
venerdì, gennaio 13, 2012
Università di Palermo - Concorsi pubblici: "Architettura di famiglia"

giovedì, gennaio 12, 2012
La Camera salva Nicola Cosentino.
Roberto Saviano: "Gravissimo il voto omertoso per Cosentino".
L'intervista allo scrittore:
Uniti intorno a Don Cozzi

Pubblichiamo un Comunicato di Libera e ne condividiamo totalmente il contenuto:
Le notizie pubblicate dalla stampa locale confermano che, come più volte ribadito da Libera Basilicata, la cosca dei Basilischi si è mossa, in questa regione, come una vera organizzazione mafiosa, senza risparmiarsi nell'uso delle armi e in tutte quelle attività proprie dell'agire mafioso: dall'estorsione all'intimidazione, dalla corruzione alla collusione, ai vischiosi rapporti con la politica. La storia del povero Tiziano Fusilli, ucciso per dare "l'esempio" e dimostrare il livello di ferocia dell'organizzazione che cercava di accreditarsi nel panorama meridionale delle mafie che contano, è emblematica. Non può essere presa sotto gamba l'idea, altrettanto mafiosa, di "attenzionare" coloro che in prima persona e quotidianamente si battono contro il sistema mafioso e criminale, attraverso la costruzione di quella rete di persone e associazioni che costituisce l'ossatura di Libera, un concreto e resistente argine alla mafia. Come Libera Basilicata siamo molto preoccupati delle notizie di questi giorni sulla rivelazione che esponenti della malavita locale volevano l'eliminazione fisica di don Marcello Cozzi e non possiamo non ricollegare questo disegno criminale all'episodio intimidatorio di due anni fa, quando gli vennero recapitati due proiettili in busta chiusa. Nel ricordare che è in corso un procedimento contro i Basilischi nel quale don Cozzi è parte offesa, ci chiediamo come mai, a fronte di queste dichiarazioni, non si sia ritenuto opportuno avvisare il diretto interessato e, soprattutto, non si sia provveduto ad attivare forme di protezione in sua tutela. Auspichiamo che, in tempi brevi, le autorità competenti adottino le azioni che riterranno più opportune per salvaguardare l'incolumità di chiunque si trovi nel mirino delle organizzazioni criminali.
Libera è unita intorno a don Marcello e non si lascerà intimidire da nessuno.
Il coordinamento di Libera Basilicata
sabato, gennaio 07, 2012
venerdì, gennaio 06, 2012
La Parola ai Castellammaresi
Quale opera andrebbe realizzata nell'immediato a Castellammare?
- Manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade urbane ed extraurbane 28 voti
- Realizzazione di un impianto di trattamento delle acque reflue 21 voti
- Porto 15 voti
- Ristrutturazione e recupero architettonico e botanico della villa comunale 7 voti
- Realizzazione del polo fieristico più grande in Sicilia, intercettando fondi europei 6 voti
- Realizzazione di uno spazio destinato alla pratica artistica(musica,teatro,cinema) 6 voti
giovedì, gennaio 05, 2012
Gli evasori d'Ampezzo
32° Anniversario dell'uccisione di Piersanti Mattarella
Una corona di fiori sulla tomba di Piersanti Mattarella, nel cimitero di Castellammare del Golfo. Anche quest’anno l’amministrazione comunale, nel trentaduesimo anniversario dell’uccisione, commemora Piersanti Mattarella, nato a Castellammare del Golfo nel 1935 ed ucciso a Palermo il 6 gennaio del 1980, quando era presidente della Regione siciliana. Nella giornata dell’Epifania, venerdì 6 gennaio 2012, alle ore 12, il sindaco Marzio Bresciani, deporrà una corona di fiori sulla tomba di Mattarella; seguirà la benedizione di Don Franco Giuffrè. «Commemoriamo il nostro concittadino per mantenerne vivo il ricordo. Oltre all’anniversario dell’uccisione, infatti, organizziamo incontri e convegni per ricordarne la figura in occasione dell’anniversario della nascita - afferma il sindaco Marzio Bresciani-. Vorremmo che si comprendesse che Mattarella, che ha pagato con la vita il suo impegno per la legalità, è un esempio per i giovani ma anche per gli uomini di Governo. Continueremo le commemorazioni perché il nostro messaggio venga recepito e ci sia ampia partecipazione dei cittadini». Le commemorazioni per Piersanti Mattarella sono iniziate nel 2010, in occasione del trentennale dell’uccisione. Nel settantacinquesimo anniversario della nascita, il 24 maggio 2010, l’amministrazione e la presidenza del consiglio comunale hanno organizzato un concorso per le scuole, “Ricordare per non dimenticare”, ed un convegno che ha tracciato la figura di Piersanti Mattarella attraverso le testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto. Anche lo scorso anno, nell’anniversario della nascita, l’amministrazione ed il consiglio comunale hanno ricordato Piersanti Mattarella, con la testimonianza di un suo collaboratore, nell’aula magna dell’istituto tecnico intitolato proprio al presidente della Regione ucciso per mano mafiosa. Le iniziative saranno ripetute quest’anno.
Domani il presidio di Libera di Castellammare del Golfo intitolato allo stesso Piersanti Mattarella e Castellolibero parteciperanno alla commemorazione ed invitiamo tutti a partecipare.
Emanuel Butticè
martedì, gennaio 03, 2012
Castellammare: Un campo di battaglia!!
Le strade sono ridotte così soprattutto per le recenti piogge che hanno bersagliato l'intera Sicilia ma ad incrementare i danni la scarsa manutenzione (anche se non sono mai realmente state in ottime condizioni, ma lasciamo stare). Quindi le auto ed i motorini sono costretti a percorrere un lungo percorso ad ostacoli per le vie cittadine. L'auspicio è che il comune intervenga nel più breve tempo possibile per evitare ulteriori danni, soprattutto alle auto e alle persone.
Ecco alcune foto delle buche in questione:
un ordigno esploso ai 4 canti!!
via Giuseppe Verdi-angolo Via Segesta
Via Segesta nei pressi della chiesa di Santa Rita
Via Segesta
Via Segesta-angolo Viale Umberto I
Contrada Duchessa
Contrada Duchessa
Via Don Giovanni Minzoni
Via Guglielmo Marconi (in curva)
Via Alberto Mario (in curva)
Emanuel Butticè
lunedì, gennaio 02, 2012
Anno nuovo…tasse nuove!
sabato, dicembre 31, 2011
venerdì, dicembre 16, 2011
SEL Trapani sull'arresto del Sindaco di Campobello di Mazara
Comunicato stampa
Oggi potremmo, come SEL, accogliere trionfalisticamente le notizie di arresto di Ciro Caravà e di altre undici persone accompagnandole con un "lo avevamo detto".
Campobello di Mazara era, infatti, uno dei pochi comuni in Italia in cui Sel non appoggiò il candidato del centrosinistra. Scegliendo invece di costruire un’alternativa credibile ed efficace per uscire da un sistema stretto dentro mere logiche di potere ed in odore di organica commistione tra politica e Cosa Nostra. Commistione che una volta diventava la base di consenso dei sindaci dell'allora Polo delle Libertà e la volta successiva del sindaco di centrosinistra.
Ma sarebbe una ben magra consolazione.
Pensiamo invece che la politica debba sempre essere in grado di leggere la realtà senza demandare ad altri le scelte. Per questo chiediamo al centrosinistra di questa provincia se non sia giunto il momento di fare una riflessione sul ruolo della politica e sull'etica della stessa. Se non sia arrivato il tempo di capire perchè la mutazione genetica sia stata così profonda, rendendo in taluni casi così sbiaditi i contorni tra forze di centrosinistra e centrodestra.
Una politica in grado di dire con fermezza che chi dialoga o va a braccetto con i boss ed i loro tirapiedi, non può fare nè il Presidente della Regione nè il Sindaco di Campobello, e questo la politica lo deve saper dire prima che la magistratura intervenga. Mantenendo separate le competenze e i ruoli, ma senza falsi alibi.
Trapani lì 16 Dicembre 2011
Il Coord. prov. SEL Massimo Candela
maxcandela@tiscali.it
giovedì, dicembre 15, 2011
COMUNICATO SEL TRAPANI - PETIZIONE CITTADINA PER LE PRIMARIE DEL CSX

lunedì, dicembre 05, 2011
Manovra lacrime e sangue, Monti dimentica la Chiesa. Niente Ici sugli immobili del Vaticano
La notizia è arrivata dalla conferenza stampa del premier Mario Monti alla Sala Stampa Estera di Roma. Un giornalista straniero ha formulato una domanda scomoda: “Avete pensato ad estendere il pagamento dell’Ici anche alla Chiesa Cattolica?”. La risposta di Monti, il cui volto ha improvvisamente perso l’espressione benevola di solo pochi minuti prima, ha lasciato la platea straniera – e subito dopo anche quella italiana – senza parole. “E’ una questione che non ci siamo ancora posti”. E’ ragionevole pensare che il governo non se la porrà mai. Piange Elsa Fornerosulla deindicizzazione delle pensioni da mille euro al mese, ma sembra non esserci proprio la volontà di operare un recupero di un privilegio che in tempi di crisi diventa sempre più difficile da digerire.
L’Ici – che poi si chiamerà Imu – la dovranno pagare tutti. E la rivalutazione delle rendite catastali fino al 60% la renderà forse la tassa più pesante che gli italiani saranno chiamati a pagare nell’immediato. La Chiesa, ancora una volta, resta fuori dal novero dei contribuenti dello Stato pur continuando a percepire l’8 per mille.
Eppure, già nel 2004, una sentenza della Corte di Cassazione stabilì che l’esenzione dall’Ici (già in vigore dal ’92, ma dal cui pagamento erano stati esclusi luoghi considerati “particolarmente meditevoli”) poteva essere applicata solo quando all’interno dell’immobile si svolgesse un’attività effettivamente meritoria e legata al culto. Per fare un esempio, va bene l’esclusione di una chiesa o di un oratorio, ma non quella di un immobile di proprietà vaticana affittato ad una banca. Una sentenza “pericolosa”, a cui corse in soccorso Berlusconi nel 2005. A pochi mesi dallo scioglimento delle Camere, fu approvata una discussa norma che stabiliva l’esenzione dal pagamento dell’Ici per tutti gli immobili della Chiesa cattolica. Un anno dopo il governo Prodi limò la normativa, prevedendo che l’esenzione si potesse applicare solo agli immobili dalle finalità “non esclusivamente commerciali”, ma quell’avverbio – “esclusivamente” – ha permesso alla Chiesa di usufruire dell’esenzione anche per strutture turistiche, alberghi, ospedali, centri vacanze, negozi: è sufficiente la presenza di una cappella all’interno della struttura.
Il risparmio annuo per la Chiesa – e la perdita netta per il fisco italiano – si avvicinano ai due miliardi di euro. E’ stato stimato approssimativamente in circa 50 mila il numero degli immobili ecclesiastici presenti in tutta Italia (in pratica 1 abitazione su 5), ma un vero e proprio censimento non è mai stato fatto dal catasto, soprattutto sul fronte della destinazione d’uso. Anche perché ciascun ente ecclesiastico può essere titolare di più immobili, affittati o in uso per i motivi più diversi (a Roma persino commissariati di Polizia e Carabinieri sono di proprietà vaticana). Si tratta, comunque, di una ricchezza enorme, che non ha analogie all’estero e che è totalmente detassata. Secondo una stima fatta dai Radicali Italiani qualche tempo fa, in tutta Italia sarebbero presenti almeno 30 mila stabili di proprietà della Chiesa adibiti ad attività imprenditoriali e commerciali diverse.
La quantificazione del mancato pagamento solo di questi si aggira sui 2 miliardi e 400 mila euro. All’Ici, poi, si dovrebbero aggiungere anche l’ammontare dovuto per altre imposte sia statali che comunali a cui la Chiesa risulta esente (Irpef, Iva e altro) anche questi quantificabili per circa 4 miliardi di euro. Il tutto mentre la Chiesa risulta beneficiaria dell’8 per mille che lo Stato le versa (anche quando il contribuente non ha esercitato l’opzione: a meno che il contribuente non lo destini ad altro scopo, quei soldi vanno alla Chiesa anche se non dichiarato apertamente) e che è una cifra molto alta: dal 1990 al 2007 la Chiesa ha percepito 970 milioni circa di euro dallo Stato Italiano per “l’esercizio del culto”.
Comunque, per il governo Monti, così attento alle direttive europee, una riflessione sull’esenzione Ici alla Chiesa presto si porrà lo stesso. La notizia, infatti, è che l’Unione Europea ha annunciato (a fine settembre) l’intenzione di aprire un’indagine formale per aiuti di Stato e incompatibilità con le norme sulla concorrenza proprio su questo fronte. Sono tre i punti da chiarire. Oltre all’Ici, c’è anche l’articolo 149 del “Testo unico delle imposte sui redditi”, che “conferisce a vita la qualifica di enti non commerciali a quelli ecclesiastici”, garantendo loro un regime fiscale particolare e favorevole. Infine lo sconto del 50% dell’IRES concesso agli enti ecclesiastici che operano nella sanità e nell’istruzione. Joaquín Almunia, il commissario europeo per la concorrenza, si è lasciato sfuggire che la condanna dell’Italia stavolta sarà “difficile da scampare”. Dopo l’apertura dell’istruttoria, le parti avranno 18 mesi per presentare le proprie ragioni, poi Bruxelles dovrà decidere. In caso di condanna, L’Italia potrebbe chiedere il rimborso all’erario delle tasse non pagate dagli enti ecclesiastici. Ma lo farebbe?
Sara Nicoli
(Fonte:www.ilfattoquotidiano.it)
sabato, novembre 26, 2011
Bonanno Boss: Salvatore Montagna

LINK UTILI:
http://gangstersinc.ning.com/profiles/blogs/bonanno-boss-salvatore
http://alpacino66.skyrock.com/883159658-Salvatore-Montagna.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Montagna
http://mafia.wikia.com/wiki/Salvatore_Montagna
http://www.radio-canada.ca/regions/Montreal/2011/11/24/007-salvatore-montagna-.shtml
giovedì, novembre 24, 2011
In ricordo di Giuseppe Di Matteo

Oggi ricorre la morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, morto soltanto perchè aveva la colpa di essere il figlio di un pentito.
Lo voglio ricordare qui più che mai perchè non tutti sanno che il piccolo Di Matteo ha passato gran parte della prigionia a Castellammare del Golfo nella casa del mafioso Agostino Lentini, rinchiuso in un vano bagno e sorvegliato da un altro boss castellammarese, Michele Mercadante.
Oggi questi boss stanno scontando l'ergastolo insieme a Brusca, esecutore materiale dell'omicidio, l'omicidio di un bambino di 11 anni che quando fu prelevato dai mafiosi di Altofonte gli sorrideva, convinto di raggiungere il papà.
Oggi si celebra per questo omicidio un'altro processo a carico del boss Matteo Messina Denaro che, secondo le dichiarazioni di Spatuzza, avrebbe ordinato l'omicidio.
Il P.M. titolare dell'inchiesta ha dichiarato ""Il piccolo Giuseppe Di Matteo non solo viene privato della sua infanzia ma viene torturato dai suoi aguzzini che prima lo sequestrano e dopo 779 giorni di prigionia lo uccidono strangolando un corpicino ormai inerme e poi lo sciolgono nell'acido", ricordando poi che sono stati già tre i processi definitivi celebrati per l'omicidio del bambino, in stralci processuali. "Su 49 imputati ne sono stati condannati 35 in via definitiva e alcuni all'ergastolo - ha detto ancora - e si è fatta luce sull'episodio solo grazie ai collaboratori di giustizia. Purtroppo la cosiddetta società civile di Altofonte di quel periodo si è dimostrata assente".
Io aggiungerei anche quella di Castellammare del Golfo.
Foto: www.vittimemafia.it
sabato, novembre 19, 2011
CINACRIA. Un aeroporto cinese nel centro della Sicilia
Qui di seguito il link al video:
http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=24974
Obiettivo Futuro di Generazione Futuro, Calatafimi Segesta - Ottobre 2011
mercoledì, novembre 16, 2011
La Sicilia peggiore...
Superburocrate con pensione d’oro a 47 anni. E diventa assessore
Pier Carmelo Russo, sfruttando quella legge, ha chiesto di andare in pensione per accudire l’anziano padre malato. Per questo a 47 anni prende 6462 euro netti al mese (10.980 lordi). Peccato che appena ottenuta la pensione sia stato nominato assessore (prima all’Energia, poi alle infrastrutture e mobilità), con un’indennità pari a circa 300mila euro l’anno. E ciò lascia tutti noi alcuni dubbi: se davvero questo superburocrate è andato in pensione a 47 anni per accudire il padre, perché poi ha accettato un incarico importante come quello di assessore? Forse che il lavoro di assessore è meno impegnativo di quello di segretario generale alla Regione? E se è meno impegnativo perché allora viene retribuito con 300mila euro l’anno? Se qualcuno sa rispondere, gliene saremo grati."
giovedì, novembre 03, 2011
Le Iene - BRIGNANO: I politici - Video Mediaset
Le Iene - BRIGNANO: I politici - Video Mediaset
Emanuel Butticè
Le Iene - BRIGNANO: I costi della casta - Video Mediaset
Le Iene - BRIGNANO: I costi della casta - Video Mediaset
Grande Brignano...semplicemente geniale!!!
Emanuel Butticè
mercoledì, novembre 02, 2011
Il paese delle auto blu. Alla faccia della crisi!!

Iacchetti si sfoga contro la Casta, un “vaffa” a Brunetta e La Russa
sabato, ottobre 29, 2011
Indagine della commissione europea sui lavori al porto

lunedì, ottobre 24, 2011
"La terra dei fuochi" la terra di tutti!

L'inviato di Striscia la Notizia Luca Abete torna nella "Terra dei fuochi" in provincia di Caserta. Qui si continua a bruciare tutto, dalla plastica ai copertoni, dall'amianto a molti altri rifiuti tossici. L'indecente spettacolo si scorge tutti i giorni, sempre lo stesso, sempre più indecente, con queste colonne di fumo nero sotto gli occhi di tutti i passanti e i contadini del luogo che come da copione non vedono e non sanno niente. Queste non sono le terre dei casertani, dei campani, sono le terre degli italiani, e a tutti gli italiani dovrebbe venire la pelle d'oca per quello che quotidianamente accade . Le forze dell'ordine, come si vede nel servizio fanno fatica ad arrivare e ad intervenire tempestivamente per la carenza di mezzi e uomini (o almeno spero che sia questo il motivo). Quindi questo non è solo un problema campano, succede anche dalle nostre parti sotto i nostri occhi. Ci stanno avvelenando! Per questo motivo vorrei sollecitare la coscienza di tutti, invitandovi ad informare tempestivamente le forze dell'ordine in caso vi troviate in situazioni analoghe a quelle di Luca Abete.
Emanuel Butticè
Ecco il servizio di Luca Abete del 24/10/2011:http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13802
Bruxelles: domanda su Berlusconi. E Sarkozy e Merkel ridono
Fonte: www.youtube.it
venerdì, ottobre 21, 2011
I FURBETTI DEL CENSIMENTO!!!
Come ben sapete il 9 ottobre 2011 si è avviata la campagna di censimento della popolazione italiana e fino a qui nulla di strano, se non fosse per quel gruppetto di persone che cercano, come spesso accade, di approfittare delle categorie più deboli (gli anziani!); come si suol dire “l’occasione fa l’uomo ladro”!
Il fenomeno che si sta verificando è davvero triste e indegno: consulenti e sindacalisti impegnati nella compilazione dei questionari ISTAT per la “modica” cifra di 50 euro!
Peccato che il comune abbia selezionato 34 rilevatori, il cui compito è proprio quello di aiutare le persone in difficoltà, soprattutto anziani, a compilare il questionario GRATUITAMENTE.
Esorto tutti a diffondere il messaggio: i questionari verranno compilati con l’ausilio dei rilevatori, laddove necessario, e soprattutto gratuitamente!
Mi complimento, invece, con i furbetti che grazie a questo giochetto guadagneranno un “onesto” gruzzoletto.
Lorena Vivona
giovedì, ottobre 20, 2011
Asino chi rispetta la legge
Lo butto li, come semplice spunto di riflessione...
Ma con quale faccia possono un presidente del Consiglio, un governo, una maggioranza e i loro sempre più disperati e quindi rabbiosi fan, che pretendono – e a volte ottengono – immunità e impunità, che intervengono per fanno uscire una vagabonda dalla Questura dichiarandola nipote del presidente egiziano e la passano in custodia a una prostituta, che demoliscono i magistrati definendoli dementi, che tagliano i fondi alle Forze dell’Ordine, che nominano ministri come Brancher costretto a dimettersi prima ancora di essere entrato nel suo ufficio, lamentare che in Italia i criminali da strada siano severamente puniti ai sensi della legge? In una famiglia, sono le figure d’autorità coloro che devono dare l’esempio ai figli. La legge dovrebbe essere la legge, e dunque i reati reati, che si tratti di un ministro, di un finanziere o di un asino violento con la felpina nera. Ma questi sono discorsi di destra e in Italia, invece della destra, c’è quella grottesca parodia chiamata Pdl e puntellata dalla Lega.
Vittorio Zucconi
(Fonte: zucconi.blogautore.repubblica.it)
domenica, ottobre 16, 2011
mercoledì, ottobre 12, 2011
L'Opera dei Pupi di Palazzo Crociferi
Rinnoviamo la politica! Largo ai giovani! Via i vecchi volponi politicanti dalle stanze dei bottoni! Democrazia dal basso! Tutti slogan acclamati dal popolo che al cambiamento ci aveva creduto davvero. Tutti slogan irrimediabilmente vuoti e di mera facciata.
lunedì, ottobre 10, 2011
In trincea perché racconto la mafia
Lettera aperta di Giacomo Di Girolamo, giornalista siciliano finito nel mirino delle cosche. "Parlo della facilità con cui i politici corrotti fanno carriera e gli imprenditori collusi vincono appalti. Ho sempre incassato in silenzio, ora dico basta"
di Giacomo Di Girolamo
Pubblichiamo la lettera aperta di Giacomo Di Girolamo, un collega coraggioso e puntuale, direttore di una radio (Rmc101) e di un portale di informazione a Marsala. Nei mesi scorsi ha scritto un libro/lettera aperta su Matteo Messina Denaro ed è stato ospite da Santoro.
Faccio il giornalista in Sicilia occidentale da quando avevo 14 anni. Ho imparato tanto in questi anni, soprattutto che raccontare le cose è molto più difficile che inventarle. Da un po’ di tempo a questa parte registro un’escalation di reazioni scomposte ed incivili alle inchieste su fatti piccoli e grandi che scrivo ogni giorno sul mio portale, www.marsala.it, o che racconto nella radio che dirigo, Rmc 101, la radio di Marsala. Minacce, diffide, querele. Che si aggiungono al solito repertorio: saluti levati, telefonate, avvisi più o meno chiari, invio di messaggi tramite terzi.
Credo che un po’ di rogne derivino dalla campagna elettorale prossima ventura, dove molti, tanto per cambiare, si giocano tutto. A maggio 2012 si vota per il rinnovo dei sindaci e dei consigli comunali dei più importanti comuni della mia provincia. E siccome ormai tutta la politica è schiacciata sulle elezioni (nel senso che non si parla più di programmi, di idee, ma solo di alleanze e di candidature), il momento del voto è una specie di coito, lo sfogo di tutto un sistema. In giro ci sono tanti impotenti, ma non sanno (ancora) di esserlo. Ecco perché c’è questo nervosismo. Ma c’è di più. Perché – isteria della politica a parte – c’è davvero qualcosa che vogliono scippare a me ed alla nostra redazione: il nostro punto di vista. La capacità di dire ciò che pensiamo sulle cose che raccontiamo. A molti fa scandalo, questo nostro rifiuto ideologico del copiaincolla di ciò che accade intorno a noi. Ma è il nostro approccio naturale. Raccontiamo la facilità con cui i politici corrotti fanno carriera, o gli imprenditori collusi vincono appalti. Tutti i colori della nuova mafia. Le colate di cemento sulle nostre coste. Cose di questo genere. E non cerchiamo persone che la pensino come noi, piuttosto cerchiano persone che pensano, punto e basta. E che magari vogliono sapere e confrontarsi, perché si sentono cittadini, prima ancora che spettatori. Su querele, minacce, diffide e paccottiglia varia che ricevo ho tenuto fino ad ora un atteggiamento di basso profilo. Una scelta mia, che in redazione non hanno sempre condiviso. “Dovresti parlare di tutto quello che subisci – mi è stato rimproverato – non puoi rispondere a colpi di fioretto a chi ti insegue con la ruspa”. Io invece ho sempre pensato che tutto ciò dovesse restare fuori, quasi per pudore. Anche perché non sopporto il giornalismo gridato (io lo chiamo “resistente”, in anteposizione al nostro modo “residente” di raccontare le cose), che vede minacce e aggressioni anche quando non ci sono, e che ha permesso di facilitare carriere e di creare idoli nel vasto e contraddittorio mondo dell’antimafia siciliana.
Una querela non ti rovina la vita, ho sempre pensato. Una minaccia non ti fa chiudere in casa. Una diffida maldestra non può farti rabbuiare. Fa parte del gioco. Come il mal di schiena per un manovale. Una querela certo non ti rovina la vita. Ma due, tre, dieci, magari si. I carabinieri che arrivano a casa per notificare un atto, ad esempio, o che ti chiamano in caserma per un interrogatorio tanto semplice quanto lunghissimo (tre domande, due ore). L’ansia della raccomandata contenente l’atto giudiziario. E poi, il dover riprendere le cose scritte, capire cos’è che non va, preparare un minimo di difesa (anche se è mortificante doversi difendere su cose che sono banali, stupide e, soprattutto, vere), respirare profondamente e fare finta di nulla, minimizzare, chiamare l’amico avvocato (che non ringrazi e non ringrazierai mai abbastanza), fare il punto, e andare in tribunale…
Tutto questo, sì, avvelena il sangue, te lo fa diventare cattivo. E ti rende strabico. Perché un occhio lo devi rivolgere alle minacce che ti arrivano dall’alto, ai “potenti” dalla querela facile: tanto a loro denunciare non costa nulla, e in caso di sconfitta non pagano nulla. A te, quanto meno, ti hanno rovinato un po’ la vita e fatto spaventare.
L’altro occhio invece deve guardare in basso, a quello che avviene per strada. Negli ultimi mesi due miei fraterni amici (perché queste sono le persone che lavorano con me, prima di tutto, fratelli e amici) hanno ricevuto, rispettivamente, una minaccia di morte ed un paio di promesse di “lignate”. Ci abbiamo riso su. Ma io ho da allora un pulcino nello stomaco un po’ più grande del solito. E si aggiungono, queste minacce, alla mia collezione personale. Da “giornalista tu sei il primo della lista” a “sei un uomo solo con il tuo computer”.
La mia giornata lavorativa tipo, ormai, sta diventando quella di una specie di p.r. dei corridoi dei tribunali. Mi notificano un atto, un altro lo preparo io, mi vedo con l’avvocato, tranquillizzo l’editore, recupero materiale d’archivio e preparo memorie.
Faccio un esempio concreto. Qualche giorno fa ero sul punto di terminare una giornata di lavoro abbastanza tranquilla. Avevo messo a punto una costituzione in giudizio per una richiesta di risarcimento danni assurda (ma l’assurdità purtroppo non dispensa dal comparire in giudizio) da parte di un tizio coinvolto in un’operazione di mafia, e dal tribunale di Marsala veniva la notizia della richiesta di un’archiviazione su un altro procedimento che riguarda una querela per aver raccontato alcuni fatti di mafia della Valle del Belice. Insomma, ero tutto contento, quando mi arriva – gridata a mezzo stampa - la querela del sindaco di Campobello di Mazara, Ciro Caravà, del Partito democratico, per il quale “ledo anche la dignità della professione che rappresento”. Addirittura.
La mia attività "criminosa" citata dal signor Caravà è stata quella di aver pubblicato estratti del suo programma elettorale, dichiarazioni, e alcuni precedenti della sua fedina penale, e di averlo intervistato per chiarire il suo pensiero circa casinò (ne vuole aprire uno a Campobello…), sanatoria delle case abusive e via dicendo. L'intervista, integrale e senza tagli, è pubblicata sia su www.marsala.it (in due parti) che nel canale YouTube della nostra testata, ed in sintesi, sul mensile S. Questo a dimostrazione di quanto sia cura mia, e dei miei collaboratori, di lavorare sempre senza approssimazioni, ascoltando più pareri possibili, ed evitando filtri al racconto delle cose.
Eppure mi sento di ringraziarlo, Caravà. Perché il suo comunicato stampa è stata per me la goccia che ha fatto traboccare il vaso. E adesso dico basta. Tant’è che prima cosa ho fatto un gesto per me inedito: ho scritto ai giornalisti della provincia dicendo che non sarebbe stato permesso a nessuno – questa volta – di dare la notizia della querela di Caravà con il sorrisino complice. Come se io fossi Pierino la peste e lui il saggio che ha perso la pazienza. Perché ogni volta avviene questo. Quando il potente di turno ti minaccia querela, non trovi mai l’interesse a capire la verità, anzi, sono tutti lì che si danno gomitate nei fianchi: “Ma come dobbiamo fare con Di Girolamo….” E giù risatine e ammiccamenti di sorta.
Gliel’ho scritto bello chiaro, ai miei colleghi di ogni ordine e grado: sbandierare e minacciare querele ai quattro venti non può trovare nella comunità dei giornalisti locali una ricezione morbida e appagante, "inaudita altera parte". E li ho invitati a riflettere tutti insieme - come giornalisti e comunicatori - sull'esistenza o meno nel nostro territorio di tutte le condizioni per svolgere un giornalismo libero da condizionamenti. Ho visto che molti hanno compreso, e che il loro atteggiamento è cambiato.
Poi, ho deciso di scrivere questa lettera aperta. È questo il mio primo atto di ribellione allo stato delle cose nel mondo dell’informazione in Sicilia, qui, oggi. Sono stanco di incassare in silenzio. Spero di non essere il solo, e che il mio gesto possa essere d’esempio e di incoraggiamento per quanti cercano ancora di portare avanti – con passione – questo mestiere dannato e bellissimo.
http://www.rassegna.it/articoli/2011/10/05/78781/in-trincea-perche-racconto-la-mafia
sabato, ottobre 08, 2011
mercoledì, ottobre 05, 2011
Il sindaco nomina un nuovo assessore: Alessandra D’Aguanno, eletta nel Pdl, lascia il consiglio comunale ed entra nell’esecutivo.
(Annalisa Ferrante)
sabato, ottobre 01, 2011
Truffa sui malati di tumore intercettazioni choc in clinica
Alla Latteri, medicine dimezzate per far quadrare i conti. L'ordine di tagliare il disintossicante dopo la chemioterapia Perché spendere? Ci danno solo 100 euro. I parenti sperano che muoia: non gli faccio altri 10 giorni di albumina Sono soldi a matula
Fu una discussione dai toni animati quella intercettata alla Latteri, e adesso è finita agli atti dell'inchiesta che vede indagati i vertici di alcune cliniche private palermitane, per una truffa sui rimborsi di esami e ricoveri. "Glielo devi fare (il Tad - ndr), ma che fa scherziamo? - provò ad opporsi la dottoressa Maria Rosaria Valerio - il paziente si vomita, si disidrata". La risposta della Latteri, che gestisce la clinica di via Cordova, fu risoluta: "Allora non hai capito che la prassi che fai tu costa alla clinica duecentocinquanta euro e quello mi dà cento euro". "Quello" era l'assessore alla sanità.
Il medico provò ad insistere: "Tu devi capire quello che io faccio al paziente". Ma la Latteri sembrava determinata: "Non si può fare, non si può fare. Continuo a dire che non si può fare così". Qualche tempo dopo, i carabinieri del Nas andarono a controllare le cartelle cliniche della Latteri e verificarono che il Tad veniva regolarmente somministrato ai pazienti ricoverati (anche in day hospital), ma non a quelli in day service. Così, ci furono malati di tumore di serie A e malati di serie B. A questi ultimi, toccarono molte sofferenze in più. Sono ancora le intercettazioni dei carabinieri ad aver svelato il loro dramma.
Il signor Salvatore D. telefonò alla dottoressa Valerio, era il 14 settembre 2009. "Sono rosso in viso - sussurrò - come se avessi delle vampate. Anche negli occhi, me li sento stanchi come... ". La dottoressa rassicurò: "Questo potrebbe essere un po' legato al cortisone, niente di particolare. È un effetto transitorio che passa". Il signor Salvatore incalzò: "Eh, perché questa volta, per esempio, la Tad non l'hanno fatta. Non l'hanno fatta, non è stata fatta". La dottoressa non si scompose: "Vabbè, dico, Tad in ogni caso non succede niente. Lo può anche fare". Qualche tempo dopo, i carabinieri sequestrarono la cartella del signor Salvatore D. alla Latteri e verificarono che dal 27 luglio al 25 settembre 2009 aveva fatto sei "accessi" in day service, per la chemioterapia: in quattro sedute non era stato somministrato il disintossicante.
Il giorno dopo, il dottore Vincenzo Scaletta informò la collega Valerio: "Ci dobbiamo vedere perché ti dobbiamo dire una cosa, del paziente I., che ha avuto una reazione allergica violenta". La dottoressa non perse tempo: "Sto passando". Ma Scaletta pretese un incontro riservato fuori dalla clinica. Anche questo caso è stato esaminato dai Nas: per ben quattro cicli di chemioterapia in day service non era stato somministrato il disintossicante Tad 600 al paziente I.
Drammatica la telefonata dell'1 ottobre 2009. Scaletta chiama la Valerio: "Senti - le dice - io vorrei che tu andassi a parlare con... perché oggi si sono sentiti male tutti". La dottoressa risponde: "Ma non gli hai fatto più il Tad, a nessuno?". Scaletta spiega: "No, il Tad gli ho fatto io alla signora C... ora dico, tu ci vai a parlare perché io non sono più propenso a ricoverare pazienti che fanno la.... in day service". Scaletta sembrava entrato in crisi, risparmiare sulla pelle dei pazienti non è davvero una bella cosa. Disse: "Così non si può vivere, anche per una questione di coscienza nei riguardi dei signori".
Durante le indagini, in un caso, la Procura è stata addirittura costretta a intervenire alla clinica Latteri, per evitare conseguenze drammatiche per un paziente a cui non sarebbe stata somministrata albumina.
Il 4 agosto 2009, i carabinieri intercettarono la dottoressa Federica Latteri mentre diceva al telefono a Maria Teresa Latteri: "(...) Siccome per dire questa sta facendo albumina, io non gli faccio altri 10 giorni di albumina che si spendono un putiferio di soldi a matula". La dottoressa Maria Teresa disse: "Nooo, infatti... ". E quasi per trovare una giustificazione, aggiunse: "Loro sperano che muoia". "Loro", i parenti del malato di tumore. Federica Latteri osservò: "Io magari ci scrivo in cartella che loro rifiutano di fare qualsiasi procedura e la terapia". La sua interlocutrice tagliò corto: "Di questo non ti preoccupare assolutamente".
Ma il giorno dopo arrivò un'ispezione in clinica, inviata dal pm. I vertici della Latteri si insospettirono. "Sono arrivati per le cartelle e poi si sono indirizzati per questa", disse Maria Teresa Latteri, e la microspia registrò. "Beh, allora sanno tutto", esclamò un avvocato che i carabinieri non sono ancora riusciti a identificare. Qualche ora dopo, la Latteri esclamò: "Io al telefono non parlerò più di nulla".
di Salvo Palazzolo
(Fonte: palermo.repubblica.it)