
La prima questione su cui ho fortissimi dubbi è la composizione dei fumi in uscita da un inceneritore. Gli impianti di depurazione dei fumi sono costituiti da una serie di stadi differenti ognuno dedicata ad un particolare tipologia di inquinanti (particelle grossolane, monossido di carbonio, gas acidi, monossido di azoto, metalli pesanti), con una certa capacità di rimozione che può dipendere dal tipo di macchinario, dal suo funzionamento e dalla regolarità del processo di combustione. Fino a qui tutto bene, se i rifiuti fossero un combustibile convenzionale di cui si conoscesse al 100% la composizione chimica e si potessero prevedere con esattezza tutti i composti che si rilasciano nei fumi a seguito del processo di combustione. Il problema però è che i rifiuti sono tutt’altro che un combustibile convenzionale, ed impossibile conoscerne a priori l’esatta composizione qualitativa. Tutto ciò alla fine si traduce nel fatto che è impossibile prevedere con esattezza i composti che possiamo andare a ritrovare nei fumi. E quindi mi chiedo: come possiamo prevedere un impianto di depurazione dei fumi che funzioni con un rendimento del 100%, se non possiamo prevedere quale sarà la composizione dei fumi in entrata e quindi non possiamo sapere cosa effettivamente dobbiamo andare a rimuovere? Quando vi dicono “il nostro inceneritore ha una percentuale di rimozione degli inquinanti dai fumi quasi del 100%” ok, credetegli, ma vi sta soltanto dicendo che rimuove quasi il 100% di quello che conosce. Il vero problema è quello che non si conosce all’interno dei fumi…penso che il problema delle nano particelle sollevato da Grillo sia un esempio lampante.
Andrea Di Maria