lunedì, aprile 15, 2019

Un avamposto a Castellammare del Golfo

di Emanuel Butticè

A Castellammare del Golfo negli anni sono nati diversi movimenti e associazioni che della legalità e della lotta alla mafia ne hanno fatto una missione.
Da dieci anni l’Associazione di Castello Libero Onlus svolge attività sul territorio rivolte principalmente ai giovani, alle scuole, alla società civile che vuole reagire e ribellarsi all’oppressione mafiosa. Castellammare è famosa per aver dato i natali a diversi mafiosi di spicco, soprattutto oltre oceano, ma è anche la città del Presidente della Regione assassinato dalla mafia Piersanti Mattarella.
Ed è proprio sull’eredità di Mattarella che i volontari di Castello Libero ogni anno incontrano studenti delle scuole elementari, medie e superiori, affrontando temi come bullismo, gioco d’azzardo, mafia, impegno civile, memoria delle vittime innocenti delle mafie, rispetto delle regole e utilizzo sociale dei beni confiscati.
La stessa associazione infatti gestisce un piccolo bene confiscato alla mafia negli anni’80 alla periferia di Castellammare del Golfo e assegnato dal Comune nel 2012 tramite bando pubblico. Si tratta di un piccolo immobile di circa 40 metri quadrati circondato da 2000 metri quadrati di terreno coltivabile, nel quale attualmente sono presenti circa 40 alberi d’ulivo.
Dopo trent’anni di abbandono l’associazione Castello Libero Onlus, insieme ad altre associazioni del territorio come Libera, gli Scout e l’Associazione Antiracket, con un progetto di ristrutturazione e riqualificazione del bene hanno partecipato e vinto l’avviso pubblico “Giovani per la valorizzazione dei beni pubblici” del Dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile, ottenendo un finanziamento di 200 mila euro. Oggi, dopo la ristrutturazione, è diventato un centro di aggregazione per i giovani della città. Nell’immobile si svolgono ogni anno diverse attività: doposcuola per gli studenti, corsi di lingue per stranieri, organizzano ogni estate i campi di Libera che portano nel territorio ragazzi provenienti da tutta Europa, laboratori di giardinaggio, di giornalismo, gli scout hanno anche creato un percorso Hébert e svolgono diverse attività ludico-ricreative, oltre all’annuale raccolta delle olive, il cui olio ogni anno viene donato al banco alimentare cittadino. Uno spazio pubblico tornato alla collettività che tramite l’impegno quotidiano dei giovani continua a trasmettere alle nuove generazioni i valori della legalità, ma soprattutto dell’impegno civile. Inoltre si schierano parte civile nei processi contro i mafiosi locali.
Ma c’è di più. L’associazione, mediante numerosi progetti, da alcuni anni porta nel bene confiscato i ragazzi dell’area penale del carcere minorile per far toccare con mano la realtà dei beni confiscati diffondendo i principi di legalità e antimafia. Inoltre sono state svolte anche diverse attività ricreative con alcuni ragazzi con disabilità psichica che hanno organizzato, tra le altre cose, un corso di potatura utilizzando gli ulivi presenti nel bene confiscato.
Ogni anno tra attività e ricorrenze, l’immobile si riempie di giovani, scout, volontari, giovani in difficoltà, un modo per sentirsi veramente parte di una comunità che partecipa e che sa scegliere da che parte stare. Oggi i volontari dell’associazione continuano a partecipare con progetti pratici e concreti cercando di coinvolgere i giovani della città. Lo fanno in un contesto duro, in una città e una provincia ritenuta ancora “lo zoccolo duro della mafia”. Un piccolo avamposto di legalità che resiste.


Tratto dal Blog MAFIE del quotidiano La Repubblica a cura di Attilio Bolzoni.

venerdì, marzo 22, 2019

Castellammare, autorità e cittadini leggono i nomi delle vittime innocenti delle mafie



CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Anche la città di Castellammare ha voluto ricordare le circa 1200 vittime innocenti delle mafie nel primo giorno di primavera. L’evento, organizzato dal locale presidio di Libera e dell’Associazione Castello Libero Onlus, ha riunito presso la villa comunale autorità civili e militari, oltre a diverse associazioni e comuni cittadini. Un momento di ricordo, ma soprattutto un momento di impegno collettivo. Depositata una corona d’allora “in memoria delle vittime innocenti delle mafie” da parte dell’Amministrazione Comunale.

Un grande cerchio composto dalle Forze dell’ordine rappresentate dalla Compagnia dei Carabinieri di Alcamo e dalla stazione di Castellammare, dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Alcamo, dal Corpo Forestale, dal Commissariato di Polizia di Stato di Castellammare e dalla Polizia Municipale. Presenti anche le autorità civili rappresentate dal Sindaco Nicola Rizzo, dall’Assessore Enza Ligotti e da alcuni consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza. A nome del Consiglio Comunale è intervenuto il Consigliere Giovanni Portuesi, che ha portato i saluti del Presidente Mario Di Filippi assente per motivi personali. Presenti anche molte associazioni locali come l’Associazione Antiracket e Antiusura Alcamese, l’Associazione di Protezione Civile “Fly Team”, il circolo Metropolis, gli Scout del gruppo Agesci Castellammare 1 e alcuni rappresentanti del presidio di Libera Alcamo.

“Un momento per noi molto importante che ci permette di coniugare memoria e impegno quotidiano. Siamo felici – ha aggiunto il Vice Presidente di Casello Libero Domenico Grassa - di vedere tanti cittadini qui presenti. Oggi a Padova in migliaia hanno sfilato, così come in tante altre città d’Italia. Oggi è nostro compito ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie, ma in particolare i nostri concittadini.”

“È una giornata davvero importante. – ha sottolineato il Sindaco di Castellammare del Golfo Nicolò Rizzo - Memoria e impegno. Da un lato bisogna ricordare tutte le vittime innocenti delle mafie, ma occorre anche un impegno quotidiano. Ognuno per il suo ruolo. Il nostro pensiero oggi va non solo alle vittime, ma anche ai loro familiari. L’impegno deve essere quotidiano e a tutti i livelli, questa mattina ho ascoltato il messaggio lanciato da don Luigi Ciotti. Un messaggio importante dal significato forte. L’impegno, per noi che siamo amministratori pubblici, deve essere concreto, con gli atti, garantendo trasparenza, dialogo e confronto con i cittadini. Sono felice – ha sottolineato il Sindaco Rizzo - di vedere qui molti giovani che oggi portano alta la bandiera di Libera, per noi sono un segnale di speranza.  In questi giorni stiamo lavorando ad un progetto di legalità che si chiuderà il prossimo anno, nel giorno del 40° anniversario dell’uccisione del nostro concittadino Piersanti Mattarella.”

Sono stati letti da tutti i presenti i nomi delle oltre mille vittime innocenti delle mafie. Un modo per ribadire che non esistono vittime di serie “a” e vittime di serie “b”. Un ricordo particolare ai concittadini Piersanti Mattarella, Paolo Ficalora e Gaspare Palmeri,  castellammaresi vittime innocenti della violenza mafiosa.






sabato, marzo 16, 2019

Castellammare: Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, Libera celebra la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie. L'iniziativa nasce dal dolore di una mamma che ha perso il figlio nella strage di Capaci e non sente pronunciare mai il suo nome. Un dolore che diventa insopportabile se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome.
Dal 1996, ogni anno, una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile, per farli vivere ancora, per non farli morire mai. Il 21 marzo in tanti luoghi del nostro Paese per un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, non dimenticando le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere.
Il 1° marzo 2017, con voto unanime alla Camera dei Deputati, è stata approvata  la proposta di legge che istituisce e riconosce il 21 marzo quale “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”.
Anche a Castellammare del Golfo il Presidio locale di Libera organizza un momento di ricordo delle vittime innocenti delle mafie con la lettura pubblica dei nomi alla villa Regina Margherita di Corso Bernardo Mattarella. L’appuntamento è alle ore 18:00 per rinnovare la memoria e l’impegno per il futuro.

giovedì, marzo 14, 2019

Castellammare, doposcuola nel bene confiscato alla mafia

Il servizio gestito dall'Associazione Castello Libero Onlus in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Castellammare del Golfo

CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Un servizio di doposcuola nel bene confiscato alla mafia, è questo il progetto lanciato dall’Associazione Castello Libero Onlus in collaborazione con i Servizi Sociali del Comune di Castellammare del Golfo. L’associazione Castello Libero gestisce in partenariato con altre associazioni locali un bene confiscato in Contrada Crociferi. Il servizio di doposcuola è soltanto l’ultima delle attività svolte con gli studenti delle scuole. La stessa associazione, in collaborazione con il locale presidio di Libera, organizzerà altre iniziative nelle scuole della città in occasione della giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, in programma il prossimo 21 marzo, primo giorno di primavera.

Il servizio di supporto scolastico gratuito è gestito da tre soci dell’Associazione che aiuteranno alcuni alunni delle elementari e delle medie segnalati dagli uffici del comune e dagli assistenti sociali per quattro ore settimanali. Il progetto, ancora in fase sperimentale, è partito da pochi giorni con un piccolo gruppo di alunni, ma i volontari contano di poterlo ampliare già con l’inizio del prossimo anno scolastico.
Emanuel Butticè

lunedì, dicembre 24, 2018

Paolo Borrometi: “Non abbiamo bisogno di eroi, ma di cittadini liberi”. Presto la cittadinanza onoraria della città di Alcamo


Paolo Borrometi ha presentato il suo libro “un morto ogni tanto” e l’Amministrazione annuncia per lui la cittadinanza onoraria

Di Emanuel Butticè
ALCAMO. Un libro con un titolo particolare, “un morto ogni tanto”. “Ogni tanto un murticeddu, vedi che serve! Per dare una calmata a tutti”. È una frase intercettata dagli inquirenti che indagano sulla mafia di Pachino. A Pronunciarla un boss mentre spiega ai figli il piano di morte organizzato per eliminare un soggetto “scomodo”, “fastidioso”. Quel soggetto da eliminare ad ogni costo era Paolo Borroneti, giornalista che ha illuminato a giorno la sua terra, la provincia babba della mafia invisibile, nascosta alla luce del sole. Una mafia che Borrometi racconta quotidianamente, con inchieste puntuali e dettagliate, con nomi e cognomi. È proprio questo che lo espone, il suo lavoro meticoloso. Con gli articoli e adesso con questo libro di inchiesta fa una radiografia all’organizzazione mafiosa della provincia di Ragusa. Una mafia per anni negata, secondo molti non esisteva.
Ieri ad Alcamo ha presentato il suo libro, “Un morto ogni tanto” (Solferino Editore), al Centro Congressi Marconi. Tra i relatori il Sindaco di Alcamo Domenico Surdi, la Vice Presidente del Consiglio Comunale Giovanna Melodia, l’Europarlamentare Ignazio Corrao e Alessandro Cacciato come moderatore. Un incontro organizzato dall’Amministrazione del Movimento 5 Stelle alcamese. Durante l’incontro le letture di alcuni brani del libro sono state curate da Chiara Calandrino della Cooperativa Piccolo Teatro e da Cristian Pirrone del Centro Neapolis.

Durante l’incontro la Consigliera Giovanna Melodia ha annunciato una mozione di indirizzo condivisa da tutto il consiglio comunale avente ad oggetto il conferimento della cittadinanza onoraria al giornalista Paolo Borrometi. Una notizia accolta con un lungo applauso dai cittadini presenti. “Questa sorpresa mi emoziona molto. Sono davvero onorato di poter essere un vostro concittadino. Grazie a tutta l’Amministrazione e al Consiglio Comunale” – ha affermato commosso.
Borrometi, rispondendo alle domande del moderatore Alessandro Cacciato, ha iniziato il dibattito ricordando la figura di Giovanni Spampinato, giornalista ucciso a soli 27 anni a Ragusa nel 1972. Una vittima per anni dimenticata. Il suo omicidio, come in altri casi, ha subìto il mascariamento, il silenzio. “Questione di fimmini”, un modo per archiviare la vicenda e dimenticarlo per sempre. Oggi Spampinato, come ha ricordato Paolo Borrometi, rappresenta un esempio di giornalismo di inchiesta vero, serio e concreto.  “Lui era un giornalista libero che faceva nomi e cognomi. La stampa in Italia è sotto attacco da oltre vent’anni, ma non è tutta uguale. Chiaramente non bisogna generalizzare, né in positivo né in negativo. Spampinato raccontava la provincia di Ragusa, la provincia con il più alto numero di sportelli bancari, superiore addirittura a Palermo e Milano. Ha osato fare nomi pesanti e per questo ha pagato con la vita. Così come Peppino Impastato. Se io oggi faccio il giornalista è grazie ai suoi insegnamenti. Per questo vi chiedo di “adottare” simbolicamente lui e la sua storia, combatteva per il futuro della sua terra, la nostra terra, dannata, ma meravigliosa.” Borrometi ha inoltre ricordato il giornalista italiano Antonio Megalizzi, rimasto ucciso nell'attentato di Strasburgo lo scorso 11 dicembre.

“Dobbiamo imparare anche a cambiare la narrazione delle mafie, cambiare anche termini. Uomini d’onore? Che onore può avere qualcuno che scioglie un bambino nell’acido?”- ha aggiunto rispondendo alle domande del moderatore.  Borrometi ha ricordato anche quando in una scuola una madre si lamentava dell’incontro tra il giornalista e i ragazzi perché lo riteneva un “soggetto pericoloso” da non far entrare a scuola. “Sono i boss mafiosi ad essere pericolosi, così come i politici che con loro fanno affari. Io sono solo un cittadino che fa il proprio dovere. È importante fare i nomi e i cognomi perché sono soggetti che fanno affari sulle nostre spalle e sulle nostre vite”.
Prima di raggiungere il Centro Congressi Marconi, accompagnato dai componenti dell’amministrazione, ha fatto visita alla casa di Babbo Natale, un luogo per i più piccoli realizzato in un immobile confiscato all’imprenditore “re del vento” Vito Nicastri. “Vedere che tanti bambini oggi giocano in quel bene è fantastico. È il modo più bello per ricordare Pio La Torre e la legge Rognoni-La Torre sul sequestro dei beni alle mafie. In quell’immobile lo Stato ha vinto e merita di essere visitato perché rappresenta il simbolo di riscatto di un territorio.”
 “Non sono i lividi e i segni indelebili sul mio corpo che porterò con me per sempre che fanno più male, – ha sottolineato Borrometi raccontando della brutale aggressione subita alcuni anni fa – ma l’indifferenza, l’isolamento e la delegittimazione. Ricordo che all’indomani dell’aggressione, che mi è costata una menomazione alla spalla destra, sembrava come se la responsabilità fosse mia e non del carnefice.”

“Nonostante tutto non ho mai smesso di raccontare. Il giornalista ha un dovere fondamentale: raccontare i fatti. Perché un Paese può cambiare solo se è informato. Il cambiamento – ha sottolineato - quindi passa attraverso la cultura e l’informazione. Io ho fatto solo il mio dovere.”
“È inaccettabile – ha aggiunto - che in Sicilia un ex Presidente della Regione condannato per reati di mafia sia stato invitato a parlare nella sala intitolata a Piersanti Mattarella, Presidente ella Regione ucciso dalla mafia, all’Ars. È accaduto, ed è incredibile.”
Infine ha rievocato quel 10 aprile 2018, il giorno in cui apprese del piano di morte nei suoi confronti. Quel giorno Paolo era atteso al Festival Internazionale di Giornalismo di Perugia, e si apprese la notizia in diretta. Per lui la mafia aveva pronta un’auto bomba che doveva essere piazzata fuori da una scuola al termine di un incontro con gli studenti. I mafiosi, intercettati, dicevano di voler fare “una mattanza”. “Non viene minacciato solo il giornalista, ma la minaccia è contro la libertà di informazione, cioè contro chi legge, i lettori. Noi non abbiamo bisogno di eroi, ma soltanto di buoni cittadini.  La nostra è una terra meravigliosa e una minoranza rumorosa non può infangarla. Ognuno di noi deve essere l’esempio di se stesso. Perché in fondo non è tutto perso, abbiamo bisogno di costruire insieme  e fare squadra per non lasciare questa terra nelle loro mani.”

Paolo Borrometi inoltre ha ringraziato le forze dell’ordine presenti per il loro prezioso lavoro quotidiano e i ragazzi della scorta che rischiano la propria vita ogni giorno per proteggerlo. “La vita sotto scorta è un inferno. Mi sento un recluso, ma sono libero. Mi guardo allo specchio e vedo una persona pulita. La vera libertà è quella di pensiero. Ricordatevi che il nostro Paese non ha bisogno di eroi, ma di cittadini che facciano il loro dovere. La legalità è un percorso di costante impegno.”

giovedì, giugno 14, 2018

Castellammare: parole, ricordi e musica in memoria di Gaspare Palmeri, vittima innocente della mafia


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Parole, ricordi e musica in memoria del castellammarese Gaspare Palmeri, vittima innocente della mafia. Un momento per ricordare la figura dell’operaio forestale ucciso da innocente durante un agguato da parte dei corleonesi il 18 giugno 1991. Recentemente a Gaspare è stata intitolata una via di Castellammare.
In questi anni di Gaspare Palmeri si è parlato molto, in particolare nelle scuole. La sua memoria è viva e continua a camminare nei ricordi e nelle parole dei figli Giovanni e Filippo, da anni attivi con l’Associazione Libera.
Quest’anno, a 27 anni dalla sua uccisione, verrà ricordato dalle associazioni Castello Libero Onlus e “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie” presidio “Piersanti Mattarella” di Castellammare del Golfo. 

“Parole, ricordi e musica per rinnovare l'impegno a non dimenticare Gaspare e per far sì che quello che è successo a lui non accada più a nessun altro”, affermano dall’associazione Libera. Sarà un momento per fare memoria ma soprattutto per rinnovare un impegno comune che impegna tutti come cittadini. La manifestazione avrà luogo nella zona pedonale di Corso Garibaldi il 18 giugno. La giornata si articolerà con il seguente calendario: Ore 18:00 Percorso visivo in ricordo di Gaspare Palmeri; Ore 19:30 Parole e ricordi su Gaspare, Ore 20:45 Live music con i Pop Corn Band.


mercoledì, maggio 23, 2018

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venerdì, aprile 20, 2018

Libera commenta la sentenza del processo Trattativa Stato- Mafia

"Finalmente si scrive una pagina di verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica".

“Dopo cinque anni finalmente si scrive una pagina di verità e giustizia su uno dei periodi più oscuri della nostra Repubblica.La sentenza conferma che la trattativa c'è stata, un risultato importante nell' accertamento di primo grado. Il nostro pensiero va ai tanti familiari delle vittime innocenti delle mafie consapevoli che la sentenza certamente non ripaga le loro ferite e il loro dolore. Questa sentenza invita tutti a continuare ad impegnarci sempre di più con corresponsabilità e maggiore consapevolezza per liberare il nostro paese dalle mafie e dalla corruzione. Libera si è costituita parte civile del processo e ha seguito tutte le udienza per stare vicino ai magistrati, non li abbiamo lasciati soli perché non si costruisce giustizia senza la ricerca della verità.” In una nota Libera commenta la sentenza del processo Trattativa Stato- Mafia.

Tratto dal sito Libera.it

venerdì, marzo 30, 2018

La memoria ritrovata


Se un tempo la mafia era un tabù, oggi nelle scuole c’è maggiore consapevolezza


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. In questi giorni alcuni soci delle associazioni Libera e Castello Libero Onlus sono andati in giro per le scuole di Castellammare per incontrare gli studenti su temi che riguardano la legalità e le iniziative in occasione del 21 marzo scorso. Incontri importanti, che hanno permesso a studenti delle scuole medie e superiori di ascoltare le storie delle vittime innocenti delle mafie e le attività dell’associazione Libera. Incontri che negli anni sono stati sempre più frequenti perché, come affermano i ragazzi di Libera, è da lì, dalle aule scolastiche, che si costruiscono le nuove coscienze. Per poter sperare in un futuro migliore occorre cambiare il presente. Non è un luogo comune. I ragazzi non sono solo il futuro, sono soprattutto il presente.
La cosa che più ha colpito è la conoscenza, da parte di molti studenti, delle storie dei castellammaresi vittime innocenti delle mafie. In ogni scuola, il nome di Gaspare Palmeri, ucciso nel 1991, non è nuovo. “Si lo conosciamo, ne abbiamo parlato in classe” – ha dichiarato un ragazzo della scuola media. “Era amico di mio padre, gli hanno intitolato pure una via qui a Castellammare” – spiega un altro. E finiscono per spiazzare i relatori. Un tempo era impensabile, non si parlava di mafia, figuriamoci delle vittime innocenti delle mafie. Perché Gaspare Palmeri è una vittima innocente e, come ha giustamente sottolineato un socio di Libera, non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Erano i mafiosi nel posto sbagliato. E in realtà lo sono ancora.
Anche nelle scuole superiori il discorso non cambia: “Si, conosciamo la storia di Gaspare, abbiamo incontrato il figlio Giovanni qualche settimana fa”. È molto significativo. Sicuramente testimonia il gran lavoro che viene fatto nelle scuole da pare di insegnanti e dirigenti, sempre più attenti, negli ultimi anni, alla diffusione di certi valori. Ma di pari passo si registra anche l’interesse crescente di molti ragazzi per queste storie. E questo si ripete anche quando si fa il nome del capitano Paolo Ficalora, anche lui un castellammarese vittima innocente di mafia. I ragazzi annuiscono, lo conoscono. Oggi la famiglia Ficalora vive a Palermo, ma a Castellammare in molti si ricordano e i ragazzi conoscono la via a lui intitolata. “Si, sappiamo chi è, anche lui è stato un innocente ucciso dalla mafia” – spiega qualcuno. Paolo Ficalora era un Capitano di lungo corso che aveva iniziato la sua attività di affittacamere nei pressi di Scopello.  È stato ucciso nel 1992 davanti casa, a pochi passi da Guidaloca. Chi lo ha conosciuto descrive un uomo buono, gentile, sempre disponibile, in poche parole “un ottimo vicino di casa, ho davvero bei ricordi di lui” – spiega chi lo ha conosciuto da vicino. E i ragazzi conoscono queste storie, annuiscono. Sorridono.
mafia nel 1985 a Pizzolungo mentre andavano a scuola. I ragazzi conoscono anche questa storia. “A Castellammare la biblioteca comunale porta i loro nomi” – dice qualcuno. È vero. Castellammare gli ha dedicato la biblioteca. Un luogo di cultura in memoria dei gemellini Asta, 6 anni, e la madre Barbara, tragicamente spazzati via dalla ferocia stragista della mafia. Mutuando il concetto di prima, Giuseppe, Salvatore e Barbara non erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Non hanno “accidentalmente” fatto da scudo all’auto su cui viaggiava il magistrato Carlo Palermo. No. Loro erano nel posto giusto, stavano andando a scuola come tutti.  Era la bomba ad essere fuori posto. Non doveva esserci proprio. Perché chi piazza una bomba in quel posto e a quell’ora conosce bene le potenziali vittime. I mafiosi non dovevano esserci proprio sul quel tratto di mare a pochi chilometri da Trapani.
Poi c’è Piersanti Mattarella, il castellammarese Presidente della Regione Siciliana ucciso dalla mafia nel 1980. I ragazzi conoscono anche questa storia. In alcuni casi hanno anche la scuola intitolata a lui. “Era il Presidente gentiluomo dalla carte in regola” – dice qualcuno. La memoria, quindi, è stata ritrovata. A distanza di moltissimi anni, finalmente, sempre più si parla di queste storie. Sempre più se ne parla nelle scuole.
È segno di una generazione che sta cambiando in positivo. Non sono più fatti lontani oltre un quarto di secolo, sono attuali, e i ragazzi hanno acquisito consapevolezza. Lo dobbiamo a chi ha perso la vita. Lo dobbiamo a Barbara Rizzo, Salvatore e Giuseppe Asta, Piersanti Mattarella, Paolo Ficalora, Gaspare Palmeri e tutti gli altri.  Ma soprattutto lo dobbiamo a quelle persone, come Ficalora e Palmeri, per anni etichettati come “vittime di serie b”, quindi vittime una seconda volta del meccanismo diabolico della “diffidenza”, del “mascariamento”. “Sono stati uccisi? Beh, ci sarà stato un motivo, saranno stati vicini a qualcuno…”, si diceva un tempo. No. Non lo sono stati. Dopo tanti anni è stato dimostrato: sono vittime innocenti della mafia. Non avevano nulla a che fare con i mafiosi. Questa memoria ritrovata serve a restituire, in minima parte, l’affetto della società civile che per anni è mancato. Un affetto per troppi anni negato. Dalla mafia prima, dall’indifferenza poi. Lo dobbiamo a loro e ai loro familiari. Coltiviamo questa memoria, non perdiamola di nuovo.

Articolo tratto da Alqamah.it