mercoledì, giugno 08, 2016

Non diffamò il Boss Mariano Agate. Assolto il Giornalista Rino Giacalone in nome dell’articolo 21 della Costituzione

«Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure....» (Articolo 21)

TRAPANI. Abbiamo vinto. Abbiamo vinto noi  comuni cittadini. Abbiamo vinto noi che crediamo ancora nel buon giornalismo e nella Costituzione italiana.

Ieri è stata emessa la sentenza del processo a carico del giornalista trapanese Rino Giacalone, accusato di aver “diffamato” la reputazione del boss di Mazara del Vallo Mariano Agate, deceduto nel 2013. Giacalone aveva chiuso un articolo definendolo “un gran bel pezzo di merda”. La vedova Agate con due dei tre figli ha querelato il giornalista, finito così sotto processo.  

Il processo ha ripercorso il curriculum criminale di Agate, membro della cosiddetta commissione regionale di Cosa Nostra, condannato all'ergastolo per mafia, attivo nella raffinazione e nel traffico di sostanze stupefacenti ed iscritto alla nota loggia massonica Iside 2. In seguito al decesso il questore di Trapani ne aveva vietato i funerali pubblici ed anche il Vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero aveva rifiutato i funerali religiosi. L’ex capo della squadra mobile di Trapani Giuseppe Linares di Agate disse “se Agate fosse ancora vico, Matteo Messina Denaro sarebbe meno importante.”

Il Pm Franco Belvisi aveva chiesto la condanna a 4 mesi e 600 euro di risarcimento, ma il giudice monocratico del Tribunale di Trapani, Gianluigi Visco ha assolto il giornalista “perché il fatto non consiste reato”, citando chiaramente l’articolo 21 della Costituzione. Un articolo spesso calpestato e mortificato. Oggi questa sentenza, come già detto in passato, è già storia. 
La sentenza infatti sancisce un principio chiaro, forse scontato, ma che invece bisognava ribadire nelle sedi opportune. Da oggi non solo la mafia è “una montagna di merda” come scrisse un tempo Peppino Impastato, ma anche i mafiosi, condannati per mafia, omicidio, strage.. sono parte di quella montagna. Quindi oggi un giornalista può scriverlo, può ribadirlo. Quello che abbiamo sempre pensato da oggi, se sei un giornalista, lo puoi scrivere.

I legali di Giacalone Carmelo Miceli e Domenico Grassa (in sostituzione di Enza Rando) hanno prodotto tantissima giurisprudenza in merito e chiarito, nella discussione finale, che “ci siamo difesi dicendo che è vero che andava riconosciuta un minimo di reputazione ma che la stessa era comunque minima. Nella bilancia della giustizia andava messa anche la libertà d’espressione e la funzione sociale dell’articolo appartenente ad un’attività giornalistica. Quindi andava anche considerato il contesto con cui il giornalista prova a descrivere attenendosi alla sua funzione sociale. La valutazione, dunque, non poteva essere solo astratta ma oggettiva e andava valutata caso per caso. La reputazione – spiegano i legali di Rino Giacalone ad Antimafiaduemila - sarebbe stata violata se alla fine del discorso si sarebbe utilizzata un'altra espressione ingiuriosa ma così non è se si racconta la storia di Mariano Agate, dimostrando che lo stesso aveva rappresentato un pezzo importante della storia di Cosa nostra.”


Ad attendere la sentenza un gruppo di ragazzi di “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, il presidente di Libera Don Luigi Ciotti e il Senatore del Movimento 5 Stelle Mario Giarrusso, componente della Commissione Parlamentare Antimafia che ha manifestato solidarietà e vicinanza a Rino Giacalone: “Solidarietà a Rino Giacalone. La mafia è una montagna di merda e chi ne fa parte è un pezzo di merda; non si può processare un giornalista per aver detto la verità, quello che pensano milioni di italiani onesti. Il nome di Mariano Agate non è più un nome rispettabile - continua Giarrusso - a causa degli atti orrendi e criminali che ha compiuto. Per questi nomi si vorrebbe la damnatio memoriae, non certo la tutela giurisdizionale. Sono qui per sentire con le mie orecchie un Pm, che dovrebbe difendere il buon nome di Mariano Agate, un boss sanguinario, condannato all’ergastolo per la strage di Capaci. Una vergogna”.

Tantissimi in queste ore si sono schierati apertamente al fianco di Rino: colleghi, amici, gente comune, e anche qualche politico locale. Baldo Gucciardi, assessore regionale alla Sanità, tramite il suo ufficio stampa ha espresso “soddisfazione per la sentenza di assoluzione emessa dal Tribunale di Trapani nei confronti del giornalista Rino Giacalone, accusato di diffamazione nei confronti del boss Mariano Agate. Siamo di fronte ad una sentenza - aggiunge Gucciardi - che ristabilisce i valori in campo e solleva Rino, giornalista bravo e coraggioso, da un'accusa assurda e paradossale".

Tra i tanti messaggi ricevuti dal giornalista anche quelli del On. Davide Mattiello, componente della Commissione Parlamentare Antimafia, e del Sindaco di Petrosino Gaspare Giacalone che su facebook ha scritto: Hai vinto tu, abbiamo vinto tutti noi.

In aula sempre presenti i due figli del boss Agate e la vedova Rosa Pace, che dopo la sentenza hanno abbandonato l’aula contrariati, sottolineando soltanto che “è un’ingiustizia. Proviamo tanta tristezza”.

Caro Rino, abbiamo  veramente vinto tutti noi. Un abbraccio. 

venerdì, maggio 06, 2016

Campagna 5x1000 Castello Libero ONLUS 2016. Quest'anno...scegli il bene!

Anche quest'anno, l'Associazione Castello Libero ONLUS chiede ai suoi amici e a tutti coloro che sostengono il progetto di riutilizzo del bene confiscato e tutte le attività in generale che l'associazione svolge sul territorio di Castellammare del Golfo, di contribuire fattivamente con la donazione del proprio 5x1000 dell'IRPEF derivante dalla propria dichiarazione dei redditi per l'anno 2015.
Un piccolo gesto che per i volontari dell'Associazione Castello Libero ONLUS ha un grande significato, perchè consente di finanziare e portare avanti l'azione di sensibilizzazione sociale sulle tematiche della legalità, del contrasto alle mafie, sulla partecipazione democratica alla vita collettiva e sulla salvaguardia del bene comune.
Esprimete la vostra preferenza riportando il seguente codice fiscale nell'apposito spazio della vostra dichiarazione dei redditi: 93058380812.

venerdì, gennaio 15, 2016

GREEN GUARDIAN ANGELS...AD ALCAMO GLI STUDENTI DIFENDONO IL BENE COMUNE

Riceviamo e pubblichiamo con piacere la notizia di qualche giorno fa che riguarda la partecipazione degli
alunni della classe IV A del Liceo Economico-sociale dell’Istituto Vito Fazio Allmayer di Alcamo al progetto scolastico “A scuola di opencoesione”, concorso nazionale che coinvolge più di cento scuole, che consiste nel monitorare un’opera, struttura o attività finanziata con soldi pubblici. Il progetto che la classe ha scelto riguarda il completamento del Centro Comunale di Raccolta ( C.C.R.) e  delle isole ecologiche presenti nella città di Alcamo. Esso ha lo scopo di gestire i rifiuti domestici e industriali garantendo una migliore condizione di sostenibilità ambientale. Il progetto è stato trovato sul sito di Opencoesione, la piattaforma online su cui sono reperibili i cosiddetti “Open data” (dati sui finanziamenti accessibili a tutti).

Per la realizzazione del monitoraggio civico di cui si occuperanno, gli studenti si sono costituiti in team con il nome di “Green Guardian Angels”. Hanno scelto questo nome perché innanzi tutto ritengono importanti i temi ambientali e la salvaguardia del pianeta. Essi aspirano a diventare piccoli “Angeli custodi del verde” in un momento storico in cui la città di Alcamo vive diverse criticità ambientali. Lo scopo è  quello di sensibilizzare sempre più i cittadini alla raccolta differenziata e  di creare una coscienza ecologica sempre più “robusta”. L’intero progetto si articola in cinque step (Progettare, Approfondire, Analizzare, Esplorare, Raccontare) che costituiscono tutto il percorso di monitoraggio civico che li impegnerà fino a maggio.

Gli studenti saranno accompagnati in questa azione di monitoraggio civico dai docenti Carrubba Pier Francesco (referente del progetto), Varvaro Maria Grazia, Amodeo Alina e Galati Michele, e dalle dottoresse di Europe Direct Trapani Ferrantelli Marta e  Adragna Mariangela.

sabato, gennaio 09, 2016

Castellammare, l’odissea dei pendolari (e dei turisti) diretti a Palermo

Sarà perché siamo un paese molto interessato al turismo, sarà quell’aria di mare che fa venir voglia di rimanere per tutta la vita qui… ma se qualcuno si volesse allontanare dal bel paesello non può proprio farlo con facilità. I motivi di ciò non sono sentimenti o forti legami con la nostra bellissima cittadina, bensì gli inefficienti mezzi di trasporto pubblici. A noi castellammaresi piace viaggiare lenti, siamo amanti del rischio di non veder passare un treno e adoriamo il brivido del cambio degli orari del bus senza alcuna comunicazione on-line o cartacea stile vintage nella tabella degli orari dell’autostazione (classico foglio A4 fotocopiato e “appizzato” sopra i vecchi orari).
Ad oggi se si volesse arrivare alla stazione Centrale di Palermo alle 9:00 di mattina (poco più di 60 km da Castellammare), la situazione è la seguente:
Castellammare- Palermo by train: l’unico treno che arriva a Palermo entro le nove, parte dalla stazione di Castellammare alle ore 5:47. Arrivati alla stazione di Piraineto alle 6:42, si dovrà prendere il bus che porterà alla stazione Imperatore Federico. Alle ore 7:36 si prenderà il treno dalla stazione Imperatore Federico fino alla stazione Centrale. Arrivo previsto dopo i 2 cambi: ore 7.57; dopo almeno 2 ore e 10 minuti di viaggio per soli 60 km (così riporta l’ottimista sito di trenitalia) a una invidiabile velocità media pari a 28 km/h.
Castellammare-Palermo by bus invece è molto più conveniente. Almeno esiste un autobus diretto che parte alle 7.10: dovrebbe arrivare in poco più di un’ora e dieci minuti. Ma invece no!!! Anche questo è un rischio: si potrebbe essere così stupidi da credere che gli orari nel sito internet siano aggiornati, o così ingenui da affidarsi a quelli appesi nella fermata di Piazza della Repubblica. Niente di tutto ciò. Aspetterai un bus diretto che è già passato mezz’ora prima.
E così allegramente dovrai prendere alle 7.30 l’autobus successivo che passa per tutti i paesini: Balestrate, Trappeto, Città del mare, Terrasini, Cinisi. Arriverai a Palermo alle 9:30 dopo poco più di due ore e sarai contento di arrivare tardi al lavoro, all’università, in ufficio.
Da buon cittadino, comunicherai il disservizio all’azienda che gestisce il trasporto pubblico per la corsa Castellammare- Palermo ma ti sarà riferito che l’avviso era stato affisso all’interno dei bus da giorni!!!
E se a vivere questa situazione fosse un turista cosa penserebbe dei nostri servizi pubblici regionali? Che pubblicità farebbe in patria?
Ma perché pensare male? Una volta che arrivano i turisti a Castellammare, perché farli andare via così facilmente?
Antonino Fazzino

martedì, luglio 28, 2015

Mafia e Antimafia. A Trapani il paradosso è servito!

A Trapani, crocevia di molti affari occulti e non, il paradosso è servito! Si può parlare male della mafia ma non di un mafioso. Può sembrare paradossale ma c’è un processo in corso che sintetizza quanto di più paradossale possa esistere: un cronista a processo per aver “offeso un mafioso”.

La storia che si ripete e che colpisce sempre chi scrive. Chi racconta. È già successo. Ma che i familiari di un boss mafioso querelino un giornalista è un fatto unico in Italia.

Il boss mafioso è Mariano Agate di Mazara del Vallo, il giornalista è Rino Giacalone. Uno, il primo, è stato condannato all’ergastolo per 7 omicidi, tra cui quello del giudice Giangiacomo Ciaccio Montalto. L’altro è un giornalista trapanese in prima linea contro la mafia, che da più di trent’anni racconta fatti e misfatti della città del sale, dove s’incontrano poteri occulti, massoni, mafiosi e servizi deviati.

Uno, il primo, nel 1986 risultò nell'elenco degli iscritti alla loggia massonica segreta Iside 2 di Trapani, l’altro, il secondo, risulta iscritto a “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”  da parecchi anni. Bella differenza!

Uno, il primo, è morto nel 2013, l’altro, il secondo, ha raccontato sul blog “Malitalia” della sua morte, ricostruendo la sua storia criminale. In fondo al pezzo, una riga finale in cui il cronista si riallaccia alla storica frase di Peppino Impastato “la mafia è una montagna di merda”. Poche parole, che non sono piaciute ai familiari del boss Agate che hanno così denunciato il giornalista e chiesto 50 mila euro per i danni, soldi che andranno comunque in beneficenza. Un processo unico nel suo genere. Una sentenza che a prescindere dall'esito sarà unica e, oltre a fare giurisprudenza, farà storia nel “mondo” dell’antimafia. Un’antimafia che comunque non molla, nonostante i continui attacchi ricevuti da più parti. Lo stesso Giacalone oggi è un giornalista molto esposto. Non è ben visto da mafiosi, politici e addirittura da molti colleghi (e questo forse spaventa di più!) che recentemente hanno avviato una vera e propria “macchina del fango” nei suo confronti.


Ma Giacalone sa di non essere solo. Il suo senso di isolamento, legittimo, viene da una consapevolezza: un giornalista scomodo, senza condizionamenti, senza “censure” è un giornalista “fastidioso”, “da zittire” con il metodo più raffinato e antico: la macchina del fango, l’isolamento. “Macchina” che in provincia di Trapani viene avviata da più parti e aggiungerei anche in modo impeccabile. Ma, come dicevo, Giacalone sa bene di non essere solo. Lo si legge negli occhi dei ragazzi di Libera Jesi che sono venuti fino a Trapani per schierarsi al suo fianco, lo si legge negli occhi dei tanti giovani giornalisti che in Rino vedono una guida, una luce nel buio mondo dell’informazione. Lo si legge. E basta. Rino non è solo e non lo sarà mai.


In conclusione, riprendendo le parole di un socio di Libera “oggi siamo tutti sul banco degli imputati!” credo che non solo siamo tutti imputati con Rino, ma siamo tutti colpevoli di aver pensato almeno una volta quella frase rivolta ad un mafioso. Per questo siamo tutti obbligati a schierarci dalla parte giusta: quella di Rino!

mercoledì, luglio 15, 2015

Campo E!state Liberi 2015 - Castellammare del Golfo

Memoria. Impegno. Formazione.



Ma anche mare, relax e divertimento.



Lottare contro le mafie non è roba da musoni!





giovedì, maggio 21, 2015

Rino Giacalone non è indagato. Libera Trapani: "alle volte le penne sparano peggio delle lupare"

Il Coordinamento Provinciale di Libera a Trapani fa il punto della situazione in merito alle false notizie che circolavano su una presunta indagine del giornalista Rino Giacalone.
Il 2 Maggio l’emittente televisiva trapanese “Telesud”, comunica nel suo notiziario delle ore 14.00, la notizia che il giornalista Rino Giacalone è indagato per tentata estorsione e millantato credito. Il fatto sarebbe che il giornalista si sia proposto a Davide Durante – che ha qualche problema con la Giustizia – per “sistemare” la sua situazione giudiziaria, grazie a conoscenze tra i magistrati, in cambio di un favore.  
Secondo l’articolo, quindi, Rino Giacalone è indagato e il Durante ha consegnato alla Procura la registrazione della conversazione, oggetto del fatto reato. L’articolo è firmato da Luigi Todaro, e sul sito dell’emittente televisiva v’è pure un editoriale del sig. Massimo Marino, Presidente di Telesud.
Entrambi, giornalista ed editore, fanno riferimento al “segreto di Pulcinella”, per dire che da settimane la notizia era nota a Trapani, sia tra gli addetti ai lavori e sia tra la gente… specificando anzi, che a Trapani non si parlava d’altro.
Pare, inoltre, che la notizia dell’iscrizione nel Registro degli indagati di Rino Giacalone, fosse già stata abbondantemente anticipata tramite il tam tam di facebook, che pur non nominandolo mai direttamente ed esplicitamente, alludeva così evidentemente al Giacalone, che da più parti giungeva oramai la notizia di un terremoto prossimo ad irrompere nella tranquilla città di Trapani, con già l’anticipazione di ulteriori clamorosi sviluppi.
 Inutile qui indugiare su come può essersi sentito, psicologicamente, Rino Giacalone, dinnanzi a tale notizia, soprattutto alla luce di  dolorose vicende personali, tra le quali essere già imputato in un procedimento penale per avere insultato la memoria del boss Mariano Agate di Mazara del Vallo, definito in un articolo, “Pezzo di merda”, e portato in giudizio dalla vedova del boss, che chiede un risarcimento di 50mila euro.
 Parliamo con Rino di questo nuovo fatto riportato dai media e dai Social-net. Rino ci dice che il fatto non esiste, né l’essere indagato e tanto meno l’avere cercato di sistemare le grane giudiziarie di chicchessia. E noi abbiamo creduto a Rino. E così abbiamo convenuto che egli stesso facesse richiesta formale alla Procura di Trapani, per sapere se fosse indagato per i fatti suddetti.
Oggi, 19 Maggio, la Procura ha risposto, senza alcuna sorpresa da parte nostra, smentendo quanto riportato dai media e dai social.
 Adesso possiamo uscire dal silenzio che ci eravamo imposti, perchè a parlare, avevamo deciso, fossero i fatti e non le opinioni o i pre-giudizi (positivi o negativi).
Adesso Rino si regolerà di conseguenza, denunziando nelle sedi opportune, chi ha diffuso false informazioni sulla sua persona e sui fatti. A noi l’amara constatazione che di non tutta l’informazione locale c’è da fidarsi.
A noi il dubbio se i fatti, succintamente su narrati, sono il frutto di un equivoco o se c’è in atto una azione, con consapevole malafede, volta al discredito e all’annichilimento dell’impegno civile e sociale di  taluni gruppi di persone?
A noi la domanda: come è possibile che una notizia possa essere inventata così di sana pianta e possa impunemente circolare?
Può un giornalista, sedicente in buona fede, prendere per buone le chiacchiere da bar (da facebook, in questo caso) e propagandarle come vere? Senza manco un tentativo di verificare la fonte e la fondatezza della notizia?
E se invece il giornalista è stato veramente in buona fede e qualcuno lo ha indotto nell’errore, non dovrebbe fare altro che scusarsi, pubblicamente, con il diretto interessato e correre in Procura a fare il nome di chi ha messo in giro voci così false e calunniose.
Alle volte le penne sparano peggio delle lupare.
LIBERA - Associazioni, nomi e numeri contro le mafie Coordinamento Provinciale – Trapani

sabato, marzo 21, 2015

21 marzo, anche Castellammare ricorda le vittime delle mafie


CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Anche a Castellammare si sono ricordate tutte le vittime delle mafie. Oggi, 21 marzo, giornata della memoria e dell’impegno organizzata dall’associazione Libera, si è svolta una piccola passeggiata per le vie del paese in ricordo di tutte le vittime delle mafie. Alla giornata, organizzata dal presidio “Piersanti Mattarella” di Libera Castellammare e dall’associazione Castello Libero con la collaborazione del CAI, hanno partecipato anche alcune scuole, alcune classi dell’istituto “Mattarella-Dolci” di Castellammare del Golfo e dell’istituto comprensivo “Giovanni Pascoli”. Presente anche Tiziana Ficalora, figlia del capitano Paolo Ficalora, capitano di lungo corso ucciso dalla mafia nel 1992 proprio a Castellammare del Golfo e per anni dimenticato. Ma non esistono vittime di serie “A” e vittime di serie “B”. Libera nella giornata della memoria e dell’impegno ricorda tutti, dal primo all’ultimo. “Invito i ragazzi a non prendere scorciatoie. – ha sottolineato Tiziana Ficalora – Oggi più che mai è importante essere onesti, in ogni momento della vostra vita.”

Il corteo, partito dal Viale Umberto I, sede del CAI, ha percorso la via Rosario Livatino, soprannominato il giudice bambino, ucciso dalla mafia nel 1990 a soli 38 anni. Dopo un breve momento di raccoglimento, il corteo ha percorso il viale Paolo Ficalora, fino ad arrivare al bene confiscato alla mafia in contrada Crociferi gestito dall’associazione Libera, Castello Libero, antiracket e dal gruppo scout Agesci Castellammare 1.

Presso il bene confiscato alcuni studenti hanno letto alcuni testi in memoria delle vittime delle mafie, seguiti da un piccolo momento musicale. Soddisfatti i ragazzi di Libera: “Ringraziamo tutti per essere venuti e soprattutto ringraziamo Tiziana Ficalora per essere stata presente in questa giornata.”

lunedì, febbraio 02, 2015

Chi riflette e chi no. Congratulazioni Presidente Mattarella.

Avremmo potuto - e forse dovuto - congratularci pubblicamente con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella già un paio di giorni fa, qualche minuto dopo la sua elezione. Anche e soprattutto perché abbiamo scelto qualche anno fa di intitolare il presidio di Libera a Castellammare del Golfo proprio a Piersanti Mattarella, per contribuire nel nostro piccolo a tenerne viva la memoria.

Un nostro difetto - o virtù, dipende dai punti di vista - è quello di non parlare in pubblico solo per farci vedere, per riempirci la bocca di inutili parole che portano solo un po' di visibilità fine a se stessa. Ci sforziamo di parlare solo quando abbiamo davvero qualcosa da dire.
Sappiamo bene che, nonostante ciò, c'è chi ci annovera a pieno titolo in quell'indistinto calderone che è la famigerata "antimafia parolaia", quell'antimafia di facciata che si riempie di parole vuote al sol scopo di ottenere accesso al potere e di cui fanno parte tutti, tranne chi la nomina e la indica a ogni piè sospinto. Ma a noi non importa, perché le nostre parole e quelle di chi appiccica a chiunque il titolo di "antimafioso parolaio" saranno presto dimenticate. I frutti del nostro agire no. Quelli resteranno lì, viva e dinamica testimonianza del piccolo impegno di chi vuole costruire una società veramente libera in cui ci sia vera giustizia sociale.

Meno parole e più fatti, ci ripete spesso Don Luigi Ciotti. Ha ragione. E noi ci sforziamo di fare del nostro meglio, senza curarci troppo se lo vedono tutti o soltanto chi vuole davvero vedere.

In questi due giorni c'è stato un fiume in piena di commenti su Sergio Mattarella, tra chi ha cercato pagliuzze nei suoi occhi dimenticando le travi nei propri e chi ne ha decantato le doti sottolineando i propri rapporti, più o meno stretti, con il Presidente nel tentativo di brillare di luce riflessa almeno un po'.

Ci spiace deludervi, ma non troverete ombre nel passato e nel presente di Sergio Mattarella. Forse in quello del padre Bernardo, ma se questo dovesse essere sufficiente a far pagare a un figlio le colpe del padre, allora smettetela di sfilare in corteo a Cinisi per Peppino Impastato. Smettetela di andare a commemorare Rita Atria a Partanna sulla sua tomba. Perché anche loro hanno avuto padri di cui non esser del tutto fieri, ma hanno riscattato se stessi con il loro impegno in direzione opposta e contraria.
E non brillerete della luce riflessa di Sergio Mattarella, nè di quella di Piersanti, semplicemente perché non avete una "superficie riflettente". Neanche un po'.

Piersanti Mattarella e suo fratello Sergio hanno avuto il coraggio di guardare da vicino, negli occhi, la mafia e tutta l'area politica, burocratica e imprenditoriale collusa con essa; l'hanno studiata per riuscire ad individuare i punti deboli, per capire dove e come colpirla per indebolirne il potere fino alla completa distruzione; hanno atteso pazientemente il momento giusto per sferrare il loro attacco e, quando lo hanno sferrato, hanno fatto davvero male a Cosa Nostra e a tutta l'area grigia intorno.
Ma hanno avuto la forza e il rigore morale di non mescolarsi mai con quegli ambienti sporchi fino al midollo, seppur così vicini. Si sono distinti per non essere confusi con essi. E ne hanno pagato il prezzo più alto.

Voi che oggi vi fregiate della "vicinanza e amicizia" del Presidente Mattarella, invece no. Voi che tirate fuori dai cassetti vecchie fotografie che vi ritraggono con Sergio Mattarella o con Piersanti Mattarella, non avete appreso nulla da loro e non avete neppure un briciolo di quelle virtù che li contraddistinguono da tutto il resto, che li distingue da voi.

Voi che non avete mai avuto il coraggio e la forza, come li hanno sempre avuti Piersanti e Sergio Mattarella, di resistere alle sirene o alle minacce di Cosa Nostra e dei suoi alleati, non brillerete mai della loro luce riflessa.

Voi che siete scesi a patti e compromessi, per viltà o per interesse, con Cosa Nostra e i suoi alleati, non brillerete mai della luce riflessa del Presidente Mattarella.

Voi che avete accettato i voti di Cosa Nostra e dei suoi alleati - per non dire che li avete attivamente cercati - sarete sempre ben distinti e distinguibili da Piersanti Mattarella e da Sergio Mattarella e non sarete mai confusi con essi, perché non ne avete neppure mezza virtù. E si vede.

Noi non abbiamo conosciuto Piersanti Mattarella, perché siamo nati dopo il suo assassinio per mano mafiosa, né abbiamo mai avuto l'onore di incontrare Sergio Mattarella. Probabilmente nessuno della famiglia Mattarella sa che esistiamo.
Noi ci sforziamo con la nostra azione, invisibile ai più eppur presente e quotidiana, di onorare il sacrificio di Piersanti e di apprendere con l'esperienza quotidiana l'arte della cittadinanza responsabile e schierata chiaramente e nettamente dalla parte giusta - quella contro le mafie e i suoi alleati - che Piersanti e Sergio Mattarella possedevano e possiedono tutt'ora.

Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi non sono le parole né le manifestazioni con la parola "legalità" appiccicata a qualsiasi cosa - purché si veda bene chi l'ha scritta - e neppure le commemorazioni un tanto al chilo una volta l'anno.
Ciò che distingue gli Uomini dagli ominicchi è la loro condotta morale limpida e incorruttibile; sono le azioni concrete, anche se invisibili ai più, che puntano al benessere sociale e alla giustizia sociale; è l'esercizio della Politica democratica, quella vera che mira al progresso di tutti e non all'arricchimento di pochi, esercitata da qualsiasi posizione sociale e da qualsiasi scranno pubblico o privato, ricoprendo ruoli di responsabilità istituzionale o semplicemente nel volontariato.

Il giorno in cui comincerete a sforzarvi di diventare Uomini, comincerete a brillare di luce propria. Guardate Mattarella e cercate di imitarlo, basterà questo più di qualsiasi foto o stretta di mano con lui.

C'è ancora tanto da fare, Presidente Mattarella. Buon lavoro a Lei e a tutti noi.



Il Presidio di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
"Piersanti Mattarella" a Castellammare del Golfo