informale, per far valutare ai tecnici quali erano le intenzioni e successivamente abbiamo predisposto un progetto preliminare di un depuratore modulare messo in caverna alla radice della diga foranea: è un depuratore al cui scarico esce acqua che potrebbe essere utilizzata per i servizi del porto, ovviamente acqua non potabile. Il progetto preliminare è stato presentato a tutti gli enti interessati per quanto riguarda l’approvazione, l’importo del progetto è dicirca 18 milioni di euro. Poi è andato alla programmazione dell’ufficio programmazione della Regione ed è stato valutato favorevolmente dal nucleo di valutazione, adesso è andato al dipartimento rifiuti, e a breve dovrebbe arrivare la comunicazione della conferenza dei servizi, a cui parteciperanno tutti gli enti che devono dare il loro parere Il progetto in questo momento è al ministero dell’ambiente per il finanziamento totale o parziale. È chiaro chese sarà un finanziamento totale potremo già predisporre un bando di gara perl’appalto, se sarà un finanziamento parziale dovremo studiare una soluzione che ci consenta di realizzarlo. Sul depuratore abbiamo lavorato molto, i ritardi sono imputabili ai tempi di determinate procedure.

2. Sempre in quell’intervista, parlando di raccolta differenziata, lei stesso lamentò delle inefficienze, così come molti cittadini. Ad oggi pensa che le cose siano cambiate? Come? Potrebbe darci un po’ di dati o percentuali sulla raccolta differenziata a Castellammare?

Dunque, qualcosa sta cambiando, nel senso che noi siamo partiti discretamente, però poi c’è stata una grossa marcia indietro. Da qualche tempo abbiamo ripreso la questione attivando dei controlli più decisi e mirati; adesso vediamo se riusciamo ad organizzare (non è una promessa) una nuova campagna di sensibilizzazione, perché per molti non è stata sufficiente oppure è passato l’entusiasmo iniziale, su questo stiamo ponendo la nostra attenzione per migliorare la situazione. Con un dato possiamo dire che attualmente siamo al 30% circa, decisamente basso dopo un anno e mezzo di raccolta differenziate.

3. Da voci di corridoio sembra che sia stato presentato un progetto che prevede la realizzazione di una centrale a biomasse sul territorio castellammarese. Ci conferma questa notizia ed eventualmente sa darci qualche dettaglio?

Si, un progetto del genere c’è, attualmente noi abbiamo fermato il tutto perché, insieme al Consiglio, vorremmo valutare un po’ le aree in cui queste centrali possono essere realizzate. Una centrale a biomasse in genere, non è un impianto particolarmente inquinante sotto il profilo ambientale, però è chiaro che bisogna studiare bene. Se, in queste centrali, si usano tutti i materiali provenienti dall’agricoltura può essere una situazione interessante. La localizzazione quindi è molto importante, questa richiesta dovrebbe riguardare più o meno l’area industriale di Balata di Baida. Però è chiaro che va attenzionata bene e mi piacerebbe che fosse sia l’Amministrazione che il Consiglio a dare un indirizzo su questo.

4. Come sappiamo tutti il porto di Castellammare è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza il 26 Maggio 2010. Un anno dopo (precisamente quest’estate) il cantiere è stato in parte dissequestrato, ma i lavori non sono mai realmente iniziati. Successivamente c'è giunta voce che la Commissione Europea si è interessata alla questione del porto e sta indagando sull’utilizzo dei fondi pubblici. L'Amministrazione Comunale cosa sta facendo in merito alla questione? Ci può chiarire meglio questa vicenda?

L’Amministrazione Comunale sta facendo il possibile tenendosi al corrente e sollecitando, là dove si può sollecitare. La situazione del porto è un po’ complessa, a seguito del sequestro penale del cantiere, ci sono state una serie di indagini sui calcestruzzi. È stato richiesto un incidente probatorio da parte dell’impresa, che si è concluso lo scorso 9 Dicembre del 2011. Il consulente del gip ha fatto le sue valutazioni e l’impresa ha fatto le sue contro valutazioni, però l’incidente probatorio si è chiuso, poi potranno esserci cause civili ma comunque si è chiuso. In attesa di sentenza, l’assessorato ha chiesto il dissequestro del cantiere perché, teoricamente non esistono più motivi di alterazioni. Nel frattempo l’impresa, ha chiesto una perizia di variante suppletiva non di poco conto, di circa 2 milioni di euro, soprattutto per quanto riguarda il molo turistico che poteva essere completato ma che per problemi tecnici non è avvenuto. Che io sappia questa perizia suppletiva era all’approvazione del responsabile unico del procedimento, il quale mi ha assicurato che l’avrebbe approvata nel giro di una settimana. Adesso dovrebbe essere di nuovo alla gestione, infatti a breve andrò a parlare con la gestione per vedere a che punto sono e se ci sono problemi. Per l’impresa l’approvazione della perizia di variante è la condizione per riprendere i lavori a pieno ritmo. Io spero che non ci siano altri problemi e altre questioni, perché c’è sempre il problema di un’impresa fallita con dei debiti e questo non ti da lacertezza che tutto giri perfettamente. Dal punto di vista dei lavori, l’impresa fallita non è più quella che prosegue l’attività. Il cantiere una volta dissequestrato potrebbe consentire la ripresa dei lavori.

5. Quindi, di fatto, per poter riprendere i lavori, che tempi di attesa si prevedono?

Ovviamente i tempi sono molto lunghi, la perizia di variante, dopo essere stata presentata, viene approvata in linea tecnica, poi deve essere approvata dalla gestione in linea amministrativa cioè finanziata, successivamente il direttore dell’Assessorato che deve emettere il decreto del finanziamento. In fine il decreto passa alla Corte dei Conti che lo esaminerà per vedere la legittimità e quindi passerà un po’ di tempo, ci sono i tempi della burocrazia che sono un po’ lunghi, quindi se tutto va bene ci sono almeno 4 mesi, incrociando le dita, verso Aprile/Maggio dovrebbero riprendere i lavori, spero di sbagliarmi e che riprendano prima.

Signor Sindaco grazie per il suo tempo e arrivederci.

Grazie a voi, arrivederci.

E. Butticè, A. Navarra

Riceviamo e pubblichiamo un Comunicato stampa di un dipendente di Alpa 1


Com Stamp as Port Vision 240112

lunedì, gennaio 16, 2012

Appello Giù le mani dall'acqua e dalla democrazia


Giorno 19 gennaio 2012 è stato convocato il Consiglio dei ministri per emettere il decreto sulle liberalizzazioni.
Apprendiamo con disappunto che è intenzione del governo disattendere i risultati del referendum sull'acqua vanificando così la forte mobilitazione del popolo italiano su un diritto di cui è stato ribadito l'importanza e il fondamentale carattere universale.
Anche la cittadinanza castellammarese ha espresso con una percentuale dei SI del 97% la sua opinione e il tutto rischia di essere vanificato nei prossimi giorni.
Castello Libero non ci sta e per questo sottoscrive e vi propone di aderire all'appello lanciato dal forum italiano dei movimenti per dell'acqua che troverete qui sotto:


Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto.

Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.

Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.

A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente Governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato.

Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.

Noi non ci stiamo.

L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato.

I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.

Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.

Chiediamo con determinazione al Governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa.

Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.

Chiediamo alle donne e agli uomini di questo paese di sottoscrivere questo appello e di prepararsi alla mobilitazione per la difesa del voto referendario.


Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.

Per adesione cliccate questo link:
http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=181&Itemid=111

Dragotto con Pino Maniaci: “Acquisto le attrezzature per Telejato”

Finalmente una buona notizia!!

Telejato non deve chiudere. Ecco perché ho deciso di finanziare personalmente l’acquisto delle apparecchiature per la trasmissione in digitale dell’emittente di Pino Maniaci”.
Lo ha annunciato Tommaso Dragotto, leader del Movimento Impresa Palermo e candidato sindaco per le prossime elezioni amministrative nel capoluogo siciliano.

Dopo che l’attrice Sabina Guzzanti si è messa a disposizione per collegare la vicenda dell’emittente a quella dei teatri in rivolta e l’associazione “Siamo tutti Telejato”, insieme con le associazioni antimafia “Rita Atria”, “Peppino Impastato” e “Libera Palermo” hanno lanciato un appello alle grandi firme del giornalismo italiano, da Michele Santoro a Fabio Fazio, da Gad Lerner a Marco Travaglio,fino a Roberto Saviano e Lilli Gruber, Tommaso Dragotto ha ritenuto che fosse fondamentale e necessario intervenire immediatamente.
“Ho incontrato sabato scorso il giornalista Pino Maniaci – ha spiegato Dragotto – ed abbiamo discusso sulla necessità concreta di non permettere che l’emittente televisiva chiuda i battenti, in quanto bisogna salvaguardare il suo ruolo di informazione libera in un territorio difficile com’è quello in cui trasmette. Telejato – ha concluso il leader del Movimento- continuerà a svolgere la sua fondamentale attività per riscattare la nostra Isola dalla peste mafiosa. Non è una promessa ma un dato di fatto”.

Fonte: Movimento Impresa Palermo

Emanuel Butticè

sabato, gennaio 14, 2012

Un progetto per ripristinare Torre Bennistra: un nuovo Belvedere a Scopello


Una bella iniziativa di ripristino potrebbe interessare nei prossimi anni uno dei simboli del territorio castellammarese: Torre Bennistra, la torre di avvistamento che vigila sul borgo di Scopello e si erge su uno sperone calcareo. Il monumento è stato per anni vittima del tempo e dell’incuria ritrovandosi adesso quasi completamente demolita. Adesso il Comune ha avviato una richiesta di finanziamento all’UE per 800 mila euro, fondi che serviranno proprio per il ripristino di questo e altri siti di interesse storico, turistico e artistico sul territorio scopellese.
Il borgo di Scopello – si legge nella relazione del Comune - si inserisce in un contesto territoriale di notevole valore storico, artistico, monumentale, per la presenza di beni architettonici “patrimonio” e “simbolo” del territorio, quali la Tonnara di Scopello (nonostante sia considerata proprietà privata) con i suoi faraglioni in mare, il Baglio Isonzo con il  portale di accesso di  notevole valenza architettonica, l’antica fontana in pietra prospiciente il Baglio e i rimanenti resti di un antico mulino ad acqua antistante il Baglio Isonzo: tutti elementi caratterizzanti le principali  risorse economiche derivanti appunto dalla pesca e dalla agricoltura. Il ripristino di questi e altri  monumenti, oltre ad essere un’importante azione finalizzata alla tutela e alla conservazione di un patrimonio utile alla memoria storica, offre così numerosi elementi di richiamo turistico per coloro  che visitano le nostre zone. L’idea di recuperare quelle zone di interesse storico tutelandone l’immagine e attrezzandole per l’utilizzo finalizzato alla degustazione dei prodotti locali, la proposizione di procedimenti tradizionali di lavorazione dei prodotti agricoli e la promozione del territorio stesso, rappresenta un notevole e insperato passo avanti.

Il più grosso intervento di recupero riguarderà così Torre Bennistra, il monumento deve probabilmente il suo nome alla deformazione del termine “Bellavista”, in quanto essa ‘vede’ ed è vista da un’ampia porzione del territorio interno e del Golfo di Castellammare, nonché dalle altri torri costiere. Questa sua straordinaria peculiarità le permetterebbe (attraverso l’operazione di ripristino) di offrire una veduta panoramica affascinante, completa e indimenticabile e pertanto si porrebbe come stimolo alla fruizione turistica.
La torre realizzata in pietrame calcareo locale, risulta oggi quasi totalmente crollata e pertanto l’intervento di recupero dovrà essere radicale. Da ricerche effettuate in archivi storici si evince che la torre di forma circolare presentava un’apertura di accesso dal lato sud-est e una di avvistamento dal lato nord-ovest, con la parte terminale di copertura caratterizzata dalla presenza di merli anch’essi in pietra. La ricostruzione – secondo quanto riportato nella relazione - verrà eseguita mediante l’utilizzo di pietra locale e legante di calce idraulica, recuperando le porzioni di torre ancora esistente mediante apposita listiatura eseguita con calce idraulica, mettendo in evidenza le zone di ricostruzione della torre con le parti esistenti attraverso la messa in opera di mattoni in cotto fatti a mano al fine di evidenziare e datare nel tempo l’intervento in questione. Gli infissi saranno creati con un semplice telaio in legno a sostegno delle vetrate di adeguato spessore, mentre il solaio di copertura verrà realizzato in legno, rivestito da una pavimentazione esterna in mattoni di cotto fatti a mano; la facciata interna ed esterna verrà lasciata a vista senza alcuna finitura di intonaco e messa in risalto mediante la collocazione di apposita illuminazione; lo spiazzale antistante la torre verrà sistemato e livellato attraverso la collocazione di basole in pietra locale ed inoltre - al fine di renderlo sicuro, considerata la posizione e  il notevole dislivello - sarà collocato un parapetto con telaio in acciaio e lastre di vetro trasparente così da creare anche meno impatto visivo e tutelare il visitatore da eventuali pericoli. Il collegamento tra la torre e il borgo  verrà consentito attraverso la realizzazione di un sentiero pedonale naturalistico a terrazzamenti adattati alla roccia esistente e mediante l’inserimento di eventuali traverse in legno, corde e staccionate per agevolarne la fruizione, nel rispetto dell’andamento naturale del terreno. Sarà prevista inoltre  la collocazione di fari a luce indiretta alla base della torre e attorno al belvedere, al fine di creare un effetto scenografico suggestivo e perfettamente in simbiosi con il paesaggio esistente attorno.
Altri interventi sul territorio di Scopello riguarderanno la manutenzione straordinaria sugli immobili comunali siti nella Piazza Nettuno, utilizzati in parte dall’Asl come guardia medica estiva e in parte dalle Poste Italiane come sportello per il pubblico.

 Si ringrazia per la segnalazione: Annalisa Ferrante. Foto: Oliver Tringham

A Guidaloca, un’altra Torre di avvistamento rischia il crollo!

Intanto una segnalazione ci arriva da Guidaloca dove un’altra storica torre d’avvistamento rischia di affrontare le stesse peripezie che hanno coinvolto Torre Bennistra. La torre di Guidaloca è vittima di periodici crolli (come mostrano le immagini realizzate a dicembre di quest’anno) e lasciata all’incuria e all’abbandono. Nonostante la struttura sia legata a vincoli con la Soprintendenza di Trapani, attualmente non è opportunamente monitorata e rimane a tutt’oggi priva di tutela.