giovedì, marzo 29, 2012

Presentato “Quarant’anni di mafia” di Saverio Lodato alla Feltrinelli di Palermo


PALERMO- Si è svolta ieri alla Feltrinelli di Palermo la presentazione di Quarant’anni di mafia. Storia di una guerra infinita, il “nuovo” libro del giornalista de “l’Unità” Saverio Lodato. “Nuovo”, perché in realtà è la versione aggiornata del libro precedente, “Trent’anni di mafia”.  In questi dieci anni la mafia si è trasformata, non spara più come negli anni ‘90, ma sicuramente questo vuol dire che ha istaurato degli ottimi rapporti con politica ed istituzioni. In questo autentico “dizionario” della mafia, Lodato rivisita la strage di Capaci inserendo ulteriori e importanti dettagli, usciti alla luce soltanto recentemente. Questo libro ripercorre la storia di Cosa Nostra dagli anni Sessanta fino alle ultime rivelazioni sulla trattativa fra Stato e mafia. Uno studio rigoroso e acuto. Aggiungerei anche essenziale, proprio perché è davvero un esempio di giornalismo d’inchiesta. All’incontro, presso la Feltrinelli, hanno partecipato i magistrati Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo. Proprio quest’ultimo, in un suo lungo intervento, ha dichiarato che “nella lotta alla mafia ci vuole anche una svolta della politica. E' inaccettabile che, rispetto a contatti accertati e consapevoli e rispetto a sentenze di primo e secondo grado, come quelli consacrati di Dell'Utri e Cuffaro, i partiti continuino a candidare quegli stessi esponenti politici”. E sempre sul processo dell’Utri: “Basta con le mistificazioni sulla sentenza Dell'Utri- spiega Di Matteo- Dell'Utri non è stato assolto, i giudici hanno annullato con rinvio. E’ un imputato che dovrà nuovamente essere giudicato. Non è ammissibile la mistificazione”. E ancora sul concorso esterno in associazione mafiosa aggiunge: “Non è un reato inventato dai magistrati. È l'applicazione concreta di un principio del nostro sistema penale”.

Antonio Ingroia non ha mancato di aggiungere: “Esiste una relazione tra ceti criminali e classe dirigente del nostro Paese. La società italiana avrebbe potuto recidere questi legami, ma non lo ha fatto – continua il magistrato -  La magistratura, nella lotta alla mafia, ha svolto un ruolo di contrasto in totale isolamento e solitudine. Rispetto a 40 anni fa la mafia finanziaria non si è ridimensionata”.

 Saverio Lodato, con la sua lunga carriera dedicata al giornalismo, regala al lettore uno strumento fondamentale per comprendere realmente i meccanismi della mafia che ormai ha un ruolo dominante nella quotidianità di tutti noi.
Emanuel Butticè

mercoledì, marzo 28, 2012

Proseguono a pieno ritmo i lavori di metanizzazione a Castellammare


Foto Archivio
Proseguono a pieno ritmo i lavori di metanizzazione a Castellammare del Golfo, avviati ad Ottobre del 2011, per il rifacimento e l’ampliamento degli impianti già realizzati a metà degli anni novanta, ma mai entrati in funzione. Infatti la Gas Natura sembra lavorare velocemente, a soli due mesi dall’inizio dei lavori sono già 400 le famiglie che già utilizzano il gas metano, e si spera che nelle prossime settimana saranno allacciate altre 300 famiglie. Il Sindaco Marzio Bresciano si ritieni soddisfatto: “Il metano è diventato realtà a Castellammare, con un investimento di 10 milioni di euro totalmente a carico dell’impresa che gestirà l’impianto per 20 anni. Il Comune non ha spese. La nostra soddisfazione deriva dall’essere riusciti a migliorare la qualità di vita dei cittadini, puntando su questa fonte energetica sicura, economica e che rispetta l’ambiente ma soprattutto dal fatto che, dopo circa vent’anni, abbiamo posto fine allo sperpero di denaro pubblico rappresentato da un impianto costato oltre 8 miliardi di vecchie lire e lasciato marcire sotto terra in ossequio a vecchie logiche di potere, che ci hanno lasciato in eredità anche due mutui trentennali che continuiamo a pagare per coprire i costi dell’IVA”.

Il vicesindaco, nonché assessore ai lavori Pubblici, Carlo Navarra spiega che  “Dai dati forniti da Gas Natural, ci sono attualmente 14,5 chilometri di rete adeguata, di cui 11,7 chilometri in servizio; una cabina di regolazione e misura, 2 gruppi di riduzione finale in servizio e 200 diramazioni stradali realizzate ed in servizio. Le sottoscrizioni di richieste di allacciamento alla rete al momento sono duemilacinquecento”.

Emanuel Butticè   

martedì, marzo 27, 2012

Associazione GIArchit

NASCE GIArchit!

Credo sempre e fortemente nello spirito associativo, nel dialogo e nel confronto tra le parti, tra colleghi, tra cittadini. Spero questa associazione possa porsi come interlocutrice di una moltitudine di soggetti e attraverso lo scambio di idee e la veicolazione della cultura architettonica, spero si possa tendere ad un maggiore apprezzamento del nostro territorio e delle nostre città.

A.M.

Comunicato stampa:


TRAPANI. Si è costituita “GIARCHIT”, un’associazione culturale fondata da undici architetti under 45 della provincia di Trapani, sull’esempio delle stesse organizzate in altre province d’Italia.

L’Associazione nasce con l’intenzione forte e sentita di promuovere e divulgare la cultura architettonica, con il fine di sensibilizzare la collettività alla figura dell’architetto che con il suo lavoro può diventare un “valore aggiunto” per il territorio.

I fondatori sono: gli archh. Giusi Mondino (Presidente), Salvatore Damiano (Vicepresidente), Angela Savalli (Segretario), Valerio Bandiera (Tesoriere), Bernardo Mauro Di Giorgio (Consigliere), Pinuccia Pizzo (Consigliere), Giusi Gandolfo (Consigliere), Sebastiano Bonasoro (Consigliere), Antonino Maniaci (Consigliere), Giuseppe Mogliacci (Portavoce) e Giuseppe Salluzzo.

Essa vuole diventare un “tavolo” sia di confronto per i giovani professionisti, sia di discussione con la gente, sull’importanza dell’architettura e sul modo di operare nel territorio, il tutto attraverso l’organizzazione di iniziative culturali, di studio e di libero scambio di opinioni e conoscenze anche in collaborazione con enti pubblici locali e con altre associazioni culturali.

L’Associazione, dunque, si pone l’obiettivo di valorizzare questo territorio, proponendo idee interessanti, innovative ed intelligenti che possono diventare “linfa vitale” per questa provincia che ha sempre bisogno di stimoli per crescere, cambiare e migliorare.



Impunità Spa (anche se…)


Foto Archivio
Mi sembra di sentire quella storia che si racconta ai bambini, quella del lupo travestito d’agnello (o forse non era un storia?). Comunque sia, mi sembra veramente di vivere in una fiaba, proprio quelle che cominciano con “c’era una volta”.
C’era una volta un losco figuro che si aggirava nei meandri dell’ospedale San Vito e Santo Spirito di Alcamo, con personaggi non del tutto “sconosciuti”. Politici, imprenditori, dottori e chi più ne ha più ne metta. Sto parlando di un alcamese doc, di circa 50 anni, Pietro Pellerito. Il buon vecchio infermiere che scende in politica, o meglio sale in politica (non si capisce più se si scende o si sale). Infatti dal 01/07/2008 è consigliere provinciale di Trapani. Eletto nelle file dell’UDC ma successivamente passato al gruppo Alleanza per la Sicilia. Dopo le indagini di mafia che lo hanno visto coinvolto,  il nostro infermiere ha deciso di farla finita; ha chiesto il divorzio dall’UDC. In una dichiarazione sottolinea il motivo: “Il mio partito è rimasto silente. E siccome quando in una coppia per stare bene bisogna essere in due, ho deciso di fare la mia scelta. L’Udc non mi merita, o io non merito l’Udc”. In una coppia è normale litigare, soprattutto se uno dei soggetti è l’UDC. Però una domanda sorge spontanea: come mai il partito di Casini non ha neanche espresso la solidarietà ad un povero perseguitato dalla giustizia? Eppure è un classico vedere tra le file dell’UDC personaggi in odor (olezzo direi) di mafia, indagati e quant’altro. La cosa è molto strana, ci sono partiti che ti promuovono e ti portano in alto se sei indagato o condannato, se ti va bene perfino in Parlamento. Questa volta invece sono stati cattivi.
Nel 2011 il nostro infermiere, si è rivolto ad un dottore alcamese per farsi rilasciare un certificato medico fasullo. Infatti un operario della Medicementi, la ditta di calcestruzzi di Alcamo, che non era regolarmente registrato, avrebbe avuto un incidente sul lavoro ma trasformato poi in un incidente stradale. Per questo motivo il medico è indagato per falso e il nostro infermiere condannato a 6 anni dal Tribunale di Trapani per soppressione di atto pubblico.
Il nostro infermiere in passato si è anche affiancato a dell’ex deputato regionale Norino Fratello, ed insieme fondarono “I Moderati”, nato dopo il patteggiamento dello stesso Fratello perché coinvolto in un’inchiesta antimafia.
Tornando ad oggi: al nostro caro infermiere viene imposta la sorveglianza speciale per i prossimi due anni, quindi dovrà segnalare i suoi spostamenti, anche per andare al Consiglio provinciale. Esatto, perché ovviamente non si è dimesso. Non possiamo pretendere le dimissioni, in Italia funziona così. Siamo un paese di impuniti e un paese di egoisti. Nella lingua dei politici (il politichese), non esiste più la parola “dimissioni”. Siamo il Paese dove tutto viene svolto all’insaputa oppure “non è tutto come sembra”, “sono un perseguitato”, frasi come queste ormai non ci fanno più tanto effetto. “La mia è una condanna di primo grado, è stato tutto sbagliato, denuncerò alla magistratura chi mi chiede di dimettermi”. Questa è una la dichiarazione del nostro caro infermiere, quindi perché continuare ad assillarlo? Se ha appena detto d’essere innocente non ha senso insistere. L’unico problema sono delle piccole ed insignificanti intercettazioni in cui alcuni mafiosi parlano proprio di lui: “Se non era per Pitrinu eravamo rovinati”. 

Ed ecco qui l’”anche se…”

Proprio oggi il Tribunale di Trapani ha disposto la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ad Alcamo per due anni. Si sarà dimesso? No.
Però il presidente del Consiglio provinciale, durante la seduta di oggi ha letto la nota del Prefetto di Trapani, Marilisa Magno, che indica le disposizioni di sorveglianza, e ha così annunciato al resto del consiglio la sospensione del nostro carissimo infermiere da consigliere provinciale.
Morale della favola? Mai toccare la poltrona altrui, in Italia è un reato chiedere le dimissioni. Questo perché siamo realmente un paese di impuniti, dove tutti hanno delle azioni e tutti si spartiscono una fetta della grande torta dell’impunità spa. Anche se indirettamente ogni tanto succede qualcosa di inaspettato. Vedremo come andrà a finire il processo d’appello.

Emanuel Butticè

lunedì, marzo 26, 2012

DIARIO DI UN'AVVENTURA MALGASCIA

Prosegue l'esperienza del nostro amico Luca in Madagascar che con grande passione continua a scrivere e mandarci le pagine del suo diario, permettendoci di condividere con lui questa avventura.

PARTE TERZA:


Il racconto che segue risale ad uno dei primi giorni dopo l'arrivo a Fianar:
"Oggi abbiamo visitato il carcere, dove lavorerò per quest’anno nell’intento di realizzare un efficace programma di rieducazione per i minori lì detenuti, con un età che varia dagli undici ai diciassette anni. Me lo immaginavo peggiore, certamente le condizioni dei carcerati sono da terzo mondo ma rispetto ad altre carceri se la passano meglio. I minori sono undici al momento e abitano un grande stanzone, le loro cucce rievocano quelle dei lager per gli ebrei; tutti quanti dividono un unico bagno costruito proprio accanto i letti. La loro condizione non è niente rispetto a quella dei maschi adulti che sono di gran lunga più numerosi, abitano diversi stanzoni tre/quattro volte più ampi ma dividono anch’essi un solo bagno per stanzone. Chi non trova spazio dorme per terra. 
Prima di accedere alle loro stanze siamo introdotti nel cortile antistante e qui tutti loro ci aspettano rigorosamente seduti per terra e in ossequioso silenzio, sorvegliati a distanza da militari pesantemente armati mentre noi sfiliamo sotto gli sguardi di tutti. Infine nelle stesse condizioni ma in altri locali adiacenti visitiamo le donne che in tutto sono una quarantina. 
Ci sono poi due particolarità che mi hanno sorpreso: innanzitutto il fatto che il direttore del carcere fosse una donna e quindi la direttrice; in secondo luogo il fatto che tutti i volti e gli sguardi incrociati lì dentro non mi hanno trasmesso cattiveria, né odio, né malvagità e mi riferisco sia ai soldati che hai prigionieri. Sembra che si sia instaurata una particolare relazione tra carcerieri e carcerati, non c’è una netta divisione tra le due parti, piuttosto sembrano consapevoli di far parte della stessa barca. Come per tutti i reclusi la sofferenza più grande da patire è la circoscrizione all’interno di confini troppo limitati, girare sempre gli stessi posti, ogni giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, nella consapevolezza che fuori c’è tutto un altro mondo che vive, pulsa, più o meno libero rispetto a loro. Il mio compito è fare in modo che la fiamma della speranza già fioca nel loro cuore non si spenga del tutto, dovrò combattere affinché non perdano il rispetto per loro stessi, affinché non arrivino a considerarsi l’ultima ruota del carro, inutili e dannati.
Lo stesso giorno ho avuto il piacere di guidare la nostra vecchissima nonché scassatissima Renault 5 per le vie di Fianarantsoa. Inizialmente devo ammettere che non è stato semplicissimo prenderci mano, il cambio è ridotto piuttosto male, il pomello si stacca quando vuole e non trovavo la retromarcia, inoltre: stendiamo un velo pietoso sulle condizioni degli ammortizzatori annientati dalle numerose buche sparse per strada, la carrozzeria e ammaccata un po’ ovunque, il paraurti è tenuto al suo posto da una corda, quando piove entra acqua da sopra lo specchietto retrovisore (non chiedetemi come sia possibile), i finestrini si chiudono a malapena e non si può più chiudere a chiave. Non esagero se affermo che si tratta di una delle macchine più malridotte di Fianar; speriamo tutti che un giorno la Caritas ci faccia dono di una Jeep o un 4per4 o un pick up o qualsiasi cosa si possa definire automobile ma temo che ciò rimarrà solo una speranza e nient’altro.
È passata ormai quasi una settimana da quando sono qui in Madagascar e ho capito che in questo periodo di mattina fa caldo tra i 25 e i 30 gradi mentre verso le 4 di pomeriggio arrivano le piogge intense e abbondanti con un contorno di lampi e fulmini di grande potenza che abbassano la temperatura; pertanto è consigliabile cambiare tipologia di vestiario dopo pranzo. Con la pioggia le strade si trasformano in torrenti fangosi ed è arduo compito destreggiarsi con la nostra Renault attraverso quei meandri. Dopo il tramonto quindi l’aria si è rinfrescata ed è un piacere starsene in terrazza a parlare, a fare progetti o raccontare storie ed esperienze, avviare dibattiti e condividere in tutto è per tutto."
Amin'ny manaraka... dal vostro caro affezionatissimo...Luca 

sabato, marzo 24, 2012

Demolita “Casa Paradiso”


Da qualche giorno è in atto la demolizione della cosiddetta “Casa Paradiso”. L’amministrazione di Castellammare del Golfo, dopo  40 anni di tentativi, era riuscita ad acquistarla nel 2010 con una spesa pari a 126 mila euro. L’edificio si trova in via Medici, proprio nella via di accesso alla marina e al porto. In questi giorni sono iniziati i lavori di demolizione per facilitare l’accesso anche ai mezzo più ingombranti, permettendo così l’accesso agli autobus carichi di turisti che nei mesi estivi raggiungono il nostro paese. Nel corso degli anni, molti autobus nel tentativo di raggiungere il porto, hanno procurato dei danni ai propri automezzi. Proprio per questo, gli autobus erano costretti a sostare in Piazza Petrolo o in altre zone vicine. La demolizione di questa casa e la possibilità di realizzare una strada più ampia, sicuramente porterà dei grandi vantaggi economici e turistici.
Emanuel Butticè


venerdì, marzo 23, 2012

Condannato a 6 anni e sorvegliato speciale Ma il consigliere provinciale non si dimette


Nel 2011 Pietro Pellerito è stato condannato dal tribunale di Trapani per soppressione di atto pubblico e falso. Secondo i giudici ha fatto sparire la certificazione sull'incidente di un operaio che lavorava in nero per conto di un'azienda in odore di mafia


Nessun “caso” per la politica, nessuna valutazione di opportunità da parte del consigliere provinciale Pietro Pellerito, alcamese, infermiere ospedaliero, ex Udc, oggi del gruppo Alleanza per la Sicilia, che oltre ad essere stato condannato a sei anni, proprio oggi incassa anche l’applicazione della sorveglianza speciale per i prossimi due anni. Tutto questo senza lasciare la poltrona consiliare. Potrà raggiungere Trapani dalla sua Alcamo, per partecipare ai lavori di Consiglio provinciale e delle commissioni, ma potrà farlo prendendosi cura di comunicare i suoi spostamenti alle forze dell’ordine.

Nel 2011 Pellerito è stato condannato a 6 anni per soppressione di atto pubblico e falso. Il fatto: ha concorso a fare sparire la certificazione rilasciata dal pronto soccorso dell’ospedale di Alcamo che attestava l’incidente sul lavoro di un operaio che però lavorava in nero alle dipendenze di un imprenditore mafioso, Liborio Pirrone, uno che in giro faceva le estorsioni dicendo che quella era “la tassa per la chiesa”.

Dopo la condanna Pellerito addirittura ha fattoe un salto di qualità, diventando presidente della commissione Lavori Pubblici del Consiglio provinciale. In aula consiliare il gruppo di “Sel”, i consiglieri Giuseppe Ortisi e Ignazio Passalacqua, lo hanno invitato a valutare le dimissioni dalla presidenza della commissione dinanzi alla sonora condanna a sei anni, ma Pellerito non ha voluto ascoltare, dalla sua parte la maggioranza dei consiglieri, anche di centrosinistra.

Personaggio chiacchierato, Pellerito mette in archivio anche due precedenti per furto e il sospetto (rimasto però non provato) di avere aiutato due killer nel 1988 a commettere un omicidio di mafia in ospedale (ad essere ucciso fu Rosolino Filippi, mafioso e che risultava iscritti negli elenchi della massoneria deviata della Iside 2 a Trapani) Pellerito per quel delitto fu arrestato e poi prosciolto.

Pochi mesi, fa, intanto, dai banchi di Consiglio ha accusato di indebite pressioni quei consiglieri dell’opposizione che gli chiedevano di dimettersi. “La mia è una condanna di primo grado, è stato tutto sbagliato, denuncerò alla magistratura chi mi chiede di dimettermi”. Mentre si attende ancora questa denuncia è però arrivata un’altra tegola sul capo di Pellerito, la decisione del Tribunale di applicare, su proposta della Questura, la sorveglianza speciale che tra le carte ha il testo delle intercettazioni dove i mafiosi parlano di Pellerito “esternando il loro rispetto”, “se non era per Pitrinu eravamo rovinati”, e quando ad avere bisogno di un qualche aiuto è stato Pellerito, il capo mafia di Alcamo si è dato da fare rassicurando poi gli amici del consigliere, “ho detto a Pietro vai là, tranquillo, che ti rispettano”. Il resto delle intercettazioni ha carpito la disponibilità del Pellerito con i familiari di alcuni detenuti per mafia, addirittura avrebbe fatto da consigliere quasi quanto un avvocato. Ultimo particolare, difensore di Pellerito è stato l’avv. Baldassare Lauria fino a pochi mesi addietro assessore provinciale alla Legalità.

Di Rino Giacalone
Interamente tratto da www.ilfattoquotidiano.it

giovedì, marzo 22, 2012

Ricordate le vittime delle mafie ad Alcamo e Castellammare


Ieri si è svolta la XVII giornata della memoria e dell’impegno organizzata ogni anno da Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ad Alcamo, presso il centro congressi Marconi si è tenuto un incontro con i ragazzi delle scuole per ricordare e soprattutto elencare tutte le vittime delle mafie. Incontro che si è svolto con la partecipazione delle associazioni locali e le istituzioni. Anche il sindaco Giacomo Scala ha voluto partecipare e lanciare un messaggio ai giovani presenti. Infine gli studenti che hanno aderito al progetto hanno presentato una ricerca su un personaggio ucciso per mano mafiosa.

Anche a Castellammare del Golfo si sono ricordate tutte le vittime delle mafie presso la villa Comunale. Il presidio di Libera “Piersanti Mattarella” di Castellammare, ha istallato dei pannelli con le foto e i nomi delle vittime ed insieme al sindaco, gli scout, i carabinieri, la chiesa e molti giovani riuniti nella piazzetta, si ricordando tutti, dal 1893 ad oggi.
Perché un popolo senza memoria, è un popolo senza futuro.

A questo link l'articolo e le foto su Alqamah.it
Emanuel Butticè


Tagli della regione all’Ersu di Palermo, a rischio tutti i servizi per gli studenti


PALERMO- In un comunicato stampa dell’Ersu di Palermo di leggono gli effetti che produrrà – se confermata – la preannunciata riduzione del 30 % dei finanziamenti, da parte del governo regionale, al capitolo “Contributo di finanziamento agli Ersu”, che dovrebbero scendere da 21.5 milioni di euro a 16 milioni di euro destinati agli Ersu di Palermo, Catania, Messina ed Enna.
“Con questo taglio – prosegue la nota – l’ente sarà costretto a chiudere le mense universitarie di Trapani, Agrigento e Caltanissetta e a rescindere i contratti per i 100 posti letto a gestione indiretta su Palermo. Inoltre,  potranno esserci conseguenze anche per il servizio mensa erogato attraverso le mense di Palermo (Santi Romano e San Saverio).”
Infine, anche alla luce dei tagli che il Ministero dell’Università sembra orientato a operare sui bilanci degli enti per il diritto allo studio, le borse di studio erogate dall’Ersu di Palermo passeranno dalle attuali 4.500 unità a circa 2.000 unità a fronte dei circa 9 mila studenti aventi diritto (numero studenti universitari Ersu Palermo idonei per l’anno accademico 2011/2012))”
Ancora una volta si tagliano i fondi alle Università, con questa legge di Bilancio 2012, a rischio non ci sono soltanto i servizi per gli studenti, ma il diritto allo studio.
Emanuel Butticè

mercoledì, marzo 21, 2012

Missione (quasi) compiuta!!


A Castellammare finalmente qualcosa si sta muovendo. In giro per il paese finalmente sono iniziati i lavori di ricostruzione del manto stradale da tempo in pessime condizioni. Sarà la primavera alle porte?chissà, l’importante è restituire al paese un minimo e dignitoso decoro.
Infatti, dopo le tante sollecitazioni, articoli sul blog, discussioni su Facebook, il comune sembra essersi deciso a risolvere il problema della buche o meglio delle voragini che da mesi devastano il paese rendendo difficile la circolazione delle auto e non solo. La missione è quasi compiuta. Quasi perché potremmo dire di essere davvero soddisfatti quando il tutto sarà completato e si ritornerà a percorrere le strade senza dover fare lo slalom tra le tante buche. Sono ancora molte le vie e le parti del paese che necessitano di un tempestivo intervento, ma sembra che le cose procedano per il meglio, non resta che sperare che si termini il tutto in tempi molto brevi. Ecco qui di seguito qualche foto delle ormai vecchie buche sistemate (tranne qualcuna):       
          
                                                                     













il problema rimane nelle vie meno trafficate (nella foto la Via Falco)...solo dopo si potrà togliere il "quasi"!

Emanuel Butticè


domenica, marzo 18, 2012

Don Ciotti da Genova ricorda le vittime dalla mafia

Per la XVII giornata della memoria e dell'impegno, Don Luigi Ciotti da Genova ricorda tutte le vittime della mafia. Ecco un frammento del suo discorso:

"La mafia è una merda" l'urlo di Don Luigi Ciotti:


Emanuel Butticè

sabato, marzo 17, 2012

"Subito una legge anti corruzione"

L'appello di Roberto Saviano per una legge anti corruzione, con un aumento dei tempi di prescrizione, pene più severe, introduzione del reato di corruzione fra privati.


"La corruzione non è solo un problema morale, è un cancro che annulla la competizione sana nell’economia. La legge anti-corruzione è necessaria. Siamo in molti a chiederla. È una risposta che la politica deve dare." Con queste parole, Roberto Saviano lancia il suo appello affinchè si faccia tutto il possibile per contrastare la corruzione che ormai si è imposta con radici forti e profonde nella società, infangando il paese ed impedendo la libera competizione economica, sociale e professionale.

Anche Don Luigi Ciotti, che recentemente è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per la consegna di circa un milione e duecento mila firme raccolte in tutto il Paese, per fare in modo che venga inserire nel codice penale, il reato di corruzione pubblica. "La lotta alla corruzione, alle mafie e all'illegalità diffusa- ha commentato il presidente di Libera - va collocata nel contesto piu' ampio di un impegno per la tenuta della democrazia ed in questo senso è una battaglia che si gioca sul piano normativo, sul piano dell'etica pubblica e di quella privata".

Anche Gian Carlo Caselli, ospite oggi da Fabio Fazio a Che tempo che fa, ha ricordato l'impatto devastante che la corruzione ha oggi nel nostro Paese. "60 miliardi di euro, cifre ufficiali, vuol dire che ogni cittadino italiano, neonati compresi, ogni anno si vede sfilare di tasca mille euro, una tassa vergognosa, una tassa occulta che vuol dire impoverimento, deterioramento della qualità della nostra vita..." Il procuratore analizza magistralmente il problema entrando nel dettaglio, citando i numeri esorbitanti che gravano su tutti gli italiani.
A questo link il video con l'intervista al procuratore Gian Carlo Caselli: http://www.youtube.com/watch?v=axmzonTidaY&feature=player_embedded

Non possiamo che condividere il messaggio e far girare l'appello. Meno corruzione e più democrazia! Emanuel Butticè

Giornata della memoria e dell'impegno 21 marzo 2012 Alcamo-Castellammare del Golfo


Giorno 21 marzo si svolgerà la giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie.
Quest'anno il Presidio di Castellammare del Golfo Piersanti Mattarella dell'Associazione Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, sarà presente in mattinata ad Alcamo al centro congressi Marconi a presenziare la lettura dei nomi delle vittime di tutte le mafie alla manifestazione organizzata dagli amici di Alqamah alla presenza delle scolaresche di Alcamo.
Infine la suddetta manifestazione si ripeterà nel pomeriggio alle ore 18:00 a Castellammare del Golfo, presso la Villa Comunale Regina Margherita alla presenza delle istituzioni e di tutta la cittadinanza.
Un popolo senza memoria è un popolo senza futuro!
Ci vediamo il 21 marzo!!!!!

sabato, marzo 10, 2012

Presentato “Scimmie” di Alessandro Gallo a Castellammare


Libera Trapani e il presidio di Castellammare del Golfo in collaborazione con Navarra Editore e l’istituto Piersanti Mattarella hanno presentato il romanzo “Scimmie” di Alessandro Gallo presso la palestra dell’istituto. Più di quattrocento ragazzi hanno assistito alla presentazione e hanno potuto dialogare con lo scrittore. All’incontro hanno partecipato Lorena Vivona, (referente di Libera del presidio di Castellammare), Salvatore Inguì (Libera Trapani), Ottavio Navarra (Editore), Alessandro Gallo (Scrittore e autore).

L’incontro ha previsto un dialogo tra Salvatore Inguì e Alessandro Gallo, entrando nei particolari del romanzo ma soffermandosi anche sulla realtà e sulla vita personale dello scrittore. Ne esce fuori un mix importante, direi decisivo per capire certi meccanismi che vedono come protagonisti dei giovani in terra di camorra. È importante la testimonianza di Alessandro, ed è importante trasmetterla nelle scuole. Il dialogo apre tanti spazi di riflessione e solleva delle questioni che molto spesso vengono dimenticate o magari hanno solo bisogno di essere stimolate. Alessandro con “Scimmie”, scuote le nostre coscienze aiutandoci a prendere una posizione forte nella società, proiettandola verso un futuro diverso lasciandoci decidere quale strada prendere e da quale parte stare. Nelle sue parole molto spesso, chi ascolta, trova una realtà che si avvicina molto alla propria, al proprio quotidiano, ma che non si è mai raccontata. Proprio per questo motivo le parole sono importanti, ma è più importante raccontare, con ogni mezzo, non importa che sia il teatro, la musica o un libro, per trasmettere una cultura fatta principalmente di legalità.
Sicuramente la forza e la speranza che Alessandro trasmette con sue parole, ha segnato senz’altro le coscienze di molti dei presenti, per questo l’auspicio è che questo sia solo un punto di partenza per un qualcosa di concreto.
“I giornali si buttano i libri restano”, questa frase, che la cugina Cristina, attualmente detenuta disse ad Alessandro leggendo il suo libro, sta sicuramente a significare l’importanza di questa suo romanzo e della testimonianza di uno che queste storie le ha vissute sulla propria pelle.

Articolo e foto di Emanuel Butticè

Di Dell'Utri, la disoccupazione e la serenità mentale.

Leggere i giornali negli ultimi mesi è uno stillicidio di notizie che mettono a dura prova la mia salute psicologica; ho la sensazione di essere sull'orlo di una depressione profonda, di quelle che ti inchiodano al letto in una stanza totalmente al buio per giorni e giorni.

E d'altronde, come si fa? In 15 minuti scarsi di navigazione su internet sui siti d'informazione leggo 3 notizie coi fiocchi, 3 pugni in faccia che stenderebbero pure Rocky Balboa:
  1. la V sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di Appello che condannava il sen. Marcello Dell'Utri a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, cioè si deve rifare il processo, possibilmente entro il 2014 in cui scatta la prescrizione;
  2. una giornalista del Fatto Quotidiano sente per caso l'ex ministro democristiano e attualmente senatore Calogero Mannino che parla con un altro parlamentare di lungo corso, spiegandogli che se non danno tutti quanti la stessa versione - evidentemente falsa o parziale - dei fatti accaduti nel '92-'93 in merito alla trattativa Stato-mafia, i giudici di Palermo "... ci fottono!" perché hanno capito come sono andate realmente le cose e chi ne è coinvolto;
  3. da un sondaggio commissionato da una società di alta formazione emerge che il 55% delle aziende italiane ha congelato le assunzioni di neolaureati, in attesa della pluriannunciata riforma del lavoro, notizia che fa il paio con quella di qualche giorno fa, in cui Almalaurea dichiara che dal monitoraggio effettuato su 400.000 laureati di 57 atenei italiani la percentuale di disoccupati ad un anno dalla laurea è raddoppiata rispetto al 2008, sfiorando il 20%.
Ora, da queste notizie traggo qualche piccola riflessione che sottopongo al pubblico di Castello Libero:
  1. avrei fatto meglio a leggere notizie riguardanti il Grande Fratello o l'Isola dei Famosi, piuttosto che queste (sempre per una almeno apparente serenità mentale)?
  2. Quanto è profondamente radicato e fitto l'intreccio tra politica e mafia, tra pezzi dello Stato, delle Istituzioni, delle Forze dell'Ordine e il malaffare nelle sue svariate forme, e quanto i cittadini onesti possano contrastarne l'azione?
  3. Ma la rete occulta di relazioni tra uomini, gruppi, organizzazioni dediti all'accumulo di potere e soldi a scapito del benessere collettivo, è in grado di manipolare anche la Giustizia italiana? E viceversa, la Giustizia ha gli strumenti idonei per colpire questi fenomeni?
  4. Guardando la situazione dei giovani, dei disoccupati, degli inoccupati (quelli che un lavoro non lo hanno mai avuto), in cui non contano più neppure le competenze, ma soltanto la disponibilità o meno a metterti al servizio, per farti schiavizzare sotto forma di stage e tirocini o con contratti a scadenza e stipendi da fame, mi ritorna in mente per l'ennesima volta la Domandona: ma la legalità, l'onestà, il bene comune alla fine convengono? Pagano? E qual'è la contropartita? E la lotta quotidiana per affermare tutto ciò, alla fine, ha un effetto concreto? Cambia qualcosa? E quanto cambia in meglio la società?
Questi sono tutti i dubbi che mi son venuti in mente oggi e che sono direttamente connessi con quello che sto facendo, che stiamo facendo come gruppetto a livello locale e come organizzazione a livello nazionale e internazionale. Stiamo facendo una battaglia contro i mulini a vento? Ci stiamo soltanto lavando le coscienze per lenire un profondo senso di colpa? Avremmo fatto meglio a stare dall'altra parte della barricata, garantendoci vie più brevi verso il lavoro e l'affermazione professionale ed economica?

A volte a queste domande rispondo con sicurezza: avremo anche i portafogli vuoti, le ossa spesso rotte, ma la dignità ce l'abbiamo ancora tutta e in splendida forma!
Altre volte, come oggi, è più difficile darsi questa risposta, perché hai ancora il portafogli vuoto nonostante lavori come un forsennato (e qualcuno dice che il tuo lavoro DEVE essere fatto gratuitamente, altrimenti sei uno sporco opportunista corrotto... ma questo è un altro discorso), tanti sogni chiusi a chiave nel cassetto e non trovi più la chiave, mentre intorno a te vedi gente che se ne fotte delle leggi, della morale, dell'etica e trascorre la sua vita impunita e serena.

A quel punto cerchi l'appiglio per poterti rispondere che si, in fondo ne vale davvero la pena; oggi l'appiglio ha il volto di quei giovani studenti, seduti sugli spalti della palestra dell'Istituto "P. Mattarella" ad ascoltare con attenzione e convinzione il discorso di Alessandro Gallo, giovane scrittore ed attore che ha raccontato in un libro un pezzo di sé e della sua famiglia, una storia legata al mondo della camorra ed un punto di vista nuovo sul fenomeno. Vedere tutti quei ragazzi acquistare il libro ("Scimmie", Navarra editore), fermarsi a parlare con l'autore (c'è voluta un'ora per trascinarlo via...), chiedere ai loro docenti di leggere insieme quel libro e commentarlo in classe, mi ha fatto concludere che si, ne vale la pena. Dobbiamo continuare a lottare, a raccontare, a spiegare che la mafia è un fatto umano e come tale ha avuto un inizio e avrà una fine, a convincere tutti, soprattutto i giovani, che la nostra dignità non è in vendita, né la morale, né l'etica. Dobbiamo continuare a spiegare che la lotta alle mafie e all'illegalità è responsabilità di tutti i cittadini; i giovani hanno già cominciato a capirlo, forse lo hanno capito meglio di noi.
Continuiamo a camminare insieme.

lunedì, marzo 05, 2012

domenica, marzo 04, 2012

4° Premio giornalistico “Faccia a Faccia 2012” intitolato a Mauro Rostagno con Gian Carlo Caselli


CALATAFIMI-SEGESTA- Siamo arrivati già alla quarta edizione del premio giornalistico regionale “Faccia a Faccia” intitolato a Mauro Rostagno. Come ogni anno gli studenti delle scuole provenienti da tutta la Sicilia si riuniscono al Cine Teatro Alhambra per intervistare un personaggio di spicco dell’antimafia. Quest’anno è toccato al Procuratore di Torino ex procuratore aggiunto di Palermo durante le stragi del 92, Gian Carlo Caselli. L’evento prevede un giro di domande che a turno gli studenti porranno al Procuratore. Al termine dell’intervista sarà premiata la scuola che avrà posto le domande migliori.
Quest’anno la commissione è formata da Rino Giacalone (giornalista de “La Sicilia”, “Il Fatto Quotidiano”, “Malitalia”, “Libera Informazione”), Salvatore Cusimani (direttore della sede siciliana della Rai), Davide Mancuso (Giornalista), Manuele Modica (Giornalista “l’Unità”, “La Repubblica”), Renato Camarda (Giornalista), modera l’intervista Francesca Rispoli. “Mafia e Antimafia: il ruolo della società civile e responsabile” questo il tema della giornata, molto interessante ma decisamente complesso.



Vito D’angelo (coordinatore del presidio di Libera Calatafimi-Segesta) ringrazia il Procuratore e sottolinea l’affetto che tutti, studenti ed insegnati, hanno nei suoi confronti, soprattutto dopo le minacce e i numerosi attacchi subiti di recente. Dopo i ringraziamenti di rito e l’estrazione delle scuole si inizia l’intervista. Gli argomenti trattati sono tanti e soprattutto fondamentali per capire i meccanismi della realtà in cui viviamo. Il Procuratore con la sicurezza di chi ha alle spalle anni di esperienza e anni di duro lavoro, risponde senza esitare, lanciando spunti di riflessione interessanti e fondamentali per capire cosa possiamo fare e cosa dobbiamo fare per combattere e sconfiggere la mafia. Gli studenti insieme al Procuratore tracciano una linea immaginaria che passa dalle stragi del 92 ad oggi. Ricordando tutti, l’amico Dalla Chiesa, Falcone, Borsellino, aiutandoci a capire come riconoscere la mafia e come contrastarla. Ci mostra con i dati del Censis, come la mafia zavorra il mezzogiorno, e ricorda come l’impegno quotidiano nella lotta alla mafia e all’illegalità sia fondamentale per rendere migliore il nostro futuro. “Nel nostro paese purtroppo, troppo spesso l’antimafia è stata l’antimafia del giorno dopo, stimolata dal dolore”,  così Gian Carlo Caselli analizza l’antimafia italiana. “Stimolata dal dolore”, una frase che gela il sangue nelle vene, proprio perché in Italia si sono fatti passi avanti nella lotta alla mafia, soltanto dopo qualche strage o qualche morto ammazzato. Nel nostro codice Penale la mafia è inserita alla voce “Bis”, proprio perché è stata inserita in un secondo momento. Soltanto la morte del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e Pio La Torre hanno permesso una presa di coscienza generale nel contrasto alla mafia. L’Italia in Europa non è conosciuta solo per la mafia, ma anche per l’antimafia, e proprio questo ci rende oggetto di studio e modello europeo da seguire. Tutto Questo anche grazie a “Libera”.
Caselli continua a scavare nei meandri bui della mafia parlando anche dei beni confiscati e della loro importanza. La legalità e il bene comune passa sicuramente dai beni confiscati e dell’importanza sostanziale che non tornino in mani mafiose ma alla collettività. Il problema della mafia non è soltanto un problema del sud, infatti il Procuratore parla di come le mafie ormai siano ramificate al nord, e del devastante impatto che hanno sull’economia dell’intero paese.
Si concludono i lavori con la premiazione della scuola vincitrice e con la consegna degli attestati alle scuole partecipanti.
“Fai cioè che devi, accadrà quel che può” concludo con una frase di Roberto Morrione, giornalista recentemente scomparso che nella mattinata si è ricordato con sincero affetto.

Emanuel Butticè

venerdì, marzo 02, 2012

DIARIO DI UNA AVVENTURA MALGASCIA


PARTE SECONDA

Dopo  un mese e mezzo di vita “africana” Luca ci ha inviato la seconda parte del suo racconto che prontamente pubblichiamo visto il successo e l’interesse che ha suscitato  fin qui il suo diario di viaggio.

Prima di continuare il mio racconto vorrei fare una precisazione. Quello che scrivo sono impressioni e informazioni "da primo impatto", quindi è normale che nel corso del tempo le cose che vedi e senti, le situazioni che vivi assumono contorni più nitidi. Con ciò voglio semplicemente dire che vi darò ulteriori info e dettagli su tutto gradualmente. Perché ogni giorno c'è qualcosa di nuovo: da imparare, da scoprire, da fare...

Il giorno dopo il nostro arrivo abbiamo incontrato per la prima volta i bambini, solo una parte di quelli con cui avremo a che fare quest’anno. Con loro in questi primi incontri il nostro scopo sarà quello di metterli a proprio agio, farci conoscere, farli giocare liberi, prima di aprire ufficialmente il centro, al quale avranno accesso per tutto il giorno. Per ora lasciamo che si accontentino di stare con noi solo qualche mattina alla settimana. Vorremmo attivare anche un dormitorio in futuro ma ancora ci sono alcune perplessità e questioni da risolvere. Con loro abbiamo mangiato un piatto di riso condito con tritato e zucchine che abbiamo volontariamente lasciato cucinare a loro; il risultato non è stato proprio il massimo della culinaria, ma siamo in Madagascar ci si adatta e comunque faremo in modo che con l’esperienza la qualità dei pasti migliori.
Abbiamo altresì fatto visita al Preventorio, la struttura che si occupa di accogliere e curare i bambini rachitici e con malformazioni ossee dovute soprattutto alla malnutrizione. Abbiamo assistito alla messa nella piccola chiesa adiacente: mi è piaciuta, il posto era pieno e la celebrazione era molto seguita da tutti, coinvolgeva anche i bambini seduti nelle prime file e si è cantato parecchio.
Ci sono Pucy (2 anni), Voula, Francine, Teresa, Ephraim, Doris, Fanefa, Tina & Tina, ma questi sono solo alcuni di loro, sono i primi che mi vengono in mente e non voglio togliere nulla agli altri, hanno un’ età che varia dai 2 ai 16 anni, la maggior parte di loro vive per strada e ha difficoltà ad andare a scuola, ne hanno viste di cotte e di crude, hanno sperimentato e ancora sperimentano la crudeltà del mondo a loro circostante, hanno provato il dolore, quello vero, in tutte le sue forme, fanno il possibile per difendersi e il più delle volte ciò significa scendere a compromessi col male, è la via più breve, così finiscono per fare il male anch’essi. Lo prometto qui adesso: darò il massimo per tutti loro. Perché la vita dev’essere un dono e non una maledizione, perché ci è stata data la ragione e di questa se ne deve fare l’uso migliore, perché ognuno di noi ha motivo di esistere su questa terra e deve avere i mezzi per dimostrarlo questo motivo. Sei tu il protagonista, tu devi solo esserne consapevole.
Gli abitanti del Madagascar, non sono i tipici neri dell’Africa centro-meridionale, si tratta di una razza originale, un misto tra Asia e Africa, e la componente orientale risalta molto agli occhi. A Fianarantsoa, il “Vazaha”, lo straniero, soprattutto l’uomo bianco, è un’eccezione, una rarità, probabilmente per alcuni abitanti, specialmente i più piccoli, è quasi una leggenda; così quando se ne incontra uno per strada, è normale sentire esclamazioni come: “Bonjour vasà”, “Ca va?” e i bambini ti corrono dietro, si avvicinano, ti scrutano con curiosità.
Il mercato è un’altra caratteristica affascinante del posto, si vende di tutto, le condizioni igieniche non importano a nessuno, la carne è esposta su di un bancone oltre che a mosche e simili, c’è chi ha una bancarella, c’è chi ha un negozio e c’è chi non ha altro che una stuoia o uno straccio dove poggiare la propria merce. Q.E.A.: Questa E’ l’Africa. La gente non butta via niente, tutto può essere venduto, tutto si può aggiustare senza dover ricorrere a chissà quale specialista; un taxi che fonde il motore non andrà mica da un meccanico se può essere rattoppato alla meno peggio.
Al mercato dello Zomà, sono attratto dalla frutta tipica, innanzitutto per il desiderio di qualcosa di fresco, succoso e dissetante; e così prendiamo ananas, frutto della passione, leccì, papaia. Abbiamo preso anche la manioca, che sembra abbia il gusto della patata anche se assomiglia molto di più ad un tronco d’albero di media dimensione. Il leccì è molto buono, non l’avevo mai mangiato prima, al gusto assomiglia molto all’uva...To be continued...Amin'ny manaraka (alla prossima)...

Luca Pennisi

giovedì, marzo 01, 2012

Processo D'Alì, il senatore contrario alla costituzione delle parti civili,il politico è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa



C’è anche l’associazione nazionale "Libera. Nomi e numeri contro le mafie", nel processo in corso di istruzione contro il senatore trapanese del Pdl, Antonino D’Alì, presidente della Commissione Ambiente del Senato e tra il 2001 e il 2006 sottosegretario al ministero degli Interni. Libera si è costituita oggi parte civile con l’avv. Enza Rando. Si è aggiunta ad altre parti civili che già nelle scorse udienze avevano avanzato richiesta di costituzione e cioè le associazioni antiracket di Marsala, Mazara e Alcamo e del centro Pio La Torre di Palermo, con gli avvocati Giuseppe Gandolfo e Davide Bambina. E nel corso dell’udienza preliminare di stamane, davanti al gup Giovanni Francolini, presente l’indagato, il senatore D’Alì, contro il quale la Dda di Palermo ha ipotizzato il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, si è discusso sostanzialmente dell’ammissione delle parti civili.

Dura opposizione della difesa, avvocati Gino Bosco e Stefano Pellegrino, altrettanta ferma la posizione dei legali delle parti civili secondo i quali un processo così come istruito contro il senatore D’Alì, per i contenuti dell’accusa, non può assolutamente vedere estranea la società civile. Affermazione che dovrebbe anche “suonare” alle orecchie che dovrebbero sentire anche fuori dall’aula del gup di Palermo, considerato che per l’udienza preliminare contro il senatore D’Alì si deve registrare il “deserto” delle parti civili rispetto ai più recenti processi di mafia svoltisi nel trapanese, dove dopo un periodo di disattenzione e o sottovalutazione si sono fatti avanti in più dibattimenti gli enti locali, le amministrazioni comunali e provinciale, gli organi di categoria, assente, “clamorosamente” l’associazione antiracket di Trapani, anche se di recente alcuni pronunciamenti di Tribunali ne hanno escluso la partecipazione ad alcuni dibattimenti considerata la sua pure recente costituzione. Ma tentare forse non nuoceva.

C’è comunque tempo perché le costituzioni di parte civile possono essere proposte sino alla prima udienza dibattimentale in caso di rinvio a giudizio o ammissione al rito abbreviato. La difesa del senatore D’Alì infatti, peraltro, ha anticipato nel corso dell’udienza di oggi che alla prossima chiederà il processo col rito abbreviato, sulla base cioè degli atti che ad oggi fanno parte del fascicolo del dibattimento. Per sciogliere ogni riserva, sia sull’ammissione delle parti civili, sia sulla copiosa produzione documentale di accusa, pm Paolo Guido e Andrea Tarondo, e difesa, avvocati Stefano Pellegrino e Gino Bosco, il giudice Francolini ha rinviato l’udienza all’11 maggio.

D’Alì tra le accuse ha avuto contestata quella di una fittizia vendita di un terreno con i potenti mafiosi belicini Messina Denaro, fatto più antico, rispetto alle contestazioni temporalmente più vicine e che sono relative alle vicende relative all’aggiudicazione pilotata di appalti a imprese “raccomandante” dalla politica quanto dalla mafia. L’accusa di concorso esterno sostanzialmente si riferisce a tutta una serie di episodi che avrebbero visto qualche “manina” muovere le carte di uffici pubblici, o anche di uffici istituzionali e della politica, a favore di Cosa Nostra, come quando si trattò di trasferire, nel 2003, “con troppa e ingiustificata fretta” l’allora prefetto Fulvio Sodano, da Trapani ad Agrigento.

Rino Giacalone

Interamente tratto da www.liberainformazione.it